martedì 20 feb
  • La nuova manomorta

    Nel marzo del 2005, sulle pagine regionali di Milano Finanza Sicilia, avevo lanciato l’idea di trasformare in un’opportunità per la Sicilia e per le altre regioni meridionali sotto il giogo della criminalità organizzata, una lotta più pragmatica contro i patrimoni frutto di riciclaggio. Suggerivo, quindi, da una parte l’uso di agenzie internazionali specializzate, tipo la Kroll, e dall’altra di introdurre il riconoscimento per legge di una sorta di diritto alla rivendicazione, da parte delle regioni meridionali e nei confronti degli stressi patrimoni, del risarcimento al danno subito in termini di mancato sviluppo economico e sociale. Il Censis aveva stimato questo danno, in uno studio del 2003, pari a 7,5 miliardi di euro l’anno negli ultimi 20 anni: senza di esso, il sud sarebbe stato in linea con le regioni più sviluppate del Paese.

    Oggi che i risultati di questa lotta cominciano ad essere più tangibili, anche se limitati ai sequestri e alle confische interne, lasciando invece inviolati i patrimoni detenuti all’estero, nella più completa indifferenza delle classi dirigenti meridionali che si preoccupano soprattutto della prossima perdita degli aiuti comunitari, questo tesoretto, paragonabile alla manomorta di sabauda memoria, è stato dirottato dal Governo verso le sue casse attraverso Equitalia. Un’altra occasione persa! Cosa ne pensate?

    Palermo
  • 21 commenti a “La nuova manomorta”

    1. Per me è da lodare ogni tipo di confisca ai beni mafiosi (che non è mai abbastanza). Se per i beni all’estero parli dei paradisi fiscali o dei conti bancari segreti va benissimo purtroppo non siamo noi a decidere.. recentemente c’è stato il G20 dicono che vogliono fare qualcosa contro i paradisi fiscali ma ancora non si vede niente, speriamo per il futuro.
      Da singolo cittadino non so proprio che potrei fare, l’unica cosa che mi viene in mente è il voto, cioè votare per persone oneste.

    2. non so cosa pensare delle stime dei danni.. come quantificare il danno della fuga dei cervelli? comunque è sicuramente rilevante e continua ancor’oggi

      http://www.ft.com/cms/s/0/b69fdf3a-38d1-11de-8cfe-00144feabdc0.html

      persino l’FT ci sputtana con il risultato che nel mondo siamo identificati dal binomio sicilia-mafia (come dargli torto?). Poi, personalmente sono convinto che la fine dei contributi non sia una dramma ma la prima seria opportunità di sviluppo per la Sicilia: un’economia drogata come la nostra deve imparare a reggersi sulle sue gambe per riuscire anche ad eliminare fenomeni clientelari e di corruzione (con fiumi di denaro, chi contesta se ci sono 15 persone per fare il lavoro di 1?).

    3. Marco, oggi che, in seguito alla grave crisi finanziaria mondiale, i paradisi fiscali sono politicamente indifendibili è il momento giusto per sferrare un attacco deciso al riciclaggio, coordinando gli strumenti legislativi e di indagine a livello internazionale. E’ una decisione politica: invece di aumentare le tasse o di tagliare i servizi ….

    4. Luciano, leggo solo ora il tuo commento: sono completamente d’accordo con te, ma quanti siamo a pensarla in questo modo?

    5. Cosa dovremmo pensarne? Dopo tutto noi cittadini onesti in Sicilia siamo una minoranza, che possiamo fare? Forse si potrebbe lottare per far sì che ci riconoscano quale una minoranza, alla stregua delle etnie, e chiedere delle aree di legalità dove poter vivere secondo i nostri principi e la nostra cultura. In fondo, come i musulmani chiederebbero delle moschee o gli ebrei delle sinagoghe per la libertà di culto. Che ne pensi?

    6. Si in effetti andrebbe benissimo sequestrare i beni e riassegnarli, ma a chi? Chi dovrebbe deciderne le assegnazioni? Il caso segnalato da Luciano mi sembra esemplare.

      Sempre Luciano indica quella che anche secondo me è la via corretta: cioè togliere di mezzo soldi pubblici invece di continuare a metterne in circolazione

      @Luciano: visto che mastichi economia, credo che in Sicilia siamo in presenza di un caso di vote buying diffuso (http://www.journals.uchicago.edu/doi/abs/10.1086/587624), tema che ho scoperto di recente ma che non ho ancora approfondito..e forse mai avrò il tempo di farlo..

    7. I beni confiscati all’estero e riconducibili tramite gli immancabili schermi societari e i prestanome, non andrebbero assegnati, ma venduti sul mercato con le opportune verifiche del pedigree dei compratori. E’ necessaria la cooperazione internazionale, ma nessuno Stato moderno può avere un lungimirante interesse a favorire il riciclaggio, cancro dell’economia legale.

    8. @Mr Wrong, leggerò il paper presto.. grazie mille

      @cittadino, non credo che in sicilia le persone oneste siano una minoranza.. credo invece che ci troviamo di fronte ad un “equilibrio perverso”; faccio un esempio (tratto dal libro del prof. Perotti, “L’università truccaata”: in italia non è inusuale che ogni prof raccomandi i propri protetti per il dottorato perchè crede che se non lo farà, qualche candidato meno meritevole, raccomandato dal barone di turno, prenderà il suo posto. magari il ragazzo in questione ha tutti i titoli e le capacità per farcela da solo, ma il prof non se la sente di rischiare e smuove mari e monti per ottenere giustizia, in un sistema di raccomandati. morale della favola: il professore è onesto, pensa di doversi piegare a dei compromessi per il bene supremo e ottiene invece di alimentare un sistema che contesta.

      credo che molte dinamiche in sicilia si svolgano in questo modo: funzionari (anche regionali!),politici, che vorrebbero una sicilia diversa ma pensano che sia tutto un magna magna e allora proteggi qui, prometti li, raccomanda laggiu…

      cosa fare? tanta tanta tanta trasparenza (@ Mr. Brown, se ti interessa anche qualche modello di accountability, Tabellini & Persson “Political Economics”), impostare un sistema di checks & balances, rafforzare il ruolo svolto dai mass media.. mi viene da pensare che si potrebbe finanziare un watchdog che passi al setaccio l’operato della Regione (capirai che lavoro!) e che puntualmente faccia presente cosa si fa, come si fa da altre parti, con proposte.. altro che 500mila euro al Istituto Siciliano di Studi Politici e economici (e chi sono?)

    9. @Luciano, anche se le persone oneste fossero una minoranza, non viene meno la loro responsabilità a non lasciare campo libero ai farabutti. Una guerra si combatte perchè è giusta, non perchè si è sicuri di vincere (che è la logica che guida l’operato dei servi di tutte le epoche).

    10. @ Donato e Luciano: visto che ci siamo lanciati in analisi dotte (me compreso), proseguo.. 🙂

      i) se anche le persone “oneste” fossero una maggioranza, il che è certamente probabile, esiste secondo me una cosa che si chiama “problema dell’azione collettiva”. Cioè quando tante persone la pensano allo stesso modo (ad es volere efficienza nella pubblica amministrazione, rispetto delle regole, ecc), ma non sono tra loro dispersi (cioè non fanno parte ad es di una qualche organizzazione), è difficile che riescano a coalizzarsi per ottenere qualcosa. Anzi spesso è razionale non farlo: se si è in tanti e non ci si conosce è più costoso organizzarsi. Facciamo l’esempio dei tassisti a cui abbiamo assistito in Italia: sono certamente di più gli utenti che desiderebbero taxi meno cari dei tassisti che vogliono difendere i loro privilegi. I primi però non si riescono a fare sentire, i secondi sono una “minoranza organizzata”, fanno casino ecc. Alla fine prevalgono questi ultimi.

      2) Il problema della Sicilia credo che sia che diversi gruppi relativamente piccoli creano costantemente coalizioni vincenti, alla faccia della maggioranza. Chi sono questi gruppi? Burocrati/dipendenti pubblici, politici, appartenenti a certi settori economici (sanità privata, ad es.). E in più c’è la Mafia.

      2) Perdonami Luciano, ma quando scrivi “una guerra si combatte perchè è giusta, non perchè si è sicuri di vincere (che è la logica che guida l’operato dei servi di tutte le epoche).” pecchi un po’ di ingenuità. Se uno è sicuro di perdere la guerra razionalmente non la combatte. Io non tenterei di abbattere un palazzo a spallate.

      Dunque che fare? In parte lo ha già detto Luciano e io lo ribadisco: innanzitutto ridurre i soldi pubblici in circolazione. Questo può favorire la rottura delle coalizioni di cui ho parlato e rimescolare un po’ le carte.

    11. @Mr Wrong, guarda che era Donato a dirlo :).. che cinico economista sarei altrimenti?

      comunque condivido l’analisi dell’influenza delle lobbies (again, Tabellini&Persson, chp3) – i costi di coordinamento per una società sono sempre più alti di un ristretto gruppo che ha interessi comuni.. la nostra “classe dirigente” si coordina facilmente perchè sono una piccola e agguerrita lobby… ma dai modelli di analisi si traggono alcune conclusioni interessanti: una società con infinite lobby raggiunge il social optimum al pari di una società in cui la politica del median voter sia quella adottata dai policy maker. nel caso in cui invece vi siano n (minori di infinito) lobbies, i policy makers divergeranno dal social optimum verso gli interessi delle lobbies… quindi delle due l’una: o si fa una lobby anti-classe dirigente attuale (per favore, non leggeteci nulla di marxista in tutto ciò…), oppure se ne creano infinite, fino ad ottenere un balance.. ovviamente questi sono modelli 🙂

    12. Con la riduzione del denaro pubblico a disposizione dell’intermediazione politica, una parte dell’apparato parassitario morirebbe o si “convertirebbe” perchè verrebbe meno la “concorrenza sleale” del denaro facile. Quando penso agli stipendi di certi superburocrati (anche da € 1.500 al giorno!!) mi viene da sorridere pensando a come mai l’impresa privata e i cacciatori di teste se li siano fatti sfuggire 🙂
      Non credo, però, che sia ingenuità pensare ad un’azione “lobbystica” di persone che credono nella meritocrazia e siano consapevoli del semplice fatto che, in assenza della perversa allocazione delle risorse pubbliche a favore dell’apparato parassitario-clientelare, guadagnerebbero di più nella propria attività d’impresa o professionale.
      A livello razionale e strategico, la capacità di influenza organizzata di queste persone sarebbe possibile ed organizzabile. Ingenuità, sarebbe pensare ad un partito di persone oneste che raggiungesse la maggioranza parlamentare, ma una lobby di meritocratici incazzati è possibile e dovrebbe agire soprattutto a livello di opinione pubblica, unico contraltare in democrazia del potere politico.

    13. e allora, questo bel Centro Studi (ovviamente finanziato dalla Regione 🙂 ) lo mettiamo su? rapporti, analisi, statistiche.. più matematica e meno chiacchere…

      io sono disponibile.. a settembre mi laureo e da li fino alla mia partenza per il PhD ho 9 mesi liberi..

    14. “L’obbiettivo essenziale della guerra è la vittoria, non le operazioni prolungate.” (L’arte della gerra, Sun Tzu) Tanto per citare i dotti.

    15. @ Donato: la lobby di “meritocratici incazzati” è fantastica!! Io mi iscriverei subito

      @ Luciano: il risultato che citi sulle lobbies, vale a risorse date o in un contesto di crescita (immaginerei la prima) Metteresti due references please?

    16. @Pepè: “Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto” (Sun Tzu, L’arte della Guerra, V sec. AC)

    17. Verrebbe da chiedersi “chi ha sottomesso chi” 🙂

    18. @Pepè, chi ha vinto sino ad oggi è evidente, ma l’insegnamento di Sun Tzu ricorda che è possibile vincere anche da una posizione di forza minoritaria, se si è forti di una strategia efficace: “La guerra è l’arte dell’inganno”.

    19. Sun Tzu raccomanda che la strategia resti segreta.

    20. @MR wrong
      a risorse date..

      Baron, Grossman & Helpman (non conosco il titolo purtroppo..),
      Tabellini & Persson, “Political Economics”, 2001,MIT

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