martedì 20 feb
  • Pagine

    Il primo libro che ho letto è stato Cyrano de Bergerac ed ho imparato l’amore.
    Il secondo è stato Ifigonia Inculide ed ho imparato le parolacce.
    I libri li sceglievo sempre tra quelli di mio zio.
    Glieli rubavo di pomeriggio, quando andavo da mia nonna.
    Furti su furti in nome della letteratura.
    In realtà mio zio Nino sapeva benissimo chi faceva sparire i suoi libri ma lui preferiva lasciarmi crescere ladro.
    In genere li sceglievo per spessore.
    Se avevano più di duecento pagine, per me, potevano restare a raccogliere pruvulazzo.
    I libri di mio zio Nino erano più belli degli altri, perché nascondevano cose.
    Sì, cose sue…di zio Nino, intendo.
    Aveva sto vizio mio zio: ogni volta che gli veniva in mente qualcosa, leggendo un libro, la doveva scrivere sul libro stesso.
    Ci doveva mettere del suo.
    Lo doveva completare.
    Il nome di Laura uscì per la prima volta tra le ultime pagine di Flatlandia.
    Da pagina novantasette di Zazie nel metro apprendevo che “Laura ha lo stesso profumo delle onde a Capogallo”.
    Dopo pagina ventuno di Dell’amore e altri demoni avevo già piena padronanza dell’anatomia di Laura e dei suoi gusti.
    A pagina dodici de Il deserto dei Tartari un laconico “Laura baldracca” mi aveva fatto intuire che difficilmente avrei riletto questo nome in altri libri.
    Ogni volta che leggevo un libro, leggevo mio zio.
    In fondo era una specie di facebook senza grosse pretese.
    Un modo come un altro per farmi innocentemente i fatti suoi.
    Presto sui libri iniziai a scrivere anche io.
    Voglie, passioni e capricci, cominciai ad affidarli a pagine, che forse nessuno avrebbe più letto.
    Il ’93 è il mio ultimo anno di ginnasio.
    Appena suona la ricreazione quasi tutti scappano verso Corso Vittorio Emanuele.
    Un rollò col wurstel serve a far dimenticare matematica a quarta ora.
    Il posto di Barbara è di fronte al mio, vuoto.
    Sul suo banco due bic e sei penne colorate stanno perfettamente allineate vicino ai suoi libri.
    Ognuno è amorevolmente custodito da una copertina trasparente.
    Tutto è perfetto…esattamente come lei.
    Meraviglioso come un giardino zen.
    Non resisto.
    La penna verde corre furtiva tra le pagine della sua antologia di latino.
    L’inchiostro si fa strada mentre Cesare si prepara a contrastare gli Elvezi.
    Avvicino il naso al libro.
    Annuso.
    Le mie parole odorano di mela verde.
    Lo stesso odore dei capelli di Barbara.
    La campanella suona.
    Rileggo velocemente un’ultima volta:
    “TUA MADRE È MIA!”.
    Chiudo il libro e torno a posto.

    Colonna sonora: Di nascosto (Max Gazzè).

    Ospiti
  • 17 commenti a “Pagine”

    1. Surreale, con finale a sorpresa.
      Mi pare perfetto per iniziare questa giornata…che probabilmente sarà anch’essa surreale. Sul finale a sorpresa non mi pronuncio, vedremo!

    2. da una ladra di libri …che ha a casa due tipologie di libro: quello che non presta assolutamente e quello che potrebbe prestare ma non presta… questo scritto è delizioso, bravo!!!

    3. Semplicemente bravo. 🙂

    4. Grazie Mimmo!
      un sorriso la mattina è roba preziosa, specie “cu stu cavuru”…

    5. Bello, ficcare il naso nelle vite altrui come tra le pagine di un libro… o viceversa?

    6. “30 gennaio 1993 data da ricordare”, scritto sul manuale di Matematica Generale di Angelo Guerraggio … il punto è che ho dimenticato cosa avrei dovuto ricordare!

    7. Grande mimmo! anche io appartengo alla generazione dei “tua madre è mia!”

    8. Bravo il Gian de’ Brughi, bravo. Mi hai strappato un sorriso in questa città in cui mi trovo e cui sembro ostile.

    9. picciotti .. io la butto lì, però dai, se Neruda non fosse nato prima ….
      MIMMONEEEE sei stratosferico.
      @ Rosalio
      Sua eccellenza, che aspetta ad annoverare cotanto talento fra gli autori?
      Serve un picchettaggio?
      Nò perchè io gli organizzo un tale casino che lei manco s’immaggina.
      😉

    10. Mimmo è già stato invitato una volta a fare l’autore ma il suo talento evidentemente non è facile da imbrigliare. 😉 Provate con un picchettaggio e fatemi sapere.

    11. MIMMOOOOOOOOOO, ecchecà, DDai, il “morso” in bocca dà fastidio i primi giorni, poi t’abitui.
      MiMMo
      MiMMo
      MiMMo
      MiMMo
      MiMMo
      MiMMo
      MiMMo
      MiMMo
      MiMMo
      MiMMo

    12. @ GOKU: non è tanto il fastidio delle briglie a preoccuparmi, ma più che altro mi terrorizza l’eventualità di essere “montato” 🙂
      Grazie a tutti e soprattutto al padrone di casa che, da buon amico, ogni tanto ospita le mie fesserie 🙂
      (doppio emoticon con carpiato ed avvitamento mortale)

    13. Complimenti…
      per il brivido dell’imprevisto…
      anche se l’ho letto in ritardo!!!

    14. Facciamo una raccolta di firme per Mimmo autore!

    15. e allora cade a fagiolo la colonna sonora del mio erasmus… http://www.youtube.com/watch?v=tN0FBZtYjpw

      Bravo Mimmo, pari accussì e invece….

    16. Spudoratamente di parte e fierissima di esserlo..bravissimo 🙂

    17. il senso di possesso della genitrice altrui caratterizzava anche la mia di generazione che è la precedente quella dell’autore.
      E’ proprio vero gli italiani, i maschi, siamo un popolo di mammoni. 😉

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