giovedì 23 nov
  • Al Idrisi

    “A ponente di Termini vi è un abitato che si chiama Trabìa, incantevole soggiorno con acque perenni e parecchi mulini. Trabìa ha una pianura e vasti poderi, nei quali si fabbricano tanti vermicelli (itriyah) da approvvigionare, oltre ai paesi della Calabria, quelli dei territori musulmani e cristiani, dove se ne spediscono moltissimi carichi per nave”.

    Quella riportata qui sopra è la più antica testimonianza storica relativa alla produzione di pasta essiccata: è tratta dal “Libro per chi si diletta di girare il mondo” scritto dal geografo arabo Al Idrisi per Ruggero II di Sicilia (1154).
    Il procedimento adottato per l’essicazione della pasta prevedeva che essa fosse esposta al sole per qualche tempo, quindi posta in luoghi chiusi riscaldati per mezzo di bracieri, garantendo così, come dice Al Idrisi: “di affrontare anche viaggi verso destinazioni lontane senza deteriorarsi”. Viene così smentita l’antica credenza secondo cui sia stato Marco Polo a introdurre, di ritorno dalla Cina (1295), gli spaghetti, uno dei simboli dell’Italia nel mondo. Pare che persino i maccheroni derivino dal siciliano maccarruni, da “maccari”, ossia schiacciare, l’azione fatta lavorando la pasta di semola di grano duro. Questo genere di alimento, che a causa dei minuscoli granelli di cui è composta stenta ad amalgamarsi con l’acqua, richiede infatti una lavorazione molto più energica rispetto alla farina di grano tenero. Sarebbe stato logico che industrie come Barilla (Parma) o Divella (Bari) fossero sorte in Sicilia, ma qui si preferisce produrre solo l’immondizia che ci sta rendendo famosi in tutto il mondo. Per farmi perdonare quest’ultima stoccata dai soliti sicilianisti permalosi, mi impegno a organizzare la produzione di spaghetti da grano duro biologico delle Madonie che magari chiamerò “Gli spaghetti di Al Idrisi” oppure “Le trie di Al Idrisi”, in onore del geografo arabo.

    Palermo
  • 7 commenti a “Al Idrisi”

    1. Preparate secondo l’antica e originale ricetta siciliana, essiccate all’aria aperta, così che il caldo sole di sicilia e le essenze aromatiche di zagara ed immondizia le conferiscano quel sapore inconfondibile che il mondo ci invidia.

    2. Prima i nostri corregionali dovrebbero essere a conoscenza che per lunghissimo tempo la sicilia é stata ARABA e ricoscersi in quel immenso lascito culturale che ci é stato donato e che é di giorno in giorno negato dall’ignoranza.

      (a tal proposito suggerisco a tutti un delizioso romanzo di Ali Tariq, “Un sultano a Palermo”)

    3. Quello che mi urta è che da noi partono gli originali… in quasi tutti i campi sia artistici culturali o anche come in questo caso,culinario… partono siculi ed arrivano sempre con il marchio di altre regioni,mai abbiamo u lausu di esserne noi gli autori o insieme a i tanti popoli che ci hanno arricchito…ma tutto dico proprio tutto è addebitato a Napoli e compagnia bella Fateci caso!!! Io di questo ho la matematica certezza,la Sicilia è esclusa a priori…ahimè solo un marchio avemu indelebile…

    4. E non parliamo della lingua. Qualcuno vuol forse mettere in dubbio che la lingua italiana ha avuto origine con un impeto artistico strettamente siciliano? Che il sonetto, inventato rigorosamente in Sicilia da Jacopo da Lentini, fu la base della letteratura lirica moderna europea. Che Pirandello ha influenzato la letteratura mondiale. Non siamo “i megghiu” come si è solito dire, ma fra le migliori culture questo sì, lo siamo. Sicilia, stupor mundi.

    5. cittadino, l’etimologia della maggior parte delle parole dell’idioma (nella sua miglio accezione)siciliano trae le sue origini dall’arabo…un viaggio affascinante nella lingua delle genti che si sono mescolate e nella storia.
      cilture, opere d’ingegno e sapori di cui ancora quest’isola è pregna, secondo me la sua parte migliore…
      .
      breve intrusione solo per dire questo…che di come farà gli spaghetti didonna e di come dottamente li chiamerà non me ne può fregare di meno.

    6. °culture

    7. Si, siciliano, sarai pure l’inventore degli spaghetti ma resti comunque brutto, sporco e cattivo.
      L’invenzione ha certamente impegnato buona parte del tuo ingegno, la produzione ra munnizza ti è naturale.
      Io non so in quale regione sia nato il Sig. Di Donna ma anche se dovesse essere siciliano, secondo il suo modo di pensare, sono gli altri suoi corregionali a meritare gli appellativi di cui sopra chè lui è sempre e comunque “bello, lindo e buono”.
      Come voglia chiamare i suoi spaghetti è meglio che lo renda di pubblica fruizione perchè io proprio non intendo mangiarli(mancu siddru fussi pani, come dicono nel nord-est)

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