martedì 22 ago
  • Palermo nascosta: l’Asilo Garibaldi

    Palermo è una epifania continua. Per salvarti da questa centrifuga di emozioni, devi essere o molto distratto o davvero così afflitto da non accorgerti delle meraviglie che ti circondano. Il termine meraviglie ovviamente non va inteso solo come un nome plurale usato per descrivere i castelli delle fiabe, indica anche i vuoti, le sorprese che il tessuto urbano palermitano sa dare, inaspettate come i fiori che sbucano improvvisamente a giugno dal vaso dimenticato sul balcone.
    Così, capita che per caso, mentre corri con passo da gazzella verso la Stazione perché ti aspettano da un quarto d’ora e non è il caso di farsi attendere tanto, con la coda vigile dell’occhio ti imbatti in un buco strano, uno di quei vicoletti della via Maqueda che, sebbene non abbiano un aspetto granché rassicurante, invitano ad essere attraversati. E siccome il mio ritardo minimo è di trenta minuti e in fin dei conti alla Stazione rischiavo di arrivare, discostandomi dal mio standard, quasi in anticipo, ho deciso di addentrarmi. Il vicolo di cui parlo è proprio accanto Palazzo Comitini che, con la sua grandezza, domina strada e marciapiede, non lasciando vedere null’altro che la propria opulenza.
    Eppure, il mio sguardo di ventenne sognatrice è andato oltre, fino a leggere “Asilo Infantile Garibaldi”, scritto in caratteri di metallo arrugginito che però, dopo decenni, erano rimasti perfettamente ancorati alle pareti.

    Asilo Garibaldi

    Sotto, ancora una scritta: “Pace a questa casa”.

    «Pace a questa casa»

    La struttura fatiscente, con vetri rotti, finestre aperte e grate, nel suo silenzio sembrava raccontarmi di una Palermo ormai scomparsa. Eppure lei era ancora là, con una presenza dignitosa, tanta erbaccia intorno, scatole di piselli, brick di succo di frutta e vetro di birra.
    Seguendo gli strani ghirigori dell’intonaco scrostato mi sono imbattuta in un’altra scritta, più piccola, riportata su una placca di metallo blu, più recente ma certo non meno mangiata da umido e disinteresse: “P.O. Asili Rurali e Urbani – Asilo Infantile Garibaldi”. Che strano, a due metri di distanza il traffico pesante di via Maqueda, il 101 che quasi mi insegue, i sorrisi a colori dei bambini, i sari delle donne indiane mentre, in questo vicolo, solo il tintinnio di un filo da stendere usurato che, uscito fuori dalla guida, cade sbattendo sulla porta chiusa. Come un cappio, fa avanti e indietro nell’attesa di impigliarsi in un soffione.
    Ho fatto qualche ricerca, perché la curiosità è nulla se non diventa conoscenza: l’Asilo Infantile Garibaldi, nato alla fine del 1860, è stato riaperto nel 1881 a Palermo, alla presenza delle più alte autorità cittadine, compreso l’Assessore alla pubblica istruzione l’avv. Finocchiaro Aprile, come si legge nella Rivista della beneficenza pubblica e delle Istituzioni di previdenza dello stesso anno. Viene descritto come un asilo modello, con «sedie e tavoli di nuovo modello, leggii, tabelle murali per la nomenclatura, collezioni per l’insegnamento oggettivo, e per gli esercizi e i giuochi froebeliani» (cito testualmente dalla Rivista). Non sono riuscita a trovare nient’altro su Google, a parte un’interrogazione parlamentare del 22 dicembre 1954 in cui si chiedevano “Provvedimenti in favore dei cittadini siciliani alluvionati”. a causa di un violento nubifragio che aveva colpito la provincia, molti cittadini sfollati erano stati «ricoverati presso l’asilo rurale e il mercato ortofrutticolo», ma non si specifica se fosse l’Asilo Garibaldi o un altro presente in città.
    Palermo mi ha sorpreso ancora una volta, non per i cumuli di rifiuti o l’ennesimo scandalo politico, ma perché, nonostante tutto questo, conserva in sé una poetica inconsapevole, decadente, drammatica, che non ti fa smettere mai di cercare.

    Ospiti
  • 4 commenti a “Palermo nascosta: l’Asilo Garibaldi”

    1. Ad Alberto piace questo elemento!

    2. Ancora! Ancora! …e quando saranno il giusto numero… sarà il momento per una monografia strepitosa!

    3. anch’io pochi giorni fa sono stata attratta da questa costruzione e sono rimasta un attimo a guardarla e a pensare

    4. Esiste in via Sampolo un’altra vecchia costruzione che ho sempre visto sin da piccolo, ma qualche giorno fa trovandomi nei pressi e soffermandomi, ho letto che si tratta di un asilo rurale, ci sono due lapidi,il re Vittorio Emanuele II nel 1877 circa ha elargito una somma di lire 5.000 per la costruzione e per “l’emancipapento” del tenore di vita,l’inaugurazione avvenne alla presenza dell’allora sindaco Notarbartolo…

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