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	<title>Commenti a: Quaderno di Palermo 6</title>
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		<title>Di: Simona</title>
		<link>http://www.rosalio.it/2009/08/05/quaderno-di-palermo-6/#comment-257941</link>
		<dc:creator>Simona</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 14:36:44 +0000</pubDate>
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		<description>Chi veni a ddiri??
(variante)Ma chi mi stai dicennu???

Massimo, la tua analisi è corretta
E&#039; secondo me una risposta che non esprime voglia di distacco, di prendere distanza dalla notizia ricevuta. E&#039; al contrario una frasa che seprime affetto e partecipazione. Mi spiego meglio: è come se si rispondesse:&quot;Non è possibile!&quot; ; &quot;Non riesco a crederci!&quot; Perchè la notizia dà a chi la riceve una scossa emotiva, un senso di angoscia, di pena di fronte alla morte prossima di un conoscente, di un personaggio pubblico, di qualcuno di cui si sa - o si presume di sapere_ vita morte -appunto...- e miracoli
Ciao, Eduardo!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chi veni a ddiri??<br />
(variante)Ma chi mi stai dicennu???</p>
<p>Massimo, la tua analisi è corretta<br />
E&#8217; secondo me una risposta che non esprime voglia di distacco, di prendere distanza dalla notizia ricevuta. E&#8217; al contrario una frasa che seprime affetto e partecipazione. Mi spiego meglio: è come se si rispondesse:&#8221;Non è possibile!&#8221; ; &#8220;Non riesco a crederci!&#8221; Perchè la notizia dà a chi la riceve una scossa emotiva, un senso di angoscia, di pena di fronte alla morte prossima di un conoscente, di un personaggio pubblico, di qualcuno di cui si sa &#8211; o si presume di sapere_ vita morte -appunto&#8230;- e miracoli<br />
Ciao, Eduardo!!!</p>
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		<title>Di: Massimo</title>
		<link>http://www.rosalio.it/2009/08/05/quaderno-di-palermo-6/#comment-255174</link>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 12:26:57 +0000</pubDate>
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		<description>Aggiungo, forse solo per chiudere questa bella discussione, che la frase &quot;che vuol dire?&quot; nel significato piano di &quot;che intendi dire? che significa ciò che hai detto?&quot; in Siciliano si dice in un altro modo:
non &quot;chì ven&#039;a diri?&quot;, bensì &quot;chì senti diri?&quot;, tradotto poi più o meno o ugualmente &quot;che vuol dire?&quot; o &quot;che intendi dire?&quot;.
Ora, se l&#039;interlocutore avesse detto &quot;che intendi dire?&quot; sarebbe stata una risposta strana, inusuale, questa sì illogica.
Come si vede nel passaggio dal siciliano all&#039;italiano due espressioni diverse si traducono praticamente allo stesso modo. E&#039; dunque un impoverimento espressivo, che genera l&#039;ambiguità di cui sopra si è detto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo, forse solo per chiudere questa bella discussione, che la frase &#8220;che vuol dire?&#8221; nel significato piano di &#8220;che intendi dire? che significa ciò che hai detto?&#8221; in Siciliano si dice in un altro modo:<br />
non &#8220;chì ven&#8217;a diri?&#8221;, bensì &#8220;chì senti diri?&#8221;, tradotto poi più o meno o ugualmente &#8220;che vuol dire?&#8221; o &#8220;che intendi dire?&#8221;.<br />
Ora, se l&#8217;interlocutore avesse detto &#8220;che intendi dire?&#8221; sarebbe stata una risposta strana, inusuale, questa sì illogica.<br />
Come si vede nel passaggio dal siciliano all&#8217;italiano due espressioni diverse si traducono praticamente allo stesso modo. E&#8217; dunque un impoverimento espressivo, che genera l&#8217;ambiguità di cui sopra si è detto.</p>
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		<title>Di: Virus</title>
		<link>http://www.rosalio.it/2009/08/05/quaderno-di-palermo-6/#comment-255059</link>
		<dc:creator>Virus</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 16:12:23 +0000</pubDate>
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		<description>Complimenti a Massimo per come ha esposto il concetto che condivido in pieno.
Aggiungo che la Sicilia ed in particolare Palermo sono state spesso denigrate per il culto dei morti e per l&#039;associazione dei regali per i bambini (ricordo ancora la faccia sdegnata di tale Maurizio Costanzo).
Di contro Halloween è diventata subito una festa apprezzata, soprattutto nel profondo nord.
Un altro furto ai danni della nostra terra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti a Massimo per come ha esposto il concetto che condivido in pieno.<br />
Aggiungo che la Sicilia ed in particolare Palermo sono state spesso denigrate per il culto dei morti e per l&#8217;associazione dei regali per i bambini (ricordo ancora la faccia sdegnata di tale Maurizio Costanzo).<br />
Di contro Halloween è diventata subito una festa apprezzata, soprattutto nel profondo nord.<br />
Un altro furto ai danni della nostra terra.</p>
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		<title>Di: stalker</title>
		<link>http://www.rosalio.it/2009/08/05/quaderno-di-palermo-6/#comment-255050</link>
		<dc:creator>stalker</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 14:17:22 +0000</pubDate>
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		<description>Molto interessante l&#039;intervento di Massimo, lo condivido.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Molto interessante l&#8217;intervento di Massimo, lo condivido.</p>
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		<title>Di: Angelo</title>
		<link>http://www.rosalio.it/2009/08/05/quaderno-di-palermo-6/#comment-255046</link>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 13:05:07 +0000</pubDate>
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		<description>Sono d&#039;accordo con Massimo: &quot;che vuol dire&quot; è una traduzione di &quot;chì ven’a diri?&quot;.
Ma mi permetto di osservare: che senso ha tradurre in italiano (e dunque modificarne il significato) una locuzione dialettale?
E&#039; un atto comune in città, compiuto con eccessiva superficialità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Massimo: &#8220;che vuol dire&#8221; è una traduzione di &#8220;chì ven’a diri?&#8221;.<br />
Ma mi permetto di osservare: che senso ha tradurre in italiano (e dunque modificarne il significato) una locuzione dialettale?<br />
E&#8217; un atto comune in città, compiuto con eccessiva superficialità.</p>
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	<item>
		<title>Di: Massimo</title>
		<link>http://www.rosalio.it/2009/08/05/quaderno-di-palermo-6/#comment-255020</link>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 09:58:43 +0000</pubDate>
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		<description>Una volta un americano disse, più o meno, &quot;noi e gli inglesi parliamo la stessa lingua; è per questo che non ci capiamo&quot;.
In effetti i &quot;modi di dire&quot;, la &quot;stilistica&quot; anche del linguaggio orale, non hanno regole fissate nei libri di grammatica, ma soltanto dall&#039;uso, dalla &quot;pragmatica&quot; o &quot;parole&quot; come dicono i linguisti. E allora un espressione, in perfetta lingua italiana, pronunciata in Sicilia, spesso ha bisogno di una traduzione per un orecchio medio italiano, che fraintende, che intende altra cosa.
Non è un &quot;male&quot;, una &quot;colpa&quot; della Sicilia il fatto che per dimensioni, isolamento relativo, etc. essa abbia sviluppato propri codici espressivi che non coincidono con quelli medi italiani. Non è una colpa più di quanto non lo sia il fatto che un popolo parli una lingua diversa da un altro.
In effetti, grazie alla TV, queste differenze sono molto diminuite nei decenni, ma in un verso solo o quasi: il siciliano capisce i codici italiani, almeno quello colto, ma mai viceversa. E spesso i codici comunicativi siciliani sono assai più ricchi - senza offesa - di quelli italiani standard, romani o milanesi che siano.
Venendo al dunque. Il &quot;che vuol dire?&quot;, in Sicilia, non va inteso logicamente come &quot;che significa?&quot;, &quot;qual è il contenuto semantico del verbo &quot;morire&quot;?&quot;. Se così fosse, la reazione dell&#039;interlocutore &quot;peninsulare&quot; resterebbe pienamente giustificata: come puoi chiedermi una cosa tanto ovvia nella sua brutalità?
Ma il &quot;che vuol dire?&quot; siculo è calco in italiano del siciliano &quot;chì ven&#039;a diri?&quot; che ha un significato leggermente diverso, solo leggermente, ma quanto basta a disorientare l&#039;interlocutore. Esso significa: dimmi di più, dimmi il contesto in cui è avvenuto ciò che affermi, cosa ha causato l&#039;evento di cui mi parli e simili. o, a seconda dell&#039;intonazione, dell&#039;emozione con cui viene pronunciato: &quot;non posso crederci, è una notizia inverosimile, come può essere maturata?, è fuori dalle mie coordinate fondamentali&quot;.
In questo &quot;codice espressivo&quot; dire &quot;che vuol dire?&quot; significa &quot;non mi basta sapere questo, voglio altro, la causa della morte, i tempi - ad esempio - ed altro ancora&quot;. Oppure, nell&#039;accezione emotiva, &quot;non è possibile che sia morto! e simili&quot;.
In verità, nel merito della &quot;morte&quot;, ho sempre visto in giro una sua &quot;accettazione&quot; che altrove è più rara. In Continente parlar di morte è tabù, o quasi. Tutti a far gli scongiuri, a cambiare discorso. Da noi un po&#039; pure, ma molto molto meno.
Il confine tra la vita e la morte pare più labile. Del resto siamo l&#039;unico posto al mondo dove si festeggiano i morti, anche con cibi e regali. E Pindemonte, nei suoi &quot;sepolcri&quot; ci dà testimonianza di un&#039;epoca in cui le famiglie si riunivano a fare &quot;mangiate&quot; al cimitero in onore dei cari estinti. E si potrebbe continuare.
Non so se Dominguez accetta questo contributo alla comprensione del popolo siciliano. Se vogliamo anche questa è un&#039;interpretazione, interna.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta un americano disse, più o meno, &#8220;noi e gli inglesi parliamo la stessa lingua; è per questo che non ci capiamo&#8221;.<br />
In effetti i &#8220;modi di dire&#8221;, la &#8220;stilistica&#8221; anche del linguaggio orale, non hanno regole fissate nei libri di grammatica, ma soltanto dall&#8217;uso, dalla &#8220;pragmatica&#8221; o &#8220;parole&#8221; come dicono i linguisti. E allora un espressione, in perfetta lingua italiana, pronunciata in Sicilia, spesso ha bisogno di una traduzione per un orecchio medio italiano, che fraintende, che intende altra cosa.<br />
Non è un &#8220;male&#8221;, una &#8220;colpa&#8221; della Sicilia il fatto che per dimensioni, isolamento relativo, etc. essa abbia sviluppato propri codici espressivi che non coincidono con quelli medi italiani. Non è una colpa più di quanto non lo sia il fatto che un popolo parli una lingua diversa da un altro.<br />
In effetti, grazie alla TV, queste differenze sono molto diminuite nei decenni, ma in un verso solo o quasi: il siciliano capisce i codici italiani, almeno quello colto, ma mai viceversa. E spesso i codici comunicativi siciliani sono assai più ricchi &#8211; senza offesa &#8211; di quelli italiani standard, romani o milanesi che siano.<br />
Venendo al dunque. Il &#8220;che vuol dire?&#8221;, in Sicilia, non va inteso logicamente come &#8220;che significa?&#8221;, &#8220;qual è il contenuto semantico del verbo &#8220;morire&#8221;?&#8221;. Se così fosse, la reazione dell&#8217;interlocutore &#8220;peninsulare&#8221; resterebbe pienamente giustificata: come puoi chiedermi una cosa tanto ovvia nella sua brutalità?<br />
Ma il &#8220;che vuol dire?&#8221; siculo è calco in italiano del siciliano &#8220;chì ven&#8217;a diri?&#8221; che ha un significato leggermente diverso, solo leggermente, ma quanto basta a disorientare l&#8217;interlocutore. Esso significa: dimmi di più, dimmi il contesto in cui è avvenuto ciò che affermi, cosa ha causato l&#8217;evento di cui mi parli e simili. o, a seconda dell&#8217;intonazione, dell&#8217;emozione con cui viene pronunciato: &#8220;non posso crederci, è una notizia inverosimile, come può essere maturata?, è fuori dalle mie coordinate fondamentali&#8221;.<br />
In questo &#8220;codice espressivo&#8221; dire &#8220;che vuol dire?&#8221; significa &#8220;non mi basta sapere questo, voglio altro, la causa della morte, i tempi &#8211; ad esempio &#8211; ed altro ancora&#8221;. Oppure, nell&#8217;accezione emotiva, &#8220;non è possibile che sia morto! e simili&#8221;.<br />
In verità, nel merito della &#8220;morte&#8221;, ho sempre visto in giro una sua &#8220;accettazione&#8221; che altrove è più rara. In Continente parlar di morte è tabù, o quasi. Tutti a far gli scongiuri, a cambiare discorso. Da noi un po&#8217; pure, ma molto molto meno.<br />
Il confine tra la vita e la morte pare più labile. Del resto siamo l&#8217;unico posto al mondo dove si festeggiano i morti, anche con cibi e regali. E Pindemonte, nei suoi &#8220;sepolcri&#8221; ci dà testimonianza di un&#8217;epoca in cui le famiglie si riunivano a fare &#8220;mangiate&#8221; al cimitero in onore dei cari estinti. E si potrebbe continuare.<br />
Non so se Dominguez accetta questo contributo alla comprensione del popolo siciliano. Se vogliamo anche questa è un&#8217;interpretazione, interna.</p>
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		<title>Di: sissi</title>
		<link>http://www.rosalio.it/2009/08/05/quaderno-di-palermo-6/#comment-254995</link>
		<dc:creator>sissi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 08:07:47 +0000</pubDate>
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		<description>Il palermitano tende a minimizzare i fatti gravi e ad ingigantire quelli di scarsa importanza, in più è viva una sorta di diffidenza nei confronti dell&#039;interlocutore. Scatta automatica, istintiva l&#039;incredulità( dici sul serio?) e resta sempre forte un sentimento di paura-fascinazione nei confronti del pensiero morte spesso neutralizzato con gesti scaramantici.Il palermitano è fortemente scaramantico.
Bel post!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il palermitano tende a minimizzare i fatti gravi e ad ingigantire quelli di scarsa importanza, in più è viva una sorta di diffidenza nei confronti dell&#8217;interlocutore. Scatta automatica, istintiva l&#8217;incredulità( dici sul serio?) e resta sempre forte un sentimento di paura-fascinazione nei confronti del pensiero morte spesso neutralizzato con gesti scaramantici.Il palermitano è fortemente scaramantico.<br />
Bel post!</p>
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