giovedì 19 lug
  • Una triste storia

    Palermo, via Archimede, sono le 18:40 di martedì 7 luglio 2009.
    Due ragazzine di circa 10 anni, di cui una più grande dell’altra, attirano l’attenzione dei pochi accaldati passanti con le loro urla, apparentemente immotivate.
    «Papà, papà, papà» continuano ad urlare guardando in alto apparentemente verso il nulla; davvero uno strano comportamento, chiunque passa si gira a guardarle, dove sarà questo misterioso padre?
    Solo pochi minuti ed un’eco né lontano né vicino solca l’aria approfittando di un momento in cui non transitavano vetture.
    «Giovannella, Giovannella, ca sugnu». Ed all’improvviso un fazzoletto bianco spunta da una finestra sita all’ultimo piano del carcere Ucciardone.
    Le due giovani incominciano ad urlare ancora più forte, la scena da strana diventa straziante, «Papà, papà», dicevano singhiozzando, «Il nonno non c’è più» e ancora lacrime, «Il nonno non c’è più».
    In via Archimede piangono tutti, un anziano passante, il posteggiatore piange e impreca «’U signuri ‘sti cuosi ‘un l’avi ‘a fari», perfino una volante della Polizia che passava di lì per caso di fronte a questa scena si ferma ed i poliziotti all’interno della macchina sono visibilmente commossi.
    Dalla finestra prima un surreale silenzio poi si riesce ad udire appena appena la risposta dello sfortunato galeoto: «Portateci i fiori da parte mia a Don Raffaele» è l’ultima accorata frase dell’uomo, si vede il braccio di un agente penitenziario che arpiona la testa barbuta e protesa dell’uomo e la ricaccia dentro.
    Le ragazzine hanno un ultimo sussulto «Papà…Papà…». La più grande capisce e invita la piccola a darci un taglio: «Oramai è tardi, Lucia andiamo, non può più parlare».
    Le due ragazzine piangendo piangendo se ne vanno in moto lasciando dietro di sé una scia di tristezza e di commozione.

    Palermo, stesso giorno, quartiere Zen 2, via Girardengo, ore 19:30
    Due ragazzine arrivano su un motore posteggiano davanti all’androne di un condominio, una delle due, la più grande scende estrae un pizzino dalla tasca, lo stesso pizzino che la sera prima due ragazzini in moto le avevano recapitato nella buca lettere: «IL NONNO NON C’È PIÙ» c’è scritto da un lato, dall’altro lato Giovannella scrive così: «PORTATECI I FIORI A DON RAFFAELE DA PARTE MIA».
    Velocemente lo infila nella bucalettere senza nome e se ne va, gira l’angolo col motore, un tizio si avvicina e le dà 50 euro.
    Giovannella dà il cinque a sua sorella e torna a casa.

    Palermo, stesso giorno, carcere Ucciardone, ore 18:35
    Mario Morabito, detto “’U mustazzuolu” deve scontare 21 anni per associazione mafiosa e omicidio, è sottoposto al 41 bis, ma sfruttando la sua straordinaria somiglianza con un altro detenuto riesce a scambiarsi con esso, introdursi nella sua cella che dà sulla finestra, sventolare un fazzoletto bianco e rispondere alle vocine di due ragazzine che gli comunicavano la morte del nonno: «PORTATECI I FIORI A DON RAFFAELE DA PARTE MIA».
    Pochi istanti dopo il trucco viene scoperto, un agente di Polizia penitenziaria lo afferra e lo riporta in isolamento.
    «COMUNQUE CONDOGLIANZE DON GAETANO». L’ultima frase dell’appuntato prima della chiusura della porta blindata della stanza senza aperture che custodisce il pericoloso criminale.

    Palermo, stesso giorno, quartiere Zen 2, via Girardengo.
    Un uomo apre la bucalettere, prende il pizzino e lo legge in un angolo nascosto del palazzo.
    La rabbia gli si legge in volto, strappa il pizzino, sale le scale, entra in casa e chiama i suoi figli.
    «CI HANNO RUBATO TUTTE LE ARMI, È STATO DON RAFFAELE, SAPETE QUELLO CHE DOVETE FARE».
    Due giovani prendono le pistole, si fiondano su una moto posteggiata sotto il palazzo ed a breve distanza entrano in un esercizio commerciale, chiudono la saracinesca ed afferrano RAFFAELE MUSICÒ, leader del clan avverso.
    Pistole in pugno gli chiedono «DOV’È IL NONNO?».
    L’uomo impaurito confessa, «L’HO PRESO IO, È NEL RETROBOTTEGA». Saranno le sue ultime parole, i due killer lo freddano e recuperano l’arsenale d’armi appartenete a Don Gaetano.

    PERSONAGGI, LUOGHI E FATTI DI QUESTA STORIA SONO PURAMENTE FRUTTO DI INVENZIONE DELL’AUTORE.

    Ospiti
  • 15 commenti a “Una triste storia”

    1. E poi dice che le poste non funzionano. Bravo!

    2. Cmq all’ucciardone è veramente così, soprattutto in via Alfonso Borrelli è un continuo chiacchierare tra i detenuti dalle finestre e i parenti per strada.

    3. mhhhhh….
      c’è qualcosa che non mi quadra in questa storia.
      Aprite google map, prima.
      Digitate Via Archimede, Palermo e zoommate un po.
      Tra l’Ucciardone e la Via Archimede c’è in mezzo Piazza della Pace, in quanto il carcere si trova in via Enrico Albanese, parallela di via Archimede.
      Quindi, … se ti metti in Via Archimede non riesci nè a vedere le facce nè a sentire le grida di chi potrebbe essere alla finestra dell’Ucciardone nel lato che da su via Archimede perchè in linea d’aria ci sono 300 metri almeno (verificabile su google map).
      Ma c’è un altro particolare.
      L’Ucciardone nel lato che da su via Albanese ha gli edifici che non ospitano i detenuti, ma gli uffici. Infatti le finestre dei detenuti si vedono molto piu’ vicino dagli altri lati del complesso dell’Uccirdone (Via Piano dell’Uccirdone e Vicolo Uccirdone = sempre su google map) e non dal lato di via Albanese.
      Scusami Giuseppe, ma in quella zona ci ho lavorato per anni e quando ho letto d’un fiato la storia non mi ha convinto per la parte ambientata all’Ucciardone.
      Comunque complimenti ugualmente.

    4. beh sa di invenzione infatti…

    5. leggendo questa storia si sente il profumo delle borgate palermitane: è sempre lo stesso! complimenti!

    6. racconto interessante

    7. magari la storia è solo pura fantasia ma purtroppo sono cose ke accadono realmente, quante volte capita di vedere in via sandron detenuti affacciati ke parlano con i “passanti”……

    8. @ marco ds
      @ mascarpone
      c’è scritto in fondo che è una storia inventata..
      e comunque.. sa tanto di vero

    9. ti potevi invetare anche il nome delle strade!
      sarebbe stato più carino da parte tua e avresti fatto molto meno male all’immagine di palermo.

      inventare due nomi non costa niente.
      contribuire ad aggravare un pregiudizio e un immagine negativa di alcune zone palermitane ha un prezzo altissimo che pagheranno anche i tuoi figli.

      il racconto è carino e ben articolato!
      complimenti

    10. perchè nascondere la realtà è pura ignoranza,bisogna eliminarla,con l’omertà non finirà mai

    11. se le strade le inventava sarebbe stato più difficile attenzionare il lettore…

      Bravo. Bella storia.

    12. complimeti davvero!coinvolgente, triste e veritiero!

    13. Anche a me è capitato assistere a questo tipo di incontro poco ravvicinato.
      Non capisco comunque perchè due bambine molto probabilmente abituate a parlare il dialetto debbano comunicare al padre la scomparsa del nonno alludendo al fatto che non ci sia più, sottigliezza poco appropriata nel modo di esprimersi di una bambina, e non con un più semplice “muriu u nonnu”.
      Quanto al Sig. Morabito credo poco proponibile la nciuria di u mustazzuolu posto che, si quel particolare dolce natalizio al plurale fa mustazzùali ma al singolare diventa di genere femminile, più specificatamente, mustazzùala.
      Sarà forse che detto Sig. Morabito, incallito galeotto, sentirebbe fortemente sminuito il suo machismo?
      A questo punto mi chiedo, ma pò iessiri ca era u mustazzutu?

    14. Rispondo a ninni,le bambine sono state comandate,si attenevano a quello che gli era stato detto.
      Mustazzuolu e’ nomignolo ironico di uomo con evidenti baffi.
      Rispondero’ agli altri quando avro’ piu’ tempo,grazie comunque a tutti.

    15. Bel racconto, sembra vero, anzi, sicuramente lo sarà per qualcuno 😉

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