giovedì 23 nov
  • Un siciliano a Parigi

    Se vi capitasse di passare da Parigi non mancate un salto a rue de l’Ancienne Comédie: al civico 13 vi attende “le plus ancien café du monde”. Otto finestroni al primo piano che sporgono su una bella balconata in ferro, con tanti vasi fioriti, per incorniciare “Le Procope”. Un monumento francese, non soltanto parigino, ricoperto dall’amore e dal rispetto che i francesi accordano solitamente a ciò che amano. Con la consumazione avrete diritto alla cartolina dove si legge che nel 1686 Francesco Procopio dei Coltelli, gentiluomo di Palermo, installò in rue des Fossés Saint Germain (antico nome dell’attuale indirizzo) il suo primo caffè. Un piccolo marmo rotondo vi ricorderà ancora che qui Procopio portò per la prima volta i sorbetti in Francia.
    Recentemente uno studioso palermitano, Marcello Messina, ha scoperto l’atto di battesimo del nostro celebre concittadino. Fu battezzato nella chiesa di Sant’Ippolito al Capo il 10 febbraio 1651 “giorno seguente alla sua nascita, figlio di Onofrio e Domenica Semarqua”. La scoperta chiarisce un altro aspetto importante giacché il cognome di Procopio non fu Coltelli o de’ Coltelli, ma il più palermitano Cutò.
    È chiaro che, emigrato in Francia, con la fierezza delle sue origini, volle dare un significato esotico al suo prodotto che, però, con quel Cutò era simile al francese “couteau”. Ecco allora il geniale “de’ Coltelli” che lo distinse più tardi come “gentiluomo di Palermo”: un’idea da manuale di marketing.
    Emigrò appena ventenne, come si usa in una città che “alienos nutrit se ipsum devorat” come recita la scritta sotto il Genio di Palermo. “Cu niesci arriniesci” dicono i nostri vecchi per consolare chi parte: che sarebbe un più italiano chi va via avrà fortuna nella vita. Funzionò per Procopio che nel 1675 impalmò la giovane Marguerite Crouin nella chiesa di Saint Sulpice. Dalla loro unione nacquero otto figli.
    Ottenuta la nazionalità francese nel 1685, si risposò nel 1696 con Anne Françoise Garnier che gli diede quattro figli. Rimasto vedovo e ormai ricco il nostro Procopio non depose le armi convolando a nuove nozze nel 1717, a sessantasei anni, con la giovane Julie Parmentier da cui ebbe un altro figlio. In totale fanno ben tredici figli.
    Il successo del nostro concittadino seguì la classica routine: cameriere nella “café house” dell’armeno Pascal, tentò la fortuna nel caffè con tale Logerot, un collega senza lavoro come lui. Il colpo di fortuna si presentò nel 1686 quando prese in affitto l’attuale locale che trasformò in residenza elegante e lussuosa. Lampadari in cristallo, specchi, tessuti alle pareti, tavoli in marmo per assaggiare dolci, caffè e liquori come il suo “Rosa del Sole” un palermitanissimo rosolio fatto con anice, coriandolo e aneto. Ai parigini servì “acque gelate” cioè granite, e sorbetti dai nomi fascinosi: fiori d’anice, fior di cannella, fragola, crema gelata; al succo d’arancia, al gelsomino. Pure un curioso sorbetto di frangipane – Plumeria acutifolia – più palermitana “pumelia”. Bravo!
    Agli avventori offrì la possibilità di leggere un giornale, tenere conversazioni, fruire gratuitamente di inchiostro, penna d’oca e carta. Era fatta: i figli continuarono sulla scia del padre. Ma al successo concorse pure il trasferimento, proprio di fronte, della famosa “Comédie Française” che ci rimase dal 1689 al 1782. Insomma, non fu Procopio a cambiare sede, come si legge spesso, ma la Comédie a spostarsi. Sfacciatamente ebbe la fortuna dalla sua parte.
    Diventò il luogo d’incontro degli artisti e di tutti coloro che di teatro vivevano. Ci passò il secolo dei lumi e gli uomini della Rivoluzione: Danton, Marat, Robespierre e pure un giovane ufficiale d’artiglieria che lasciò in pegno il proprio cappello, il militare “bicorne”. Si chiamava Bonaparte ed aveva bevuto troppo per le sue finanze. Ci litigarono Diderot e D’Alembert, Voltaire e Rousseau. Qualcuno di loro, con un pugno, sbrecciò il marmo di un tavolo che così rimase da allora. Di ognuno vi racconteranno amabilmente una storia, un aneddoto, un particolare magari piccante che vi farà venire la voglia di tornarci.
    Fu il nostro Procopio a scoprire due cose importanti nella fabbricazione del gelato: lo zucchero invece del miele e il sale marino assieme alla neve per farla durare più a lungo. Di gelati si parla già nella Bibbia giacché Isacco ne offrì ad Abramo; li conoscevano i romani e li riportarono in auge i saraceni in Sicilia.
    La famosa “patente reale” concessagli da Re Sole? Una delle tante leggende: soltanto una licenza per avere la priorità nel trasporto della neve, indispensabile per la sua attività. Pescatore lui? Mai vista una rete al Capo, popolare rione palermitano, dove nacque e visse fino ai venti anni. Pazienza.
    Tante le sciocchezze che si sono scritte su di lui e sulla sua attività. Fu soltanto un palermitano geniale baciato dalla fortuna. Forse perché qualcuno, quando lasciò per sempre Palermo, gli disse: “cu niesci arriniesci”.

    Ospiti
  • 36 commenti a “Un siciliano a Parigi”

    1. Gibi si legge sempre con piacere.

    2. Lei è una fonte inesauribile di sapere! complimenti!

    3. Passano i secoli e nulla cambia: “Cu niesci arriniesci”

    4. “….Tante le sciocchezze che si sono scritte su di lui e sulla sua attivita’…”

      potrei sapere qualche “sciocchezza” ?……

    5. Basile è l’antidoto contro la mancanza di identità collettiva dei palermitani: mi auguro che possa diventare, da ospite, autore di Rosalio.

    6. Mi era sempre sembrato poco probabile quel de’ Coltelli, grazie per la spiegazione che soddisfa esaurientemente la curiosità sul personaggio in questione. “Procope” è sempre sulla breccia anche se non disdegna di attirare una clientela turistica con un menu di mezzogiorno dal prezzo molto abbordabile…

    7. Il signor Basile e ciò che scrive è la miglior cosa che potesse capitare a questo blog.

    8. Il Signor Basile dimostra come si possano tenere in considerazioni le proprie radici identitarie e culturali senza dover per forza cadere nella stupidità e nella volgarità (come si tende spesso a fare dalle parti dei nostri concittadini di più alta latitudine).

      Da Palermitano che ha scelto di vivere a Parigi trovo di avere una nuova arma dalla mia parte per confrontarmi con la grandeur francese (in senso buono), ma la cosa che mi piacere sottolineare é che si può rimanere palermitani e siciliani nel cuore anche lasciando questa terra (lienos nutrit se ipsum devorat), anche se molti traducono questo atto come tradimento. Mi sono scoperto avido lettore della storia di Palermo e ancor più affamato conoscitore delle sue bellezze artistiche da quando non vi abito più. Non so quanti siano quelli che additano “traditori della patria2 colori i quali partono e che in compenso conoscano cosa sia il Genio di Palermo, le vicende del sultano Al-Rujari, le meraviglie Liberty disseminate per la città o la storia dei Beati Paoli…

    9. ma perche’ questa fissazione di conservare le proprie radici identitarie? perche’ se vado a parigi piuttosto che a kabul devo evidenziare la mia provenienza? questo voler per forza sottolineare la propria etnia e’ malsano e provinciale….

    10. Non c’è niente di più identitario per i siciliani, niente che più li faccia riconoscere immediatamente come unici al mondo, se non l’antisicilianismo viscerale e il generale disprezzo per tutto ciò che gli appartiene, anche quando è presentato con il grande garbo di Basile. Il commento che precede in questo senso è il più “etnico” che si possa pensare.

    11. @novocaine
      non si tratta di fissazione e dipende dalle persone. Nel mio caso ad esempio sono spesso fiero delle mie origini Sicane, mi piace ritrovare le mie radici arabe e normanne, gioisco del patrimonio culturale della mia terra.
      Si scade nel provincialismo quando si afferma che il Duomo di Palermo é più bello della Sainte Chapelle o quando si afferma che la panella (che sia bene inteso, ADORO) é più buona del fois gras. Non é provincialismo far partecipi i miei colleghi francesi dell’emozione che si prova quando si entra nella Cappella Palatina.

      Insomma, ritengo che non sia possibile apprezzare ciò che di bello esiste al mondo se prima non si conoscono le bellezze e la ricchezza delle proprie origini.

      Chiudi dicendo che se un francese venisse ad abitare a Palermo e mi facesse presente che Vucciria si chiama così perché viene dal francese “boucherie” non lo etichetterei come provinciale! Non credo che i miei colleghi di colpo mi considereranno un villano perché ricordo loro (grazie ancora al Sig Basile) che il loro ristorante più famoso é stato fondato da un Siciliano!

      ps: visto che hai parlato di etnia, ti ricordo che i Normanni sono stati a lungo in Sicilia e quindi parte della mia etnia é comune alla loro! 😉

    12. x massimo

      “….niente che più li faccia riconoscere immediatamente come unici al mondo…” concordo pienamente, se andiamo in germania in svizzera piuttosto che a “broccolino….” si fanno riconoscere immediatamente…..

    13. Grazie Sig. Basile, interessantissimo come sempre! Leggerla è un piacere.

    14. dott. Basile, grazie….ma quanto fu u cafe???

    15. Sig. Basile ogni volta che lei scrive mi perdo dolcemente nei suoi scritti.
      Mi auguro anch’io che la sua presenza qui possa essere piu costante.
      Grazie.

    16. un po soporifero ma sa scrivere (anche se non e’ il mio genere….)

    17. Sarà soporifero ma mette accenti ed apostrofi al posto giusto, almeno lui 😉

      ps: ho avuto il piacere di sfogliare le pagine di alcuni suoi libri e sono tutt’altro che noiosi

    18. splendido post…complimenti

    19. Nessuno tocchi Gaetano Basile…please. Anzi Basile tra gli autori. Presto!;-)

    20. quoto in pieno gli interventi di Davide Rizzo…ed anche Didonna.
      Sarebbe bello averla qui piú spesso sig.Basile,leggerla é davvero un piacere e raddolcisce i sogni dei siciliani ”di mare”,ma sicuramente anche di quelli ”di scoglio” :)..due facce di una stessa,strana,appassionata,peculiare medaglia…

    21. Basile tra gli autori. Presto! 😉

    22. Grazie sempre per queste pillole di cultura che sa regalare a noi avidi di sapere…
      Grazie…

    23. Bravo Davide, condivido in pieno!

      Leggere Gaetano Basile è sempre un piacere ed un arricchimento, superato solo dall’ascoltarlo…quando ce ne dà occasione!

    24. per me e’ sprecato, una persona cosi’ intelligente e arguto che scrive di storia/(in)cultura/tradizioni(!?!)
      della sicilia….che peccato…..

    25. ottimo leggtere il basile è sempre molto interessante

    26. Don’t feed the trolls / Non date da mangiare ai troll.

    27. A breve vado a Parigi, se riesco ci passo

    28. Basile è Palermo.
      Ogni volta che passo dal maestoso Massimo,non posso fare a meno di pensare alla famiglia Basile,sinonimo di Palermitanità alla faccia di chi sostiene il contrario .

      PS: Siino,ma sti troll,chi sunnu cosi ca si mancianu ?? 🙂
      Spiegaci il termine,grazie.

    29. Troll. Sono fuori tema! Orrore!

    30. Tony Siino e Nat vi invito a rimanere in tema. Grazie.

    31. ma se si è così avidi di pillole, perchè non comprare l’intero blister?
      Io l’ho fatto in qualche occasione, sicuramente una, forse due, non ricordo bene.
      @Rosalio:
      @Siino:
      Chista è schizofrenia (come si inseriscono le faccine sorridenti?)

    32. Ninni non ti seguo e ti invito a rimanere in tema e a utilizzare l’e-mail per comunicare con me. Grazie.

    33. Gaetano Basile scrive talmente bene che dispiace dover interrompere la sua lettura…perchè è finita..
      Quoto chi lo propone autore subito.
      Sulle radici identitarie e culturali, quando applicate a modelli o situazioni che diventano universali, ben vengano e lodi a chi le esalta con la giusta misura e con la corrispondente intelligenza.
      Siano esse palermitane, napoletane o bolzanine, senza steccati o paletti etnici.

    34. Ascoltare o leggere Gaetano Basile è…
      Io resto talmente affascinata dalle sue parole e dalle sue affabulazioni, così tanto da perdermi nelle fantasticherie che i suoi racconti suscitano in me! Grazie!!!

    35. Rue de l’Ancienne Comédie al civico 13 ? me lo segno per la prossima volta alla Ville Lumiere… Sig.Basile,grazie.

    36. Il signor Basile ancora una volta pretende che tutto ciò che è siciliano è invenzione palermitana. A prescindere. Comprese le origini di Procopio Dei Coltelli. E della neve, notoriamente assente a Palermo se non per un periodo tanto irrisorio d’invero (e in un sito difficile da raggiungere nel periodo in cui si vorrebbe il “Cutò” palermitano) quel tanto che basta per ritenere improbabile che un palermitano abbia creato la prima gelatiera.

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