mercoledì 18 ott
  • “Bagheria aspetta…Baarìa” a Bagheria

    Inaugura oggi alle 17:30 a Bagheria Bagheria aspetta…Baarìa.

    Sono previste proiezioni di film, presentazioni di libri, mostre e spettacoli in vista dell’uscita del nuovo film di Giuseppe Tornatore Baarìa.

    Programma completo.

    “Bagheria aspetta...Baarìa”

    Palermo
  • 6 commenti a ““Bagheria aspetta…Baarìa” a Bagheria”

    1. Sembra un bel film 🙂

    2. Adoro Tornatore, questo film sarà un altro capolavoro degno di lui!

    3. Baarìa un esaltante capolavoro

      A volte la trepidante attesa per vedere un film sul quale i giornali hanno versato fiumi d’inchiostro, tessendo lodi ed entusiastici apprezzamenti, si traduce in una delusione
      ma ciò non capita certo con Baarìa, un vero capolavoro che ci restituisce la gioia del grande cinema e ci dimostra come i grandi riconoscimenti siano falsi simulacri e mentre il vincitore della mostra di Venezia non viene neanche preso in considerazione dai distributori, il lavoro di Tornatore, oltre a poter ben rappresentare il nostro cinema agli Oscar, sarà, al di la di una possibile statuetta, ampiamente ricompensato dai risultati del botteghino e verrà a lungo riproposto dalle televisioni.
      Una cinquantina di anni di vita bagariota focalizzati su tre generazioni di appartenenti alla famiglia Torrenuova vengono raccontati con la forza della poesia, che, unita alla musica travolgente di Morricone e ad una fotografia perfetta, riescono ad emozionare
      e ad avvincere lo spettatore per i centocinquanta minuti abbondanti della proiezione.
      I due protagonisti Francesco Sanna e Margareth Made sono volti nuovi destinati a divenire famosi, ma con loro partecipano a costituire un grande affresco una moltitudine di attori famosi impegnati in straordinari cammei, a volte anche di pochi secondi, ricostituendo quel delicato tessuto connettivo, che i maestri neorealisti erano soliti approntare utilizzando una schiera di impareggiabili caratteristi, una specie necessaria e da tempo scomparsa. Scorrono perciò sullo schermo il politico Michele Placido, il giornalista Raul Bova, il guitto Vincenzo Salemme, la veggente Lina Sastri, il compagno con il cappotto pesante Leo Gullotta, lo scalcagnato assessore Nino Frassica, l’ossessivo Beppe Fiorello cambiavalute clandestino e tanti altri a formare un indimenticabile mosaico.
      La sequenza dell’assessore all’urbanistica non vedente, che si fa portare i piani regolatori in braille e li apprezza solo dopo aver intascato l’ineludibile mazzetta è anche essa memorabile e rammenta alcune scene di Mani sulla città.
      I dialoghi sono in dialetto, ma francamente non me ne sono accorto e penso capirà tutto anche un seguace di Bossi, il quale sarà contento, che il dibattito politico sul tema possa rinfocolarsi fino a divenire una priorità nazionale.
      Le immagini ci portano dietro nel tempo in un microcosmo popolare e picaresco dove il pranzo è pane e cipolla, i disperati si martellano un piede per non andare a combattere, il popolino sbeffeggia i federali ed ama ascoltare i poemi cavallereschi declamati dal pastore nella stalla. È un coro prettamente siciliano, che però acquista i caratteri dell’universalità con la forza di tanti piccoli paesi, dove in uno spazio ristretto è più facile distinguere il male dal bene, l’essere dall’ apparire, il sogno dalla delusione.
      La regia riesce ad equilibrare il racconto di un paese con quella di una famiglia, la storia con la cronaca, la realtà dalla fantasia, la memoria con la riflessione, la religione con la superstizione, la fascinazione con la mostruosità ben espressa dalle temibili statue di villa Palagonia.
      Si intravedono gli sviluppi cruciali e le nobili origini della lotta comunista tra liturgie dirigistiche e semplificazioni ideologiche, immortalate dalla candida affermazione del protagonista:”Cercare di cambiare il mondo senza tagliare la testa a nessuno”.
      Un vero kolossal dell’anima che parla ai cuori con le ombre e con la luce, sperando che finalmente la Sicilia sappia liberarsi da suoi antichi mali e riesca a sprigionare tutta la sua vitalità creatrice
      Achille della Ragione

    4. E’ la brutta copia di Nuovo Cinema Paradiso, bello solo seguire il film in dialetto e le immagini sono molto poetiche. Nessuna trama significativa, il finale poi…ma Tornatore crede di essere stato originale?

    5. Sono d’accordo con Rose mi aspettavo di più in verità. E’ costituito da una serie di cartoline, alcune riuscite altre meno, è apprezzabile comunque il tentativo di recuperare la nostra memoria e le nostre radici e di riflettere su ciò che eravamo e ciò che stiamo per diventare

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