mercoledì 23 ago
  • 23 commenti a “Belmonte Chiavelli, 72 sgomberati per la frana”

    1. suppongo abbiano fatto una indagine idrogeologica prima di costruire queste case, e i tecnici del comune avranno dato
      la licenza per costruire ( non conosco bene la zona, ma mi sembrano edificate a ridosso di un pendio)a meno che si tratta di costruzioni abusive, i danni di tutto questo saranno come al solito a carico di tutti noi contribuenti, e i responsabili?…..

    2. su facebook gira un video ancora più impressionante, ripreso a poche centinaia di metri da questa zona..

    3. E’ impressionante!

    4. fabbricando case
      fabbricando case ospedali casermoni e monasteri
      fabbricando case ci si sente più veloci e più leggeri
      fabbricando case assicuri un avvenire ai tuoi figli con amore
      fabbricando case col sorriso e col buonumore
      col sorriso e col buonumore
      ma dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare
      spendi per opere assistenziali
      per sciagure nazionali e ti guadagni l’aldilà
      e puoi morire in odore di santità
      fabbricando case

    5. “cerco in tutte le canzoni e in un passero sul ramo
      uno spunto per la rivoluzione
      cerco il filo di un ricamo un accordo in la minore
      per gridare forte t’amo”

    6. Non ho visto Bertolaso in giro.

      Cos’è? quanto accade a Palermo non rientra tra le sue competenze?!!

    7. Questa comunque è stata la seconda frana, la prima era già avvenuta lunedì ma ce ne siamo accorti solo noi abitanti di Chiavelli.
      Bertolaso? Ma se non s’è visto nessuno x giorni, gli abitanto hanno dovuto comprare perfino le idrovore x provvedere DA SOLI a rimediare al danno.
      Poi venerdì la seconda frana… il Giornale di Sicilia di oggi dedica due pagine all’accaduto e così la cronaca di repubblica.

    8. il 90% di quelle case è abusivo.
      Ora però noi pagheremo per loro…

    9. @ TUTTI: le case sono abusive? al 90%? al 100%? di chi è la colpa di ciò? Di chi, pur di avere un tetto sulla testa costruisce abusivamente? Sblocchiamo il piano regolatore, piuttosto…
      Le case sono abusive? Perché il COMUNE non le ha demolite alla prima “cazzuolata di cemento”?
      Le case erano abusive e sono state “sanate” con la sanatoria-condono edilizio? Cosa ne ha fatto il COMUNE dei bei soldini che ha incassato con le sanatorie? Vorrei ricordare ai più che i soldi pagati per le sanatorie servono: a) come ammenda x l’illecito compiuto; b) PER EFFETTUARE INTERVENTI DI URBANIZZAZIONE che si rendono necessari. Dove sono gli interventi di urbanizzazione?
      Rispondete se sapete…
      P. S.: mille grazie alla protezione civile, alle forze dell’ordine, vigili del fuoco, vicini di casa, amici e parenti che in questo momento stanno mostrando tutta la loro solidarietà, lavorano come i matti e cercano di aiutare.
      Grazie anche al sindaco, che forse teme di essere linciato e non s’è visto neanche in cartolina. Perché almeno non sospende, per i residente calamitati, l’ordinanza delle ZTL? Dopo aver visto distruggersi le proprie automobili, nel momento in cui si ha l’esigenza di andare in centro (è ovvio che siamo in uno stato di calamità… possono esserci esigenze non procrastinabili) si potrebbe anche trovare un passaggio da un amico che non ha un’auto a norma!
      Grazie anche a chi su questo blog sa solo dire: “ben gli sta, hanno costruito le case abusive e adesso ne pagano tutte le conseguenze”.
      E un grazie (non ironico stavolta) a Rosalio che mi permette di pubblicare questo sfogo.

    10. Ci vuole anche intelligenza a costruire case precisamente ai piedi della montagna, con tutte le sanatorie del mondo.

    11. @ Bir Hakeim: Guarda che le case che hanno avuto i danni maggiori non sono quelle costruite ai piedi della montagna ma quelle costruite a valle, ossia a 30 metri dalla strada dove passa l’autobus e c’è un ufficio postale! Le case in cima sono rimaste semplicemente isolate, ma non hanno avuto alcun danno.
      Sono stati stupidi a costruire in cima al monte? Perché il COMUNE quando ha ricevuto la richiesta di sanatoria non ha detto: “No, qui si deve demolire tutto, ragioni di pubblica sicurezza”? Forse perché gli è tornato utile fare cassa?

    12. Infatti è schifoso sia costruire case abusive che permettere di “sanarle”.

    13. … ovviamente le case inondate (in particolare le prime 3 partendo dalla piazzetta dove c’è l’ufficio postale) non sono state costruite abusivamente! Stiamo piangendo x colpe che non abbiamo!
      Forse in questo momento la cosa migliore da fare è avere rispetto x chi si trova in queste condizioni e sta cercando di fare la conta dei danni e cerca x quanto possibile di rimediare (… due macchine, due moto, qualche bicicletta, mobili, suppellettili, documenti, attrezzi da lavoro, ricordi di una vita…).
      Ma forse il palermitano medio sconosce le parole rispetto e solidarietà.
      Siamo bravi solo ad essere solidali con l’Abruzzo o con il Darfur (… sono così lontani da noi…!)

    14. Vorrei spendere due paroline, innanzitutto per assicurare a Lia la solidarietà da parte mia e di tanti altri palermitani.
      Dopodichè voglio provare a interpretare il sentimento di coloro che hanno scritto prima di me. Secondo me la loro non vuole essere un accusa nei confronti di nessumo, ma semplicemente l’amara constazione che ancora una volta il non voler seguire le regole urbanistiche ha causato un disastro. Adesso “la domanda sorge spontanea”: a parte le case inondate costruite legalmente a valle, chi deve pagare per le case abusive costruite a monte? Tutto qua. Facciamo finta di niente o cerchiamo una buona volta di capire che se esistono regole di urbanizzazione è soltanto per difendere i cittadini da possibili danni materiali e quindi economici?

    15. @ Giovanni: spero paghi chi ha costruito abusivamente causando i danni idrogeologici, e spero che paghi soprattutto chi non ha vigilato!
      E pagare in termini economici, tutti: con la demolizione degli abusi e con un cospicuo risarcimento danni (danni ingentissimi, non di 100 euro…).
      Grazie x la solidarietà.

    16. la cosa grave e preoccupante è che molte altre zone della città e dintorni sono a rischio idogeologico elevato o molto elevato. Dobbiamo avere solo pazienza di aspettare e vedrete cosa ci riserverà la natura, riprendendosi per esempio l’alveo dei tanti canali naturali e del fiume oreto e spazzando via tutto quello che incontra. Quello che è successo nei giorni scorsi e soltanto un assaggio di quello che teoricamente (ma in passato già accaduto) potrebbe verificarsi. I dati di pioggia e i tempi di ritorno ci dicono che c’è una grande probabiltà che avvenga un’altra alluvione come quella dell’inizio del secolo scorso.
      Io per ogni evenienza in casa e in auto ho il kit completo di salvataggio che solitamante tengo in barca….

    17. Oggi pomeriggio c’è stata un’altra frana sul luogo do ve ce ne sono già state due e un’altra in via Barresi, una strada vicino.
      Giusto x dovere di cronaca…
      “Per fortuna” il danno era stato già totale, per la serie non può fare più buio di mezzanotte…!

    18. Perdonatemi ragazzi, non sono della zona, ma ho letto sul giornale e visto in tv tutto quanto.
      Vorrei solamente avere qualche delucidazione a riguardo di questa precisa domanda: “E’ vero che sia le case abusive che quelle sanate, verranno rase al suolo?”
      Perchè secondo me è insensata come cosa, soprattutto per chi ha la casa comunque sanata. In fondo è gente che lavora un’intera vita e cerca in tutti i modi di avere una casa propria e soprattutto un tetto sulla testa.
      Almeno io la penso così e non condivido con chi dice che costruire abusivamente è una cosa schifosa, dato che le case, cominciando dall’affitto è ormai impossibile pagarle, dato che la cifra è quanto una rata di un mutuo, poi le case in vendita partono da 200mila euro. Sinceramente, condivido con chi costruisce abusivamente, ovviamente in luogo consoni e a norma di legge, e spendono anche più di 200mila euro per una casa propria e non vanno a vivere in un palazzo dove ci sono anche tasse di gestione e manutenzione.
      Ragazzi, dai fatevi 4 conti e ditemi se ognuno ormai, non arriva a pensare per i propri interessi???!!!

      Comunque cortesemente, se qualcuno sa qualcosa riguardo quella mia precisa domanda…potrebbe farmi sapere qualcosa? Grazie

    19. Alex: ma che cosa diavolo dici?

    20. @ Alex: per le case sanate non ci dovrebbero essere problemi in quanto il comune “ha verificato” prima di accettare la domanda di sanatoria che quella casa fosse costruita in luogo consono. Se la sanatoria è stata accettata, se sono stati pagati tutti gli oneri allora la casa è in regola a tutti gli effetti. Qualche problema potrebeb esserci x quelle non sanate.

    21. costruire abusivamente in luoghi “consoni”…perché no???
      ma chi stabilisce quali sono i luoghi “consoni”? per caso….. lo stesso proprietario che costruisce la casa? ma se ha quel terreno, per lui per forza “consono” è…!!!
      ed ancora….se costruisce in luoghi soggetti a vincoli idrogeologici o di inedificabilità assoluta e poi paga le oblazioni della sanatoria o gli oneri di costruzione e di urbanizzazione (che vengono comunque autodeterminati dall’utente e non dall’ufficio quando presenti domanda di sanatoria), questo non lo mette a riparo di eventuale demolizione dell’immobile o peggio dalla distruzione dovuta ad una alluvione, come accade in questi giorni. ad alex dico : la sanatoria viene accettata quando viene rilasciata il relativo atto di concessione in sanatoria e per ottenere il rilascio di detto documento, il comune richiede una serie di documenti che servono a verificare, tra le altre cose, anche la “consonità” del luogo ove sorge l’immobile.
      per carità…costruire abusivamente con le lungaggini burocratiche… che si faccia pure…ma che almeno si abbia il buon senso di verificare se il terreno è interessato da vincoli idrogeologi….si eviterebbero molti dispiaceri. ciao a tutti.

    22. rivedendo il video,vi faccio osservare che sulla via
      Belmonte Chiavelli(o via ???) si nota un muro che non consente il deflusso sul rispettivo versante,in discesa,mentre sulla dx ci sono le costruzioni che immagino siano addossate al versante in salita.
      Quindi si ha una specie di alveo che convoglia le acque di “un evento eccezionale come questo” ed ovviamente
      le piu’ penalizzate sono lo costruzioni in basso.
      Ora immaginiamo che le case in alto non esistano.
      L’effetto dannoso si sarebbe accentuato perche’ sarebbero venuti a valle ben piu’ detriti che sono stati frenati dalla presenza di queste costruzioni.
      In quanto alle licenze di costruzione delle case in basso,vorrei leggere le carte per vedere se e’ stato preso in considerazione il rischio di quanto e’ successo.
      Infine chi si e’ mai preoccupato di tenere sgombre le vie di deflusso?

    23. COPIO ED INCOLLO CIò CHE HO TROVATO SU INTERNET—

      Conferenza stampa di lunedì 5 luglio 2004

      CAMBIA LA MAPPA DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO A PALERMO
      IL SINDACO: “SI SBLOCCANO IMPORTANTI OPERE STRATEGICHE”
      Parcheggi, grandi infrastrutture viarie, spazi a verde pubblico, strutture alberghiere e sportive. Si abbrevia l’iter per la realizzazione di molte opere pubbliche pianificate dall’Amministrazione comunale.

      Con un decreto dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente, infatti, sono stati in gran parte rimossi i vincoli idrogeologici che avevano rallentato il cammino di diversi progetti, alcuni dei quali di importanza strategica per lo sviluppo della città.

      Il provvedimento, firmato mercoledì scorso ed illustrato oggi in conferenza stampa dal sindaco Diego Cammarata e dall’assessore regionale Mario Parlavecchio, recepisce un dettagliato studio tecnico predisposto dal Comune. In sostanza, sono stati aggiornati, per tutto il territorio comunale, i coefficienti di rischio idrogeologico, che adesso rispecchiano la situazione reale. Sono stati modificati, quindi, quelli indicati dal Piano straordinario dell’assetto idrogeologico generale, che era stato varato, sempre dalla Regione, nel luglio del 2000, ma con un livello di dettaglio non sufficiente.

      Nel complesso, le aree urbane con rischio idraulico (inondazione e “alluvionamento”) molto elevato si riducono da 1.600 a 150 ettari, mentre il rischio frana è, ormai, un fenomeno circoscritto quasi esclusivamente alle zone collinari poco o per nulla urbanizzate. In termini pratici, ciò significa che numerosi interventi da realizzare nelle aree non più classificate a rischio potranno seguire procedure molto meno complesse.

      La riduzione del coefficiente di rischio, infatti, comporta il venir meno del vincolo di inedificabilità assoluta in ampie zone della città, fra cui, ad esempio, il centro storico, che in precedenza era sottoposto al vincolo per circa metà della sua superficie complessiva.

      E volendo misurare i risvolti economici e finanziari della nuova situazione, si può stimare in almeno 45 milioni di euro, tra fondi pubblici e investimenti privati, il volume complessivo delle risorse che si potranno utilizzare in modo più rapido per la riqualificazione del territorio e il potenziamento di infrastrutture, opere di urbanizzazione e servizi.

      “La nuova mappa del rischio idrogeologico – afferma il sindaco Diego Cammarata – sblocca, di fatto, alcune importanti opere strategiche da noi programmate per migliorare la vivibilità in città. Abbiamo promosso uno studio tecnico molto accurato, poi recepito dal nuovo provvedimento della Regione, con l’obiettivo di giungere ad una classificazione delle aree più rispondente al reale ed attuale stato dei luoghi nel territorio comunale. Eravamo convinti – prosegue Cammarata – che il monitoraggio potesse mettere in evidenza una situazione diversa da quella raffigurata nel decreto precedente, consentendoci così di accelerare il passo nell’attuazione dei progetti infrastrutturali e di riqualificazione degli spazi urbani. Gli esiti dello studio, in effetti, hanno confermato questa ipotesi. Naturalmente, ciò non deve far pensare ai cittadini che si sia agito a discapito della sicurezza. Anzi, il maggiore dettaglio su cui abbiamo impostato la nuova ricerca ci permette di conoscere meglio e con maggiori particolari le caratteristiche del territorio comunale”.

      Alla conferenza stampa hanno partecipato anche gli assessori comunali Lorenzo Ceraulo (Infrastrutture) e Mario Milone (Urbanistica), Nino Bevilacqua, esperto del sindaco per le Infrastrutture, Ignazio Marinese, dirigente generale del dipartimento regionale Territorio e Ambiente, e l’ingegnere capo del Genio civile, Pietro Lo Monaco.

      “In collaborazione con l’Amministrazione comunale – ha detto l’assessore Parlavecchio – abbiamo raggiunto un risultato molto importante. È la conferma, infatti, che l’assessorato Territorio e Ambiente produce politiche di sviluppo, e non soltanto vincoli da rispettare. Il documento consente di sbloccare 45 milioni di euro da utilizzare per la città di Palermo. La collaborazione tra le due amministrazioni ha dato la possibilità di risolvere i vincoli che impedivano di procedere, nel rispetto delle esigenze della collettività”.

      SI SBLOCCANO INTERVENTI PER 45 MILIONI DI EURO

      Nella lista degli interventi portati avanti dall’Amministrazione comunale per i quali, adesso, l’iter si semplifica, figurano opere fondamentali per lo sviluppo infrastrutturale della città. L’importo complessivo, come detto, supera i 45 milioni di euro.

      Da citare, giusto per fare gli esempi più importanti, il nuovo sottopasso che sarà realizzato in viale Regione Siciliana, all’incrocio con la via Perpignano (l’importo complessivo è di circa 15 milioni di euro), ma anche i parcheggi di via degli Emiri (5 milioni di euro per 690 posti auto), via Libero Grassi (1,2 milioni di euro, 205 posti auto) e via Rao (5,4 milioni di euro, 360 posti auto).

      Nell’ambito del Prusst di Palermo, possono adesso andare in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva i progetti per tre nuovi alberghi (oltre 8 milioni di euro di investimenti) in via Sampolo, via Salvatore Puglisi e piazza XIII vittime. Per quest’ultimo già oggi è stata firmata la proposta di delibera da trasmettere all’Assemblea di Sala delle Lapidi.

      Sempre all’interno del Prusst, inoltre, possono avviarsi all’esame preliminare della conferenza di servizi i progetti per la casa di cura “Villa Maria Eleonora”, per un nuovo impianto sportivo tra le vie Terenzio e Sferracavallo e per due interventi edilizi nelle zone di Castello San Pietro e dell’Acquasanta.

      L’elenco comprende anche il recupero di alcuni edifici ad opera dei privati nel centro storico, oltre a svariate opere di sistemazione degli spazi urbani con nuovi tratti stradali, servizi e aree a verde nei rioni periferici San Filippo Neri, Sperone e Borgo Nuovo.

      IL NUOVO ASETTO IDROGEOLOGICO DELLA CITTÀ

      Il nuovo quadro dell’assetto idrogeologico della città, come detto, scaturisce da uno studio commissionato dall’Amministrazione comunale ad un gruppo di professionisti esterni, che lo hanno portato a termine nell’ottobre 2003. Il documento, recepito dalla Regione con il nuovo decreto, evidenzia che per numerose aree urbane l’elevato coefficiente di rischio (R4), codificato nel Piano straordinario del 2000 con la conseguente inedificabilità assoluta, non corrispondeva alla reale condizione idrogeologica dei luoghi.

      Ciò anche a causa di alcune imprecisioni dovute al basso livello di dettaglio della scala di rappresentazione del territorio utilizzata in origine: il Piano straordinario, che fotografa tutto il territorio regionale, è stato redatto, infatti, in scala 1:50.000, mentre il nuovo studio presentato dal Comune è in scala 1:10.000.

      Le analisi e le varie ricognizioni condotte sul posto, abbinate all’esame dei rilievi fotografici aerei, hanno consentito, quindi, di individuare con maggior precisione le parti più vulnerabili del territorio comunale. Si è tenuto conto di tutti i possibili fattori, dalla portata effettiva dei corsi d’acqua che attraversano la città alla conformazione del suolo, dalla densità di popolazione in ciascuna zona fino ai riscontri storici, anche qui zona per zona, su eventuali episodi del passato che potessero influire sulla valutazione del rischio. Si è tenuto conto, inoltre, del fatto che l’Amministrazione sta realizzando importanti opere fognarie, in grado di contribuire notevolmente allo smaltimento dei carichi idraulici.

      Il risultato di tutta questa attività è un ridimensionamento notevole sia dell’estensione delle aree da considerare a rischio che del grado di rischio stesso, sceso, in molti casi, da R4 (molto elevato) a R2 (rischio medio). La possibilità di aggiornare la catalogazione delle aree a rischio era stata prevista nello stesso decreto di approvazione del Piano straordinario regionale del 2000. Peraltro, una prima e parziale variazione si era già avuta per una porzione di territorio a sud del fiume Oreto, anche in questo caso per effetto dello studio promosso dall’Amministrazione, la cui elaborazione si è svolta in più fasi.

      Per quanto riguarda il rischio idraulico, legato alle ipotesi di inondazione ed “alluvionamento”, dal confronto tra la precedente mappatura e quella nuova emerge che le aree soggette si sono notevolmente ridimensionate e che il grado di rischio non è R4 (molto elevato), bensì R2 (moderato).

      Queste le modifiche che riguardano il bacino nord: la borgata di Tommaso Natale non è più soggetta a rischio, tranne che per una piccola area in prossimità della ferrovia; non sono più soggette a rischio le aree di San Filippo Neri e quelle vicine a via dell’Olimpo, come pure la zona nei pressi di Villa Adriana; è stata ridisegnata l’area in corrispondenza di via La Malfa, che non è più interessata dal vincolo perché il rischio, adesso, c’è soltanto in alcune porzioni di territorio a monte della circonvallazione (zona Benfratelli); l’area di Mondello, invece, continua ad essere classificata a rischio, ma anch’essa con un grado molto modesto.

      Questi i cambiamenti nel bacino sud: non sono più considerate a rischio la zona della circonvallazione (viale Regione Siciliana), nel tratto compreso tra via Pitrè e lo svincolo di viale Michelangelo, una porzione del quartiere Uditore e gran parte di Corso Calatifimi; si è notevolmente ridotta la superficie a rischio nella zona di via Roccazzo; non sono più soggette a rischio le aree di via Dante, via Pitrè, dell’Università, quelle di Villa Giulia, Villa Pietratagliata, Pagliarelli, Borgo Ulivia, via Oreto Nuova, via Belmonte Chiavelli, viale dei Picciotti ed anche tutta la zona di Brancaccio, via Messina Marine e Bandita; e anche per quanto riguarda il centro storico, che era contrassegnato con R4 nelle aree ai lati dei fiumi Papireto e Kemonia, il rischio è stato riclassificato come “rischio medio” (R2).

      Restano, sia pure con minore estensione, le aree a rischio molto elevato (R4) di Borgo Nuovo, della foce del fiume Oreto e, come detto, quella, ormai più circoscritta, di via La Malfa (per quest’ultima il problema si risolverebbe con la realizzazione del collettore nord-occidentale, che è in fase di progettazione).

      Complessivamente, non sono più vincolate 16 zone “F” (attrezzature di interesse comune), 18 zone “IC” (attrezzature per la residenza), 14 zone “S” (scuole) e 15 zone “D” (zone industriali).

      Infine, in merito al rischio frana, questo si concentra prevalentemente nelle zone collinari scarsamente o per nulla urbanizzate. Fra queste, le aree alle falde di Monte Pellegrino, Monte Gallo, Monte Grifone, alle quali si aggiunge una parte del comprensorio di Boccadifalco.

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