sabato 18 nov
  • Da Lussemburgo a Palermo: il bike-sharing

    Quando quest’estate, mentre mi trovavo in un’università londinese a reperire materiale giuridico per il mio progetto di ricerca sugli aiuti di Stato, il coordinatore del dottorato mi ha suggerito di recarmi, da ottobre a dicembre, sempre per motivi di studio, nel Granducato di Lussemburgo, gli unici dubbi erano legati allo stato del mio portafogli, abbastanza provato dalla vita nella metropoli britannica che, come molti sanno, non è nota solo per ricerca e università, offrendo anche parecchie chance di divertimento e svago più o meno costose.

    Tuttavia per nulla al mondo sarei stato disposto a perdere l’occasione di vivere, per un periodo nemmeno tanto breve, in quella mini nazione sulla quale, osservando la mappa dell’Europa all’epoca delle scuole elementari, molti di noi si sono posti dei simpatici interrogativi. E così, decidendo di dilapidare i residui denari di cui disponevo, ecco che quasi senza accorgermene mi trovo catapultato già da una settimana a Luxembourg City, la capitale di quello che, nonostante le modeste dimensioni, è uno dei sei membri fondatori dell’Unione Europea, oltre che sede della Corte di Giustizia Europea e di molte altre istituzioni comunitarie.

    Sebbene trascorra quasi tutta la giornata confinato all’interno di un’accogliente quanto ricca biblioteca all’interno della Corte, la mia indole civica, rafforzata dall’esperienza di Città2.0, mi ha spinto a cogliere qualche spunto che, in un futuro ideale in cui a gestire la nostra città non saranno bande in lotta tra loro ma cittadini che amano Palermo, potrebbe ispirare l’azione politica degli amministratori del capoluogo siciliano.

    Tra gli innumerevoli suggerimenti che potrebbero giungere da questo gioiello incastonato ad arte tra valli e colline, modello di buon governo come la maggior parte degli Stati del centro – nord d’Europa, mi va di soffermarmi su un servizio che si chiama “Vel’oh”. Si tratta di uno dei primi esempi di bike sharing introdotti in Europa, che di mese in mese si sta diffondendo a macchia d’olio nel resto del continente.

    Come funzione questa brilante idea? Il cittadino può acquistare dagli sportelli automatici posizionati negli oltre 50 parcheggi – bici sparsi per la città (uno ogni 300-400 metri circa, e si parla di una centro con meno di 100.000 abitanti) l’abbonamento settimanale al costo di 1 euro, o quello annuale per 15 euro. Per prendere una delle biciclette basta inserire il proprio codice pin e il gioco è fatto: la prima mezzora di affitto è sempre gratis, da mezz’ora a un’ora e mezzo di pedalata si paga un euro, e così via fino al prezzo massimo di 5 euro che scatta dopo cinque ore e mezza, successivamente alle quali non si pagano costi aggiuntivi. La bici va riparcheggiata entro 24 ore in uno qualsiasi dei punti Vel’oh.

    Il bike sharing, economico ed ecologico, utilissimo per gli spostamenti, unito a una sapiente costruzione di parcheggi sotterranei ai confini del centro città, potrebbe essere la chiave per riuscire a chiudere una parte del cuore di Palermo al traffico di automobili. Purtroppo, mentre a Lussemburgo, in centro e nel quartiere Europeo, esistono tanti parcheggi underground per le macchine dei 150.000 pendolari che vengono a lavorare qua ogni giorno da Francia, Germania e Belgio, facendo temporaneamente crescere la popolazione a 250.000 unità, a Palermo si canta vittoria dopo essere riusciti a realizzare un parcheggio per 700 auto al Tribunale, che è gia costato il carcere ad alcune persone coinvolte nella costruzione dell’opera e che non può rappresentare un momento d’arrivo ma soltanto un punto d’inizio per sconfiggere il nostro sottosviluppo.

    Ospiti
  • 18 commenti a “Da Lussemburgo a Palermo: il bike-sharing”

    1. l’unica cosa che sei riuscito a suscitare in me è il desiderio di andare a vivere a Luxembourg City, visto che le tue stesse considerazioni finali non lasciano sperare niente di semi-civile (non dico civile, non mi rischierei mai) per la nosta Città-Jungla

    2. Proponi il progetto bikesharing (con costi e caratteristiche) al vicesindaco e all’ assessore al centro storico che x ora stanno manifestando la volontà a pedonalizzare il centro città. Puoi contribuire a migliorare la città!

    3. Favorevole al bike sharing ma non a quello che proponete voi (quello con il pin), perchè è inutilmente costoso.
      Meglio il bike sharing dove si usa la chiave, costa meno ed è molto più funzionale.
      Per quanto riguarda la costruzione di nuovi parcheggi sono contrarissimo.
      Ne esistono tanti già vuoti, tipo il parcheggio basile e quelli nuovi che hanno fatto alla zisa.
      E poi sprecare soldi pubblici per incentrivare l’utilizzo dei mezzi privati è assurdo.

    4. Il bike sharing e similari hanno un senso se rivolti ad utilizzatori occasionali e/o temporanei. Se un residente intende utilizzare la bici, come sarebbe auspicabile, è più opportuno comprarserla e gestirsela a proprio piacimento. Semmai chiedere a gran voce piste ciclabili e rastrelliere per ancorarle.

    5. @Marco Lombardo
      sprecare soldi pubblici ???
      Questi non sono progetti nei quali gli enti pubblici spendono soldi. Sono società private che realizzano le infrastrutture (parcheggi), comprano i mezzi (bici) e gestiscono il sistema di affidamento al cittadino (management e manutenzione).
      Nella maggior parte delle città europee sono gestiti da privati, solo in Italia ci sono stati comuni che hanno voluto gestire questi servizi in maniera pubblica, ma è riuscito bene solo nelle piccole città ma non nelle grandi città dove c’è piu’ vandalismo e quindi i parcheggi bici necessitano di essere presidiati quotidianamente al fine di preservare rastrelliere + bici.
      A Palermo potrebbe funzionare solo col privato che gestisce il tutto. Se è pubblico, a 2-3 mesi il vandalismo notturno non lascia traccia di alcun sistema di bike sharing.
      Ma un privato prima di imbarcarsi in una proposta, un investimento, di questo tipo a Palermo (dove l’uso della bici ancora non è cultura di massa come altrove) deve farsi 4 conticini, un business plan simulando un numero possibile di utenti che possono utilizzare il servizio innovativo.
      Ma il privato, se fa bene le sue analisi, deve mettere in conto che il palermitano medio, il palermitano tipo non se l’accolla a pedalare in mezzo alle auto o nella corsia dei bus senza che il comune non riservi ai ciclisti una corsia dedicata.
      Il comune dovrebbe prendere dei provvedimenti dedicando corsie dedicate ai ciclisti facebdo sentire questa categoria sicura dal traffico delle auto e dei bus; quelli che oggi scelgono di andare a scuola, all’univ. o al lavoro in bici è gente coraggiosa che quotidianamenete è a rischio farsi arrotare dal primo arrogante automobilista nevrotico. In questa situazione di precarietà per il biker, molti palermitanti non scieglieranno mai di abbandonare l’auto privata per la bici.
      Quindi il privato investitore se si fa tutte queste analisi, e prevede quindi i livelli di rischi nell’investimento economico da effettuare, dice a se stesso: ma cu mu fa ffari ?
      In quanti anni riprendero’ l’investimento che ho effettuato avviando questo sistema di bike sharing a Palermo ?
      Generalmente un imprenditore privato non si rischia a fare investimenti se il payback risulta dopo 5-6 anni e già 6 anni sono troppi. Quindi capite bene come a Palermo nessun imprenditore si sia fatto avanti a realizzare un tale tipo si bike sharing system, come invece diversamente è avvenuto a Roma o in altre città dove i bikers erano un numero cosi’ ampio da potere giustisficare un investimento economico consistente.
      Se date un occhiata al car sharing di Palermo, nel sito http://www.carsharingpalermo.it/ si dice “in appenna sei mesi sono in 180 gli abbonamenti rilasciati”, ma la vedete mai in circolazione un auto con gli adesivi del car sharing? Io mai, le vedo sempre parcheggiate e le stesse auto, ci ho fatto caso, sono parcheggiate nello stesso sito per oltre una settimana.
      Almeno una al giorno la dovrei vedere circolare, niente invece!
      Il bike sharing, penso che prima di essere avviato necessita di una sensibilizzazione profonda e stratificata. Se si realizzano le piste ciclabili e poi ci si posteggia sopra con le auto e nessun vigile prende multe e ci si trovano i sacchetti dei rifiuti, allora migliaia di palermitani non si decideranno mai di passare dall’auto alla bici e quindi in quest’ottica l’imprenditore che vuole realizzare sistemi di bike sharing non effettua un investimento che frutterà nel tempo, e ci rinunzia.
      Il comune non sensibilizza affatto costruendo piste ciclabili, e poi abbandonandole a se stesse e all’incuria, diversamente da quanto avviene in altre città italiane o europee. Per un privato investitore questo non è affatto l’hums sul quale fare crescere il bike sharing, anzi se ne guarda bene.

    6. Il bike sharing è già in lavorazione.Molto probabilmente Amat 😉

    7. Un sistema analogo è in funzione anche a Parigi, quindi su una scala più vasta della realtà ben descritta dall’autore.

    8. se per questo anche a milano….http://www.bikemi.com

    9. Abito vicino Parigi e confermo quanto detto da Humby, a Parigi Velib funziona della bella, ma bisogna dire che le piste ciclabili pullulano… Mi associo a serena biker, a Palermo deve le fai le piste ciclabili?? Vi ricordate quelle fatte tanti anni fa sui marciapiedi di via Libertà che andavano a sbattere contro le edicole?? Quanta vernice sprecata….
      Palermo non è pronta per un concetto cosi’ civile (ahimé) …Peccato, un’altra bellissima idea che a Palermo non attecchirà mai

    10. Esiste in almeno quindici città italiane. Il problema è, quanto durerebbero? E in quanti le userebbero?

    11. Esiste anche a Bari. Ma non ho mai visto nessuno utilizzare le bici.

    12. Eppure un’esperienza vicina a noi, ma forse poco conosciuta c’é :-D….

      Ho trovato la bella sorpresa a Siracusa (http://www.bicincitta.com/citta_v3.asp?id=44)
      L’esperienza siracusana rientra nel più ampio progetto “bicincittà”, ma ha una novità assoluta…

      badaben badaben badaben Gobike, il nome dato al progetto, è il primo ad essersi dotato anche di bici con pedalata assistita.

      Provare per credere 🙂 io ho provato!!! Speriamo che regga 😉

    13. già vedo le rastrelliere con quel che resta delle bici: prima si portano il sellino e la ruota anteriore, di seguito catena, cambio e pedali. Rimane (forse) il telaio. Un esempio? Angolo di Via Roma con Via Mariano Stabile: c’è (da almeno due anni) il telaio di quella che una volta era una bici incatenata ad un palo. Giorno per giorno ho visto mancare qualche pezzo. Oggi rimane solo un triangolo di ferro e una catena arrugginita fissa al palo della luce. Però devo dire che ai cani ispira molto per fare tanta plin plin…

    14. In data 3 agosto 2009 abbiamo(scrivo come FIAB) inviato all’ex, come tanti, assessore Tinervia i preventivi per l’istituzione del bike sharing a Palermo.Avevamo avuto richiesta da lui che aveva raggiunto un pre accordo di interessamento col presidente dell’AMAT per affiancare le postazioni delle bici a quelle del car sharing in modo da prendere 2 piccioni con una fava e ridurre i costi di sorveglianza.Sapete tutti com’è andata e per l’ennesima volta un nostro progetto in dirittura di arrivo è stato vanificato da mera questione politica.Era anche una spesa sostenibile ma in questa città è tutto lavoro perso, tante promesse ma nulla di concreto.

    15. Quello delle bike sharing è un progetto bellissimo e palermo si presta benissimo perchè è pianeggiante e non c’è mai troppo freddo,so che a Barcellona,che non è molto dissimile,sta facendo furore,speriamo!

    16. Il bike sharing è già attivo all’università dall’anno scorso, ed è pure posssibile portare le bici al di fuori della cittadella!
      (io guardo speranzoso ogni minimo cenno di civiltà che si manifesti a Palermo…)

    17. non voglio fare il ritornello a serena biker,
      ma per realizzare un progetto di bike sharing urbano credo (e sono fermamente convinto) che ci vogliono determinati requisiti:
      1) piste ciclabili al 100%
      2) un potenziale consistente di clienti ciclisti
      3) un verosimile ritorno economico (piu’ vero che simile) per un imprenditore privato che vuole avviare un tale servizio in piu’ siti dentro la città.

      L’Amat non fara’ mai il servizio di bike sharing, semplicemente perchè sanno che non c’è un ritorno economico a breve termine e soprattutto perchè dovrebbero impiegare molte unità lavorative per il presidio dei punti di bikesharing. In altre città europee non cè tanto vandalismo per giustificare il presidio quotidiano.

      Quello dell’università di palermo se paragonato ai sisteni di bikesharing di altre città italiane (milano, roma, barcellona, helsinki, kobenavn, …) non si puo’ chiamare bikesharing!!!

      Manca una cultura popolare per avviare il bikesharing.

      Il comune non facilita il percorso per avviare il bike sharing, non ha nemmeno un ufficio biciclette http://www.ufficiobiciclette.it/ , come in molte città italiane!

      Forse, ma solo forse, se sarà avviato un percorso di pedonalizzazione del centro storico, potrebbero nascere i presupposti per il bikesharing in centro.
      Che dirvi… alla prossima pedalata !
      Mercoledì 14 ottobre sera alle 21 fatevi vedere in bici a piazza Politeama per SELLE DI STELLE, pedalata urbana serale.

    18. Per motivi contingenti ( mi hanno ritirato la patente) mi imbatto in questa discussione. Imprescindibile, oltre che lodevole e iper acuto e condiviso, l’intervento di “serena-biker” di due anni fa. Constato con amarezza che non cambia mai nulla in meglio.

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