domenica 19 nov
  • La mia Baarìa

    Ho chiuso gli occhi quando mi ha sequestrato e portato lì in mezzo al mio passato. Ho chiuso gli occhi ma ho continuato a vedere i luoghi della genesi, la dove tutto è cominciato e io me ne andavo curioso con la vita in tasca. Ho chiuso gli occhi ma ho sentito i rumori, la musica, le voci come a un mercato arabo. “V’accatt’i dollari”. Ho chiuso gli occhi ma ho sentito i profumi della salsa di pomodoro e del basilico. Ho chiuso gli occhi e ho aperto i rubinetti della memoria: le cose, la gente, le idee, i dolori, i rimpianti, le curiosità le gioie, i successi, i fallimenti. E mentre la mia estate comincia a cogliere le avvisaglie dell’autunno quando si ispeziona la dispensa per controllare ciò che c’è e ciò che ancora serve, ecco sfilare davanti a me le stagioni dell’inizio, quelle dei sogni avverati e quelle delle illusioni pacatamente perdute, le primavere delle idee, gli inverni della realtà, i successi e i fallimenti, le cose dritte e le cose storte, quelle che torneranno, quelle che ti salutano da un treno che va in una e una sola direzione, quella del tempo che non va all’indietro.
    Sarei andato da solo. Forse avrei apprezzato ancora di più. Perché l’album delle cartoline deve lasciarti il tempo di fermarti quanto ti serve, Magari per piangerci su. Ma non di dolore e neppure di nostalgia. Ma di gioia. Per esserci stato, per poter dire che Ignazio Buttitta parlava con me e che quella camicia me la sono tolta per farne un pezzo di bandiera rossa e che, per quanto strano possa sembrare oggi, anche quello è servito, anche IO sono servito.
    E camminavo tra i vicoli coi miei amici, e costruivamo pattine e carrozzoni, e catturavamo lucertole coi fili d’erba fatti a cappio e poi le portavamo a gunzaglio. E ci schieravamo sui marciapiedi a gareggiare a chi pisciava più lontano che sembravamo la fontana di piazza Navona. E le seghe insieme quando credevamo che godere subito era una figata. Quando le macchine non avevano ancora gli sportelli antivento e noi ci fermavao a gruppi di venti, venticinque con aria noncurante ad aspettare di veder scendere le rare signore al volante per guardare in mezzo alle cosce sotto la gonna.
    Macchè politica, macchè magnifiche sorti e progressive. Erano sani ormoni della crescita che avremmo presto imparato a rendere compatibili con lo studio, cone le idee, col corteggiamento di rito antico e accettato come la massoneria scozzese. Ma in quel momento eravamo come le cellule staminali: avevamo dentro tutto quello che ci sarebbe servito, ma lo tenevamo tutto insieme, indistinto, un buco nero stracolmo di energia nell’attesa che ogni cellula diventasse specializzata. Ma intanto ce ne andavamo per il mondo. In quello vicino, con i piedi, in quello lontano con la testa, con i pezzi di pellicola, con le foto, coi fumetti, con tutto il repertorio degli attrezzi per un sogno progettuale, perché a quel tempo tutto ti pareva possibile, alla portata. Sicuramente, quando sarò grande, l’uomo sarà andato sulla luna, i telefoni non avranno i fili e i manderini si raccoglieranno da soli.
    Ombre sotto gli agrumeti, amore rubato da mommiare, l’avventura della “tummiata”, il furto infantile di una paio di chili di manderini, l’inseguimento del guardiano che dici: ma come cazzo fa a correre così veloce in salita alla sua età e a raggiungerci in una fiat e a portarci dai genitori che già il padre si stava levando la cintura?
    I vecchi manifesti della campagna di allerta per i residuati bellici ancora sepolti qui e lì, con l’immagine lugubre del bambino con un cappottaccio liso e la stampella al posto di una gamba.
    Le stanze dove fumavano tutti e nessuno si lamentava, il fascio di luce del cinema scolpito da cento sigarette ardenti, le riunioni in sezione coi vecchi compagni che ci sembravano bidelli terribili mentre il compagno della Federazione ci spiegava il pero maturo e il mastro piantatore. E i comizi senz’acqua e senza gente ai crocicchi del quartiere in tutt’altre faccende affaccendato. Ma si facevano e si gridava di terre lontane occupate, e di terre vicine e abbandonate mentre i contadini morivano di fame.
    E si andava a ballare, più grandetti, nelle case degli amici sotto lo sguardo vigile di mamme severe mentre sentivi sul petto il duro ricamo dei primi reggiseni a carrarmato.
    Ho chiuso gli occhi perché, per paradossale che sia, non c’era bisogno di guardare per capire. Nei salotti radical-chic, quelli dov’è stata incubata la nostra attuale rovina, si pesa tutto con la pendanteria del compratore d’oro antico, sempre sospettoso che sia falso e sempre alla ricerca della prova che gli consenta di dire: ecco, vedi?, lo avevo detto io… Manca il filo del racconto, non c’è legame tra una cartolina e l’altra, e poi, certe macchiette, proprio no. Woody Allen tutto un’altra cosa, vuoi mettere con l’angoscia di Antonioni? Ma quale Fellini, non babbiamo con le cose serie.
    Peppuccio se la ride. E fa bene. Lui vuole somigliare solo a Peppuccio: uno che ha amato, uno che ha sofferto, uno che ha studiato, uno che ha capito,nuno che ha vinto, uno che ha perso. Uno di noi, insomma. Che ti porta in una sala affollata e ti fa vedere come sei e ti consegna il suo album ricordandoti che quello deve servirti a rispolverare il tuo perché ciascuno abbia la sua Baaria. E mai ti capiterà di dovere andare in farmacia a chidere: mi rassi qualche cosa pi muoriri, perché quando esci dalla sala ti va solo di vivere ancora, di riprendere in mano una bandiera, di tornare ad indignarti. E ti senti di poterlo fare. Perché ne sai di più. Della storia, dell’amore, della politica. E di te.

    Palermo
  • 17 commenti a “La mia Baarìa”

    1. Daniele, forse non te l’ho mai detto, stavolta mi hai emozionato. Grazie.

    2. Già… questa è stata anche la mia Baaria, la Baaria delle passioni per la vita e la voglia di viverla..
      Grazie.

    3. EVVAI!!! BENTORNATO BILLI!!!!

    4. Bentornato, mi sei mancato,proprio qualce sera fa notavo la tua assenza e speravo che non sparissi di nuovo!!!!
      Quando rivivo la mia infanzia sento ancora il profumo della buccia di arance che le suore,dove io frequentavo la scuola,buttavano sul braciere acceso e tutto intorno si irradiava un profumo che ancora oggi ,al solo ricordo,sento ancora.Ciao e a presto

    5. Grande Daniele,
      ho la pelle d’oca e un piacevole groppo in gola.
      E pensa, devo ancora vedere il film.
      Grazie.

    6. Emozionante!

    7. billi, ti leggo tutto d’un fiato, con emozione, la tua passione scavalca lo schermo freddo e arriva a graffiare.
      cancello mentro ti leggo il titolo, quel baarìa che mi distrae e mi disturba, che sovrappone le tue parole ad immagini patinate che mai riusciranno ad emozionarmi, ricordi sbiaditi di mulini bianchi, oleografie di donne in nero D&G e inutile sangue sparso di un toro innocente, come se di sangue innocente non se ne fosse già versato abbastanza in questa terra desolata.
      felice di averti riletto qui
      v

    8. Io penso che sia un gran bell’affresco, Baaria. Tante belle storie, memoria di un tempo andato. Ma che alla fine, non è riuscito ad emozionarmi.

    9. estratto da recensione di “cooming soon” :

      Ma in tutta la sua densità e la sua frastornante sovrabbondanza, Baarìa è un film cui mancano davvero cuore e calore. Perché le energie, le passioni e le idee vengono estinte dall’insistita ossessione per la “bella immagine”, da tonalità ora drammatiche ora inspiegabilmente da cabaret televisivo (si vedano a tal proposito gli enigmatici cammei ricorrenti di Beppe Fiorello e Luigi Lo Cascio) ma comunque marchiate da una sensibile artificiosità figlia dell’ansia di mostrare, dal tentativo di affrescare il più possibile senza mai andare in profondità.
      Magari Tornatore la sua idea di quel che doveva essere Baarìa, di quel che è il (suo) cinema, ce l’ha e ce l’ha pure chiara, tanto che rimane quasi costantemente uguale a sé stessa. Ma non è scritto da nessuna parte che questa debba essere condivisa o condivisibile. Checché ne penseranno gli americani.
      Federico Gironi

    10. Btavo Federico, ottimo compitino. così tutti diranno: ma bravo quel Gironi. Mi fa pensare al BGertoncelli dell’Avvelenata di Guccini. Ci sarà sempre un musico, un fallito, un pio, un teoreta, un Gironi e un prete a sparare cazzate. Con tutto il rispetto e una goccia di curaro.

    11. QUESTO FILM è UNO SCANDALO. IL FILM PIù BRUTTO DI TUTTI I TEMPI PAGATO CON 8 MILIONI E PASSA DALLA REGIONE E DA NOI ! NON HA STORIA. NON HA SIGNIFICATO. NON e’ UN GENERE. NON E’ PORTATORE DI NULLA. LA GENTE RIDE. MA FIGURATI SE LA GENTE NON RIDE PER UNA FILM CHE FICARRA E PICONE AVREBBE DIRETTO MEGLIO. molto meglio ! TANTO LA GENTE RIDE RIDE RIDE ! E FIGURATI SE NON RIDE QUANDO SENTE DIRE LA PAROLa ” MINKIA ” E ” STA MINKIA “.
      TORNATORE è UN BLUFF. ANCORA SE PENSO AGLI 8 MILIONI DI EURO CHE POTEVANO DARE O AI POVERI O AI POVERI REGISTI INDIPENDENTI CHE SONO M ILGIORI E NESSUNO CONSIDERA. VERGOGNA !

      SFIDO A DIRE IL CONTRARIO, CON SERIE MOTIVAZIONI.

    12. Valentina utilizzare il maiuscolo in questo modo equivale a urlare e ti invito a non farlo. Grazie.

    13. Brucia sapere che “medusa” è del Berlusca eh?

    14. il film secondo me è molto bello. Un’opera così credo dia lustro alla nostra terra. Poi, certo, non può piacere a tutti. Ma è piaciuto a tutta la gente semplice con cui ho parlato. Meno agli intellettuali, o sedicenti tali.
      Ma che volete, io sono solo una casalinga e, ripeto, a me il film è piaciuto un sacco, e me lo rivedrei pure. Con buona pace di chi non ama Peppuccio, o non ama questo genere di film.
      E se a qualcuno pare girato male, allora lo confronti con Agrodolce (con tutto il rispetto delle telenovelas)
      @Bir Hakeim: certo che mi brucia!! Ma anche una casalinga capisce che ci sono leggi di mercato alle quali si deve sottostare

    15. Questo film è stato superpompato ( e si sa da chi…a proposito di bruciori….). Non è vero che “è piaciuto solo a tanta gente semplice”, è stato lodato e tanto anche dalla stampa italiana. Ma quella estera l’ha fracassato. Giustamente secondo me. Ma non perchè sia girato male. Soprattutto perchè è pieno di ossessioni: dei personaggi e di Tornatore. Se uno si allontana di spalle, la macchina da presa si sente sempre, dico sempre, in dovere di alzarsi per aria in un dolly esagerato. Se c’è una scena di massa ogni angolino deve essere riempito. Ed ogni momento va sverniciato di musica: Morricone nelle due ore e mezza di film riesce a farcene stare almeno un cinque ore abbondanti. Insopportabile davvero. Questo non vuol dire essere intellettuali semmai appassionati di cinema. Anche una casalinga ( di Voghera ) può esserlo, anche un bracciante lucano ( cfr. Nanni Moretti ” Sogni d’oro ” ).

    16. Mizzica, ci risiamo la malinconia mi assale, l’emozioni si inseguono proprio come pietro nel viale di Baaria…che diventa grande…Leggendoti non divento mai grande ed è questo che mi piace. manderini “arrubati” a bonagia, quando ancora c’erano i giardini cinturati da muri di tufo(i patatuna gialli) e vetri rotti sulla cime. e le lucertole al guinzaglio….e quando si tagliava la coda …dicevano parolacce…

    17. Sprofondo nei ricordi…ci risiamo gli occhi mi diventano lucidi e non riesco a dimenticare nemmeno io la mia Baaria ove ho trascorso dai nonni l’infanzia.. e quelle corse di cavalli i giorni di festa di san Giuseppe in tutto il corso butera sino a punta a vugghia…e mio nonno seduto sulla sedia con la spalliera che faceva da bracciolo…grazie.

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