giovedì 14 dic
  • Ipocondria palermitana

    Arrivo al giornale sempre verso le tre. Col boccone in bocca, come diciamo da noi. Non si può dunque dire che sia proprio reattivo e vigile. Al contrario: sono preda dell’ossimoro che mi vuole a un tempo sonnolento e frettoloso. Così non mi accorgo del tipo che mi si avvicina mentre assicuro lo scooter con la catena.
    “Domando scusi…”.
    Mi giro e lo vedo: avrà una cinquantina d’anni, indossa un paio di pantaloni di velluto a coste, una maglia a righe tono su tono a girocollo che lascia intravedere una maglietta intima bianca. Ha la barba lunga ma non tanto da apparire trasandato come un barbone. Diciamo una barba del giorno prima.
    “Domando scusi…”.
    “Sì?”.
    “Vede, ho un dolore proprio qua dietro, nel mezzo delle spalle che mi viene a fittioni…”.
    “Ma sta male, vuole che telefoniamo per fare venire un’ambulanza?”.
    “No no, non c’è bisogno, ci volevo domandare…vede, è proprio qui nel mezzo delle spalle, sotto l’osso…come si chiama…”.
    “La scapola”.
    “Sì, bravissimo: quella. E poi mi sale sino a che mi prende il cozzo”.
    “Ah…”.
    “All’inizio era a fittioni, poi è diventato che non potevo stare”.
    “Ma…”.
    “Aspettasse: allora ho deciso di andare dal dottore”.
    “Ah, ecco. E certo…”.
    “Sissi. E lui mi disse: va fatti i raggi. Magari c’è qualche cosa nei promoni”.
    “Giusto ci disse il dottore… E lei se li fece i raggi?”.
    “Certo, a lampo. Ci portai le lastre, lui le guardò e mi disse: Non c’è niente”.
    “Ah, be’, menomale”.
    “Sissi ma io il dolore ce l’ho ancora”.
    “Mah…forse è un reumatismo. Sa com’è con questo tempo pazzo: un colpo c’è freddo, un colpo c’è caldo. Uno non sa mai come si deve vestire e poi cade malato o ci vengono i dolori come a lei”.
    “Certo può essere…”.
    “Magari ha un poco di cervicale… A una certa età non c’è di farsi meraviglia”.
    “Ma io penso che nei raggi magari doveva risultare”.
    “No, non è detto”.
    “Ah no?”.
    “No, nel senso che…non lo so. Certo io il giornalista faccio. Non è conto che sono un dottore. Ma perché uno deve pensare alle cose tinte? Non si può accordare che è un reumatismo e non ci pensa più?”.
    “Certo, posso fare così”.
    “E magari domani si va a fare i belli esami di sangue, si fa vedere lo zucchero, si fa misurare la pressione e tutte cose…”.
    “Sì, faccio così. Domani di prima mattina scendo il cane poi prima di prendermi il caffè mi vado a fare il prelievo”.
    “Bravo, così deve fare”.
    “Ma…”.
    “Sì?”.
    “Lei che dice che quando mi danno i risultati poi c’è scritto che cosa ho?”.
    “Non è detto…”.
    “Ah no?”.
    “Voglio dire, sempre il dottore li deve vedere. Ma mi scusi…”.
    “Dica”.
    “C’è qualche cosa che io posso fare per lei?”.
    “No, no. Io non la volevo disturbare ma siccome che sono un poco preoccupato, l’ho visto che arrivava e mi pare che ha una faccia buona e ho pensato: forse quel signore mi dà un poco di conforto”.
    “E ce l’ho dato?”.
    “Sì, ci insertai”.
    “E ora?”.
    “E ora niente. Lo ringrazio. Ora me ne salgo a casa”.
    “Sì…si riguardi, mi raccomando”.
    “Sicuro, con la salute non si babbia”.
    Non lo avevo mai visto, forse non lo rivedrò. Passava da lì. E io pure.
    Martedì 17 novembre 2009, via Lincoln, ore 14:55

    Palermo
  • 31 commenti a “Ipocondria palermitana”

    1. A Milano questo non sarebbe successo.
      Palermo è bella anche per questo!

    2. @Panormus: A Tunisi lo avrebbero accompagnato dal dottore e poi offerto il caffé.. si è sempre più a Nord di qualcuno (parafrasando De Crescenzo).

    3. @Angelo
      In Kenya gli avrebbero offerto un rene?
      Ma che vor di’?

    4. …Abbiamo tanti difetti come popolo, ma sicuramente ancora non siamo del tutto infifferenti al prossimo….ma manca poco!

    5. E te pareva che non si usciva fuori il sempreverede “a milano…a palermo..” macheppalle.!!
      Evviva la quotidianaità cittadina che si colora ancora di episodi di anomala estemporanea “simpatia” tra persone non necessariamente conoscenti. 🙂

    6. Il pomeriggio vado a scuola di scultura comunale(come alunna) e ieri , verso le 17 è salito un signore : barba di un giorno, vestito bene , capelli bianchi, magro, bello nei suoi circa settantanni, si è seduto con noi ha aperto una cartellina e ha cominciato a tirare fuori foto e disegni e poesie.C’era la foto di un bel ragazzo e lui ha detto:questo è uno dei miei gemelli , ma questo è già morto, l’altro è in comunità ed io lavoro per loro.Mi ha chiesto se potevo fare un calco in silicone di una statuina, così poi in comunità avrebbero potuto fare tante statuine. Ho risposto che ci avrei provato, mi ha chesto il nome :titti- ciao grazie Francesco. Se ne è andato ripetendo allora torno venerdì , a no lunedì? come giovedi? Chissà se lo rivedrò , ma io intanto provo a fare il calco.

    7. Correggo: Scuola comunale di scultura

    8. piu’ che calore umano e condivisione io ci vedo l’egoismo del disperato da una parte, e dell’altra parte non mi pronuncio perché non ho la presunzione di sostituirmi e interpretare i sentimenti dell’autore. Magari in un’altra città con altre abitudini quel “malato” andrebbe a curare le proprie ossessioni facendosi analizzare, piuttosto che perdere tempo in gesti inutili. Ma si sa che dalle nostre parti si prova un certo godimento a parlare di morte e malattie e della vita come una sofferenza, piuttosto che parlare della vita in senso positivo come una bella vacanza regalata da chissà chi … città triste!
      Domani lo farà con un altro, forse lo farà fino alla fine dei suoi giorni, e non è il solo a farlo …

    9. occhio che a sud dell’equatore il sud diventa nord, nel senso che più a sud si è più nordica è la gente. devo dedurre che l’equatore è il posto più ospitale e friendly del mondo. si angelo: ma che vor dì?

    10. Scrivo da Roma e sono di Padova ciao a tutti

    11. l’umanità, a prescindere dall’origine geografica, è davvero bella quando vuole…

    12. l’universale sicilianità tutta pirandelliana

    13. ..solidarietà e calore siciliano da un lato e tristezza dall’altra.
      il conforto chiesto ad una persona totalmente estranea, ad un viso scelto tra tanti, ad un individuo incontrato per strada deve fare riflettere: questa si chiama solitudine!

    14. Io ho abitato al nord per molti anni, dunque il paragone mi viene spontaneo, anche se a qualche snob dà fastidio: una volta durante la Messa un signore anziano è svenuto: tutti indifferenti. Io ho chiamato un’ambulanza (c’erano già i telefonini). Non voglio fare l’eroe, ma al nord puoi morire nel vero senso della parola. Ringraziamo Dio che ancora un pò di senso di solidarietà umana c’è rimasto (forse ancora per poco come dice qualcuno).

    15. Io sarei più per: “Nulla avviene per caso”.

    16. Poverino, era così preoccupato da chiedere un po’ di conforto al primo che passa. E’ vero, dà un senso di calore ma anche di molta solitudine.

    17. ciao daniele. fossi in te, per un sì e per un no, domani mi porterei un fonendoscopio

    18. A me queste cose…scaldano il cuore.

    19. Storia di ordinaria solitudine.

    20. Tanto normale non deve essere uno che dice i suoi fatti al primo venuto. Magari girato l’angolo ha ricominciato con un altro e poi un altro ancora.
      Più che solitudine la chiamerei malattia mentale ed è in fin dei conti sempre un triste isolamento.

    21. @Panormus, Fabio: volevo dire esattamente quello che ha scritto Valentina: ““a milano…a palermo..” macheppalle.!!”.
      “A Milano..”, “Al Nord…”, “In Alta Italia..”.. sempre li a fare paragoni.. come a dire: “Qui stiamo uno schifo immondo.. però se un tizio si avvicina gli rispondo”.
      Sembra sempre, con questi paragoni, che cerchiamo una giustificazione per il resto che non va.
      Bene: a Milano magari la gente non si parla, ma sono certo che se la passano meglio che da noi. Potremmo provare a passarcela bene come loro e magari chiaccherare con gli sconosciuti.. ma se proprio dovessi scegliere (e non posso) io preferirei a Milano.

    22. Basta con questi paragoni Milano/Palermo! In tutte le grandi città purtroppo c’è una maggiore indifferenza verso il prossimo. Del resto, se Daniele ha scritto un post su questo aneddoto significa che fermarsi a chiacchierare e confortare un perfetto estraneo è una cosa strana anche per Palermo.
      E poi, tutto questo orgoglio dei palermitani sull’ospitalità e la cordialità verso il prossimo a mio avviso è infondata.

    23. Ho scritto questo post senza essere sfiorato dall’idea di qualche paragone. Penso anche io che certe cose in società più “fredde” e meno teatrali non succedono. Ma non è questo il centro. Mi è sembrato un episodio da “solo a Palermo” perchè mi è sembrato di cogliere un grande paradosso in uno che mi ferma perché è preoccupato della sua salute e io gli sembro “augurioso”: un misto di ignoranza, superstizione, solitudine, follia, dolcezza, tenerezza, corda pazza. Se poi dobbiamo fare un discorso sul fatto che magari a Milano muori da solo in una casa e i vicini ti trovano dopo un mese quando già da quindigi giorni girano “normalmente” con le maschere antigas, allora facciamolo. Ma non era a questo, onestamente, che pensavo quando ho scritto il post. Mi ha solo intenerito il tipo. Nella sua follia.

    24. la storiella è simpatica e secondo me il tizio non è folle e semplicemente un palermitano doc: ciè uno che riesce a chiccherare della prorpia vita, delle proprie gioie e delle proprie disgrazie con tutti. secondo me questo autoraccontttarsi era uno sport cittadino durtao secoli e di moda fio a qualche decennio fa,oggi alcuni ne sono ancora dei cultori. provate ad andare dal dottore e rimante in sala d’aspetto per 20 minuti, dopo sapreste tutte le malattie del vostro vicino d’attesa e sicuramente gli avrete dato diagnosi e medicinale, una specie di previsita prima della visita relae. ed allora perchè stupirsi?

    25. Che sia un folle o no, che sia solo o no, il bello è che ha trovato qualcuno disposto ad ascoltarlo.
      In una società come quella di oggi, sovrastata dall’indifferenza, è un evento.

    26. 3 anni fa mi sono rotta il polso in Brasile, una gentilissima signora che masticava un poco d’inglese, ma sempre meglio del mio pochissimo imbarazzante portoghese, mi ha scarrozzato per mezza città, di ospedale in ospedale, finchè non m’hanno ingessato per benino ed è andata anche in farmacia a comprarmi le medicine, poi mi ha aiutato a cambiare il biglietto dell’aereo e mi ha infine accompagnato all’aeroporto per il mio scomodissimo volo di rimpatrio… era siciliana anche lei???

    27. Tenerezza ed innocenza, come quella dei bambini, che forse, sentendosi un po soli, cercano qualcuno che li rassicuri e gli dia un po affetto pronto all’uso. Complimenti…a tratti mi sembrava di leggere Camilleri.

    28. Non molto tempo fa, alle spalle di via Lincoln, mi avvicinavo alla mia auto e una signora piena di pacchi della spesa, mi avvicina e mi chiede, in un italiano un pò stentato, un passaggio per la stazione centrale.
      Io, un pò stranita della richiesta, un pò diffidente, ho comunque accettato, anche perchè si era posizionata davanti allo sportello e mi sembrava abbastanza determinata..
      durante il tragitto la signora mi raccontò praticamente la sua vita, mi parlò di suo marito, dei suoi figli, di quanto fosse aumentato il prezzo delle verdure…insomma..in quei pochi minuti..mi aveva rapito con la sua loquacità..
      la lasciai davanti all’entrata della stazione..lei mi ringraziò non so quante volte..e mi disse..se passavo dal suo paese..di cercarla per un caffè..mitica!

    29. Circa (il dolore al cozzo). Mi conforta molto sapere che ancora in Italia ci sono posti dove puo’ succedere di essere avvicinati da uno sconosciuto che con una scusa scambia due chiacchiere “fidandosi” della sua faccia (buona).Palermo è ancora una citta’ dove questo puo’ succedere.E credete NON E’ POCO.

    30. bhe la Sicilia è anche questo…anni fa restai a piedi con la mia auto in viale Regione Siciliana, quattro ragazzi che mi avevano visto spingere la macchina per metterla di lato si sono fermati (alle 9:00 di sera) e mi hanno offerto un passaggio accompagnandomi fin davanti casa. Qualche anno fa mentre cammino con la macchina una coppia di anziani mi fa segno di fermarmi, mi chiedono se posso vedere cosa ha la macchina che all’improvviso si è fermata, in poche parole quel pomeriggio lo impiegai ad accompagnare il marito dal meccanico più vicino e feci avanti e indietro più di una volta, e i signori non restarono sotto il sole cocente, verò è che bisogna stare molto attenti, però avvolte un pò di solidarietà non fa male.

    31. Mi aspettavo un tentativo di estorsione con la scusa del “mi devo pagare i raggi”, come già letto sulle pagine di Rosalio. 😛

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