domenica 17 dic
  • Processo Mori: simul stabunt, simul cadent

    Il generale Mario Mori, insieme al colonnello Mauro Obinu, è imputato di favoreggiamento alla mafia. La Procura di Palermo lo ritiene responsabile della mancata cattura di Bernardo Provenzano a Mezzojuso nel 1995. Il principale teste d’accusa, il colonnello dei Carabinieri Michele Riccio, sostiene che furono Mori ed Obinu ad impedirgli la cattura di Provenzano.

    Mori (ed il tenente colonnello De Caprio) è già stato processato per favoreggiamento alla mafia e assolto (febbraio 2006) per la vicenda della mancata perquisizione del covo di Riina. Oggi è nuovamente imputato. Le due vicende appaiono strettamente connesse, perché nel 1993 inizierebbe una trattativa tra apparati dello Stato e Cosa Nostra che spiegherebbe la mancata perquisizione del covo di Riina nel 1993 e la mancata cattura di Provenzano nel 1995.

    Tanti i dubbi, una sola certezza. Oggi alcuni uomini che, sino a prova contraria, hanno dedicato la vita alla lotta contro Cosa nostra sono sotto processo per favoreggiamento alla mafia. Nessuno vorrebbe che la verità non possa essere ricostruita, qualche dubbio tuttavia si nutre sulla circostanza che lo strumento adeguato sia un processo penale, tantomeno un processo penale contro alti ufficiali dell’Arma dei Carabinieri. Ma questa è soltanto l’opinione di chi scrive: e tale rimarrebbe se non fosse che l’inadeguatezza dell’aula di un tribunale per la ricostruzione di una vicenda come quella descritta è emersa nell’ultima udienza del processo, quella del 10 novembre 2009.

    Vorrei fare alcune considerazioni personali, poi chiunque può farsi un’idea ascoltando l’audio dell’udienza sul sito di Radio Radicale. Come dicevo, il teste centrale dell’accusa è il colonnello Michele Riccio, perché a Riccio il confidente Ilardo offre la possibilità della cattura di Provenzano: cattura che, a dire del Riccio, sarebbe di fatto stata ostacolata da Mori e Obinu. Sulla verifica dell’attendibilità del teste in questione, dunque, si gioca la partita. Non è superfluo ricordare, perché la stampa spesso non lo fa, che il colonnello dell’Arma Riccio è stato condannato in primo grado a 9 anni e mezzo e poi, in secondo grado, a 4 anni e 10 mesi per una complessa vicenda di detenzione e spaccio di stupefacenti: la sentenza di appello è del luglio 2009.

    Torniamo al 10 novembre: viene ascoltato come teste il tenente colonnello Antonio Damiano. Alcune agenzie di stampa raccontano di un teste che rischia di diventare indagato. Avendo ascoltato l’intera udienza, mi pare una sintesi parziale e distorta. Ancora una volta l’obiettivo è dimostrare la credibilità del teste Riccio. L’atmosfera è tesa: Damiano, sentito dal pm, riferisce di essere stato incaricato da Riccio di effettuare un’osservazione con rilievi fotografici al bivio di Mezzojuso. Ricostruisce così i fatti: si incontra con Riccio nell’Autogrill di Gelsobianco, poi effettua una perlustrazione nei dintorni di Mezzojuso, torna a Palermo. Dorme in macchina in piazza a Mondello, per poi recarsi all’alba nuovamente a Mezzojuso per effettuare il lavoro di osservazione. La sera è già a Catania, consegna il materiale fotografico a Riccio. Sono trascorsi 15 anni, ma Damiano ricostruisce l’operazione con la stessa lucidità e passione con cui immagino l’abbia effettuata. Il pm gli chiede se a Mezzojuso fosse presente anche Riccio. Damiano risponde negativamente. La relazione di servizio riporta invece la presenza del colonnello Riccio tanto che anche il colonnello avrebbe in un primo tempo sostenuto di essere stato presente. Emerge peraltro, lo afferma Damiano, che la relazione di servizio è stata scritta non nell’immediatezza dei fatti. La tensione sale. Per il pm, a questo punto, Damiano non potrebbe più essere sentito come semplice teste, avrebbe commesso un falso. Andrebbe ascoltato come teste assistito (da un difensore). In realtà, Damiano aveva riferito entrambe le circostanze contestate già nel 2002 e poi nel 2005: in sede di indagini preliminari, proprio alla procura. Insomma, questo il mio ragionamento, ammesso che la relazione fosse da considerarsi falsa nei contenuti (perché attesta la presenza del colonnello Riccio) e nella data: 1) non si comprende sul piano sostanziale, lo rileva anche il Tribunale, perché tali contestazioni vengano mosse soltanto ora; 2) sul piano formale, perché si voglia sentire come teste assistito (da un difensore) una persona che non è indagata, né mai lo è stata. Ancora, si contesta il falso perché Riccio era in realtà assente e lo si fa per tutelare l’attendibilità del Riccio, che però sostiene di essere stato presente. O meglio: prima sostiene di essere stato presente, cioè, conferma il contenuto della relazione, avendola firmata, poi, sconfessato da Damiano, cambia versione e sostiene di essersi mantenuto nei paraggi di Mezzojuso.
    E però Simul stabunt, simul cadent: il teste chiave Riccio e Damiano, ora accusato di falso, hanno entrambi firmato la medesima relazione di servizio. Con la differenza, eticamente e forse anche giuridicamente rilevante, che il colonnello Riccio ha nel tempo cambiato versione, mentre il tenente colonnello Damiano ha confermato in più occasioni la sua verità dei fatti. Insomma, mi pare che la posizione di Damiano sia chiara, quella di Riccio un po’ meno: e comunque se falso c’è, falso c’è per entrambi. Dunque Simul stabunt, simul cadent, la condotta tenuta è identica, non comprendo perché sarebbe illecita soltanto per il teste Damiano.

    La situazione diventa imbarazzante: pm e presidente del collegio litigano sul punto, alzano la voce, il Tribunale sembra non accettare che la credibilità del Riccio conti più delle regole del gioco e, soprattutto, dell’onorabilità morale e professionale del tenente colonnello Damiano, il capitano che dorme in macchina in piazza a Mondello pur di arrivare puntuale al servizio di osservazione. Questo è proprio il momento in cui avvertiamo di più l’inadeguatezza del luogo in cui ci troviamo, l’aula di un tribunale. Che senso ha tutto questo? Il Tribunale decide che Damiano deve continuare ad essere sentito come teste. Il pm allora rinuncia all’escussione del teste e si riserva di valutare la sua posizione, le sue responsabilità. C’è un’altra questione che le agenzie non riportano: un pm che acquisisce una notizia di reato (Damiano ha riferito dell’assenza di Riccio e della tardività della relazione già nel 2002 e nel 2005) ha l’obbligo di indagare, non può esimersi dal farlo, ancorché possa ritardare sino al pieno convincimento. Non capisco però cosa sarebbe emerso in sede dibattimentale di nuovo, quale tassello avrebbe completato la convinzione della pubblica accusa in ordine alla falsità della relazione di servizio (che comunque viene sottoscritta anche dal teste chiave dell’accusa). Se quest’ultima considerazione è fondata, delle due l’una: o la relazione non è falsa o lo è, ma in questo secondo caso il pm avrebbe avuto l’obbligo di indagare Damiano. Oppure non lo ha fatto legittimamente perché non era ancora convinto della falsità della relazione: ma cosa è cambiato il 10 novembre, visto che Damiano conferma tutto quello che ha già detto in sede di indagini e non aggiunge nulla di nuovo? È una considerazione che riusciamo a fare persino noi, non può sfuggire né al Tribunale, né al pm. La mia sensazione è che la pubblica accusa si sia incartata sul punto. Adesso la tensione è realmente apicale. La pubblica accusa insiste, nervosamente insiste, infine rinuncia all’esame. Eppure la prosecuzione dell’escussione del tenente colonnello Antonio Damiano avrebbe potuto, a mio avviso, chiarire i tanti passaggi poco chiari della vicenda di Mezzojuso, nell’interesse del Popolo Italiano.

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  • 10 commenti a “Processo Mori: simul stabunt, simul cadent”

    1. personalmente, quello che mi urta particolarmente, è che se trovano una persona con 1 gr di droga dopo un’ora sono a casa sua e la mettono sotto sopra.
      fermano riina e nessuno va’ a casa sua per 15 giorni.
      mori non e’ stato. ma mori non puo’ non sapere chi e’ stato ad impedirglielo.
      e questo mi brucia assai.
      ma visto che il tutto s’e’ risolto con un’assoluzione piena, io mi sono rotto le palle di andare dietro alle chiacchiere perche’ tutti dicono tutto.. ed allora io penso che il tutto si riduca a “chiacchiere”.

    2. E’ il problema vero della giustizia Italiana. Qualcuno si sveglia, dice la sua verità, e allora se l’oggetto di tale verità è pubblico si imbastisce un processo sul nulla.
      Io ricordo ancora con imbarazzo le udienze del processo Andreotti in cui i pentiti si incartavano, ritrattavano, non ricordavano e quant’altro ogni singolo giorno! Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
      E ora sta succedendo di nuovo con Ciancimino che dopo 12 anni pare sapere tutto di tutti, persino di cose successe dopo che suo padre non c’era più. Eppure nessun magistrato si pone la domanda (che a me pare lecita): “ma scusi Lei è in contatti con la mafia?”.

      Abbiamo un sistema politico e uno giudiziario che fanno a gara a chi è più imbarazzante.

    3. armando dice.
      …Nessuno vorrebbe che la verità non possa essere ricostruita, qualche dubbio tuttavia si nutre sulla circostanza che lo strumento adeguato sia un processo penale, tantomeno un processo penale contro alti ufficiali dell’Arma dei Carabinieri. Ma questa è soltanto l’opinione di chi scrive….

      Non è la mia opinione ,così come non credo che sia questo il luogo più adeguato per discutere il caso specifico che citi.

      ho iniziato a seguire questo processo circa un anno fa,quando si svolgeva in un angusta aula del nuovo palazzo di giuustizia e in aula non si era più di 15 persone ,compresi gli addetti ai lavori.
      la stampa presente era davvero esigua ma come hai ben citato radio radicale c’è sempre stata,quindi se davvero ci si vuole fare un idea del processo bisognerebbe riascoltare le tante udienze e non solo quella specifica che citi.
      Non voglio entrare al riguardo ma quello che è assolutamente certo è che di acqua sotto i ponti ne è passata ed oggi questo PROCESSO così come quello di appello a Marcello Dell’Utri assumono un valore ben diverso.
      Non voglio stare al solito gioco di “sottile “deleggittimazione dei Pm ,anche se sono e certo della tua buona fede e invito Te e chiunque a seguire sempre con la massima attenzione gli eventi che si susseguiranno nei DUE processi.
      a proposito l’udienza dell’interrogatorio di Ciancimino,credo 29/30 gennaio è prevista all’aula bunker…)
      resto in attesa delle sentenze alimentando quel DESIDERIO DI VERITA’ che qualunque cittadino di questa Repubblica dovrebbe avere ,visto l’ENORME importanza dei fatti.

      Pequod

    4. rosalio, a proposito di quello che scrivi, che condivido pienamente, ti giro un articolo che ho scritto, seguendo la vicenda. Spiega bene chi è il colonnello Michele Riccio, che mentre faceva il teste a palermo, al processo di genova dov’era imputato scaricava brillantemente i suoi uomini per ripulirsi l’immagine..In quello sul numero del settimanale (Tempi) in edicola in qs giorni, invece, racconto di Damiano, e di altre bufale di cui sui giornali non si parla granché, tipo il papello (ma perché si dà tutta questa fiducia a Ciancimino jr.? Si sa che attualmente è imputato in appello a Palermo per riciclaggio e tentata estorsione, perciò avrebbe magari un certo qual interesse personale ad attestarsi a super teste, e che il papello “originale” che avrebbe consegnato è solo l’ennesima copia, inutilizzabile in un processo??)…
      http://www.tempi.it/prima-linea/007869-antimafia-fiction-intervista-giuseppe-del-vecchio

    5. Volete fare il processo qui sù rosalio o preferite farlo fare a chi spetta farlo?
      io mi fido della MAGISTRATURA sia inquirente che giudicante e quindi aspetto senza DELEGITTIMARE nessuno.

      p.s.
      non l’ho nè con rosalio,nè con armando,nè con c. ma …mi sembra di leggere un vecchio copione ..

    6. “Oggi alcuni uomini che, sino a prova contraria, hanno dedicato la vita alla lotta contro Cosa nostra sono sotto processo per favoreggiamento alla mafia.”

      Forse perchè ciò che ci sta dietro non è tanto semplice come una partita a dama dove da un lato ci stanno i bianchi e da un lato i rossi…La realtà ahimè è molto più complessa tanto quanto la capacità degli uomini di giocare sporco.

      “Mori (ed il tenente colonnello De Caprio) è già stato processato per favoreggiamento alla mafia e assolto (febbraio 2006) per la vicenda della mancata perquisizione del covo di Riina. Oggi è nuovamente imputato.”

      Bhe se la mancata perquisizione di un covo di un boss mafioso per te non è un fatto grave evidentemente a livello personale ti fidi del risultato finale di un processo in quel caso l’assoluzione;allora perchè ti preoccupi così tanto dell’attendibilità del teste?Non ti basterebbe attendere l’ardua sentenza?
      O forse non ti sta bene che Mori e DeCaprio che tanto hanno lottato cosa nostra vengano rimessi in ballo?
      E inoltre sei sicuro che ciò che appare o che fanno apparire corrisponda a verità?Visto che dai per inconfutabile e scontato che Mori e Decaprio hanno realmente lottato contro cosa nostra.

    7. Io non ho alcuna convinzione circa l’innocenza di nessuno. Mi sono limitato a riassumere i contenuti di un’udienza aggiungendo alcuni elementi utili a chi non ha seguito la vicenda. Punto. Sia chiaro, qui nessuno deve stare dalla parte della magistratura o invece delle forze di polizia. Peraltro, proprio in questa vicenda sarebbe impossibile, perché ad esempio essere acriticamente dalla parte del pm Di Matteo e del teste Riccio implicherebbe essere “contro” il teste Pignatone che, si ascolti ancora una volta il sito di radio radicale, riferisce cose diverse rispetto a quelle affermate da Riccio. Dobbiamo stare dalla parte dei fatti che sono gli argomenti più testardi. A me sono sembrati “fatti” alcune contraddizioni emerse nell’udienza che ho provato a raccontare. Da questi fatti ho tratto alcune considerazioni personalissime che non attengono, beninteso, alla questione dell’eventuale responsabilità di Mori o di Obinu, né rispetto a Mezzojuso, né rispetto al covo di Riina (aggiungo che quest’ultima vicenda mi pare incredibile e le cose sin qui raccontate dai vari protagonisti non mi convincono). Ho solo manifestato una sensazione di inadeguatezza del processo penale rispetto a vicende così complesse e nebulose (trattativa sì, trattativa no ecc.). Ovviamente il processo può agevolare l’emersione di alcuni tasselli utili a comporre un mosaico non sappiamo quanto grande. Ma la mia sensazione è che il contenitore “processo” non abbia, per propria attitudine, la capacità di gestire e verificare contenuti come quello della vicenda della trattativa e dei suoi corollari. Mi auguro di sbagliarmi.

    8. certo, il processo non è il luogo dove accertare complesse verità storiche. è, tuttavia, il luogo dove accertare singole responsabilità penali: e, rispetto a questa esigenza, il processo penale non è solo il luogo più adeguato, è l’unico luogo possibile.
      accarezzare l’idea che ci siano i processi sia luoghi non adeguati è un modo sottile, sebbene forse involontario, per accordare salvacondotti a certe eminenti personalità. che siano di volta in volta colonnelli dei carabinieri o presidenti del consiglio, poco cambia: l’importante è che un’ipotesi di reato sia accertata dal suo giudice naturale secondo le regole del diritto. gli storici, i politologi, i sociologici valuteranno poi, secondo i loro metodi, i “fatti” che emergono dalle sentenze, inscrivendoli nella complessità del reale.

    9. Bravo Berbero, ha capito tutto: Mori e De Caprio hanno arrestato Riina per fargli un favore che poi hanno completato non perquisendo la casa. Un vero segugio.

    10. […] e dimostrando quindi la sua predisposizione a dire il falso. A tal proposito si può leggere questo rendiconto di Armando Plaia, molto ben […]

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