martedì 19 set
  • Sentenza “Addiopizzo”: 30 anni ai Lo Piccolo

    Salvatore Lo Piccolo (foto Polizia di Stato)

    Dopo oltre 80 ore di camera di consiglio è arrivata la sentenza del processo Addiopizzo che vedeva alla sbarra la cosca di San Lorenzo legata a Salvatore e a Sandro Lo Piccolo. Padre e figlio sono stati condannati a 30 anni di carcere. Nel complesso sono state inflitte pene per 141 anni di carcere. Le parti civili costituite riceveranno dei risarcimenti.

    Le altre condanne: Luigi Bonanno nove anni, Vittorio Bonura nove anni e quattro mesi, Giuseppe Bruno tre anni e sei mesi, Antonino Ciminello cinque anni e quattro mesi, Rosolino Di Maio nove anni e quattro mesi, Stefano Fontana quattro anni in continuazione, Giovanni Battista Giacalone nove anni e quattro mesi, Sebastiano Giordano dieci anni, Francesco Paolo Liga tre anni in continuazione, Massimo Giuseppe Troia 16 anni e Francesco Paolo Di Piazza dodici anni. Sono stati assolti i commercianti Salvatore Catalano e Maurizio Buscemi e Tommaso Contino e Gaetano Fontana.

    Trenta commercianti hanno ammesso e denunciato l’estorsione subita.

    Palermo
  • 4 commenti a “Sentenza “Addiopizzo”: 30 anni ai Lo Piccolo”

    1. 30 anni a padre e 30 anni a figlio
      dopo tutto quello che hanno fatto
      la degenerazione culturale alla quale hanno contribuito
      la perdita di valori
      ……, a me sembrano pochi 30 anni l’uno per gli effetti negativi sulla società derivanti dal loro azione perpetrata per anni e anni..

    2. Sono contento per le condanne, mi dispiace solo per l’assoluzione dei commercianti. Assolvendoli si fa passare il concetto per cui puoi tranquillamente negare fino alla morte di aver pagato, anche di fronte alle riprese delle telecamere, tanto poi ti assolvono…

    3. CONFERENZA STAMPA COMITATO ADDIOPIZZO

      Se le vittime non collaborano
      non saremo parte civile”

      Si dicono soddisfatti della sentenza del processo “Addio pizzo”, che nel complesso ha condannato a oltre 140 anni di carcere 13 dei 17 imputati. Allo stesso tempo, però, i ragazzi del comitato Addio pizzo – che nel processo omonimo si è costituito parte civile assistendo 13 vittime del racket – lamentano che i risultati nei tribunali, seppur importanti, da soli non bastano. E invocano una rivoluzione culturale che impegni l’opinione pubblica, i commercianti e le associazioni di categoria verso il conseguimento di un fine preciso: la crescita esponenziale del numero delle denunce contro gli estorsori. Uno dei legali dell’associazione, Ugo Forello, ha spiegato che Addiopizzo intende raggiungere questo obiettivo cambiando in parte la strategia seguita finora. “Da oggi – ha detto l’avvocato nel corso di una conferenza stampa tenutasi stamane a Palermo – insieme alla Fai (Federazione delle associazioni antiracket, ndr) e a Libero Futuro, non ci costituiremo più parte civile nei processi in cui le vittime del pizzo non collaboreranno con la giustizia”.

      Una presa di posizione netta che Addio pizzo ha assunto specialmente dopo aver constatato che dall’estate scorsa, di fatto, non sono più arrivate denunce. “Il processo di ieri e quello di Carini – ha aggiunto Forello – rappresentano gli unici due casi nei quali i commercianti hanno presentato una denuncia collettiva. Nessuno di loro ha avuto bisogno di scorta e nessuno ha subìto danneggiamenti, proprio perché erano uniti. La denuncia collettiva è il modo più efficace per contrastare il racket”.

      Un altro attivista, Vittorio Greco, punta il dito contro l’inerzia della gran parte delle associazioni di categoria, che invita a collaborare di più. “Non si può attendere che le persone vadano al piano della Camera di commercio per denunciare, c’è un ritardo culturale innanzitutto delle associazioni di categoria. Addiopizzo non ha lo stesso peso di Confcommercio, Confesercenti e Cna, ma se nei processi abbiamo ottenuto buoni risultati significa che il nostro metodo è diverso. Le grandi associazioni di categoria devono capire che la lotta al racket deve essere corale, noi non ci stiamo a rimanere soli”. Vittorio ha poi insistito sulla necessità di denunciare anche i favoreggiatori perché “i commercianti che favoriscono Cosa nostra con il silenzio, ostruiscono il cammino di chi si vuole liberare dagli estorsori”. Per sensibilizzare ulteriormente la società civile sui temi dell’antiracket, i ragazzi di Addiopizzo promuoveranno tra circa un mese un’iniziativa forte, di cui non hanno svelato i particolari.

      PEQUOD

    4. dal sito del COMITATO ADDIOPIZZO:

      La sentenza del processo denominato “Addio Pizzo” rappresenta per le nostre associazioni un grande risultato, non solo da un punto di vista processuale. Questa sentenza per noi è una tappa di un cammino, equivale a una battaglia vinta, in modo esemplare. E poiché sappiamo bene che la vittoria è tutt’altro che prossima, ragionare sui motivi di questo successo significa anche cominciare a fare un bilancio critico dello stato attuale della lotta al sistema mafioso delle estorsioni…

      Oltre alla celerità del processo e alla severità delle condanne (141 anni di carcere per 13 dei 17 imputati mafiosi), ci preme evidenziare e valorizzare i questi numeri e questi dati:

      Processo Addio Pizzo:
      13 persone offese assistite dall’Associazione Addiopizzo;
      1 persona offesa assistita da Confcommercio;
      0 persone offese assistite dalle altre associazioni di categoria e antiracket di Palermo.
      Dal 2007 al 2009:
      27 processi per estorsione in cui Addiopizzo si è costituita parte civile, di cui
      15 dove Addiopizzo ha affiancato 35 persone offese;
      Addiopizzo e Confindustria sono le uniche associazioni costituite contro gli operatori economici accusati di favoreggiamento.
      A ciascuno le proprie conclusioni.

      Ricordo inoltre che nel processo Addiopizzo il tribunale ha deciso un risarcimento da corrispondere all’associazione Addiopizzo, per il valore della sua azione , quantificato in 100.000 euro,così come 100.000 euro andranno alla Fai (ass.di cui fa parte Libero futuro)la stessa cifra è stata riconosciuta al Comune di Palermo (incredibile no?) mentre 50.000 euro sono stati riconosciuti ad una associazione di categoria grande come Confcommercio e 60.000 euro andranno a Confesercenti e Confindustria.
      A ciascuno le proprie conclusioni

      p.s. sarebbe bello anche vedere questi soldi ma nessuno ci spera ,ma sicuramente il valore simbolico è ENORME!

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