giovedì 14 dic
  • La politica innocente e impresentabile

    La repressione di Cosa nostra è vigorosa, continua, efficace e puntuale. E però chi denuncia il pizzo entra a far parte di una piccola, fragile, per quanto coraggiosa e generosa, minoranza. Anche se rispetto al recente passato il trend è senz’altro positivo, cosa fino a pochi anni fa inimmaginabile, qualcosa continua a non andare. C’è qualcosa di sbagliato, ad esempio, nei meccanismi attraverso i quali si perpetua la classe dirigente della Sicilia. La nebbia è fitta, ma ce ne accorgiamo solo quando “sbattiamo la faccia”, e anche allora ne facciamo solo una questione penale, che va circoscritta, accertata… e fino a quando un giudice non ci dice che ci siamo rotti la faccia, praticamente non è successo niente. Letteralmente, non succede nulla.

    La vicenda di Totò Cuffaro, che la Procura di Palermo intende far processare di nuovo, stavolta per concorso esterno in associazione mafiosa, presenta anche alcuni personaggi e alcuni fatti, che con il codice penale – è già accertato – non hanno nulla a che fare. Ma socialmente hanno delle responsabilità. E bisogna gettare una luce su questi fatti, per far diradare la nebbia.

    Paolo Borsellino diceva: bisogna distinguere la responsabilità penale da quella politica e sociale. Un politico potrebbe risultare penalmente non responsabile, ma ciò non toglie che possano esserci altre responsabilità che dovrebbero comunque esser sanzionate: dai partiti, dagli ordini professionali, per esempio. E allora proviamo a fare un po’ di luce: magari, in futuro, eviteremo di sfigurare ulteriormente il volto della Sicilia.

    Nemo tenetur se detegere, ovvero nessuno può essere costretto a danneggiare se stesso, si può mentire per evitare il peggio: è quel che ha fatto l’onorevole e avvocato Salvino Caputo. È stato imputato di falsa di testimonianza, ma è stato assolto, perché nel procedimento penale è possibile mentire per evitare di autoaccusarsi di reati più gravi, in questo caso di favoreggiamento. Se avesse ammesso di avere mentito o di avere favorito Cuffaro nel processo Talpe, cosa che secondo il giudice avvenne, «avrebbe danneggiato in modo evidente e definitivo» il proprio prestigio e quello dell’Istituzione che rappresentava, il Comune di Monreale.

    I commercianti vittime del pizzo, che non confermano le prove schiaccianti a carico dei mafiosi, raccolte dalle forze dell’ordine, rischiano seriamente di essere condannati per favoreggiamento a Cosa nostra, mentre l’avvocato Caputo può permettersi di testimoniare il falso in ragione di una finta integrità morale e professionale da salvaguardare. Nel corso del procedimento penale si è avvalso di un suo diritto, ma fuori dal tribunale è venuto meno al suo dovere sociale di uomo politico, tanto non c’è nessuno che lo stigmatizza. Quasi ogni giorno, fra l’altro, Caputo interviene contro la mafia, elogia le forze dell’ordine, parla di beni confiscati mentre in aula ha mentito impunemente su questioni riguardanti proprio un processo per fatti e ipotesi di reato di mafia.

    Andiamo ad un altro avvocato-politico, l’ex consigliere provinciale di Forza Italia Salvo Priola, ex legale del boss Giuseppe Guttadauro: grazie all’interessato aiuto del suo cliente, Priola cercò di ottenere un posto nelle liste dell’ex CDU, oggi UDC, in occasione di diverse elezioni, anche nazionali. Cuffaro però non concordò, Guttadauro ne prese atto e convinse Priola a fare come voleva Totò. È tutto documentato dalle intercettazioni ambientali: il boss fa quel che vuole il politico e l’avvocato quel che vuole il boss, cioè non candidarsi.

    La Procura, non avendo sufficienti elementi per procedere penalmente, ha chiesto e ottenuto l’archiviazione della posizione di Priola. Ritenendo però provata l’esistenza di suoi rapporti di “amicizia”, “vicinanza” e “disponibilità” nei confronti di mafiosi come Guttadauro e il boss Greco, ha inviato al consiglio dell’Ordine un dettagliato dossier, perché questo valutasse l’eventuale adozione di provvedimenti disciplinari. Che succede, però? Non solo Priola non è stato sanzionato, ma è stato pure eletto presidente della Camera penale “Conca d’Oro”.

    E Cuffaro? Durante il processo Talpe ha riferito in aula di aver conosciuto e frequentato i medici Salvatore Aragona e Vincenzo Greco. I due, all’epoca dei fatti (2001), avevano già condanne definitive alle spalle. Il primo per concorso esterno in associazione mafiosa, per aver falsificato le cartelle cliniche del boss Enzo Brusca, cercando di aiutarlo a sfuggire alla giustizia, e il secondo per favoreggiamento aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra, per aver curato il boss Salvatore Grigoli, il killer di Don Puglisi.

    Ma l’ex presidente della Regione, in aula, di Greco, ebbe a dire: “Sapevo che aveva avuto dei problemi di giustizia, che aveva pagato le sue colpe e che era tornato a fare il medico. Ho sempre avuto culturalmente l’idea che la gente può sbagliare, paga il prezzo alla giustizia e torna a fare il suo lavoro, è un dato che mi appartiene culturalmente. L’avevo fatto anche nei confronti del dottor Aragona […] Sapevo che c’era qualche problema legato alla mafia […] Sapevo che era stato condannato e che aveva espiato la sua colpa […] Non mi appassiona il reato con cui vengono condannate le persone”.

    Pietas cristiana? Non si direbbe. Cuffaro sarà credente, ma non risulta credibile, non soltanto come imputato, ma neanche come politico responsabile. Anche se in appello o in Cassazione dovesse essere assolto dal punto di vista penale, socialmente è già giudicabile: spende una montagna di soldi pubblici per i cartelli “la mafia fa schifo” e poi non sa nemmeno stare alla larga dallo schifo che assedia la politica! E nel frattempo è stato pure condannato in primo grado per avere favorito, attraverso l’altro medico e politico Mimmo Miceli (oggi pure lui condannato, anche in appello, per concorso esterno in associazione mafiosa) il boss di Brancaccio Guttadauro, l’erede dei Graviano, quelli che ordinarono l’omicidio di Padre Puglisi, indicati come molto vicini a un altro senatore sotto processo…

    Ma questa è un’altra storia. La nostra piccola storia di resistenza va comunque avanti, accanto a ciascuna storia di dignitosa opposizione al racket delle estorsioni mafiose, dalla strada ai processi, come sta a testimoniare anche il processo chiamato Addiopizzo. Ma se non sapremo diradare la nebbia, non sarà mai possibile vedere un luminoso futuro. Se dalla classe politica non proverranno modelli di comportamento esemplari non ci si potrà aspettare da parte degli operatori economici denunce collettive contro il fenomeno del racket dell’estorsioni mafiose. A ciascuno le proprie responsabilità.

    Ospiti
  • 11 commenti a “La politica innocente e impresentabile”

    1. La classe politica siamo noi, cittadini iscritti a un partito o non iscritti ma votanti più o meno consapevoli e perciò responsabili delle condizioni sociali in cui ci troviamo. La società siamo noi, siciliani nel cui inconscio collettivo è sedimentato l’archetipo del mafioso che è condiviso da una consistente parte degli abitanti di quest’isola, eccetto quella minoranza diversa dallo standard per indole o evoluzione personale e quelle contrade remote rispetto alla capitale dell’isola e perciò toccate marginalmente da questo cancro sociale.

    2. purtroppo la differenza tra i due (tre, ma è come se fossero due) tipi di responsabilità non è chiara ai più e, a coloro che invece risulta chiarissima, serve PROPRIO per agire impunemente e giudicare (anche le proprie azioni) come “non perseguibili”, per giunta a ragione.

    3. Post interessante. Per quanto mi riguarda ho sempre considerato molto serio, e molto poco discusso, il ruolo (o meglio il non-ruolo) degli ordini professionali rispetto al contrasto al fenomeno mafioso. Contrasto che, forse non ovvio ribardirlo, non può passare esclusivamente dalla repressione poliziesca e/o giudiziaria. Abbiamo l’esempio di Lo Bello e della Confindustria, poi? Gli ordini dei medici e degli avvocati che dicono? Che ne pensano gli studenti di giurisprudenza e di medicina?

    4. la responsabilita´ politica dei condannati in vari gradi di giudizio e´ tale per gli individui che lottano quotidianamente per costruire la societa` civile.
      Ma vi siete chiesti quante decine di migliaia di cittadini che abitano nelle estreme periferie della citta´ danno importanza a questo livello di responsabilita´ dei politici ritenuti colpevoli, soprattutto quando arrivano le varie elezioni e i boss e galoppini vari dei quartieri raccolgono pacchetti di voti di centinaia e centinaia di cittadini allo scuro di queste responsabilita´ dei politici candidati ?!

      E´ sacrosanto quanto scritto in questo post ! Ma e´ sacrosanto per una parte della societa´, e non lo e´affatto per una ampia fetta di popolazione urbana.
      Ci vorranno decenni e decenni prima che la maggior parte dei cittadini nelle varie periferie della citta´ (perche´la citta´e´fatta da un insieme di periferie, il centro e´piccolo) avranno consapevolezza della responsabilita´ politica dei candidati giudicati colpevoli in diversi gradi di giudizio di avere aiutato la mafia !

      AddioPizzo e´ una ruspa culturale, sta estirpando giorno per giorno una mentalita´ vecchia e malata e dovrebbe scrivere ogni giorno articoli come questo, nei maggiori quotidiani cittadini regionali nazionali e internazionali. Dovrebbe avere uno spazio perche´ ha coraggio di dire e di farsi parte civile in un procedimento giudiziario contro la mafia, oggi questa si chiama rivoluzione.
      Mr wrong dice giusto, cosa ne pensano ufficialmente gli ordini professionali vari, le categorie organizzati degli studenti ? Bisogna esprimersi tutti e dichiarare la propria posizione di contrarieta´ a questo sistema politico e ai suoi esponenti condannati dalla GIUSTIZIA DELLO STATO ITALIANO.

    5. Il presidente Cuffaro non ha ricevuto una contravvenzione, ma una condanna grave in appello. E’ risultato un amministratore infedele che ha favorito degli amici, con pericolose amicizie a loro volta, a danno di tutti i siciliani (V. vicenda tariffario Santa Teresa che oggi costa molto meno al servizio sanitario pubblico).
      Un amministratore di una qualunque società per azioni, ma anche quello del più sfigato condominio, verrebbe invitato a dimettersi per molto meno.
      Se i siciliani non capiscono la rilevanza di tutto ciò, non significa che un problema di ordine civile e morale non esista, ma semmai si dimostra solo quanto sia grave.

    6. Donato
      e sugli altri casi,che ne pensi?
      responsabilità politica e sociale…o solo penale?

    7. La cosa abominevole è che se, per assurdo, lui si ricandidasse verrebbe ancora una volta eletto. E che dire del successore di Cammarata? Uguale…Quindi il problema è anche di chi alle urne da il proprio voto a questi qua, al loro totale disinteresse per la Cosa Pubblica, alla noncuranza con cui danno il loro consenso.

    8. A me sembra più che altro un post anti CAputo…

    9. @ alex: provi magari a fare tu un post pro-Caputo e poi li confrontiamo?

    10. Scusate ma di questa faccenda non importa niente a nessuno? Solo 9 (!!) commenti? Non dico di arrivare ai 249 di “Ti rumpu a face”…

    11. Il numero dei commenti non aggiunge nulla ad un bel post come questo: l’importante è che sia letto e che qualcuno l’abbia scritto, facendo nomi e cognomi. Prudenza vuole che nel fare 2+2 non si incorra in querele, ma se si riguardassero i nomi di certi sponsor universitari della clinica Santa Teresa o ci si domandasse da chi un radiologo, pure condannato, abbia attinto delle informazioni riservate o il perchè di certi inaspettati abbandoni professionali, forse, ne verrebbero fuori dele belle, vero Pequod?

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