mercoledì 20 set
  • Reception

    Lo sentiva addosso mentre ansimava. Maria pensava che un buon lottatore vince perché respira mentre combatte e se prevale l’istinto poi finisce che manca il respiro, che il movimento va fuori controllo, smette di essere fluido, sapiente. Chi ha detto che la passione è solo istinto? Quale condivisione è garantita dall’istinto?
    Lui era già in debito di ossigeno e Maria, con gli occhi verso il tetto della stanza, già pensava di cambiare la carta da parati, di metterne una più pastosa ma soprattutto a tinta unita per evitare di distrarsi. Lui era su un altro pianeta impegnato più in una lotta con sé stesso che in un gesto d’amore. Men che mai di passione. Le sue braccia nodose, il ventre piatto e scolpito che sembrava la reclame del Plasmon, il suo sesso assolutamente a regola d’arte, le cosce possenti, i polpacci forti. Sì, un bell’esemplare ma Maria non era il tappetino di una palestra dove i fusti fanno le flessioni.
    Era tutt’altro che un tappetino. Sembrava un quadro di Rubens, i fianchi abbondanti, i grandi seni gonfi coi capezzoli leggiadri, quasi sorridenti, il ventre leggermente bombato, l’inguine morbido e profumato. Era tutt’altro che un tappetino. Malgrado il basso livello di istruzione, era di intelligenza pronta, non era priva d’arguzia e brandiva la curiosità come lo spadone dell’angelo vendicatore. Difficile farsi gioco di lei che sapeva demolire con un sorriso e conquistare con uno sguardo, Era tutt’altro che un tappetino e quel bellimbusto, bell’esemplare, per carità, non meritava altro tempo oltre quello che Maria gli aveva già regalato.
    Cominciò a muggire come una mucca e ad agitare la testa come a liberarsi da misteriose funi che la serravano, Inarcò la schiena facendolo affondare con dolore (per lui) dentro di sé, gli cinse i fianchi con le cosce possenti e cominciò a tenerlo così imprigionato rantolando parole incomprensibili a lui ma chiarissime a lei che le storpiava (asino, ecco un altro asino hiii haaa, raglia animale hiii haaa). Lui, naturalmente credette che lei avesse goduto come mai nella sua ancora breve vita e si convinse che fosse tutto merito suo. E se ne vantò al punto da accettare senza troppe proteste il fatto che lei non lo avesse fatto finire. “Non posso rischiare – gli aveva detto – mi spiace”. Lui aveva cercato di spiegarle che c’erano altri modi ma lei aveva sgranato gli occhioni simulando un sincero stupore che le impediva perfino di immaginare le cose che stava ascoltando.
    No, sulle rive di quel lago e nell’hotel dove lavorava come receptionist, non capitava davvero mai che scendesse un tipo appena potabile. Le piaceva il suo lavoro. Moltissimo. Le piaceva nascondere gli occhi sotto le cascate a volute dei suoi capelli corvini. Della gente che entrava nella reception non perdeva un dettaglio: il fisico, l’andatura, il modo di vestire, il bagaglio i documenti. “Io – si lodava spesso – dovrei lavorare negli aeroporti. Altro che terroristi con me…”.
    Ma se le persone che arrivavano e ripartivano erano molte, ben pochi erano veramente i personaggi che riuscivano a guadagnarsi una porzione della sua attenzione superiore a quella che le imponeva il suo temperamento indagatore. Ricordava un vecchio professore molto a modo che aveva a lungo giocato con la sua peluria soffiandoci sopra. Non aveva potuto resistere a lungo e quel gioco fu il primo di tanti di una notte intera. E non era da meno quel giovane sacerdote che lei aveva a lungo provocato e che l’aveva posseduta senza smettere di piangere. Molti anni dopo le aveva scritto di avere detto addio all’abito e di aver messo su famiglia: moglie e cinque, dico cinque, figli. Se pensava alla tristezza con la quale lo aveva visto partire, non aveva potuto evitare di leggere molta gioia in quella lettera.
    Poi la lunga serie dei mariti che la corteggiavano fingendo noiose riunioni con le mogli nel corso della regolamentare telefonata serale. O quelli che lasciavano intendere di essere disposti a pagare, ma senza fare follie. Quelli li detestava più di tutti. Puttanieri senza la classe di chi spende gli ultimi 100 euro per una bottiglia di champagne. Non che lei avesse mai accettato, non dico soldi, ma neanche un invito a cena. Mai. Era la curiosità a governarla e la sua capacità di collezionare persone. E come tutti i collezionisti, per un pezzo raro era disposta anche a un impegno particolare. Come quando aveva passato la notte con quella giovane poetessa africana che aveva recitato i suoi versi sussurrandoli con le labbra che percorrevano la sua schiena. E quando le aveva chiesto di tradurre, lei aveva detto: “E’ la storia di una nuvola che piange d’amore perché il temporale che la possedeva le ha detto addio. Allora lei piange, piange e piange. Ma così finisce, perché tutte le sue lacrime finiscono nel mare dove ci sono le lacrime di tutto il mondo, quelle che poi evaporano nell’aria e tornano nuvole e così per tutti i secoli dei secoli”, L’aveva fatta piangere. Ma poi era stata Maria a farla piangere di piacere. Le scriveva ogni tanto. E le mandava foto di nuvolette. Che aveva conservato con cura.
    Quando il bell’imbusto se ne fu andato, Maria rimase a lungo sotto la doccia con la sensazione che quel lavacro fosse assolutamente indispensabile più per l’anima che per la pelle. Ancora bagnata cambiò le lenzuola del grande letto e ne mise un paio di un bianco abbagliante. Quando fu asciutta si coricò abbracciata, come faceva sempre, alla bambola di pezza dal grande sorriso. Prima di dormire recitò la preghiera scritta per lei quando aveva cinque anni: “Scesa è la sera e qui nel mio lettino la notte non è nera se penso a te Gesù Bambino. Grazie del giorno che mi hai regalato, grazie del mondo che mi hai raccontato, grazie per mamma e per papà, io chiudo gli occhi felice e penso serena al giorno che verrà”. E si addormentò. Soltanto allora le stelle uscirono dai loro nascondigli e si affrettarono ad illuminare i suoi sogni. Senza età.

    Palermo
  • 4 commenti a “Reception”

    1. Bravo Daniele, bella davvero questa breve storia, di grande sensibilità. Speriamo di vederne altre pubblicate presto.

    2. “La chiamavano Bocca di rosa…metteva l’amore sopra ogni cosa…”Leggendo la storia di Maria,mi viene in mente la canzone di De André…Storia di ieri,di oggi,di domani…Maria,donna e femmina,che si gode la vita,regalando un sorriso agli altri…

    3. Maria è più furba! Invece che nel paesino di Sant’Ilario ha scelto un bel porto di mare dove la sua passione non corre il rischio di incontrare la “vecchia mai stata moglie, senza mai figli, senza più voglie”

    4. E’ chiaro che la storia di Maria mi é piaciuta,non l’avevo detto…e cmq in un porto di mare o nel paesino di Sant’Ilario,Maria prende il meglio di ciò che c’è nella vita…Brava Maria!!!

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