Esortazione per gli “amati”
Si corre in questa città tormentata dall’incuria di tutti. L’occhio percepisce più rapido della mente il sottofondo di vilipendio che rende Palermo come l’orca sbranata dalle fere di D’Arrigo. Ai muri, che coprono le ali del nostro campo visivo mentre, senza capire perché, schizziamo via veloci, un infinito bestiario di insulti, minacce, scherni, parole di odio, indifferenza e disperazione. Queste ultime più di tutti affiorano, chi urlando un amore infinito, chi una passione indomabile, chi ancora una speranza destinata a durare in eterno come i lavori di restauro o di recupero degli arti morenti di questa città. Quante dichiarazioni di “amanti”, quante parole che resteranno solo come sporcizia perenne sui muri, odiosa e diffusa rappresentazione della diffidenza come della paura. E sempre mi chiedo: ma se ai destinatari di queste imitazioni da scimmia originate da un Moccia instant book, sorgesse invece la voglia di lasciare per sempre il disperato/la disperata estensore? Se chi involgarisce un lungo muro con la sua recitata dichiarazione scoprisse che così gli “amati” hanno una ragione in più per troncare la relazione? Non avremmo già invertito una tendenza? Non avremmo già fatto quel piccolo primo passo che sempre inaugura un cambiamento?
















