sabato 21 ott
  • La democrazia è nulla senza controllo

    Nello sconfortante spettacolo della convivenza civile e democratica di questo Paese, sia a livello nazionale che locale, c’è una forza che cresce e che assume, giorno dopo giorno, maggiore consapevolezza di sé in una sorta di rivoluzione silenziosa che accende qualche speranza. Mi riferisco all’interconnessione di cittadini attivi in rete attraverso i cosiddetti “social network”. Siamo tutti convinti che la democrazia sia la migliore forma di governo che conosciamo, ma una democrazia senza controlli effettivi diventa ben presto una odiosa presa in giro. La nostra architettura democratica prevede una ripartizione dei classici tre poteri che si controllano a vicenda in concorrenza con un quarto, “atipico” eppure tipico delle democrazie, rappresentato tradizionalmente dalla stampa e dagli altri organi di informazione attraverso cui si forma (ma anche si controlla) la pubblica opinione. Ma se il risultato di questo concerto di poteri democratici è insoddisfacente perché i controllati controllano, nominano, sostengono o finanziano i controllori e viceversa, non c’è altra alternativa a che una parte della popolazione, quella più consapevole dei suoi diritti e libera economicamente, si attivi per altre vie che in passato sono sfociate nella piazza – quella reale – mentre oggi, grazie alle tecnologie digitali, portano ad affollare in primo luogo quella piazza “virtuale” che, sempre più spesso, precede l’altra.

    Penso di non essere l’unico a ritenere che ci sia qualcosa che proprio non va nei meccanismi di selezione della nostra classe dirigente democratica. E il problema, a mio avviso, risiede nel modo in cui il consenso si raccoglie, anzi, si costruisce. Un’osservazione può essere illuminante. Il marketing, la promozione di professioni quale quella del medico o dell’avvocato, è molto limitata se non addirittura vietata dalla legge. Il motivo è ovvio: non dobbiamo selezionare un medico o un avvocato sulla base della persuasione occulta di una campagna pubblicitaria. Ne andrebbe della nostra salute o del nostro patrimonio. Un politico, però, può provocare danni anche maggiori di un medico o di un avvocato. Non sarebbe allora il caso di proibire in assoluto, durante le campagne elettorali, l’uso di spot TV, di manifesti e di altre forme di pubblicità, consentendo solo nelle piazze reali o in quelle virtuali (Internet) quel confronto tra uomini liberi che, da Atene in poi, rappresenta l’anima della democrazia e della raccolta del consenso? La pubblicità (con i suoi alti costi) è l’anima del commercio: forse non è il caso che lo sia anche della democrazia!

    A quanti si attivano con passione civica nelle chat, nei forum, nei blog, su Facebook e poi davanti ai palazzi del potere oppure in nuove aggregazioni, nate in rete, che fanno informazione, volontariato o impresa, giro questa citazione di Buckminster Fuller che ho appreso da Clay, una ragazza del Meetup di Palermo: «Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta».

    Palermo
  • 7 commenti a “La democrazia è nulla senza controllo”

    1. Parole sante. Purtroppo l’Italia è un paese dove la classe forte, quella disonesta, ignorante, populista, incentrata sul controllo del potere e del denaro, prevale su quella debole, che non è in minoranza schiacciante attenzione! Si può dire che l’Italia sia divisa quasi fifty fifty, solo che l’onestà intellettuale e morale sono armi inadeguate a fronteggiare il cancro antidemocratico che ormai da decenni usurpa il trono della democrazia italiana. Io temo purtroppo, che per quanto si possa fare una lotta “intellettuale” contro questi avanzi di galera che stanno non solo in parlamento, ma ormai un po’ dappertutto (ospedali, università, banche, imprese, ecc), non ci saranno le condizioni per una VERA rivoluzione culturale in questo paese. L’ultimo strumento che c’è rimasto è il voto, e anche quello è stato dimostrato che può essere manipolato dai potenti di turno. Le regole cambiano durante il gioco, è questa la vera morte della democrazia. Qui c’è ormai il timore concreto che questa sofferenza del popolo sfoci in una rivoluzione violenta, ma anche qui la storia insegna che il popolo si ribella solo se percepisce la possibilità di un successo, altrimenti preferisce morire di fame. Al momento non c’è la condizione per cambiare nulla, possiamo solo sperare che il web mantenga l’indipendenza necessaria per continuare a informare, così che anche i più ostinati sostenitori di questo regime possano un giorno rendersi conto che magari non si tratta di quella realtà tutta rose e fiori che la propaganda fascista ci propina quotidianamente

    2. già:
      “Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”.
      Sta tutto dentro questa frase il nocciolo.
      C’è necessità di avere un modello nuovo affinché la realtà in cui si vive venga percepita come obsoleta.
      In un convegno sulle città creative, al Palazzo della Provincia di un paio d’anni fa, mi ricordo c’erano Palermo e Milano che si confrontavano attraverso esperti e artisti, nonchè con organizzatori di eventi e critici d’arte.
      Palermo fu da tutti, indistintamente, dichiarata città niente affatto creativa, mentre Milano (essendo geograficamente piu baricentrica a livello europeo) si manifestava nella sua piu’ impazzita creatività.
      E’ chiaro che le 2 città hanno pochi lati in comune (scartando i voti per il Pdl), ma quel convegno fu l’ennesima umiliazione di una Palermo che cresce comunque nel suo grembo dei soggetti creativi.
      Palermo non sa creare, è incapace di farlo, essendo una città istituzionalizzata e burocraticizzata e partitizzata, dove tutto sembra deve cambiare solo per mano della politica dei partiti che sono dentro ogni istituzione locale. Ci si aspetta tutto dall’alto e non si prendono iniziative spontanee al di fuori della politica dei partiti. Prova nè è la lettura i molti post in questo blog, nei quali molti lettori accusano il centro sinistra di non fare la dovuta opposizione al governo locale, evitando (i lettori) l’adozione di azioni dirette sulla piazza per mano popolare (sempre i lettori nonchè cittadini di Palermo).
      A parte alcune realtà teatrali, musicali e artistiche degne di attenzione mondiale, Palermo non sa attrarre migliaia di cittadini del mondo per eventi, per nuovi modelli locali. La Palermo artistica creativa si esprime al suo meglio fuori da Palermo e là ottiene standing ovation e riconoscimenti autorevoli.
      La Palermo creativa non riesce a fare rete a Palermo, nè riesce – di conseguenza – a fare sistema a livello locale, e quindi i nuovi modelli non si generano affatto.
      Quindi il problema per Palermo è applicare proprio quel concetto di Buckminster Fuller. Sembra che a Palermo, malgrado tutti percepiscono la realtà come obsoleta, nè c’è tanta voglia concreta di combatterla, nè si manifestano volontà di costruire modelli nuovi che possano far sentire la realtà che si vive come obsoleta.
      Forse Fuller nell’esprimere quel suo concetto non aveva fatto mentalmente i conti con alcune società il cui codice genetico conserva al suo interno profonde malformazioni.

    3. Salve,
      sono la Clay del Meetup3 Palermo, volevo ringraziare per questo riferimento a noi, perchè purtroppo la nostra non è al momento una realtà molto conosciuta a Palermo. In questo momento siamo impegnati nella fase start-up del Movimento Cinque Stelle ed abbiamo bisogno del contributo di ogni cittadino che crede nel cambiamento.
      La nostra intenzione è quella di costruire un’alternativa al sistema attuale, ci stiamo muovento, tra non molto daremo anche vita alla Libera Pluriversità Palermitana….Insomma, invito chiunque fosse interessato ad unirsi a noi.A presto! 🙂

    4. Pluriversità? E che è?

    5. Ciao!
      Ti rimando al link del topic dove ne stiamo discutendo di questo: http://www.meetup.com/Il-Grillo-di-Palermo/messages/boards/thread/8503542/50#34152734
      Inoltre esiste già a Torino L’Università del Saper Fare http://www.unisf.it/ , mentre a Napoli esiste la Libera Pluriversità di Napoli http://liberapluriversita.wordpress.com/
      Nel nostro progetto, come potrai leggere dal topic, uniremo anche il campo della ricerca “Scienze e Tecniche dei Saperi Negati” 🙂

    6. Didonna, tu dici:
      “Il problema risiede nel modo in cui il consenso si raccoglie, anzi, si costruisce”
      Centrato!
      In Italia una grossa fetta del consenso si costruisce in maniera clientelare (scambio di voti) e attraverso (dis)informazione subdola.
      In democrazia il voto di un premio Nobel vale quanto quello di un analfabeta stupido.
      A rigor di logica l’astensionismo dovrebbe essere maggiore tra i ceti più bassi, qui assistiamo invece alla resa della classe media (tanto sono tutti uguali!)
      Risultato? La gente perbene non va più a votare, clienti e delinquenti si precipitano in massa; il consenso ne risulta falsato.
      La piazza virtuale della rete ci dà grande possibilità che, però, non riusciamo ancora a sfruttare.
      Chi la frequenta si chiarisce le idee in fretta perchè in rete non puoi mentire in quanto vieni sbugiardato al commento successivo.
      Se continuamo a parlare SOLO tra di noi, nella rete ci rimaniamo impigliati!
      Ecco quale deve essere il “modello nuovo”.
      Da cittadini informati dobbiamo portare le notizie dove queste non arrivano.
      Ognuno di noi deve essere un seme che germoglia nelle menti più indifese: il vecchietto vicino di casa, il barista che lavora 12 ore al giorno, la mamma che incontriamo accompagnando il bimbo a scuola sono i veri interlocutori a cui dare notizie. Il sapere porta alla partecipazione, la partecipazione alla vera democrazia libera.

    7. Non concordo. Si fa cittadinanza costringendo chi é deputato a fare controlli a fare il proprio ruolo. Certo, perdendo tempo della propria vita. Ma se lo facessimo tutti costantemente continuamente, nessuno potrebbe sottrarsi.
      Mia sorella ha chiamato i carabinieri perché all’Ospedale Cervello, non gli davano gli esiti , dopo 3 giorni di una prova da sforzo fatta da mio padre, che era urgentissima, perché rischiava un’ictus.
      Tutte le scuse, addotte dal personale sono improvvisamente sparite. Questo é lo stato di diritto.
      Un vigile non fa il proprio dovere?
      Lo si segnala, alle autorità preposte, ufficialmente. Laddove ufficialmente interpellate, non possono rispondere quello che a parole ha detto Di Peri.
      Il punto é utilizzare bene gli strumenti che già esistono. Non servono altre cose. Facciamo funzionare le norme che esistono.
      Il resto é solo alibi, inutile.

    Lascia un commento (policy dei commenti)