sabato 21 ott
  • “La felicità sostenibile”: appunti e riflessioni

    Venerdì scorso si è svolta a Palermo la presentazione del libro La felicità sostenibile di Maurizio Pallante, promotore del Movimento per la Decrescita felice.

    Penso che ascoltare l’autore sia stata una delle cose più interessanti che mi sia capitata ultimamente,
    perché ho così avuto modo di prendere coscienza seriamente di un meccanismo sbagliato a cui siamo assuefatti fin dalla nascita e dal quale dovremmo “svegliarci” il prima possibile.

    La doverosa premessa è spiegare che decrescita e recessione sono due cose diverse. La stessa differenza che passa fra chi mangia di meno, perché ha deciso volontariamente di condurre una dieta e chi mangia meno…perché non sa come procurarsi il cibo.

    In una società in cui erroneamente si pensa che il benessere di un paese si misuri in base al PIL (Prodotto Interno Lordo) e dove “il problema” nasce appunto dalla sovraproduzione, poiché si produce più di ciò che si consuma, la Decrescita potrebbe essere un modo per uscire dall’attuale “crisi” , decidendo cosa, come e quanto produrre.

    Il concetto di decrescita tocca trasversalmente economia, ambiente e qualità della vita.

    La prima cosa da tenere presente è che non tutte le merci sono beni e non tutti i beni sono merci.

    «Una merce è un oggetto o un servizio che può essere acquistato o scambiato con denaro. Un bene è ciò di cui un cittadino ha realmente bisogno, ma che non necessariamente deve essere acquistato o scambiato con denaro. Il PIL (Prodotto Interno Lordo), su cui è fondata l’intera economia mondiale, non misura i beni, ma le merci».

    Quindi si dovrebbe lavorare sulla diminuizione della creazione di merci che non sono beni.
    Inoltre si dovrebbe fare in modo che le cose durino il più a lungo possibile, contrariamente all’attualmente tendenza all’ usa e getta.

    Si dovrebbe lavorare per ridurre il nostro impatto sulla terra, creando lavoro/occupazione che abbiano un senso ed un’utilità, unendo l’interesse economico ed ambientale.

    Per quanto si voglia quasi fare finta che il problema non ci riguardi, il danno ambientale che stiamo creando non è indifferente.

    In natura l’emissione in atmosfera di anidride carbonica (CO2) in quantità limitate, è necessaria per trattenere il calore nella nostra atmosfera, ma l’aumento attuale, causato dal nostro inquinamento, ha generato l’eccessivo aumento della temperatura terrestre, dando luogo alle ormai famose “variazioni climatiche”.

    Si pensi che l’Italia, a seguito del Protocollo di Kyoto, con la Strategia 20-20-20 (obiettivo ridurre del 20% l’emissioni di CO2 entro il 2020), si era impegnata a ridurre l’ emissioni fra il 6 e 7%, quando in realtà sono aumentate del 13%.

    L’aumento così eccessivo della temperatura terrestre è assolutamente da tenere sottocontrollo, poiché a lungo andare corriamo il rischio di rompere quell’equilibrio che ha dato la possibilità dell’esistenza della vita umana.

    Per questo è senza dubbio necessario recuperare il buon senso e fare i giusti investimenti, per ridurre la nostra impronta ecologica.

    Pensiamo che solo le case, purtroppo non costruite adeguatamente, consumano ogni 5 mesi 1/3 delle fonti fossili che importiamo, poiché disperdono energia. Allo stesso modo, le nostre auto ne consumano 1/3 ogni anno.

    Perché non investire su alternative che producano il doppio, magari costando la metà, sia in termini economici che ambientali (riducendo l’emissioni di CO2)?

    Un esempio è il microcogeneratore, che la Volkswagen costruisce in Germania, processo che genera due tipi di energia in un solo processo di combustione. L’assurdità sta poi nel fatto che tale sistema è nato proprio in Italia nel 1973 presso il Centro ricerche Fiat di Torino.

    Il problema che viviamo adesso è molto più profondo e complesso di quello che sembri e sono tante le cose che dovremmo modificare nel nostro stile di vita.

    Si dovrebbero tenere presenti tre semplici regole nel rapporto fra uomini e fra uomini ed ambiente:

    1. l’obbligo di donare;
    2. l’obbligo di ricevere;
    3. l’obbligo di restituire più di ciò che si è ricevuto.

    Si dovrebbe considerare il fatto che, il benessere di un paese non può vedersi dalla crescita del PIL, che non migliora la qualità della vita.

    Robert Kennedy diceva: «La crescita del PIL può essere un indicatore di malessere. Tutte le cose che danno un senso alla vita non fanno crescere il PIL».

    Purtroppo oggi sembra quasi che la logica che si segue sia: acquisto=merce=felicità.

    Immaginario che dovremmo decolonizzare, poiché il troppo avere crea malessere e non felicità.

    Ci siamo mai chiesti se i cosiddetti paesi sottosviluppati, definiti tali poiché non producono (quindi non contano sul mercato), siano così tanto meno felici di noi? Riflettiamoci un po’, nella nostra società si stringono quasi esclusivamente rapporti sociali “di mercato”, dal quale spesso nasce la solitudine.

    Forse nella frenesia della nostra vita, ci interroghiamo troppo poco sulla qualità del tempo che trascorriamo sulla terra e sul fatto che stiamo perdendo di vista il senso della nostra esistenza. Basta guardarsi intorno, a volte anche allo specchio, per vedere gente depressa ed insoddisfatta. Perché non ci domandiamo da cosa nasce tutto questo?

    Viviamo in una realtà in cui vali solo in base a quanto acquisti e per acquistare devi lavorare sempre più tempo, mentre la tv ci dice ogni giorno cosa dobbiamo comprare per essere “adeguati” alla società, finendo così in questo circolo di schiavitù.
    In questo modo, stiamo perdendo il senso dei veri valori della vita, l’amore per la cura delle cose, delle nostre passioni e dei nostri cari.

    Il benessere non è necessariamente avere, il progresso è un’opportunità se fatto in modo sensato, ma il “progresso a tutti i costi” è sbagliato. Al centro di tutto dovrebbe stare la qualità della nostra vita e non “il mercato”.

    Per garantire tutto questo si dovrebbe dare un senso politico all’idea culturale di decrescita, cosa che è momentaneamente al di fuori dalle attuali logiche di destra e sinistra, che puntano ciechi verso il progresso (infatti l’unica cosa per cui si scontrano è la distribuzione della ricchezza monetaria prodotta), che non sempre è un bene, considerando che può avere più possibilità di futuro una scelta conservatrice, che progressista.

    In Germania, ad esempio, il 90% dei deputati ha votato a favore delle energie rinnovabili e stanno facendo cose grandiose…noi cosa stiamo aspettando?

    Infine, fancendo parte del nascente Movimento Cinque Stelle Palermo, ci tengo a dire che abbiamo l’intenzione di muoverci verso questa direzione e abbiamo bisogno delle competenze e della professionalità di chiunque voglia lavorare per un’alternativa concreta.

    Ospiti
  • 11 commenti a ““La felicità sostenibile”: appunti e riflessioni”

    1. tutto ciò che hai scritto sembra utopia, ma non lo è per il semplice fatto che negli anni avvenire la mancanza di risorse necessariamente, anche se non lo vogliamo, ci porterà a decrescere perhé questa piccola navicella che chiama terra è qualcosa di limitato e finito rispetto ad una popolazione mandiale che crescea dismisura e che consuma a dismisura ed in modo diverso.
      comunque, brava!

    2. Tanto per portare nel concreto le idee espresse nel post, se disponiamo di una tecnologia che “produce il doppio di energia costando la metà, sia in termini economici che ambientali” possiamo promuovere un piano casa “intelligente”, finalizzato all’efficienza energetica delle case, invece di quello “idiota” in approvazione all’ARS, andando così a caratterizzare la Sicilia come territorio che sta facendo una scelta di qualità della vita. Se l’adozione della tecnologia dei cogeneratori (che potrebbero essere costruiti anche a Termini Imerese) consente risparmi, si potrebbero incentivare tali risparmi finanziando l’acquisto di cogeneratori familiari o condominiali con i soldi della Regione che si vorrebbero usare per perpetuare la costruzione di automobili nello stabilimento FIAT. Oppure, se proprio si volesse continuare a produrre automobili, si potrebbe favorire il progetto ecologico delle auto elettriche chiudendo i centri storici delle città siciliane e riservando a tali veicoli la mobilità interna, sia pubblica che privata. http://www.sunnycarinasunnyregion.com/

    3. Ciao Donato,
      quello che hai scritto su Termini Imerese è proprio ciò che ha detto anche Pallante…perchè non costruire lì Microcogeneratori???

      Cmq volevo segnalare questo bellissimo video “La storia delle cose” (diviso in 3 parti), che penso riproduca in maniera molto chiara il sistema attuale in cui siamo immersi: http://www.youtube.com/watch?v=18a1GQUZ1eU&feature=player_embedded

    4. ciao clay, bellissimo post su un argomento che mi sta molto a cuore.
      giusto giorni fa riflettevo su quanto potremmo cominciare a fare in prima persona per una decrescita felice, su quanto sprechiamo; di quante cose inutili ci circondiamo e quanto inquinamento produciamo nel nonstro agire quotidiano?
      penso solo alla nostra immondizia.
      se si guarda in molti sacchetti della spazzatura, spesso neanche differenziata, la maggior parte di quello che buttiamo è costituita da packaging e contenitori. già eliminando il packaging molto sarebbe fatto anche con notevole risparmio da parte dei consumatori. in alcuni luoghi già esiste.
      http://parma.repubblica.it/dettaglio/rifiuti-meno-packaging-con-i-prodotti-alla-spina/1493153
      poi comprare prodotti food miles (merci che percorrono pochi chilometri per arrivare da noi) e diamo un colpo d’arresto all’inquinamento di co2.
      smaltire i nostri rifiuti umidi in compostaggio perfino sul terrazzo di casa per coltivarci i pomodori. fare un uso meno folle ed incondizionato dei mezzi privati, si può fare, non è così difficile.
      questo e tanto altro si potrebbe cominciare a fare.
      un amico si sta candidando alle regionali nel lazio come indipendente dei verdi ed ha deciso di attaccare solo manifesti virtuali, neanche un minuscolo santino ha stampato, non avrebbe senso visto che da anni ha deciso di muoversi solo in bici ed inquinare il meno possibile con i suoi spostamenti e con i suoi rifiuti, riciclando tutto il riciclabile. diciamo cercare di non lasciare questo mondo troppo peggio di come l’ha trovato, anzi, magari provare a migliorarlo 😉
      http://www.youtube.com/watch?v=kAS_hB_G4aw&feature=player_embedded
      peccato che i commenti ad un post propositivo che non è la solita lagnùsia sul “tanto non cambierà mai niente perchè il problema e ttraffico” siano così pochi. vabbè…

    5. dimenticavo l’uso smodato di condizionatori d’estate e riscaldamento d’inverno.
      pare che molti l’inverno vogliano avere sempre 30 gradi e l’estate meno dieci, tranne poi lamentarsi dell’impazzimento climatico.. sarà colpa solo dei cinesi? mah

    6. Ciao! Hai ragione…c’è più la tendenza a lamentarsi, che quella di fare…forse perchè sembra sempre che queste cose non ci riguardino in prima persona…
      Per quanto riguarda la decrescita felice, piano piano io per prima sto prendendo questa direzione, ad esempio dei ragazzi stanno pensando di realizzare degli orti, utilizzando il compost ricavato dagli scarti del cibo…e chi non ha un giardino (come me) potrà contribuire con il compost…anche se spero di riuscire a coltivare qualcosa (mai fatto!) sul mio balcone! 😉
      Un’altro passo, è quello di ridurre al minimo l’utilizzo di stoviglie di plastica, visto che essendo in polistirolo non sono riciclabili (anche se qui a bagheria ad esempio fare la differenziata è un lontano miraggio), riguardo la plastica ad esempio, ho scritto qualche riga per il sito del grillo di palermo http://www.ilgrillodipalermo.it/2010/02/18/parliamo-di-plastica/

    7. mai usata la plastica per mangiare, e se qualcuno mi invita a cena e mi fa mangiare nella plastica gli tolgo il saluto! 😉
      quanto ci sarebbe da fare se ci lamentassimo meno e cominciassimo a prenderci le nostre responsabilità. sembrano gocce nel mare, si pensa che tanto è tutto inutile perchè tanto non funziona niente, e invece no, è solo più facile e comodo pensarlo.

    8. Ho letto da qualche parte che ogni giorno in italia vengono consumate circa 1000 (mille!) tonnellate di plastica (PET) proveniente dalle bottiglie di acqua minerale.
      Io bevo acqua di rubinetto da quando ero in fasce e non ho mai avuto neanche un mal di pancia.
      Ma se poi volete a tutti i costi bere acqua minerale, almeno bevetevi quella siciliana! Non ho mai capito perchè un siciliano beva acqua del trentino e un trentino acqua siciliana.
      Mandiamo su e giù per l’Italia migliaia di TIR (in estate sotto il sole; ma è acqua “minerale”!) ad inquinare, ad “ingorgare” e a causare incidenti stradali quando ognuno potrebbe bere la propria acqua che il cielo gli manda.

    9. Ma vi rendete conto di cosa state parlando?
      Claudia La Rocca, ti rendi conto che sogni? In un mondo dove tutto è ancora controllato dal petrolio, come fai a dire tutte ste cagate? Oltretutto, renditi conto che le tecnologie alternative ci sono, ma di certo (oltre che tutto è controllato dal petrolio) non le vengono a produrre qui a Termini Imerese, dove dipendenti VECCHI, con scarsa capacità di apprendimento e costi paurosi, non andrebbero assolutamente all’altezza. In italia purtroppo, i sindacati ed i dipendenti fanno si’ che le aziende chiudino. Molto meglio per qualsiasi azienda di produzione, andarsene in china, cile e similiari. Con 10 dipendenti di qui ne gestisci 1000 di là. E’ inutile, non c’è storia. Proprio come il petrolio. SMETTETELA DI SOGNARE, ED APRITE GLI OCCHI. 11 Settembre ed Iraq solo un motivo: IL PETROLIO.

    10. Palermo2 gradirei un linguaggio più consono. Grazie.

    11. a proposito di decrescita e sviluppo sostenibile vorrei segnalarvi una bellissima campagna per Roma Sostenibile: http://www.d-o-c.it

      E’ stato realizzato un breve video molto suggestivo per la diffusione sul web, ma il pezzo forte della campagna si è svolto nelle piazze e nelle strade della città, tramite l’applicazione di istallazioni a impatto zero per ricordare ai cittadini che l’ambiente è un bene comune!

      foto e video sono sulla pagina linkata sopra, non è richiesto nessun tipo di contributo se non la diffusione della campagna stessa.

      ciao a tutti e buona visione!!

    Lascia un commento (policy dei commenti)