mercoledì 18 ott
  • La Palermo differenziata, parte seconda

    Mestamente devo riconoscere che sono un polemico rompiballe, e non è solo una questione d’età.
    La prima contestazione di un certo rilievo la feci una quarantina di anni addietro nei confronti de La settimana enigmistica che, in prima di copertina, si auto classificava come «il passatempo più sano ed economico».
    Scrissi una polemica lettera aperta con la quale contestavo tale affermazione, sostenendo che un settimanale di enigmistica ha il dovere di essere di univoca interpretazione proprio nelle definizioni, specificando che tale primato era da attribuire, senza rivali, alla pippa e che quindi loro, tutt’al più, si sarebbero dovuti accontentare del secondo posto, ma mai ottenni risposta.
    Non vi sorprenderà, dunque, se la mia vis polemica nei confronti della raccolta differenziata sia andata oltre ai “bisogni” di Fulippo.
    La graziosa signorina che con un sorriso accattivante, attraverso i manifesti distribuiti in tutta la città ed il frontespizio della brochure informativa distribuita dal Comune, ci mostra il palmo della mano aperta è il richiamo per lo slogan «Cinque minuti al giorno e la mia città è più pulita», che ben si appatterebbe con la già citata frase «Differenziare non è difficile né complicato».
    Ma siccome mi sento votato alla gestione di un ipotetico “Ufficio per la complicazione degli affari semplici”, avendo dichiarato guerra al call center del Comune, ho trovato un altro inghippo per il corretto smaltimento dei rifiuti: il cartone del latte.
    Ho chiamato il numero verde per ottenere le informazioni sul corretto smaltimento dello stesso e mi hanno risposto, con tono sufficiente: «Evidentemente, se è fatto di cartone, va nella carta».
    «Nonsi», ho risposto. «Le buste per il latte che uso io sono fatte di cartone all’esterno, di alluminio all’interno ed hanno pure il tappo di plastica. Comu ‘nni cumminamu?».
    Nel contenitore dell’indifferenziato no, in quello della carta no ed in quello della plastica nemmeno.
    Da buon schiffarato godevo, attaccato alla cornetta del telefono, mentre rimanevo in attesa della risposta della signorina che, all’altro capo, si stava consultando con qualcuno evidentemente più esperto, non trascurando, suppongo, di rivolgere irriverenti e poco lusinghieri pensieri sia a me che a qualche incolpevole santo di passaggio.
    Alla fine di un lungo conciliabolo, mi vennero impartite le seguenti istruzioni:
    primo, tagliare il tappo di plastica e gettarlo nell’indifferenziato;
    secondo, tagliare la busta e provvedere a separare l’alluminio dal cartone;
    terzo, l’alluminio nell’indifferenziato ed il resto nella carta.
    «Cara signorina, mi dispiace: i patti sono patti. Avete detto cinque minuti al giorno, e cinque minuti devono essere. Altrimenti mi dovete pagare pure gli straordinari».
    Rimase dapprima ammutolita, ma poi si riprese e, a senso suo, replicò: «Guardi che per questa operazione basta un attimo».
    Mi resi conto che la poveretta non era abbonata con Sky, quindi non aveva mai visto il programma Com’è fatto che, nonostante il titolo suggestivo, non si riferisce a nessun personaggio politico a noi noto, bensì a come si costruiscono i più svariati oggetti d’uso comune.
    Io, invece, passo serate intere su Discovery channel e sul Tetrapac sono ferratissimo: separare i due strati è praticamente impossibile.
    Le impartii, quindi, una esaustiva e pallosissima lezione sul confezionamento delle buste per il latte alla fine della quale la poveretta non si ritrovò due Zeppelin in regione inguinale per il sol fatto d’essere femmina, ma non poté fare a meno di consigliarmi: «U ittassi unni ‘cci pari a lei» e mi riagganciò la cornetta.
    Ci risiamo: la soluzione alla palermitana è pronta e servita.
    Quando un problema è un po più complicato del previsto, anziché cercare di trovare una soluzione preferiamo…consegnare foglio bianco!
    In realtà non dovrebbe funzionare così, almeno in questo specifico caso.
    La raccolta differenziata, oltre che un dovere civico, è uno dei più razionali interventi possibili nella lotta contro l’inquinamento.
    Adesso che, finalmente!, anche il nostro Comune sta cercando di adeguarsi a degli elementari standard di “civiltà” si richiede, da parte nostra, un minimo contributo di disponibilità.
    Cerchiamo di non affidare i propositi di “vetrina” di questa nostra città solamente alla da noi tutti auspicata conquista di un posto in Champions league: cominciamo col far sparire a munnizza d’i strati altrimenti, nonostante Zamparini, rimarremo sempre da serie B.
    Il palermitano, però, si sapi industriare, quindi una soluzione crede di poterla trovare sempre.
    Ma di questo parleremo la prossima volta.
    (Continua)

    Ospiti
  • 15 commenti a “La Palermo differenziata, parte seconda”

    1. Per quello che mi riguarda, anni fa mi e’ stato detto che l’alluminio viene separato in un secondo tempo… e che i cittadini devono semplicemente mettere il tetrapak nei rifiuti cartacei.

      Poi chissa’…

    2. Le confezioni tetrapak (con l’alluminio all’interno) vanno nella carta rimuovendo solamente eventuali tappi in plastica. Differenziare è semplicissimo, basta solamente un po’ di buona volontà e di senso del rispetto dell’ambiente in cui viviamo.

    3. Quoto sia framore che roberto. Mi sono posto il problema del cartone del latte 3 anni fa quando ho iniziato a fare la differenziata,pur abitando a brancaccio. Il call center amia mi disse di gettare il cartone del latte nel contenitore della carta, e che questa sarebbe stata separata dall’alluminio in seconda sede.

    4. “Quando un problema è un po più complicato del previsto, anziché cercare di trovare una soluzione preferiamo…consegnare foglio bianco”
      Questa frase detta da una persona che dimostra il più totale disinteressa nel partecipare al miglioramento di uno stato invivibile, fa veramente impressione. Ogni volta sembra che cerchi il cavillo per lavartene le mani. Ovviamente mi aveva colpito anche l’altro tuo post: in fondo a casa tua hai chi ti viene a fare le pulizie, ha un cane che tieni relegato nel terrazzo (per quanto grande sia è pur sempre un terrazzo, e se il tuo cane sembra “lagnuso come te, stai attento che potrebbe trattarsi di depressione). In pratica passi il tempo davanti a SKY: non te lo hanno detto lì che il tetrapak si butta nel cartone? Ovviamente non lo avrai sentito, tanto sei occupato a cercare una scusa per non fare nulla o a cercare di mettere in crisi qualcosa che comincia a muoversi una volta tanto in una città “degna” di gente come te.
      Vorrei che tutti, invece di passare il tempo a criticare o crearci alibi di forma, 5 MINUTI AL GIORNO ci mettessimo a collaborare, o quanto meno non criticare chi cerca di farlo!!!

    5. Caro autore, non posso credere che al call center ti abbiano risposto di separare l’alluminio dal cartone; men che meno possono averti risposto di gettare l’alluminio così ricavato nell’indifferenziato, perché l’alluminio, nella raccolta porta a porta, va gettato con la plastica, come previsto dall’opuscolo con la signorina col palmo della mano bene in evidenza, da te citata.
      Come ti hanno detto gli altri prima di me il tetrapack, da alcuni anni, si può considerare materiale differenziabile e va gettato nel contenitore della carta. Il Comieco, cui il Comune di Palermo affida la carta così raccolta, infatti è uno degli enti che partecipa al riciclo del tetrapack, riuscendo a separare la carta dall’alluminio.
      La tematica della raccolta differenziata porta a porta, nella nostra città così piena di rifiuti per strada, si presta a facile ironia, ma forse dovremmo cercare di prendere un po’ più seriamente questo tentativo di civilizzarci, altrimenti la manina della signorina potrebbe indicare che per il palermitano medio possono bastare cinque minuti per … toglierci mano.

    6. Comunque la questione tetraPak, ovvero come lo differenzio, cambia da comune a comune. Esempio: a Milano va nel cartone, nel mio paese a pochi km dal capoluogo lomabardo, va insieme alla plastica e l’alluminio.
      Alla fine credo che conta semplicemente la tecnologia utilizzata dall’impianto di smaltimento a cui si appoggia un comune.

    7. a me viene da fare una considerazione quando la differenziata nel mio quartiere è prossima dall’entrare in vigore (ven. 26 c.m.).
      molte delle portinerie in via del bersagliere non hanno spazi interni adeguati per ospitare 3 cassonetti e tantissime non hanno un portinaio che possa portare fuori i cassonetti.
      pertanto un po’ tutti quelli che abbiamo un po’ di spazio nel sottoscala, stiamo trovando un modo per far si che alle 20 ogni giorno venga collocato all’esterno il contenitore di turno (… ma non ho ancora chiaro chi lo rientrerà la mattina), quelli che invece non dispongono di idoneo spazio nell’atrio della protineria, sembrano orientati a tenerli fuori, anche a rischio di vederseli fregare e pagare, a quanto pare, 500,00 euro a cassonetto per riaverne uno nuovo.

      Lo spettacolo che si profila e’ che prima ogni 3 portoni c’e’ un cassonetto.
      Adesso, ogni 3 portoni, vedo 9 cassonetti ….
      Ma era possibile, come dicono in tanti, (secondo me più per “lagnusia” che per vero spirito civico ed umanitario), far si che la “differenziazione” avvenisse a Bellolampo in idoneo luogo di stoccaggio e smistamento, dando cosi’ lavoro a tanta gente?
      C’e’ qualcuno che ha già provato l’ebbrezza di custodire in casa pannolini di bimbo sc.g.zz.ti per un paio di giorni? E come li smaltisce?

    8. Sulle buste del latte in tetrapak (quello che utilizzo io che poi è quello della Lola) c’è un tondo con scritto dentro (CA), quindi stante alle indicazioni della ditta che lo produce è riciclabile con la carta.
      Per il resto, non uso nient’altro che sia confezionato nel tetrapak.

    9. Nella mia zona non si fa ancora la raccolta differenziata porta a porta, però dato che siamo su internet, che ne dite di scaricare dal sito AMIA la brochure che spiega come fare la raccolta?

      http://151.1.183.204/archimedia/amia/allegati_articoli/471_allegato_opuscolo_Modalita_Differenz_2.pdf

      P.S.: se siete proprio lagnusi, ve lo dico io! Brik per il latte: raccolta dell’indifferenziato!!!

    10. I rifiuti si differenziano in funzione dell’organizzazione delle società di smaltimento. A Firenze, per es, il cartone del latte si getta nel cassonetto del vetro/plastica/metalli.
      p.s.
      Comunque a Palermo la raccolta differenziata è stata organizzata in maniera troppo complicata già per un bolzanino figuramoci per un palermitano. Dura minga..non può durare…

    11. l’equivoco nasce dal fatto che prima il tetrapak (formato da carta + alluminio + plastica) non fosse facilmente riciclabile.

      ovviamente al call center lavora gente ignornate: non parlo dei centralinisti, ma di chi li deve formare. a che serve un call center sulla raccolta differenziata se quando un comune cittadino chiede come riciclare il tetrapak ottiene come risposta che deve separare i tre elementi di cui è composto?

      hanno speso tanti soldi per stampare le brochure, non c’era un pirla in tutta l’AMIA che facesse notare che non è scritto come e dove ricilare il tetrapak delle confezioni di latte, succhi di frutta, etc…?

      dal canto mio, getterò il tetrapak nel cartone confidando che a Palermo ci sia lo stesso protocollo di intesa tra AMIA e tetrapak:
      http://www.senamion.it/2008/05/14/come-riciclare-il-tetrapak-e-rimanere-con-qualche-dubbio/

      io devo perdere 5 minuti per differenziare bene, ma LORO non possono perdere 5 minuti per assumere gente capace?

    12. la storiella del tetrapack va bene per scrivere
      un pezzo,
      ma e’ un “diversivo”
      davanti al dramma
      delle campane che non vengono vuotate da mesi e mesi
      e lo dimostrano i cumuli di sacchetti deposti a terra attorno alle campane.
      In ogni caso quello del tetrapack e’ un falso problema perche’ qualunque materiale destinato ad essere riciclato,subisce tutta una serie di lavorazioni per arrivare alla fine ad ottenere un prodotto abbastanza pulito,attraverso frantumazioni,lavaggi,separazioni magnetiche,filtrazioni,etc.
      Piuttosto qualcuno dovrebbe spiegare il percorso
      VERO,che fa quel poco di RD palermitana,
      ed ancora come mai
      abbiamo accumulato tanto ritardo nella RD,
      e sopratutto come mai ogni giorno sorgono in tutta la citta’ tante DISCARICHE,nonostante l’eccesso di personale addetto a questa mansione di raccolta.
      addetto allo smaltimento.

    13. l’AMIA (non iniziate a ridere) è certificata secondo i più moderni standard di qualità ISO 9001 e ISO 14001 rilasciate da DNV, siccome queste norme sono focalizzate sul rispetto del cliente mi chiedo se una risposta siffatta del call center possa essere comunicata in un reclamo, tra l’altro (ammesso che la cerificazione non sia una presa in giro come nel 90% dei casi) dovrebbe essere prevista una procedura per gestire e risolvere i reclami, pena a lungo andare il ritiro della certificazione.

      ormai quello delle certificazioni di qualità è uno scandalo assodato.

      anche la mensa universitaria è certificata ma tempo fa scoppiò il caso di cibo avariato (alla faccia della qualità)

      ps. in italia ci sono più richieste di certificazione di qualità che in tutto il resto del mondo…………. meditiamo.

    14. il tetrapack, come giustamente ha affermato qualcuno, va messo nella carta/cartone (fanno persino la pubblicità sulle confezioni) dopo aver tolto l’eventuale tappo di plastica.

      i pannolini vanno gettati nell’indifferenziato. qui l’indifferenziato si raccoglie 1volta/settimana: nessuno si è mai lamentato (e volendo da queste parti sanno essere proprio dei rompiscatole). il sacco con i pannolini viene custodito in balcone, nel cortile o nel giardino.

      è un’occasione che non potete permettervi di perdere.

      sig. messina, che dire dei blister dei medicinali? o dei cateteri? delle batterie? a propos: dove si buttano a palermo le batterie? dove sono i luoghi di raccolta? dove si buttano i solventi come l’acqua ragia dopo che si è dipinto qualcosa?

    Lascia un commento (policy dei commenti)