sabato 21 ott
  • Il colloquio

    Ore 09:35 di un qualsiasi mercoledì.
    Mi presento puntuale, anche troppo. Ho un colloquio di lavoro alle 10:00 e per arrivare in orario ho puntato la sveglia alle 6:45.
    Sono vestito in modo anonimo, niente particolari, nessuna identità.
    Scarpe, mutande, calze scure, jeans, cintura, camicia, maglione, giubbotto, sciarpa.
    Sono il signor Taldeitali, e mi viene anche un po’ da vomitare mentre suono al citofono.
    Un portiere compare dal nulla, mi chiede con la faccia scura cosa voglio.
    Ma dico, lo vedi come sono vestito, ti sembro un terrorista?! Ti sembro un serial killer?! Sono un altro stronzo che si presenta ad un altro colloquio di lavoro, quindi vedi di stare al tuo posto e dimmi in quale scala devo salire che questo condominio sembra un quadro di Escher.
    Sulla porta d’ingresso c’è una scritta plastificata, com’è plastificato il sorriso di questo tizio che mi apre la porta.
    Alto due metri, la lingua di pezza, pochi capelli grassi, la pancia piena di birra, un alito da caffè appena preso.
    È lo stesso che mi ha chiamato per telefono, insistendo a darmi del tu, ma chi ti conosce?! Ma chi sei?!
    I miei passi si muovono all’unisono con i suoi, stiamo marciando verso il patibolo, a un tratto mi lascia in una sala break e mi dice di attendere lì mentre con un dito mi indica un distributore di caffè.
    Attendere qui? E cosa? Mi sono svegliato come se dovessi andare a pescare, mi sono tirato a lustro, ho corso nel traffico, e tu mi dici di aspettare, e magari di prendermi questa acqua lorda che Tu chiami caffè e che Tu utilizzi come panacea per tutti i mali che ti affliggono dalla mattina quando ti svegli sino alla notte quando ti ubriachi? Ma finiamolo ‘sto teatrino, sono qui per un colloquio, sono qui per mostrarmi disponibile, per ridere a qualsiasi stupida battuta, per sopportare il fetore di deodoranti per ambienti e moquette lurida.
    Ho un ghigno dipinto sul volto mentre faccio questi pensieri; alzo lo sguardo e due tizie squittiscono qualcosa guardandomi e iniziano a sghignazzare mentre masticano carote e mele; non faccio nessun commento e infilo un euro nella macchinetta che naturalmente non dà il resto.
    … acqua lorda.
    Il pachiderma ritorna, ha in mano il mio curriculum, sopra c’è scarabocchiato qualcosa a penna, mentre lo seguo divento quasi strabico per riuscire a capire cosa c’è scritto, entriamo nella stanza dei colloqui mi presenta una sua collega e mi mette davanti a un computer.
    Silenzio di almeno tre minuti, poi mi guarda e chiede:
    “Esperienze lavorative?”.
    Idiota! Ti ho mandato il mio curriculum tre volte, ci ho messo due giorni per scriverlo in formato europeo, per specificare ogni singola cosa che ho fatto nella vita, mi sono anche umiliato a inserire quelle menate del tipo “particolarmente portato alla leadership e al lavoro di gruppo” o “ottime capacità relazionali acquisite durante gli anni di volontariato”.
    Inizio a parlare, ma non faccio in tempo a inserire un verbo nella frase che al capidoglio squilla il telefono e risponde; mi volto a cercare la sua collega ma sembra essersi dileguata, mi blocco, aspetto, guardo fuori, lui chiude la telefonata e mi chiede le mie conoscenze linguistiche.
    Ma sono venuto per un colloquio di lavoro per un call-center che vende abbronzanti, creme dimagranti e corsi di cucina, perché vuoi sapere le mie conoscenze linguistiche, dove li vendi ‘sti abbronzanti, in Zimbabwe?
    Rispondo vergognandomi che il mio inglese è scolastico, e borbotto qualcosa di poco comprensibile mentre cerco di spiegare perché dal curriculum sembro meglio di Tiziano Terzani.
    Mi chiede perché vorrei lavorare per questa società.
    Questa la so.
    Recito la messa che vuole sentirsi dire, e non lesino bigiotterie linguistiche come: nuove esperienze, crescita formativa, ambiente stimolante.
    Faccio fatica a rificcare i pensieri in fondo alla gola: sto facendo un colloquio per vendere corsi di cucina a casalinghe disperate (disperate vero però); se dovesse andare bene sarò pagato otto centesimi di fisso all’anno più due euro ogni venti tizie che riesco a infinocchiare costringendole a impegnare gli ori di famiglia per preparare il pollo tandoori invece della pasta con i broccoli ai loro mariti (pensa che saranno contenti!).
    Verrò insultato, maledetto, ignorato, minacciato, calpestato, sgridato, offeso, umiliato e se scoprono dove abito corro anche il rischio di essere sequestrato e incaprettato.
    Verrò incastrato in orari improponibili che non mi permetteranno di accettare neanche un altro part-time di dodici minuti al mese, e firmerò uno schifo di contratto a progetto che somiglia al regolamento interno della base di Guantanamo.
    Finisco comunque l’omelia con il sorriso più ipocrita del mio repertorio, qualche frase di circostanza e il colloquio è finito.
    Colleziono il suo “le faremo sapere”, e sono quasi certo che non mi richiamerà.
    Esco, metto la suoneria al telefono, e trovo una chiamata di mia madre che vorrà sapere com’è andata.
    Adesso non ci riesco, adesso proprio non ce la faccio.
    Spengo il telefono e inizio a vagare per la città.
    Sono le undici, inizia a far caldo, l’immondizia fermenta, io compro il giornale che finirò di leggere aspettando alla fermata di un autobus di questa meravigliosa città.

    Ospiti
  • 76 commenti a “Il colloquio”

    1. ti assicuro che il tuo scritto si attaglia alla perfezione anche per una città del nord italia…immondizia a parte… il problema non è tipico di palermo

    2. E’ tutto tristemente vero…
      e tu sei meravigliosamente cinico…
      Bravo… ottimo POST…

    3. non ci siamo, troppa spavalderia non porta da nessuna parte. atteggiamenti sbagliati, con questo approccio cosa sarai in grado di dare alla tua azienda, con quale stato d’animo farai il tuo lavoro. se i tuoi obiettivi sono altri, punta su quelli.
      E poi sei approssimativo, che significa 8 centesimi all’anno, 2 euro ogni 20 clienti. Precisione ed umiltà sono doti che nella vita servono.
      !!!

    4. ….colloquio di lavoro per un call-center che vende abbronzanti, creme dimagranti e corsi di cucina….
      .
      …..sto facendo un colloquio per vendere corsi di cucina a casalinghe disperate…..
      .
      mi ritorna in mente Wanna Marchi…

    5. Su esperienze come questa ci hanno già fatto almeno un film: “Cresceranno i carciofi a Mimongo”, 1996, con Valerio Mastandrea che dice le stesse cose che hai scritto tu. Purtroppo il film finisce bene, cosa che invece nella realtà non avviene.

    6. Grande bel post! Anch’io una volta ho fatto un colloquio per lavorare in un call center e questa tua frase : “fetore di deodoranti per ambienti e moquette lurida”…mi ricorda quel giorno.
      E’ scontanto scrivere che quel giorno, sicuramente non è stato uno dei più felici

    7. spero che quel “non c’è la faccio” sia un tentativo di entrare nel personaggio e non il tuo modo di interpretare il verbo “farcela”.

    8. Lo so che sto per scrivere qualcosa di molto impopolare…ma va detto.

      Premetto che io sono palermitano, sono cresciuto a Palermo, mi sono laureato a Palermo e ho avuto anche qualche ‘Palermitana’ esperienza di lavoro; e non lo metto tra virgolette a caso.
      Quindi quello che sto per dire lo dico a ragion veduta.

      Non so se questo post si riferisca ad una esperienza diretta di chi l’ha scritta, ma ha molto del vero. Anche io ho avuto esperienze del genere; e sono terribili e lesive della dignita’.

      Detto questo, smettiamola di dare la colpa agli altri!

      Mi sono stancato di leggere queste storie in cui i palermitani/siciliani sembrano destinati a questo e a niente di meglio; come se fosse scritto nel nostro destino. Come se secoli di dominazioni ci avessero tolto la voglia e la capacita’ di reagire; non e’ cosi’!

      Chi si ritrova ancora, dopo un percorso di studi e delle piccole esperienze lavorative in citta’, a percorrere labirintiche rampe di scale alla Escher, e’ perche’ lo vuole, diciamocelo!

      Chi ci costringe a restare la dove e’ chiaro che non venimo apprezzati? Chi ci costringe ad essere umiliati da contratti di lavoro che non sono contratti e ad essere trattati alla stregua dei minatori delle zolfatare? Chi ci impedisce di conoscere l’inglese? Nessuno!
      Sono tutte colpe nostre!

      Sono stanco di sentirmi dire che non si puo’ lasciare la famiglia o la/il fidanzata/o, gli amici o peggio ancora il sole!! Signori! Siamo nel 2010, siamo ridotti ad un paese del terzo mondo(anche se ci dicono il contrario) e ci preoccupiamo della maggiore o minore presenza di luce?
      E i nostri sogni? La nostra dignita’? La nostra VITA! Dove li mettiamo?

      E’ ora di ammettere che se le cose non vanno, non e’ solo colpa delle istituzioni(che hanno la loro grande fetta di responsabilita’) ma anche nostra.

      In questi anni ho letto di bellissime e interessanti iniziative di giovani che si mettono insieme e fanno impresa a Palermo, seppure con molte difficolta’; ma reagiscono e fanno qualcosa.

      E chi non ha la ‘vision’ imprenditoriale? che fa? VIA! Andare via! All’estero! Perche’ l’Italia non offre di meglio, specie in questi anni.

      Ci vuole coraggio! Tanto coraggio….coraggio di riaffermare la nostra dignita’.

      Ma se, alla fine, il ‘sole’ vince…mbe’ non lamentiamoci allora. Perche’ la vita e’ fatta di scelte e vivere a Palermo e’ una scelta di vita, ma sempre una scelta che NOI facciamo e a quel punto, se dobbiamo biasimare qualcuno, biasimiamo noi stessi…non la “splendida citta’”.

      Ciao e in bocca al lupo a tutti.

    9. Marco quoto gran parte del tuo commento, ma io voglio riuscire, voglio affermarmi nella mia Terra, nella mia Città!
      E VOGLIO che tutto ciò sia possibile!

    10. Bel post, complimenti Alessio.
      Mentre leggevo ho riso, ho sorriso amaramente, ho avuto la nausea (non per il tuo scritto ma soltanto perchè immaginavo la situazione).
      Ho vissuto troppe volte quanto hai descritto e sono un “Palermitano” qualunque che non ne può più.
      Però devi ammettere che sei stato molto fortunato; infatti, diversamente da quanto fanno quasi tutti gli altri, ti hanno convocato per un colloquio.

      Un caro saluto a tutti voi.

    11. andare ad un colloquio di lavoro con questa enfasi, aiuta poco. cmq anni fa c’e’ stato un tizio, che poi abbiamo assunto, che al mio secondo Lei mi disse, guarda, ci possiamo dare del Tu, e me l’ha detto lui. Siamo nell’era della globalizzazione. Il rispetto del lavoratore va oltre al Tu o al Lei.
      Però, considerato che per come scrivi sembri un ingegnere nucleare a cui vogliono proporre di vendere profumi, non è meglio, per evitarti inutili tristi sorprese, che cerchi solo lavori pertinenti alle tue capacità ed ai tuoi interessi?
      Posso garantire che ci sono tanti posti dove il pachiderma all’ingresso non sa parlare italiano e dove ti propongono 1 euro ogni 50 casalinghe disperate.
      Impara a capire dove stai andando a “colloquiare”, prima di puntare la sveglia, inutilmente, alle 6.45.
      Purtroppo, essendo uno che molto spesso si trova a fare colloqui per offrire lavoro, devo dire che ci sarebbe da scrivere anche un post su tutti quelli che, malgrado l’annuncio sia chiaro e ben curato, si presentano sapendo fare tutt’altro… ma in fondo “c’hanno provato” .. ma hanno provato cosa… a far finta di saper fare un lavoro per poi dimostrare di essere degli incapaci?
      I curricula spesso sono farciti di idiozie .. e riportano diplomi conseguiti presso centinaia di corsi di formazione effettuati negli anni.
      C’e’ chi ti manda curricula dov’e’ certificato che il candidato e’ esperto in saldature elettromedicali, ma e’ anche un webmaster, con una specializzazione nel marketing congressuale con esperienze anche nell’assistenza sociale ed un diploma a pieni titoli per l’uso del CAD.
      In questo caso, malgrado il candidato abbia inviato un curriculum, è interessante ripetergli le domande … tante volte non sanno cos’hanno scritto nel documento inviato.

      QUesto post e’ il tuo punto di vista….
      Se vedessi il mio, capiresti perche’ spesso vorrei avere la capacità di prenderli a calci prima ancora che citofonino e prima ancora che il portiere col sorriso plastificato chieda loro cosa sono venuti a fare li’.

      In bocca al lupo, e che crepi.

    12. Sarebbe molto divertente fare un post “il colloquio lato B”

    13. Hanno approvato un progetto regionale per l’occupazione (credo ieri la firma).
      Entro un mese ci sarà una graduatoria di aziende che hanno partecipato per ospitare in work experience i disoccupati (10 mesi x 800 euro lordi mensili).
      Possibile rinnovo.
      Il progetto era partito nell’agosto 2009 poi rinviato fino adesso.
      Meglio del call center sicuro…
      Purtroppo creerà un pò di precariato.

    14. Colgo lo spunto di Lukeskywalker.

      Il primo annuncio per collaboratori lo abbiamo messo circa 15 anni fa. Eravamo una neonata società di informatica, producevamo CD-ROM multimediali, una delle prime a Palermo ed in Italia (ROM-anza), cercavamo grafici. Non avevamo grande esperienza di nulla, sapevanmo solo che cercavamo ragazzi svegli con cui lavorare pratici di grafica e computer.
      All’annuncio risposero una ventina di persone. Nessuna era un grafico, pochi sapevano usare il computer, ricordo una carrellata pazzesca di individui i più disparati e sconclusionati, quasi nessuno portò un book (meno che mai un curriculum), i pochi che portarono materiale visionabile portarono le icone che si trovano nelle font di windows stampate e colorate.
      Quello che oggi sa fare un bambino di 4 anni. Tutti chiesero quanto era lo stipendio come seconda domanda, prima ancora di avere capito cosa potevano fare per noi.

      Un’altra volta cominciò a lavorare con noi un giornalista, doveva occuparsi dei testi delle pubblicazioni, dopo quindici giorni mi volle parlare. Si sentiva pronto per un ruolo di coordinamento. Diceva vero. Lo giuro. Insomma propose di coordinare lui il lavoro mentre io avrei potuto scrivere io i testi :).

      In generale tutte le collaborazioni con qualcuno iniziano con la richiesta di quanto guadagnerà, prima ancora di avere capito cosa sa fare e come intende farlo.
      La logica del posto è la prassi, la sola soluzione alternativa praticabile, quella che funziona all’estero per intenderci, è l’offerta di delle competenze (ed in assenza di quelle l’umiltà di volerle acquisire), ma mi è capitato molto di rado.

      Non metto più annunci di lavoro, se e quando mi serve qualche supporto cerco tra gli amici e conoscenti, o tra persone che ho conosciuto in qualche corso o che hanno fatto uno stage da noi. Ed anche li le delusioni non mancano.

      In aprile scorso ha chiesto di incontrarmi una ragazza, aveva seguito parte dei nostri lavori e voleva lavorare con noi. Semplicemente ha telefonato, chiesto di me e fissato un appuntamento (contrariamente alle decine di curicula che arrivano sulla posta elettronica, ha ritenuto di candidarsi personalmente), ha chiesto di incotrarmi, ha insistito, nonostante le avessi precisato che non cercavamo nessuno. In realtà una necessità l’avevamo.
      Le ho proposto una collaborazione non ho parlato di soldi, lei neanche, ne abbiamo parlato mesi dopo, quando entrambi eravamo certi di volere lavorare assieme. Valeria lavora con noi da un anno circa e non riuscirei ad immaginare il nostro gruppo di lavoro senza di lei.
      Probabilmente il posto di lavoro non c’era, ma c’era bisogno del suo contributo.
      Io penso ed Alessio mi perdoni per la franchezza,
      occorre riscrivere il nostro punto di vista, cercare un lavoro significa capire cosa siamo disposti a dare, quali competenze abbiamo, e non solo cosa vogliamo in cambio. Se le abbiamo dobbiamo offrirle a chi può apprezzarle, se non le abbiamo occorre costruirle prima di proporsi per un lavoro.
      Non oso immaginare il target medio dei soggetti che si presentano ad un colloquio ad un call centre per la vendita di articoli per la casa. Chi cerca quel genere di lavoro, così piatto e spersonalizzande, accettando la sciavitù di un sistema delirante, che colloquio spera di avere? Un colloquio, io credo, in linea con il lavoro che farà.
      Sinceramente concordo con Marco, nessuno ci costringe ad umiliarci, ad accettare cose che non condividiamo ecc. ecc. Se lo facciamo, se entriamo nell’ottica del pietire un lavoro, invece di creare le condizioni per rencerdi indispensabili per quel lavoro, anche a costo di andare via da Palermo, Sicilia, Italia, allora abbiamo quello che meritiamo.

      Una volta feci un colloquio a Palermo come rappresentante di articoli di ferramenta. Avevamo chiuso da poco Romanza e non avevo voglia di altre imprese, sognavo un lavoro senza responsabilità. Fu un colloquio che ricordo ancora con affetto. Il tizio mi fece parlare, mi ascolto, guardò il curriculum. Poi sorrise e mi disse: “io con lei sarei felice di andare a mangiare una pizza, ma questo lavoro proprio non è per lei, tra tre mesi se ne andrebbe comunque, è troppo qualificato per il lavoro che le propongo, la persona che stiamo sostituendo è stata con noi 35 anni”.
      Li per li ci rimasi un po’ male, oggi mi chiedo come mai avessi veramente potuto considerare di fare il rappresentante di ferramenta. Ho imparato però una lezione importante e cioè che quando proponi qualcosa devi sempre metterti nei panni di chi ti ascolta per capire veramente il senso delle cose che dici e proponi. Il tizio del ferramenta cercava una persona poco esuberante disposta a girare tutta la vita a vendere viti, poca creatività e molto lavoro duro da strada.
      Il “pachiderma” di Alessio cerca gente da macello spersonalizzata, da tenere al telefono, disposta a subire i soprusi medi che si subiscono in un call centre, come diversamente avrebbe potuto gestire il colloquio?

    15. e’ il caso di scrivere tanto,su un problema arcinoto? Il lavoro scarseggia e quello che c’e’ non soddisfa,a Palermo.Gli ingegneri nucleari non esistono,da quando si sono dismesse le Centrali.
      Gli ingegneri civili lavorano poco,perche’ si costruisce quasi nulla.
      Gli ingegneri industriali,a quali imprese possono
      proporsi,in un mondo senza imprese?
      Questa e’ una citta’ bloccata,che invecchia,dove c’e’ una grande richiesta di badanti,che gli 800 euro li prendono netti,piu’ vitto e alloggio.
      I lavori stagionali o poco graditi vengono fatti dagli immigrati.

    16. Se volete continuare a fare questa vita, nella vostra bella terra (e’ anche la mia) fate pure…

      io non ci sto’ a farmi trattare come il protagonista del racconto…infatti sono scappato…

      questa citta’ vi blocca le ali e vi fa stare fino a 40 anni con mamma e papa’…..

      …e..dimenticavo…e’ giusto e sacrosanto che il lavoro venga retribuito con uno stipendio, ed e’ corretto che chi si presenta ad un colloquio chieda l’ammontare dello stipendio…

      saluti da lontano…dalla civilta’…

    17. to giovanni:
      caro giovanni, ne abbiamo incontrati di personaggi strani che si presentavano per svolgere mansioni di informatici, grafici e “webmaster”,…
      eh?
      sempre un caro saluto.
      marco paganini

    18. una persona che vale,che ha le carte in regola,
      che sa il fatto suo,
      la prima cosa che dovrebbe chiedere e’ la
      remunerazione annua.Quando ci sono in ballo pochi soldi,la mansione e’ certamente scadente.

    19. il tono della maggiorparte dei commenti sottolinea di quanto danno abbia fatto l’autonomia regionale, e la regione siciliana vista come fonte di posto senza rischio e stipendio a sbafo.

    20. Non ti conoscevo ma mi sei “piaciuto” molto…stile asciutto e diretto, cinico ed ironico…complimenti vivissimi

    21. Dove lavoro mi occupo io di selezione del personale.
      Concordo in pieno che chi partecipa ad un colloquio debba mettersi nei panni di chi gli farà le domande durante l’incontro e debba capire se può essere utile o no per l’azienda.
      Questo vizio palermitano di doversi già sentire dentro l’azienda per il solo fatto di essere stati invitati al colloquio non l’ho mai capita…
      Sembrerò cinico, ma in tempi di crisi il mio compito è facile, per un posto vacante ricevo decine di curricula e magari ne ricevo altri anche se non ho bisogno di risorse.
      Un consiglio però voglio darlo: umiltà durante i colloqui, sincerità in quello che si dice e nel testo del curriculum (tanto le cose inventate si sgamano subito o quasi!) e soprattutto imparate a vendervi

    22. Giovanni parole sante! Valeria la dovevo prendere io mannaggia a me!
      Cerco da mesi collaboratori e non sono riuscito a trovare le persone giuste…è frustrante…

    23. capisco il demoralizzato stato d’animo con cui hai affrontato, forse, l’ennesimo colloquio. Credo, però, che dal tuo corpo trapelasse tanto astio. Forse faresti meglio a cercare di essere ottimista, anche se è difficile.

    24. d’accordo con quello che ha scritto marco in un commento più sopra.

      la nostra è una vita limitata e ancor più limitato il periodo in cui iniziare a lavorare poiché nella mia opinione, è tipico della persona giovane e plasmabile.

      andare via (in tanti) è una parte della soluzione, diminuire in maniera significativa la pressione demografica locale potrebbe servire a far riflettere i vecchi dinosauri gerontocrati.

      chi resta o ha i mezzi per potersi permettere una simile scelta o ha lo spirito del missionario…tertium non datur.

      lasciate panormus ai dinosauri

    25. wow Alessio…
      bella metrica…

      è un piacere risvegliarsi percependo i “pensieri veri” di chi vive le tue stesse problematiche.

      A Palermo non piace la competenza ahimè…
      piace solo il potere specificare quanto dovrai prendere e sottometterti rispetto alle tue competenze.

      Anzi più competenze hai ,e spesso, più male cercano di trattarti.

      Imprenditori non offendetevi ma “spesso” è così.

    26. Alessio, hai descritto esattamente quello che è accaduto ieri pomeriggio a una mia amica. Eri lì anche tu per caso?

    27. certo che se uno si presenta a un colloquio per il primo lavoro con la borsa di LuisVuitton, oppure con i jeans sbiaditi e strappati…. ce ne vuole a leggere curricula…..

    28. Ghena la penso proprio come te. Gli ‘imprenditori’ palermitani hanno l’atteggiamento di quelli che sembrano volerti fare il favore, magari giocando sulla condizione sfavorevole di chi cerca un lavoro. Un atteggiamento un po’, come dire…da mafiosetto? Francamente non capisco lo stupore di Giovanni Callea davanti alle richieste sul trattamento economico. Giovanni, lei offre del lavoro o cerca semplicemente qualcuno che abbia del tempo da offrirle gratuitamente per portare avanti i suoi progetti su cui poi le guadagna? Non le sembra scorretto? La competenza si paga, è così che fanno all’estero, la competenza la pagano e anche molto più di quanto non venga pagata in Italia. Invece che sentirvi frustrati dovreste scendere dal piedistallo! 😉

    29. Caro Alessio Colli, vattene via da qui è meglio. Sono d’accordo con i precedenti commenti di Marco, Aldo e Princio. In particolare Aldo sottolinea purtroppo che a Palermo i pochi lavori disponibili non sono adeguati alle aspettative dei laureati.
      Io sono nelle tue stesse condizioni ma finalmente ho deciso di abbandonare definitivamente l’isola, ho già comprato il biglietto aereo di sola andata parto il 12 aprile 2010 per Verona.
      Cercherò lavoro sia al nord Italia che all’estero.
      A questo punto non mi spaventa neppure imparare la lingua inglese o francese.
      In bocca al lupo per il futuro.

    30. la competenza all’estero la pagano.
      Per questo chi ha competenza se ne va all’estero.
      Per questo qui non ci puo’ essere un serio sviluppo.

    31. sullo spunto di MarcoC
      non ho visto una trattazione seria del tema Lavoro.
      Non bisogna dimenticare che a Palermo ci sono tante
      Facolta’ Universitarie,che ogni anno sfornano
      giovani laureati,in ingegneria,medicina,architettura,e poi tante altre discipline meno impegnative.
      Ora parlare genericamente di lavoro senza precisare cosa stai mettendo sul piatto,puo’ portare a considerazioni errate,e generare confusione.
      Cosa ha da spartire un Ingegnere,Medico,o Architetto con persone poco qualificate e che cercano e si accontenterebbero di un qualsiasi lavoro ?
      Se poi vuoi andare all’estero,devi avere una buona conoscenza di una II lingua,preferibilmente l’inglese,una buona conoscenza informatica,
      una maturita’,delle buone basi di economia,
      una propensione all’impegno ed alla crescita.
      Insomma,anche per emigrare serve una selezione.

    32. @aldo
      Ciao Aldo se ti riferivi a me, io ho una laurea in ingegneria informatica, inglese più che scolastico del senso capisco cosa dice un Inglese se parla piano e ha pazienza. Sono determinato anche perchè è l’unica strada percorribile.
      Realisticamente mi aspetto di trovare lavoro al Nord Italia, all’estero invece mi pare più diffile sono sicuro che qualunque azienda estera Francese o inglese ti vuole già che parli bene.. quindi come minimo dovrei stare li in una forma di apprendistato (senza stipendio) ed imparare veramente la lingua solo dopo potrei parlare di lavoro. Tra qualche mese vi dirò che ho combinato:)!

    33. @marcopy.
      Vorrei mandarti il mio CV posso chiedere info a Rosalio? O dimmi tu…

    34. Scusate ma state parlando di lavoro o di volontariato?
      E’ normale ed anche corretto parlare di denaro, del vile denaro,ad un colloquio.
      Quello che poi voi guadagnate, grazie a chi assumete.
      ps. Comunque nei call center , ci lavora tantissima gente con tanto di laurea con lode, ne conosco parecchi, forse lo hanno scelto come tipo di lavoro, perchè ai colloqui gli hanno parlato della retribuzione, quella che fa tanto inorridire qualcuno al solo nominarla.

    35. MarcoC
      no,non mi rivolgevo a nessuno in modo specifico,ma
      mi sembra fondamentale un distinguo chiaro tra Arti,Mestieri e Professioni.
      L’offerta dei Corsi di cui si e’ parlato sopra
      riguarda l’apprendimento di un Mestiere.
      Tale viene considerato ad esempio l’Operatore Informatico.
      Tra un Operatore Informatico ed un Ingegnere Informatico,si puo’ fare il distinguo che c’e’
      tra il Manovale di Cantiere e l’Ingegnere Civile.
      Ora voi pensate che un Ingegnere Civile accetterebbe un ruolo da Manovale?

    36. @
      MarcoC
      in pratica stai testimoniando come,purtroppo,le stesse Universita’ non hanno ancora capito l’importanza di una lingua come l’inglese.
      Hai studiato tanto,hai una laurea moderna,ed hai
      difficolta’ di andare a lavorare all’estero,per non avere un inglese fluente.
      Farebbe bene la Regione a finanziare anche veri corsi di inglese con periodi di permanenza a Londra,per i giovani laureati.

    37. e’ correttissimo parlare di denaro… non parlare solo di DENARO .. e soprattutto come prima cosa.
      prima, preoccupatevi di essere all’altezza di cio’ che vi viene chiesto. POI, preoccupatevi anche del denaro. Perche’ se non siete all’altezza di qualsiasi lavoro, il denaro, e’ un qualcosa che vedete un mese o due .. e poi siete in mezzo ad una strada.
      quante sciocchezze in tanto rammarico ragazzi. un bagno di modestia vi ridarà un po’ di lucidità.
      ma palermo e’ questa. tutti vorrebbero lavorare alla regione o pensano di andare a lavorare presso un’azienda privata come se fossero impiegati regionali.
      Caro Giovanni, noi che lavoriamo 12 ore al giorno, quando non sono 14 o 16 (noi imprenditori!!), vedi cosa ci tocca leggere da parte di chi lavora 8 ore al giorno (e neanche tutte ovviamente) e non ha altri pensieri.
      Imprenditori sfruttatori? .. io parlerei di mobbing da parte degli impiegati … e so cio’ che scrivo.

    38. toto’: paganini@netnmedia.com
      grazie per l’attenzione.

    39. ah .. dimenticavo. non esiste imprenditori che risparmi soldi per un impiegato “insostituibile”.
      ma l’essere “insostituibile”, come dice giovanni callea, e’ una dote ed un merito che l’impiegato deve conquistarsi.
      al mondo siamo tutti utili, MA NESSUNO INDISPENSABILE.

    40. Mi permetto di inserire la mia esperienza in questa discussione. Esperienza comunque con agenzie interinali e altri datori di lavoro.
      Per fortuna il mio lavoro è la passione che coltivo da sempre. Infatti lavoro grazie anche alla mia flessibilità oraria (per tanti motivi non sono un tipo che arrivato all’orario timbra il cartelino e scappa – se c’è da risolvere un problema si resta anche per altro tempo…non pagato…ma non importa più di tanto). Riesco a trovare lavoro facilmente anche in siti online specializzati nella ricerca del personale, ma purtroppo il 90% delle volte devo declinare (vengo quasi sempre selezionato per il colloquio). L’Incompatibilità di retribuzione è la parte predominante. La cosa che non funziona è che se il reclutatore cerca una persona qualificata con esperienza etc…non può poi prospettare una retribuzione ridicola. Ridicola parliamo della metà di quello che spetta regolarmente ad un impiegato con contratto indeterminato, con l’aggravante che mi propone un contratto a progetto a 6-12 mesi.
      Nello scenario delle agenzie di lavoro la cosa che non funziona è che l’azienda cerca personale, incarica “A” per la selezione, “A” non sa cosa sta cercando veramente l’azienda e chiede a “B” se conosce qualcuno che può fare a caso suo, “B” accetta e chiede a “C” di trovarlo. “C” lo trova e si chiude il cerchio. Infine, sulla persona che lavora, praticamente ci devono guadagnare le agenzie interinali “A”+”B”+”C”.
      Altra cosa che non va, il selezionatore richiede una esperienza, un titolo ed una età improponibile.
      In conclusione non mi lamento; trovo sempre lavoro e sempre alle normali condizioni di mercato.

    41. Marcopy dice “prima, preoccupatevi di essere all’altezza di cio’ che vi viene chiesto. POI, preoccupatevi anche del denaro” eppure conosco persone competenti, preparate,che lavorano 12 ore al giorno (per voi imprenditori!!) che non vengono pagate o che vengono pagate quando capita. E ‘voi’ state qui a parlare di mobbing che subireste dagli parte dei vostri impiegati? L’imprenditore, se è un vero imprenditore investe anche economicamente sul lavoro degli altri, soprattutto se ne riconosce le competenze, altrimenti è solo un furbetto!

    42. Alessio, complimenti per lo stile, si capisce che hai talento e sensibilità; mi hai ricordato i romanzi “Beat”… mi viene il dubbio che tu sia andato al colloquio solo per “fare letteratura”. Se vuoi veramente lavorare penso faresti bene a fare le valigie e partire per l’estero.

    43. Punto di vista londinese: qui nella stragrande maggioranza degli annunci di lavori il salario è già specificato in partenza, almeno come salario minimo. E’ con i soldi che si attirano i migliori candidati, non con parole al vento. Durante il colloquio è poco opportuno parlare di soldi, può sembrare una mancanza di interesse verso il contenuto del lavoro. Di stipendio se ne parla invece necessariamente nel momento in cui il lavoro viene offerto. La situazione del “nessuno ne parla, poi si vede” presentata come desiderabile è invece una soverchieria che induce un considerevole stress in chi giorno per giorno lavora senza sapere cosa si ritroverà in mano a fine mese. E’ una distorsione tutta italiana.

    44. piu’ leggo e piu’ la confusione cresce.
      Adesso si parla anche di “filiera”di procacciatori,come se si trattasse di prodotti ortofrutticoli.
      Ancora nessuno ha portato un’esperienza di un approccio clientelare,in una regione dove c’e’ lavoro sopratutto nel terziario pur iperpompato della Pubblica Amministrazione Locale,dove si predica bene ma a quanto pare si continua a razzolare male.
      Possibile che nessuno senta il bisogno di portare un contributo di chiarezza su questo mercato cosidetto clientelare?
      Buio totale!
      Certo stare nei libri paga della P.A.e’ il sogno di ogni persona mediocre con zero ambizioni.
      In quanto a quel commento che cita laureati con 110 e lode finiti in un call center,mi chiedo,ma che razza di laurea hanno conseguito?
      Intendo in che facolta’?
      In quanti anni?

    45. stanton, a parte che per come parli, sembra che tutti gli imprenditori siano gli stessi .. e mi spiace per i tuoi amici che lavorano 12 ore gratis … sapranno loro perche’ lo fanno. a volte e’ un investimento.
      in ogni caso, ripensando a tutti sti discorsi… ma quando parlate di “denaro” .. cosa vi aspettate?
      a meno che non si abbia esperienza, tanta, capacità, tanta e si ambisca a livelli dirigenziali, quadro o direzionali, per il 90% dei casi, trattasi di impiegati … e
      gli stipendi quelli sono … 3° livello, 4° livello° 2° livello … sempre dai 1.100 ai 1350 euro in busta paga sono … oltre a quelli che “il capo” va’ a dare allo stato .. diciamo altrettanto.
      quindi, non capisco, quando andate ad un colloquio, dovreste sapere piu’ o meno quale livello vi compete… se siete laureati .. o se non lo siete. quindi, il piu’ delle volte, chiedere “quanto?” .. e’ una domanda talmente superflua quanto frustrante.
      forse qualcuno si aspetta che vendendo creme ad un call center ci sia qualcuno pronto a dare 10000 euro al mese? qualcuno si aspetta che la remunerazione mensile sia frutto di una trattativa?
      sai quanta gente ho trovato a dirmi “se lei mi paga… IO STUDIO” … no .. io pago chi mi leva il lavoro dal tavolo… non chi studia.
      e siccome l’esperienza mi dice che lo stipendio fa “accomodare” certa gente… meglio offrire lavoro in co.co.pro. … di certo almeno all’inizio. così tu mi consegni il lavoro finito.. ed io ti do’ i soldini, cosi’ dimostri a me ed a te stesso che sei una persona capace ed io ti assumo. Basta stipendi a persone che dopo 3 mesi si dimostrano degli inetti presuntuosi.
      Per gli stipendi “tranquilli”, per i quali non è richiesta molta capacita’, vi invito a fare riferimento a telecom, poste, comune, provincia, regione, ma soprattutto qualche spa compartecipata dalla pubblica amministrazione (teatro massimo, teatro biondo, sispi, etc..) .. e se poi fate una rapina e 2 mesi di carcere, forse lo trovate anche prima… ma sempre in quei posti.
      Quindi, carissima stanton, ti prego, placa il tuo tono .. io so di cosa parlo, e lo so moooolto bene. I laureati che danno il fondoschiena in studi professionali di arch, ing, avv, comm. il piu’ delle volte lo fanno per l’esperienza che trasmettono certi professionisti … per chi la vuole recepire e per chi sa apprezzare tutto questo. O forse qualcuno pensa che laureandosi in qualcosa e’ subito un professionista del settore?
      Ti laurei e scegli .. per fare l’impiegato .. una volta dovevi vincere un concorso, per fare il libero professionista, a parte avere le strade per trovare i lavori (n.r. “politica”), è sempre stato importante lavorare 12 ore al giorno gratis presso qualche grosso studio.
      C’e’ chi pretende uno stipendio perche’ passa 8 ore in ufficio .. ma il cervello lo usa per altre cose. E pensa che sia giusto cosi’!!!
      Tipicamente, quando sento parlare persone con il tono come il tuo, sento loro dire le stesse cose che dici tu. Se poi sento gli ex capi, sento dire “mammamia che zucchina, ignorante e presuntuosa”.
      di certo non sarà il tuo caso, pero’ non schierarti cosi’ a spada tratta … c’e’ gente che si lamenta a vanvera… e che non cerca il lavoro .. ma cerca “il posto”.
      saluti e buona fortuna.

    46. Marcocopy il primo a parlare di ‘noi imprenditori’ sei stato tu, quindi il mio generalizzare ne è una diretta conseguenza. Non tutti gli imprenditori sono uguali, infatti ne ho incontrati di imprenditori veri che scommettono sulle persone in cui credono. Non aspettano sei mesi prima di fare il contratto o parlare del vile denaro. Essere imprenditori significa questo: scommettere, investire.A questo punto viste le vostre frustanti esperienze mi viene da pensare che ‘voi’ siete molto sfortunati o che forsa non sappiate selezionare i vostri collaboratori. Ribadisco che chiedere ‘quanto’ è lecito e non capisco perchè dovrebbe essere superfluo anche se conosci perfettamente quale potrebbe essere il tuo inquadramento. Quando tu devi chiudere un contratto con un cliente non presenti un preventivo? Non chiedi quanto budget ha a disposizione? Credo di sì! I miei amici che lavorano 12 ore gratuitamente lo fanno perchè spesso a Palermo non hai alternativa, ti illudi che l’esperienza che ti viene trasmessa dal ‘professionista’ di turno un giorno potrai rivendertela, poi invece finisci per lavorare nel tanto vituperato call center che almeno ti paga e pure con puntualità mentre intanto il professionista con il tuo lavoro non remunerato ha guadagnato e pure tanto. Ti assicuro che non sono una ‘zucchina ignorante’ e che anche io so benissimo di cosa parlo. Evito di dilungarmi sulle mie esperienze lavorative ma penso che potrei sorprenderti!In liena di massima, quello che mi piacerebbe vedere è Rispetto nei confronti delle persone che lavorano, perchè è troppo facile prendere ad esempio quelli che ‘vogliono il posto senza fare niente’. Da quello che avete scritto, viene fuori una certa arroganza, tipica di chi pensa di avere il coltello dalla parte del manico. Partite con il pregiudizio che chi cerca un lavoro voglia soltanto fottervi, (del resto siamo tra siciliani :|) o forse ragionare così si serve soltanto come alibi!

    47. straquoto marcopy…

    48. @marcopy: capisco molte delle tue posizioni, (lavoro a Milano con ruolo manageriale in una società quotata in borsa, so bene cosa significa lavorare per obiettivi senza guardare le 10 o le 14 ore) ma devi ammettere anche che la classe imprenditoriale siciliana ha molte colpe, a partire da quei “professionisti” che citi: avvocatoni, architettoni, ingegneroni che non sono buoni a dare nemmeno un rimborso spese di 500eur ai praticanti (ops! dimenticavo che quello in Sicilia è uno “stipendio”…) ragazzi che comunque producono e portano avanti il lavoro; per me sono solo dei poveracci altro che professionisti. Proseguiamo poi con certi falsi imprenditori che non sono capaci ad assumersi nessun rischio d’impresa facendo abuso dei contratti a progetto e sottopagando regolarmente. Sarà poi anche quest’ultimo aspetto per cui si ha difficoltà a trovare la “gente giusta” e si vede arrivare ai colloqui gente improbabile?! Un detto dice “if you pay peanuts you get monkeys”…

    49. sono high profile se dovessi cambiare lavoro la prima cosa che chiederei sarebbe il compenso annuo lordo e i vari bonus.
      Sono sempre riuscito a chiedere più di quanto mi hanno offerto e, vuoi per culo o perché sono bravo, mi hanno sempre pagato più di quanto mi hanno offerto all’inizio.
      Credo che ci voglia la consapevolezza della propria bravura altrimenti chiunque è in diritto di metterti i piedi in faccia. Sono uno bravo, so quanto valgo, ho un prezzo e pretendo di essere pagato il giusto perché ti faccio guadagnare più di quanto tu possa riuscirci con le tue capacità. (questo è quello che penso quando faccio un colloquio Di solito lo dico anche in faccia al selezionatore). Mi è sembpre andata di culo? Be’ è previsto…

    50. ma perche’ non cominciamo col mettere i numerini dentro le rispettive caselle?
      Imprenditore e’ una parola grossa.
      C’e’ chi avendo 10 o quindici dipendenti si considera imprenditore,ed un ingegnere lo vede col cannocchiale,e c’e’ chi fa l’IMPRENDITORE,avendo a libro paga 100,1000,10000 o piu’ dipendenti e va a caccia,costantemente,di quanto di meglio riescano a sfornare le Universita’.

    51. un high potential
      andrebbe mai in un call center?

    52. io credo sia tanto comodo non parlare di soldi….a Palermo funziona così…si lavora gratis, “poi forse un giorno ti assumo”.
      Vorrei capire qual è la differenza tra Palermo e Milano, visto che poi ci si lamenta sempre dei paragoni ma come diceva Verga, la roba è la roba, miei cari siciliani il DNA non mente, come dice Grissom!

    53. Un high potential non so, un high profile no. Almeno io no. Sono nella fase in cui il lavoro che faccio mi piace mi gratifica, mi funziona e mi permette di vivere dignitosamente.

    54. tu sei riuscito a capire il “profile” dell’autore del post?E perche’ e’ andato a presentarsi in quell’ambiente?Io no.
      Di contro sono poi emersi (sfiorati)
      tanti argomenti,ma non sono ancora sufficienti
      a mostrare cos’e’ la possibilita’ di lavorare a Palermo.
      Anche chi e’ andato via potrebbe dare una mano a capire come fare ad andare via imbroccando
      una strada che arrivi da qualche parte,senza spreco di tempo e di denaro.

    55. Chi va via, per iniziare, può inviare cv o rispondere agli annunci sui siti specializzati. La prassi è questa. Fatte le prime esperienze, abitualmente retribuite sin dal primo giorno :), puoi cercare di migliorare le condizioni contrattuali. Cambiare agenzia, azienda, datore di lavoro etc. etc. è decisamente più facile e spesso, come è successo a me, sono loro che vengono a cercarti. Poi sta a te decidere valutando un po’ di variabili e fattori. Chiaramente neanche Milano, io sono lì, è il paradiso del lavoratore ma difficilmente finisci per accettare condizioni come quelli di cui abbiamo parlato fino a questo momento. Il mercato è aperto, non esistono soltanto due realtà deprimenti che sfruttano la situazione. Molto cmq dipende da ciò che vuoi per la tua vita..

    56. perche’ non dai i Link di una decina di questi siti specializzati,oppure uno che li comprenda tutti?

    57. Se sei bravo puoi andare praticamente ovunque.
      Se sei bravo e hai culo (il fattore “c” è essenziale ma non fondamentale se vuoi lavorare in Italia) puoi andare ovunque.
      Non ho esperienza di lavoro all’estero ma credo che all’estero la variabile del fattore “c” è pressoché tendente a meno uno.
      Lì non si dovrebbe barare. O sei bravo o resti in italia aspettando il fattore c o la raccomandazione dell’usciere di turno.

    58. dipende che lavoro sai fare…. da palermo te ne devi andare..
      bravo aldo, distinghiamo gli imprenditori che non conoscono i loro 1000 impiegati .. con quelli he come me ed altri hanno 5 impiegati e di loro conoscono pure le lacrime.
      stanton… monachella… non so cosa voglia dire “tu lavora 6 mesi poi vediamo s e ti metto in regola e forse ti pago” … so che molti parlano cosi’, fessi quelli che ci vanno appresso.
      noi abbiamo sempre parlato di livello sindacale di assunzione, di contratto di lavoro CCN .. e siamo in tanti a palermo che non vendiamo scarpe o abbigliamento a non parlare in questo modo.
      la verita’ e’ che se hai in mente di fare cose particolari, marketing di un certo livello, dirigente di grandi aziende, ed altro, devi fare bagagli e burattini e scappare da qui.
      il mio punto di vista coincide con quello di Toto’ … se sei bravo .. vai ovunque e ti vendi bene ovunque.. ma deve essere un qualcosa di specializzato, con esperienza, maturita’….. ma il 90% del lavoro cercato da chi vaga per la citta’ rispondendo a tutti gli annunci improbabili, non è di questo tipo.
      Soprattutto in questi ultimi anni, ho trovato conoscenti o persone che mi chiedono “Marco, conosci qualcuno che possa darmi lavoro?”… io sapete cosa chiedo subito “COSA SAI FARE”
      COSA – SAI – FARE.
      Purtroppo la risposta più disarmante, per cui tipicamente non mi interesso mai (e lo dico senza creare illusioni), è “QUALSIASI COSA”.
      Che se da un lato evidenzia lo stato di necessita’ dell’interlocutore, dall’altro non nasconde superficialità e totale disinteresse verso il lavoro stesso.
      Personalmente, da giovane, dopo l’università, ho lavorato molto da solo, ho studiato tanto le sere, ho smontato e studiato programmi, software, hardware… per non andare a lavorare gratis per nessuno.
      Poi sono diventato abbastanza capace.. e quindi ho aperto una partita iva, con altri 2 soci.
      Dopo una settimana eravamo rimasti in 2
      Dopo un anno sono rimasto solo.
      Ho avuto impiegati che hanno sperperato denaro in quanto hanno fatto tante chiacchiere, in sede di colloqui/assunzione, ma pochi fatti nello sviluppo del lavoro.
      Ho pagato stipendi in ritardo perche’ ho dovuto guardagnare io i soldi per pagare loro gli stipendi perche’ da ottimi perditempo hanno generato solo costi e non benefici.
      QUindi sono stati licenziati. … con l’unico danno di avere perso 3 mesi di stipendi.
      ALTRO CHE INVESTIRE SUGLI IMPIEGATI.
      Alcuni li avrei investiti personalmente … con la moto!
      Io non ho avuto un padre imprenditore che mi ha lasciato la barca da condurre, nè dato soldi per iniziare; non ho amicizie politiche perche’ non le ho mai tollerate meno che mai mafiose perchè ho origini veneziane/ferraresi e da palermo lavoro per grosse aziende del nord. Di me s’e’ detto che sono “caravigghiaro”, ma BRAVO.
      Sono stato contattato per dei lavori, che non ho fatto perche’ le mie richieste sembravano esose.
      Credi che sia solo prerogativa di pochi sfortunati sentirsi dire “tanto ti posso dare”?
      C’e’ gente che per un lavoro con i fiocchi vuole pagare noi come quelli che lavorano in nero, con software senza licenza e, mi permetto, neanche altrettanto bene o seriamente … ognuno ha la sua croce.
      Homo faber fortunae suae.

    59. marcopy
      mi hai citato e rispondo al tuo commento.
      Io so bene che in Italia oltre il 90% delle imprese e’ fatto da piccole e medie imprese.
      Tanto di cappello a chi regge un’impresa,anche piccola,anche in considerazione del fatto che,ogni 100 nuove imprese,quante sopravvivono nei primi 5 anni?
      Anche tu stai mettendo in luce un fattore inquietante,e cioe’ il fatto che dopo l’Universita’ devi darti ancora da fare,da solo,spesso studiando ancora e sperimentando.
      E’ proprio questo che non va nel sistema.
      Cosi’ un giovane neolaureato si ritrova disorientato e demotivato e perde tempo prezioso
      negli anni migliori in cui dovrebbe trovare ampio supporto ed assistenza per essere immesso in un
      valido circuito produttivo,coerente al proprio status.
      In questo scenario sono le grandi imprese che fanno la parte del leone,perche’ hanno grande possibilita’ di selezione,e qui bisogna stare attenti perche’ puoi correre il rischio di entrare con un titolo di ingegnere e trovarti a fare un lavoro da geometra,o ancora una volta il venditore
      di un qualche prodotto.

    60. antonio
      grazie per avere raccolto il mio invito.
      I tuoi Link potranno essere utili a tanta gente.

    61. “Verrò insultato, maledetto, ignorato, minacciato, calpestato, sgridato, offeso, umiliato e se scoprono dove abito corro anche il rischio di essere sequestrato e incaprettato.”
      …non ci sono parole!!!! o forse si…ma ormai le abbiamo dette tutte.. Ci resta solo una triste, cinica, amara risata..di fronte a questo racconto di una verità spiazzante. Difficile da capire per chi non ha mai lavorato per 6 centesimi a telefonata.. Bellissimo pezzo, grazie Ale

    62. Marocpy dice: “preoccupatevi di essere all’altezza di cio’ che vi viene chiesto”. Io dico: preoccupatevi di essere all’altezza di cio’ che chiedete. Aziende sottocapitalizzate pagano poco dipendenti di cui non si fidano, dunque i proprietari delegano poco o nulla e lavorano 16 ore al giorno, evidentemente c’è qualcosa che non va. I migliori vanno via dalla Sicilia proprio perché al nord o all’estero la loro competenza viene valutata e pagata meglio, accontentevi di chi resta.

    63. A Palermo manca proprio il concetto di imprenditorialità che porta il datore di lavoro o chi è preposto a tale compito, ad avere un atteggiamento serio e responsabile. Molto spesso si tratta di persone sciatte, incompetenti che fanno della loro posizione un punto di forza. Scusate lo sfogo, ma da anni sono dipendente di una grossa e nota società di vigilanza palermitana dove i cosiddetti “superiori” sono gentaglia arrogante, ignorante e dove spesso viene perpetrato un costante atteggiamento di mobbing ai danni dei subalterni con linguaggi poco consoni alla carica da loro rivestita. Non sto a ripetere il lessico usato, degno della più bassa gentaglia, con parolacce e modi che ledono la dignità del subalterno che per amore del posto di lavoro calpesta la propria dignità di uomo e subisce. Dispiace solo che tutto ciò non è dimostrabile e denunciabile. E’ difficile portare avanti una denuncia per mobbing, si ha bisogno della prova testimoniale e di certo non la farebbe nessuno pur condividendo tale stato, ma con il niente che c’è in giro meglio tenersi quel poco che si ha.

    64. @eli,… come ti capisco.
      @pepe’…per cio’ che scrivi, dormo tra due guanciali. so quello che offro, so cio’ che pretendo.
      @aldo, purtroppo l’universita’ non da’ cio’ che serve. lo sappiamo tutti. quando esci con un titolo da ing. idraulico, trovi geometri che ti fanno le scarpe.
      la causa? .. forse le ZERO ore di laboratorio? … forse perche’ tutti i lavori sono politicamente dirottati verso chi sanno loro e non secondo una graduatoria in modo che tutti lavorino? .. hai ragione, il sistema e’ balordo .. ma la realta’ e’ questa… io ho gia’ dato e per come ho scritto .. ho dato molto anche di me stesso .. a me stesso.
      in bocca al lupo a tutti.

    65. Un giovane in cerca di un buon lavoro può oggigiorno giocarsi due chance: o ha un ottimo curriculum scolastico che dovrebbe garantire capacità di acquisire competenze attraverso l’esperienza oppure ha altre capacità (relazionali, comunicativa, intraprendenza, ecc.) che un datore di lavoro accorto può cogliere nell’interlocutore. Lì dove esistono grandi organizzazioni aziendali c’è maggiore disponibilità ad assecondare una crescita e a pagarla pure.
      Dove l’impresa è piccola, il datore di lavoro -che magari ha anche i suoi problemi in banca- pretende di assoldare un “fenomeno” al minor salario possibile.
      Se si sa lavorare per risultati, il settore “vendita” può consentire di guadagnare e anche bene.
      Purtroppo, la mancanza di un tessuto di grandi imprese è un problema per tutti.

    66. le grandi imprese che puntano sull’innovazione non cercano esperienza,cercano quoziente d’intelligenza e creativita’,nonche’ soggetti ambiziosi che hanno voglia di impegnarsi ed affermarsi.E sono disposte a corteggiarli e strapagarli.Poi via via tutti gli altri vengono dietro,fino ai call center ed ai precari.

    67. ovviamente “soggetti” con tanto di laurea
      possibilmente scientifica

    68. @marcopt
      “non ho amicizie politiche perche’ non le ho mai tollerate meno che mai mafiose perchè ho origini veneziane/ferraresi e da palermo lavoro per grosse aziende del nord.”

      Che vorresti dire che al sud tutti si alleano con la mafia?

    69. immaginiamo che questo post fosse iniziato cosi’:
      ***
      sono neolaureato in Ingegneria,corso quinquennale,
      con 110/110,ho 24 anni ed una piu’ che sufficiente conoscenza della lingua inglese…..
      oppure
      sono neolaureato in Ingegneria,corso quinquennale,
      con 110/110,ho 27 anni ed una piu’ che sufficiente conoscenza della lingua inglese…..
      oppure
      sono laureato in Ingegneria,corso quinquennale,
      con 110/110,ho 24 anni e non parlo la lingua inglese…..
      oppure ancora
      sono laureato in Ingegneria,corso quinquennale,
      con 110/110,ho 30 anni(e sono andato fuori corso
      di 6 anni) ed una piu’ che sufficiente conoscenza della lingua inglese…..
      oppure
      sono neolaureato in una facolta’ non propriamente
      scientifica con 110/110 Lode e Menzione
      etc.,etc.
      ***
      non vi pare che queste e simili situazioni
      riflettano doti,capacita’,preparazione
      e quindi possibili aspirazioni
      alquanto diverse?
      Per capire meglio il concetto fate un parallelo col mondo dei calciatori.
      Tutti vorrebbero figurare in Nazionale,ma quanti
      reggerebbero un ruolo in Nazionale?

    70. E’ vero che spesso ai colloqui la maggior parte dei selezionati è da prendere a calci, ma è vero che altrettanto spesso è anche colpa di un annuncio di lavoro troppo generico che non contiene gli elementi essenziali che consentirebbero una prima scrematura: il nome dell’azienda (anche se a volte è opportuno non indicarlo), la descrizione delle attività da svolgere, la descrizione della professionalità richiesta, l’entità del compenso al lordo delle ritenute di legge a carico del lavoratore e degli eventuali rimborsi spesa, le modalità di erogazione del compenso, le modalità di partecipazione alla selezione.

    71. …deja vu….

    72. quando l’avviso e’ generico,serve solo manovalanza.

    73. “A questo punto non mi spaventa neppure imparare la lingua inglese o francese”
      Questa frase dice tutto sulle reali conoscenze dei giovani siciliani, almeno della maggior parte…
      Nel 2010 non conoscere l’inglese è semplicemente vergognoso, andatevene a zappare, sarebbe davvero molto più utile per tutti.

    74. Molti vedono nell’uscire la soluzione di tutti i problemi. Se sei un inetto a Palermo lo sei anche a Milano, a L’ondra (ricordo mai dire grande fratello, quello è il siciliano medio). Non è vero che il lavoro non c’è, ma se non sai fare niente che ca..o di lavoro pretendi?? La maggior parte dei giovani siciliani non hanno alcuna professionalità e non è colpa di nessuno, ma di ogni singolo individuo per se stesso. Smettiamola di dare sempre la colpa al sistema per tutto. Ognuno è responsabile di se stesso, punto!

    75. la maggior parte dei Giovani Siciliani hanno percorso un regolare corso di studi,alla fine del quale si ritrovano con un pezzo di carta in mano,ma senza offerte di lavoro.
      Questo produce il “sistema”,oggi.
      Se in una vita di Studi,diciamo 20 anni x arrivare ad una Laurea,non si e’ riusciti ad avere una Professionalita’gradita alle Imprese,si deduce che
      c’e’ un grave scollamento tra Scuola ed Impresa.
      Risultato,sono 4 milioni i giovani disoccupati oggi
      in Italia.
      A Londra molti vanno a fare anche i camerieri x
      migliorare l’inglese.
      .
      Questo,per non fare passare messaggi inesatti.

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