mercoledì 18 ott
  • Tampasiava l’imperturbabile blasé

    Percorrevamo una via del centro quando rallentammo il passo accorgendoci di non esserci prefissati una meta. Ma dove stiamo andando? Da sempre avevamo subito il curioso fascino del tampasiare (termine dialettale traducibile con bighellonare o vagabondare), errare mollemente per le vie della città senza che alcun particolare stimolo seducesse la nostra attenzione. Vetrine, insegne, schiamazzi, volti: agli occhi del blasé tutto si mescola e confonde in un opaco sfondo sul quale si staglia la sua lenta figura. Il blasé, concetto introdotto nel XX secolo dal sociologo Georg Simmel, è l’uomo che vive immerso in uno stato di profonda apatia e disillusione nei confronti della moderna società massificante. Quante volte abbiamo vagato per le strade godendo della genuina inconcludenza del nostro agire, senza percepire il tempo scorrerci attraverso. Abbiamo così sperimentato che esistono due modi di tampasiare. Il primo è di chi bighellona in giro tracciando percorsi casuali, che si tratti del malinconico avanzare di un apatico blasé, o del giocoso vagabondare di un bizzarro Charlot. La seconda modalità riguarda l’aspetto “statico” di questa indolente attività, e richiede un minor dispendio di energie. Ricordi? ci siamo seduti sui gradini sotto i cancelli del Teatro Massimo e ab-biamo speso fuggevoli ore a guardare la gente passare: c’era un indefinibile brusio a colmare il nostro silenzio. Ecco, quello è stato un esempio di come si può tampasiare pur ricoprendo un ruolo da spettatori. Spesso la conturbante decadenza di Palermo è stata lo sfondo perfetto per le nostre calme passeggiate, consumate sotto lo splendore di un cielo troppo terso per essere a lungo osservato. Non abbiamo mai perso il nostro tempo in miglior modo.

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  • 9 commenti a “Tampasiava l’imperturbabile blasé”

    1. “errare mollemente per le vie della città”.. 🙂 grazie, un bell’omaggio al tampasio!

    2. in realtà il tempasiare permete di avere cognizione del fare, quindi è un’attività utilissima. bella descrizione poetica del non fare.

    3. Che bello leggerti ed immaginare Palermo, magari le ore subito prima del tramonto. L’ozio creativo, il bighellonare o “tampasiare”, bello scoprire parole nuove anche dialettali che ti aiutano ad addentrarti ancora di più nello spirito di una città che sto cominciando ad amare anche da distantissimo. Magari tra qualche anno riuscirò ad andarci, quattro o cinque minimo visto la situazione attuale, ma non importa. Questo scorcio di Palermo è offerto da una penna di mirabile fattura. Ed affascinano i riferimenti colti alla sociologia. Il termine “blasé” mi ha stregato.

    4. “godendo della genuina inconcludenza del nostro agire” viene voglia di provarci! interessante il riferimento a Simmel 😉

    5. Ho tampasiato per le vie di parecchie città in cui c’è un centro storico pedonale che rende l’attività particolarmente interessante. In un anomalo week-end palermitano ho potuto godere dello stesso effetto scoprendo particolari architettonici, prima sconosciuti, nei prospetti dei palazzi di via Roma. Peccato che una delle attività di molti nostri concittadini sia quella di tampasiare in macchina col telefonino incollato all’orecchio.

    6. bel pezzo.
      mi spiace solo leggere il termine decadenza associato a palermo… ma purtroppo ammetto che inversioni di tendenza non riesco a vederne casomai un acuirsi del fenomeno.

    7. Un’argomento all’apparenza irrilevante che si trasforma in uno scorcio su una consuetudine radicata ed insita nello stile di vita del Palermitano….con la tua piacevolissima dissertazione hai reso perfettamente l’immagine.
      Grazie Noemi per il simpaticissimo , ma realissimo post….

    8. Adoro scrivere inutili articoli su altrettanto inutili questioni =) ahahahaha a parte gli scherzi grz x i commenti siete stati gentili *____*
      alla prox!

    9. Tampasiare sinonimo di ‘runniarsela’ ovvero ‘dunniarsela’ cioè donneggiare: andare in giro senza meta e guardare le donne. oppure anche ‘passiare la scimmia’.

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