giovedì 23 nov
  • “Sunny car in a sunny region”

    Sunny car in a sunny region è un progetto che Cimino & Associati Private Equity SpA, attraverso Cape Regione Siciliana Sgr SpA, ha presentato al Ministero dello Sviluppo Economico (nell’ambito delle proposte per l’insediamento nello stabilimento automobilistico di Termini Imerese) e che prevede di trasformare la Sicilia nel primo laboratorio europeo di mobilità fondata sull’energia solare, attraverso una rete di ricariche ad energia solare, una società di sviluppo di sistemi di mobilità ed una società di produzione di veicoli elettrici.

    Auto elettrica

    Tale progetto prenderà a regime l’assunzione di oltre 3.400 dipendenti in Sicilia e sarà successivamente proiettato nel Mediterraneo, basandosi su consolidate esperienze tecnologiche internazionali. Sarà attuato indipendentemente dalle decisioni del Governo per quanto riguarda l’assegnazione della riconversione degli stabilimenti Fiat di Termini Imerese. Infatti l’intento di Cape è quello di dare soluzione al contingente problema dello stabilimento di Termini, convertendone oltre all’area o parte di essa, anche le risorse umane. Per inciso si sottolinea che tale soluzione, per com’è articolata, non sarebbe sicuramente di breve periodo. Non ci sono comunque ancora decisioni ufficiali in merito, e se non si potessero utilizzare tali stabilimenti (che cesseranno le attività fra circa un anno e mezzo) il progetto sarà attuato in altra “location”, sempre in Sicilia, pronto a riassorbire eventualmente e gradualmente anche le persone che andranno in cassa integrazione causa chiusura stabilimenti Fiat. Nel frattempo, la partenza dell’operazione è sancita dalla pubblicazione di annunci di recruitment e le tre società (due con sede a Termini Imerese ed una con sede a Catania) sono già costituite da due mesi.

    Il progetto Sunny car in a sunny region coniuga le tre “P”: persone, pianeta, profitto, quindi andrebbe a tutelare non solo il problema “ambiente” ma andrebbe a dare buona soluzione al problema “occupazione”.

    Palermo
  • 26 commenti a ““Sunny car in a sunny region””

    1. bene “sunny car for sunny region” ma il governo regionale che ne direbbe di iniziare il progetto: “sunny roof for sunny region”?
      è davvero bizzarro che qui nel nord italia ci siano un buon numero di sunny roof con relativi pannelli fotovoltaici e solari termici e che una città “sunny” e con un enorme numero di “roof”, come per l’appunto è palermo, sia ancora bene indietro.

    2. La vision è buona, è sicuramente un impegno strategico-organizzativo notevole ma detto da amici in comune mi pare che tu ci stia scommettendo tanto…
      In bocca al lupo

    3. @Fabio,
      gli incentivi ci sono e la normativa, per quanto frammentaria e a volte confusionaria (mi riferisco all’Autorizzazione Unica, dlgs 387/03) idem… il problema e’ che il Governo Regionale dovrebbe impegnarsi a fare velocemente (in teoria entro 180gg) le Conferenze dei Servizi (se parliamo di impianti sup a 60Kw se ricordo bene)… altrimenti, se un privato vuole farsi il suo pannello (o un’azienda), non ha certo bisogno dell’intervento del Governo, basta presentare la DIA

      @Cimino,
      in bocca al lupo per il suo progetto.

    4. Perchè la “provocazione” di Cimino, rispetto a proposte più tradizionali di riconversione dello stabilimento di Termini, possa avere successo, è necessario che venga condivisa una visione della Sicilia caratterizzata da un’alta qualità della vita. I grandi comuni, ad esempio, potrebbero arrivare a chiudere al traffico veicolare inquinante i centri storici, consentendo a imprese private (e agli stessi privati cittadini) di assicurare (e assicurarsi) comunque la mobilità interna a queste aree attraverso veicoli elettrici. Questa misura non peserebbe sulle finanze pubbliche, ma aprirebbe un mercato non solo a Cimino & C., ma anche a imprese che volessero rispondere alle esigenze di mobilità determinate dalla chiusura di queste aree.
      Approfitto anch’io dell’occasione per salutare Cimino che ho conosciuto tanti anni fa a Milano e augurargli … in bocca al lupo!

    5. dott. Cimino
      condivido l’idea di rilancio occupazionale (persone), nonché di industrializzazione dell’isola (profitto).
      Condivido l’idea di avviare un industria a servizio di una mobilità non inquinante, cioè sostenibile (pianeta).
      A proposito di questa ultima “p” (pianeta), le vorrei domandare alcune informazioni che riguardano i seguenti aspetti:
      1) oltre alla realizzazione dell’industria dell’auto elettrica, è prevista, nel piano industriale la realizzazione di una rete effettivamente capillare sul territorio per la ricarica delle auto elettriche nell’isola ? Quanto capillare, una ricarica elettrica ogni quanti km. ad esempio ?
      Per puro esercizio mentale: se ipotizziamo per ogni punto di ricarica elettrica da fonte solare che un minimo di 4 auto possono ricaricarsi contemporaneamente e ipotizzando un assorbimento di 1 Kwh per ogni auto sotto carica, si desume che un punto di ricarica solare dovrebbe essere in grado di erogare contemporaneamente almeno 4 kwh, quindi si tratterebbe di un impianto fotovoltaico da almeno 50 mq di ingombro di moduli (che poi sarebbe, immagino, il tetto del parcheggio di ricarica). Ogni punto di ricarica quindi almeno 50 mq di spazio fotovoltaico a disposizione e anche la possibilità di prelevare l’energia elettrica dalla rete quando le condizioni meteo non permettono la produzione di energia dalla fonte solare.
      Un progetto molto ambizioso che deve tenere in considerazione tutti questi e numerosi altri fattori, ma che resta, tuttavia, estremamente affascinante e sfida al tempo stesso.
      Riflettendo sulla rete di distribuzione dell’energia elettrica dalla fonte solare per la ricarica di auto elettriche, per analogia di reti di distribuzione a servizio della mobilità veicolare, ho trovato molto strano che un isola abbondantemente attraversata dalle reti del metano, non abbia (per mano della sua classe politica e imprenditoriale nei decenni) mai avviato politiche e strategie per diffondere capillarmente le stazioni di metano per autotrazione, come avviene in Emilia Romagna, Lombardia,ecc, creando occupazione, rispetto dell’ambiente ed economia per i cittadini.
      2) Sempre riguardo alla “p” di pianeta, le domando se nel piano industriale di realizzazione della fabbrica dell’auto elettrica siciliana è stato inserito il “piano operativo per la raccolta e riciclo delle batterie esauste”. Se ipotizziamo un successo di vendite dell’auto elettrica in Sicilia (cosa che mi auguro fortemente) immagino un notevole impatto ambientale derivante dall’abbandono selvaggio delle batterie esauste, quindi già penso ad un area dello stabilimento industriale automobilistico dedicato alla raccolta e riutilizzo delle batterie esauste. Perchè se questo non avviene creeremo inevitabilmente migliaia di discariche abusive di batterie (siamo in Sicilia) con un impatto ambientale negativo notevole vanificando così i miglioramenti ambientali derivanti dalle emissioni in atmosfera evitate con l’utilizzo di auto elettriche! Cioè miglioriamo la qualità dell’aria e appestiamo il terreno.
      Credo che fornire chiarimenti su questi aspetti contribuisca a incrementare il desiderio di tanti siciliani di vedere realizzato in Sicilia questo importante progetto industriale.
      Saluti
      massimo

    6. in bocca al lupo…e che i sindacati facciano la loro parte, mamma fiat se ne va…

    7. @luciano lavecchia.

      vero gli incentivi nazionali (conto energia, detrazioni fiscali) ci sono già.
      ma se ci fermiamo a considerare che comunque il reddito pro capite disponibile in sicilia è piuttosto bassino, se la regione sicilia in virtù della sua autonomia decidesse (avesse le risorse) per dare una mano (significativa e incentivante) al cittadino volenteroso, si potrebbero cumulare gli incentivi nazionali e regionali attivando nuovi posti di lavoro:installazione e manutenzione.

    8. A Massimo Logelfo
      Apprezzo molto la sua preoccupazione ambientale. Purtroppo quelli che ragionano ed operano come i buon padri di famiglia siamo in pochi.Anche io condivido il progetto Cimino nella speranza che le sue perplessità sia chiarite e risolte nel bene comune.Mi rendo conto,però,che le nostre amministrazioni non siano altrenttante sensibili.Con ciò non voglio dire che non bisogna essere operativi, la carta va giocata.
      Penso a tutto il dibattito sterile che si è portato avanti da quando abbiamo appreso la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese.
      La Regione propone l’elargizione di 350milioni più 100milioni dello stato che divisi per circa 2000 posti di lavoro si traduce in 225.000 euro a posto di lavoro per poi tra due anni ritornare accapo.Ci fosse stato un buon padre di famiglia a governarci sa come si sarebbe comportato? Io nel seguente modo mi sarie affacciato al balcone (imitando il nostro precedessore dittatore Mussolini) e avrei gridato<> mi scusi ma sono sfiduciato.

    9. E’ fuor di dubbio che un accorto e potenziale acquirente di un automobile di questo tipo, prima ancora di pensare all’acquisto, vuole conoscere :
      1) quanto costa l’auto chiavi in mano;
      2) quanto reali km può’ percorrere con l’auto, non i dati di fabbrica (!), ma i dati reali di percorrenza derivanti da un uso dell’auto prolungato in settimane;
      3) qual è il ciclo di vita delle batterie dell’auto considerato un uso quotidiano del veicolo elettrico, quindi che decadimento hanno (in anni e in % nel tempo) e quanto costa sostituire periodicamente il parco batterie dell’auto elettrica e quindi dove conferire le batterie esauste;
      4) se esistono esenzioni di pagamento del bollo per auto elettriche;
      5) se esistono incentivi pubblici all’acquisto dell’auto;
      6) la certezza di potere ricaricare l’auto in una rete capillare di distribuzione dell’energia elettrica nel territorio, cioè immagino che quando compro l’auto, la fabbrica mi fornisce anche un elenco dettagliato della mappa con l’indicazione puntuale del punto di ricarica e un gps installato nell’auto mi mette costantemente al corrente di qual ‘ è la stazione di ricarica più vicina rispetto al punto in cui mi trovo io;
      7) quali sono i punti assistenza tecnica dell’auto distribuiti nel territorio siciliano.
      Conosciuti dettagliatamente questi aspetti concreti, si può decidere di acquistare l’auto elettrica.

    10. @Fabio,
      per quanto riguarda i piccoli impianti, hai sicuramente ragione… d’altra parte, pur non essendo presente, mi sembra che il famoso incontro con Jeremy Rifkin (ed il conseguente piano energetico regionale) volesse spingere in questa direzione, ossia su micro impianti, salvo poi dimenticarsi di predisporre gli strumenti (leggi i finanziamenti) in questo senso 🙂

      per le imprese, il grosso ed unico rischio rimane il permitting… alcune imprese non rispondono neanche al telefono, nonostante tu abbia un business plan solido, se non hai l’ A.U. in mano perche’, in assenza di Linee Guida Nazionali (forse in arrivo), ogni Regione ha fatto come cavolo le pareva.. proprio in Sicilia c’e’ un precedente interessante (la sentenza del TAR regionale 1277 del 22 ottobre 2008) contro la Regione per il suo ingiustificato ritardo (solo…2 anni!)

      @Logelfo
      le sue obiezioni mi sembrano pertinenti, ma il mercato dove lo mettiamo? Cimino e Reva faranno le macchine… la Logelfo spa (ad esempio) si lancera’ nel business delle stazioni di servizio elettriche mentre la Lavecchia srl in quella del riciclo delle batterie… ossia, se il Governo Regionale fara’ la sua parte (arbitro, veloce e preciso di regole efficienti), il mercato fara’ il resto… semmai mi interesserebbe capire che prezzo avranno questi veicoli e se riceveranno qualche tipo di sovvenzione (e.g., il Comune di Milano ha sovvenzionato l’acquisto di veicoli Toyota Prius per i tassisti)

    11. Errata corrige: non è il comune di Milano ma la Regione Lombardia

    12. Per ogni singolo impianto fotovoltaico nel territorio, quale punto di ricarica dell’auto elettrica, sarà essenziale individuare un soggetto responsabile dell’impianto al fine di ottenere l’incentivo pubblico ventennale in conto energia (per l’energia prodotta dalla fonte solare) e per stipulare il contratto di scambio sul posto con il GSE.
      Credo sia percorribile una procedura operativa quale “il mandato senza rappresentanza”, attraverso il quale l’intestatario dell’utenza elettrica in loco (proprietario o gestore dell’area nella quale installare l’impianto) conferisce mandato all’impresa, (grazie alla delib. Autorità per l’Energia ARG/elt 74/08 del 3 giugno 2008), a gestire per suo conto, ma in nome proprio, la propria utenza elettrica, autorizzando l’impresa a trattare e stipulare con i gestori di rete i contratti di fornitura di energia sui relativi POD dei proprietari o gestori dell’area, quindi l’impresa che installa l’impianto fotovoltaico sarà il Soggetto Responsabile dell’impianto. Altrimenti la frammentarietà dei soggetti, potenziali responsabili degli impianti fotovoltaici da installare, sarebbe tale che risulterebbe ingestibile l’intera rete dei punti fotovoltaici di ricarica in Sicilia (2000 ho letto nel sito). Diversamente chi propone e disegna l’intero piano industriale del progetto dovrebbe acquisire (comprare o affittare) tutte le aree dove installare il punto di ricarica fotovoltaico (2000) e non credo sia una soluzione semplice, veloce e ottimale per 2000 impianti.
      Per quanto riguarda l’autorizzazione unica che rilascia la Regione per impianti fotovoltaici, trattandosi di impianti di piccola taglia per l’uso della ricarica elettrica, non credo ci siano problemi nel rilascio di autorizzazione, tra l’altro sotto i 20 Kw di potenza di impianto e in aree esenti da vincoli e non in aree naturali, da un paio d’anni, grazie ad una circolare dell’Assessorato Territorio e Ambiente, basta la DIA al comune.
      Poi credo che trattandosi di un ambizioso progetto che la Regione Sicilia condividerà, sarà prevista una procedura velocizzata per autorizzare in una volta tutti gli impianti fotovoltaici per i punti di ricarica delle auto elettriche.

    13. Dottor Cimino, mi raccomando, cerchi di tenere lontana da questo progetto la quarta “P”, la politica….

    14. Mi sono sempre chiesto quale soluzione tecnica si potrebbe trovare per impedire il furto di elettricità dalle “pompe” di ricarica, che ovviamente dovrebbero essere self service. Come si potrebbe fare? rfid fusi nelle scocche e trasferimento ad induzione? Interruttori meccanici e cavi?

      Inoltre, fino a prova contraria, una ricarica per essere efficiente richiede tempi di almeno una quindicina di minuti (e parliamo dello stato dell’arte delle batterie ricaricabili di oggi). Come è compatibile con l’uso quotidiano e condiviso? Immaginiamo le file ai distributori se ognuno necessita di 10/15 min per un pieno…

      Infine, a meno di non passare all’utilizzo di fuel cell, le batterie al litio durano in genere un paio di anni, prima di cominciare a degradarsi sotto la soglia di accettabilità.

      Insomma, la logica della ricarica al volo per le auto elettriche mi lascia perplesso. Capirei nel caso di distributori di metanolo per le celle a combustibile, ma ad elettricità?

    15. A questa pagina un interessante intervista (La Sicilia) con il dott. Cimino sulla descrizione del progetto con dati utili.
      Nell’intervista è spiegato come anche senza beneficiare degli attuali fondi pubblici della ricerca del MIUR Ministero Innovazione Ricerca e Università, la realizzazione dell’intero progetto sarebbe comunque possibile visti gli incentivi pubblici del conto energia per 20 anni alle 2000 stazioni fotovoltaiche di ricarica disseminate per la Sicilia.
      Questi i dati interessanti forniti nell’intervista:
      – i promotori del progetto investono 50 milioni di euro, ne servono altri 130-140 milioni per una fabbrica che produca 30.000 autovetture elettriche all’anno (mercato siciliano e mediterraneo).
      – un auto elettrica consuma 1 centesimo di euro a km, contro i 20-40 centesimi di euro a km per la benzina.
      – un pieno di energia elettrica costa 1,3 euro per circa 130 km di percorrenza, in termini di autonomia !!!
      costo auto: considerato il bacino “mediterraneo” di utenza (e di mercato) dell’auto elettrica, e considerato che alla stazione di servizio si può’ anche cambiare la batteria in 3 minuti in alternativa alla ricarica di 15 minuti, l’auto potrebbe essere venduta a 6.000 euro.
      Se questi sono i dati il progetto è estremamente interessante!
      La criticità maggiore, a mio parere, sta nella costruzione (soprattutto aspetti burocratici e non tecnici) e gestione della rete siciliana di ricarica nei 2000 punti. Per un ottimizzazione del servizio di gestione della rete di ricarica, l’informatizzazione della gestione del servizio stesso rappresenta un must.
      Più’ leggo su questo progetto e più mi attira il principio ispiratore nonché gli obiettivi occupazionali e ambientali.
      La Sicilia potrebbe diventare un reale hub di riferimento per la costruzione e diffusione del sistema “produzione auto elettriche” + “costruzione e gestione rete distribuzione energia” per il mercato ‘assolato’ del bacino geografico Mediterraneo.
      Certo, concordo che la Fiat fino a quando potrà realizzare profitti dalla vendita di auto a combustibili derivanti dal petrolio, non investirà un euro nella riconversione dei propri stabilimenti per auto elettriche (pochi stimoli). Quindi ben vengano le iniziative come questa che anche Obama sta accompagnando negli USA (2 miliardi di dollari pubblici dati a piccole e sconosciute case di auto elettriche) .

    16. Per un percorso prevalentemente cittadino dell’auto elettrica (partenza da casa – ritorno a casa) potrebbe essere molto utile prevedere incentivi (leggi sconti sull’attivazione del contratto e tariffe agevolate nell’erogazione della fornitura di energia) alla realizzazione del punto di ricarica nei garage o nei box privati.
      La vettura quindi partirebbe con le batterie già cariche (perchè magari l’operazione sarebbe stata effettuata di notte), limitando la necessità di approvvigionamento energetico esterno solo a casi sporadici.

    17. dove si può mandare il cv per questo progetto?

    18. Non conosco il progetto ne tanto meno il piano industriale.Vorrei pertanto limitarmi a sugerire qualche idea al fine di tutelare l’ambiente dalle inevitabili sostituzioni delle batterie.L’idea:le macchie elettriche dovranno essere vendute senza batteri che l’utente dovrà comprare da una ditte preposte alla ricarica(dovranno essere molte sul mercato ed in concorrenza tra loro ). Contemporaneamente l’utente sottoscriverà un contratto per la sostituzione delle batteri scariche.Nel prezzo di ricariga sarà compreso un fisso che andrà alla ditta di ricarica la quale provvedera alla sostituzione delle esaurite con relativo onere di discarica.Nel momento in cui l’utente demolirà la vettura avrà diritto a rivendere la sua batteria al prezzo di acquisto e ovviamente retrocedendo dal contratto.A sua volta le ditte potranno consorziarsi tra loro per dare la possibilità agli utenti di usuire del servizio di ricarica in tutto il territorio. L’accorgimento che bisogna adottare è che le stazioni di rifornimento devono comprendere più rifornitori.

    19. Al di là delle questioni tecniche (batterie, ricariche ecc.) Io credo che la proposta sia importante perchè in un’epoca di finanza e finazieri, scalate e pubblicizzazioni, è finalmente una proposta industriale ed imprenditoriale. Un’idea nuova. Una proposta che se funzionerà finirà nei libri di storia per la capacità che potrebbe avere di cambiare il nostro modo di percepire il trasporto urbano, la mobilità, la salubrità delle nostre città.
      Gli imprenditori (quelli veri) hanno sempre avuto la capacità di una vision, disegnare il futuro, immaginare il cambiamento, guardare oltre. Le vere rivoluzioni del nostro tempo sono figlie di idee prestate all’impresa: MSDOS, Apple, Ipod, goolge per citare le più celebri.
      A differenza di quello che pensa donato didonna, non credo sia una “provocazione”, e penso ad un percorso inverso nel quale l’azione/proposta di Cimino vada sostenuta poichè può aiutare ad un cambiamento di prospettiva in Sicilia (dove ricordo fino a pochi mesi fa era in agenda la costruzione id 4 inceneritori). Se aspettasse il cambiamento per procedere avrebbe mancato nel ruolo prioritario di imprenditore che è quello di dettare l’agenda economica e quindi politica di una comunità: non con la minaccia di licenziamenti come ha fatto la FIAT nella sua storia, o le trasmissioni televisive come si usa oggi, ma con la forza delle idee e la concretezza delle azioni.

    20. Giovanni, la “provocazione” (buona) c’è nel confronto con le altre proposte industriali su Termini. Testimonia il mio favore alla visione di Cimino il suggerimento sulla mobilità nei centri storici già anticipata anni fa anche su queste pagine http://www.rosalio.it/2007/01/28/migliorare-la-qualita-della-vita-nel-centro-storico/

    21. uno che crede in un progetto,se ha un progetto valido,se lo fa finanziare dalle Banche.
      In un’epoca di globalizzazione di mercati
      dominati da colossi che tendono a diventare sempre piu’ grandi,epoca che ha visto scomparire tanti prestigiosi nomi dell’industria automobilistica,e non certo per la scelta di prodotto,e’ una bella sfida.
      I 350 milioni di euro promessi dalla Regione Sicilia per il rilancio di Termini Imerese,
      possono essere congrui a sostegno di un’industria matura qual’e’ il segmento dell’automobile con
      motore a scoppio,e potrebbero essere assolutamente
      insufficienti a sostenere una nuova industria
      dell’auto a propulsione elettrica.
      I costi della rete e quant’altro si e’ gia’ accennato finirebbero inevitabilmente per ricadere sull’unita’ di prodotto.
      Gia’ in passato abbiamo visto naufragare tantissimi
      progetti di auto elettrica,proprio per i costi piu’ elevati.
      E non parliamo dei costi delle auto ibride.
      Mi pare che su questo argomento anche Palermo ha
      gia’ “dato”.Vi ricordate che fine hanno fatto le
      auto elettriche?
      Inoltre mi chiedo se un tale mezzo di locomozione sara’mai alla portata delle tasche della commessa,
      oggi utente Amat, che lavora al Centro di Palermo.
      E’ strano che la Fiat ,che le auto le fa da cento anni ed ha a disposizione importanti centri di ricerca,ha annunciato il raddoppio delle auto prodotte nei prossimi 5 anni e ben 37 nuovi modelli,ma,se non erro,a propulsione tradizionale.

    22. in merito alle continue rivoluzioni tecnologiche nel campo dell’elaborazione dei dati e delle telecomunicazioni,
      sono situazioni differenti ed
      assolutamente non confrontabili,
      “in quanto a velocita’,”
      con le evoluzioni avvenute nel campo della produzione ed accumulazione di energia.
      Basta richiamare sullo stesso Google,
      la legge di Moore(la I e la II).

    23. @ donato – siamo d’accordo solo che provocazione è di solito una proposta volutamente non concreta utile a fare esplodere eventuali contraddizioni. In questa chiave mi piace pensare che Cimino sia serio, come peralto il suo profilo promette.

      @giorgio
      non condivido affatto al tua lettura, la FIAT non sarà mai la soluzione, semmai è il problema, e se un’azienda che ha condizionato le politiche industriali, agricole, ed infrastrutturali italiane non segue una strada, forse è un buon indicatore che varrebbe la pena provarci. Se continuano a pensare macchine che vanno a 180 e che inquinano, ingombranti e rumorose, questo non singifica che non possano esistere alternative. E non è detto che tutti gli automobilisti preferiscano la “velocita” ad altri pregi.

    24. il tema da approfondire e’ su cosa si intende per innovazione,nel settore auto.E “chi” e’ che puo’ decidere quando e’ il momento di trasferire la “fase della ricerca” nella “fase di una attivita’ industriale”,produttiva,capace di autofinanziarsi dai proventi del mercato.
      L’ideale sarebbe disporre di un veicolo capace di
      autorigenerare il proprio fabbisogno di energia
      ricevendolo direttamente dal sole,con dei moduli integrati per la ricarica delle batterie.
      Non mi pare che la tecnologia di oggi consenta questo.Pertanto rimane il dubbio se e’ meglio
      investire in ulteriore “ricerca”,piuttosto che
      passare alla fase industriale di un prodotto che fin’oggi e’ sempre risultato costoso e quindi
      ha avuto scarse penetrazioni di mercato.
      Se nell’auto elettrica avessimo avuto una analoga
      implementazione di quanto e’ successo nella tecnologia dei chip,potremmo disporre di auto a costi non superiori,la butto giu’,a 5000 euro,
      cosi’ come oggi sono disponibili con 500 euro
      potenti sistemi di elaborazione dati.
      La Fiat,nel momento della crisi,e’ stata premiata
      per il suo Know How nel campo delle piccole auto,
      e mi riferisco alla 500,che e’ l’elemento che ha convinto gli USA a stipulare l’accordo
      Fiat-Chrysler.
      Semmai c’e’ da capire perche’ i Costruttori d’auto
      non ritengono sia matura per il mercato a grande diffusione la tecnologia dell’auto elettrica?

    25. In ogni caso,per quanto attiene ai Centri Storici,
      il modello di trasporto ideale e’ la capacita’ di trasporto di massa,il mezzo collettivo.
      Meno inquinante possibile,ma collettivo.

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