giovedì 23 nov
  • Lessico siciliano

    Torno a scrivere di lessico siciliano perché mi risulta impossibile non notare costrutti che solo in Sicilia hanno un senso e sembrano far parte di un codice linguistico condiviso e compreso da tutti.
    Iniziamo dall’immancabile colazione al bar.
    Intanto da noi l’orario di punta va dalle 8:00 (prima colazione) alle 11:00 (seconda colazione, o richiamino, come il vaccino). Quanto a mangiare non ci fotte nessuno.
    La frase di cortesia del banconista (ma anche del macellaio o del salumiere di quartiere), al momento della consegna di quanto ordinato, sia esso caffè o tre chili di capoliato è la seguente: io, l’ho favorita. Già, perché noi non serviamo, facciamo “favori”.
    Mi sono più volte interrogata sulla incapacità del siciliano di fare la fila e, finalmente, dopo anni ormai di riflessioni e travasi di bile, sono giunta alla conclusione che è un problema congenito. Niente. ‘Sta cosa nel dna quando nasciamo non c’è. E siccome ci viene naturale, non ci facciamo manco caso.
    Mi accuso da sola. La prima volta che andai a Londra, tutta priàta e allicchittata mi portano in un club la prima sera. Arrivo e, a senso mio, vado a pagare. Mio fratello mi tuppulìa sulla spalla e mi intima di dare un’occhiata dietro di me. C’era una coda ordinatissima di persone in fila per uno (magari esagerati ‘sti inglesi, va’) e la coda si interrompeva sul marciapiede e riprendeva una traversa dopo. Orbene, non me n’ero accorta! Non mi ero proprio posta il problema!
    Per questo dico che è congenito. Ma anche perché lo vedo, a scuola, con i bambini di prima. Si mettono in fila per due perché abituati già dalle elementari, ma, all’uscita, c’è la corsa a chi deve essere il primo. E diventa oggetto di questione e di parole pesanti, sgarro di madre compreso! Il punto è che chi si ritrova alla fine si sente fissa. Mentre i primi della fila si sentono tutti scairti perché hanno “vinto”. Che cosa, non è dato sapere.
    Sarà lo stesso ragionamento che spinge il siciliano ad ordinare quello che gli serve “a prenotazione”. A distanza però.
    Scena tipica sempre al bar: folla davanti al bancone. L’ultimo che arriva, brandendo l’indice verso il banconista, dice puntualmente: quando è il mio turno (quindi ha la pretesa pure di passare per uno che rispetta le regole) me lo favorisce un cafè e un bicchiere d’acqua gassata? Posto che la richiesta di acqua gassata, anzi gasata (da noi è con una “s”), è comprensibile perché, presumibilmente, la colazione consumata prima era rappresentata da un bello spitino (che sarà pure il trionfo della rosticceria ma all’uottu c’a matinata risulta pesantuccio comunque), continuo a stupirmi di tale richiesta. Come funziona? È il banconista che sa quando è il prossimo? Non dovrebbe essere il cliente?
    Tornando al lessico, ho notato, questa volta in giro per negozi, che abusiamo di aggettivi in modo assolutamente improprio quando non sappiamo come definire un oggetto e quando dobbiamo fare i “fini” a tutti i costi. Di norma al momento dell’acquisto di un capo d’abbigliamento. Tempo fa una commessa, volendo convincermi a comprare un paio di pantaloni con tutti i colori dell’arcobaleno, mi disse se li provi, sono spiritosi. Risate, la verità. Quelle che avrei sentito se li avessi comprati. Un altro aggettivo molto in voga e usato solo da noi è materiale. Può essere riferito ad un oggetto e in quel caso significa pesante. Per esempio non ci mettere il giubbotto di jeans sul vestitino a fiori è troppo materiale. Più spesso si usa riferito alle persone per indicare qualcuno rozzo e grossolano nei modi e nei gesti. Per esempio mio suocero è troppo materiale e mi scanto a lasciargli ‘u picciriddu. Oppure levati, mi fai male. Sei materiale.
    Concludo con due espressioni “ermetiche”.
    La prima. Si usa in contesti in cui si vuole rimarcare un concetto già espresso, per convincere l’interlocutore e invece di usare perifrasi, ermeticamente appunto, si esclama tu stesso. E abbiamo detto tutto. Ci sarebbe tutto un discorso sottinteso (ma come, tu stesso, non te ne rendi conto che ciò che hai detto è sbagliato?). Ma l’altro ha già capito.
    La seconda è uno dei modi che usiamo per fare degli esempi. Saranno le nostre origini arabe, ma ci piace contare. Chi non ha mai sentito dire sono stanco, ci vulissi una vacanza. Un per dire una bella gita a San Vito Lo Capo. Certo. Un per dire. E c’è pure due per dire e tre per dire?
    Scusate. Ho bisogno di un caffè. Vado al bar e quando è il mio turno me lo faccio favorire.

    Palermo, Sicilia
  • 31 commenti a “Lessico siciliano”

    1. proprio quello che ho sempre sostenuto…non è un problema di pronuncia (a meno che vocali e consonanti non siano tutte fortemente distorte rispetto alla pronuncia standard)…è un problema di espressione corretta (grammaticale e linguistica, anche se so per certo che qualcuno ignora il significato di queste parole) in italiano.

      a scanso di equivoci: le espressioni locali esistono ovunque.
      il problema è saper usare un registro locale rendendosi conto che è locale e saper usare anche la lingua nazionale nei contesti formali oppure quando siamo fuori dal borgo natìo.
      molti palermitani appaiono sinceramente stupiti quando pensano di parlare italiano e non vengono compresi in altre parti d’italia.

    2. ….Inutile dirlo…siamo UNICI….Io sono rimasta di sasso quando ho scoperto che “carnezzeria”e “parruccheria”non figuravano nel dizionario di lingua italiana.Confesso…l’ho saputo da poco tempo….e non sono la sola….Ciao carissima!!!!:-)))

    3. ahahahhhaha
      grande! ^_^
      byebye

    4. Questa ragazza è davvero troppo brava….
      faccio un piccolo “mea culpa” e devo riconoscere che anch’io faccio parte della categoria che fa un uso spropositato dell’aggettivo “materiale” per indicare qualcuno poco delicato nei suoi atteggiamenti…ahahahah se ci penso …ma quante volte lo uso?…un bacione e sempre bravissima!!

    5. secondo me il tu stesso è di origine anglosassone, tipo yourself in inglese… 🙂
      Brava Maria! Sempre molto “spiritosa”!!!

    6. ah ah in effetti quando poi uno di questi cerca di parlare in italiano sembra arrancare come uno straniero perchè non riesce a dire quello che vuole…

    7. scusa freddie ma “uno di questi” chi?quelli che non sono “allittrati”?

    8. e a proposito di contare: “prima base principale” e “secondo poi” dove li metti? 😉

    9. a parte che mi sono stancata di dire che sei fortissima, ma non mancherò mai di sottolinearlo, ti devo suggerire anche un’altra moltiplicazione: “zero per dire?…..niente da dire.

      Per anna: anch’io ho dovuto spiegare a una del nord cosa significasse la scritta “carnezzeria”, che leggeva per le vie della città durante un tour

    10. Togliamo un dubbio, una volta e per tutte:
      quando a Palermo si parla di “carnezzeria” si intende semplicemente il chianchiere.

    11. @rio
      uno di questi intendo il classico tascio che parla solo la sua lingua ufficiale, che quando prova a parlare in Italiano quello che gli esce dalla bocca è tragicomico.

    12. @freddie
      quello che volevo dire è che non penso che chi parla in dialetto debba per forza di cose essere dichiarato “tascio”, o che un tascio debba per forza parlare in dialetto…io stesso parlo molto in dialetto ma non penso di non riuscire a farmi capire da un lombardo o da un trentino, che al contrario quando parlano in dialetto sono realmente incomprensibili…naturalmente ci sono le persone che parlano solo dialetto ma non penso perchè siano tasci, ma solo a causa di un basso livello di istruzione…e questo in sicilia, campania,lombardia ecc…

    13. Grande Fabio; è il suo leitmotiv. Un’ossessione?
      Grande Fabio, che conosce alla perfezione la pronuncia corretta, l’espressione corretta ( grammaticale e linguistica ) in italiano, che conosce la punteggiatura, il maiuscolo dopo ogni punto, che conosce il maiuscolo tout court ( d’italia ) … ma ci faccia il piacere!
      Rosalio è pieno di correttori … corretti ( l’arroseur arrosé = l’innaffiatore innaffiato 😀 ); semplicità per favore!
      E lascia gli altri esprimersi come sanno, senza il tuo controllo di maestrino (non)perfettino.

    14. Sei forte maria, come sempre!!
      Eppoi è tutto vero!! Io, per esempio, il “tu stesso” lo uso moltissimo
      quando cerco di convincere qualcuno di qualcosa.
      Vorrei segnalare anche un’altra vetta raggiunta dal palermitano alla cassa:
      “SI paga un caffè?”
      Chi me lo sa spiegare quel “SI”?
      Che che è alla cassa se lo paga da solo?
      Eppure anche a me ogni tanto [mi] scappa!!!

    15. @rio
      si lo capisco quello che vuoi dire, io sottolineavo il fatto che alcuni sono così tanto abituati a parlare in dialetto che non riescono più a parlare in italiano…se ci provano si bloccano, non gli vengono le parole e riprendono a parlare in dialetto (la loro prima lingua)

    16. Freddie : o semplicente traducono mentalmente il dialetto in italiano, per cui escono fuori costrutti improbabili come passami la tovaglia, al mare, o prendi il motore e passami a prendere.
      E anche a me da poco è successo a Palau, in Costa, dopo quasi trent’anni di Sardegna di dire alla cassiera… si paghi due cappuccini e due croissant, ma lei non mi ha favorito…..

    17. Che poi al mare si porta “il telo” e non “la tovaglia”. Quella la si mette sul tavolo per pranzare o cenare, a meno di voler portare in spiaggia una bella teglia di pasta al forno. E con “la tovaglia” non ci si asciugano neppure faccia e mani!

    18. Comunque, sono gli altri che sbagliano, non noi!
      nella MACELLERIA si “macella” il bestiame; nella CARNEZZERIA di “vende la carne”. Come nella Panetteria si vende il pane, nella Pasticceria i pasticcini, in Oreficeria l’oro, ecc ecc.
      IL PALERMITANO NON SBAGLIA MAI!!!
      Maria sei grande!!

    19. “io, l’ho favorita”. Mi sembra elegante, raffinato. Molto meglio del semplice “servito” ( che tende a soppiantarlo ). Vuol dimostrare una compiacenza nel dare, non un favore rispetto ad altri. Termine in uso anche nel “Continente”, ma ormai sempre meno. A pranzo per esempio ” Raginiere, favorisca ! ” oppure dopo ” Vuol favorire in salotto ?”. ” Mi favorisca una cravatta ” m’è rimasto impresso. Un signore elegante, in gessato e scarpe di camoscio, da “Pustorino”, un bel po’ di tempo fa. Tutto veramente appropriato.

    20. A volte il “io l’ho favorita” viene sostituito da “Servito!” ma puntuale la risposta DEVE essere “lei mi faorisce”. L’essere “materiale” è intercambiabile con “duppiu” ma alla traduzione non regge: unu duppiu in italiano che cosa diventa? uno di spessore …e il senso è perduto!

    21. voi parlate di parole e frasi ridicole in italiano, che cosa dire della moda, anche in paesi piccoli dove il massimo era concettina o totò,dei nomi inglesi o stranieri dati ai bambini. da jessica, moglie del coniglio rabbit, a samanthe, o peggio il russo o rumeno natascia , che se si separa dà na tascia, che dalle mie parti non è una persona stupida, ma una donna tascia ,cioè una donna tozza di un metro e sessanta di lunghezza x un metro e sessanta di larghezza, insomma una botte…

    22. L’incapacità di fare la fila è una peculiarità del popolo Italiano e non solo di noi siciliani . In merito al lessico siciliano – che Maria tratta con la sua solita piacevole ironia – credo che le situazione particolarmente piu risibili siano in gran parte figlie del basso livello culturale del soggetto “che le genera” 😉 e si possono rilevare anche in altre parti d’Italia .

    23. Giusto per la precisazione:
      carnezzeria è diversa da macelleria.
      Il “carnezziere” è colui che vede la carne;
      il macellaio colui che macella l’animale.
      Vorrei aprire un bell’argomento, ed invitare anna e Co, sull’uso delle insegne: paninoteca, Boutique della carne, ecc..

      e poi che dire dell’espressione: ti facisti pirsuasu,…

      alla prox

    24. Il problema della fila (anzi, l’incapacita di mettersi in fila) è assolutamente d’origine genetica.
      Per rendersene conto, basta guardare il banco ceck-in di un qualsiasi aeroporto che abbia un volo diretto per la Sicilia…devo aggiungere altro? 🙂

    25. Quindi chi intercala l’espressione in lingua a quella in dialetto può essere considerato tascio?
      Ricordo che da ragazzino a casa era vietato l’uso del dialetto perchè i genitori temevano che i figli prendessero l’abitudine a parlare il palermitano.
      Risultato, io lo parlo benissimo senza che da questo voglia far intendere chissà quale particolare pregio ma mancu è bellu che adesso i ragazini sconoscono il 90% dei termini dialettali. E le origini? già, dimenticavo, sentire il senso di appartenenza alla propria città è out, tascio, disdicevole. Ma un mi faciti….. “fregare” i ririri(ora cci vuoli).
      Un per dire, in fatto di numerazione, volevo segnalare che zzieru e bazzieru, un cantaru e binticincu (venticinque decimale) per dire di una situazione pressochè simile ad un’altra.
      Nn’amu vistu (megghiu riri, scrittu).

    26. io non credo che sia tascio chi usi il dialetto in determinati contesti “non formali” o quando la situazione lo richieda. anzi le espressioni dialettali a volte servono a “rendere sapido” un discorso, sdrammatizzano e fanno sorridere benevolmente.
      in altri contesti tutto cambia.
      saper discriminare tra le situazioni potrebbe essere una buona regola per orientarsi.
      comunque mi sembra che sia anacronistica la conoscenza inadeguata dell’italiano e delle sue regole.
      con buona pace di quelli che:
      1) fanno scempio della lingua;
      2) non sono capaci di intendere il significato di quello che leggono;
      3) invocano uno stravolgimento di ogni regola codificata in nome di una fantomatica libertà di espressione.

    27. tu stesso… che ridere quando ho sentito dire, nella stessa accezione, “tu mismo” nella spagna del sud!!

    28. Da tutte le dominazioni subite abbiamo rubato un pò quà ed un pò là

    29. vabbè,io per un pronto accomodo ,non sapendo nè leggere nè scrivere,pur non di meno e del rersto ..trenta e due ventotto (la matematica allora vero opinione è!),ho motivo di ringraziare Ammaria ,che è brava assai.e niente!

    30. Chi “favorisce”, a Palermo, ti ha fatto un favore non ti ha servito, perchè servo non è! Nessuno dovrebbe “servire” nessuno, ma tutti dovremmo “favorire” il prossimo…. sperando che un giorno ci favorisca a sua volta.
      Niente credo sia casuale in Sicilia

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