domenica 22 ott
  • Palermo vista da una parigina

    Dopo essermi diplomata nel 2006 ho deciso di lasciare Parigi, la mia città natale, per continuare i miei studi altrove. Mi sentivo intrappolata in questa metropoli, dove nessuno sente realmente la necessità di andarsene poiché la dimensione cosmopolita di Parigi fa risentire ad ogni suo abitante la sensazione di abitare al “centro del mondo”. Ne è un esempio rilevante il fatto che le tensioni geopolitiche si ripercuotano fortemente sulla vita quotidiana dei cittadini. Ricordo che da piccola, a scuola durante la ricreazione, mi capitava di assistere a liti e provocazioni tra i ragazzi francesi di origine ebraica e quelli di origine musulmana. Questo “Melting Pot” fa conoscere al singolo parigino una visione molto vasta ma anche molto superficiale del mondo. Essendo di origine italiana frequentavo la vastissima comunità italiana di Parigi, dove ci si raggruppava, per esempio, per tifare l’Italia, nelle partite decisive contro la Francia. Velocemente mi sono accorta che in realtà nessuno di questi “ritals” (parola in gergo francese che significa italiani) conosceva realmente il paese di origine. Ed è così, che ho deciso di continuare gli studi in Italia senza ricorrere a programmi europei, di tipo Erasmus, per non essere limitata nel tempo. Questa esperienza mi avrebbe permesso di conoscere meglio l’Italia, di cui avevo una visione esclusivamente turistica. Volevo anche approfondire alcune discipline introdotte al liceo come la sociologia, la geografia e la storia è dunque l’aspetto multidisciplinare dell’urbanistica che mi ha determinato a scegliere il corso di laurea in Pianificazione Territoriale.

    Ero già stata in Sicilia più volte e, vedendo che a Palermo vi era il corso di laurea che m’interessava e dopo mature riflessioni, ho preso la decisione di trascorrere i prossimi quattro anni in questa città. Palermo, composta in parte da: un’infinità di vie tortuose che formano un vasto labirinto (il centro storico), vie post-haussmaniane e nuovi quartieri residenziali, mi sembrava un’eccellente supporto per iniziare lo studio delle città. Inoltre ho trovato da subito che passeggiare per la città di Palermo è molto stimolante perché si evidenziano le disfunzioni della città, le rovine, l’abusivismo, i parchi abbandonati e tutti questi elementi permettono al cittadino qualsiasi di avere una visione progettuale della città. Quante volte si è sentito dire: «Ah! Qui ci si potrebbe fare un parco urbano! Un parcheggio! Qui invece dovrebbe essere pedonale!..»? A Parigi, almeno nel centro, dove la città sembra essere stata progettata fino ai minimi particolari, è difficile individuare quello che si potrebbe migliorare. Il problema del traffico ma soprattutto dell’uso sistematico e quasi sempre ingiustificabile della macchina rendono le passeggiate nella città dei veri e propri incubi. Ho notato che nella città consolidata esistono pochissimi marciapiedi degni di questo nome e quando esistono fungono da parcheggio, le macchine occupano allora tutto lo spazio pubblico e bisogna adottare delle vere e proprie strategie per continuare il proprio cammino. Inoltre l’attraversamento delle strade, soprattutto in assenza di semaforo, è del tutto peculiare: bisogna imporsi come pedone sulle strisce pedonali. È tutta un’arte! Non bisogna essere passivi e aspettare che gli automobilisti si fermino gentilmente, ciò che non capita mai, ma bisogna con un passo decisivo camminare lasciando passare nello stesso tempo gli automobilisti più sfrenati, che per niente al mondo vi lascerebbero passare…all’inizio mettevo ben dieci minuti ad attraversare, ora impiego una manciata di secondi!

    Nel corso dei miei studi, mi sono particolarmente interessata al rapporto conflittuale tra la città di Palermo e i suoi abitanti. Ne testimoniano la quantità di spazzature ricoprendo parti della facciata di monumenti storici all’ abbandono, le numerose costruzioni abusive ma anche le periferie trascurate dalla municipalità e però sovrappopolate dove la Mafia si è da tempo appropriata le funzioni dello Stato. Nonostante tutto, Palermo ha il fascino che molte città europee hanno perso da tempo. A Palermo la gente prende semplicemente il tempo di vivere, ne è un esempio significativo il mercato del Ballarò dove le signore scelgono con cura i migliori prodotti per poter cucinare, in seguito, dei piatti laboriosi. Il caos della città la rende anche del tutto particolare e bella; s’incontrano i signori con le motoapi piene di frutta e verdure che s’improvvisano fruttivendoli in mezzo alla strada, le vie strette sono addobbate dai panni ingegnosamente stesi tra due palazzi e così via… Palermo è una delle poche città dove si può ballare, cantare, bere, all’aperto e dove, al cader della notte, si mescolano, nelle piazze del centro, genti diverse tra loro. Penso che sia questo il lato di Palermo che oggigiorno, con l’insediamento di numerosi centri commerciali e all’“imborghesimento” del centro storico, sia il più minacciato. Bisognerebbe invece salvaguardarlo per poter lasciare a tutti gli amanti di questa città, la possibilità di apprezzare non solo la dimensione storica ma anche quella culturale e tradizionale, dunque “l’anima” di questa ricca città.

    Ospiti
  • 21 commenti a “Palermo vista da una parigina”

    1. Meravigliosa visione della nostra città e della nostra gente.
      Bentrovata Delphine.

    2. brava Delphine!

    3. Bello e spiazzante.

    4. Ciao, sono probabilmente un tuo collega visto che mi sono laureato in pianificazione già da qualche anno.
      Trovo curiosa la tua analisi della città, devo dire che è un punto divista nuovo e interessante.
      Vuoi un consiglio??
      Fai come me, laureati e scappa via perchè come mi ha suggerito il mio correlatore a Palermo l’urbanistica non esiste e non si vuole che esista.

    5. Delphine, tu hai un occhio molto attento e hai già colto molte delle peculiarità di Palermo. Continua su questa strada e farai tesoro di questa esperienza.
      Ad esempio, mi è piaciuta assai la tua descrizione su come attraversare una strada: hai capito che in questo posto (ma direi anche in altre parti d’Italia) i diritti sono solo sulla carta e per esercitarli devi lottare.
      Io mi permetto di lasciarti una massima filosofica sulla Sicilia che spero ti possa aiutare come chiave di lettura (io la uso da sempre e la trovo utilissima): in Sicilia quel che appare non è, e quel che è non appare.
      Scrivi altri post, io li leggerò con interesse e curiosità (e penso anche altri).

    6. Meravigliosa visione, bello e spiazzante.
      Il narcisismo puerile tipicamente siciliano ( “nombrilismo” esagerato e immotivato ) puo’ essere soddisfatto.
      Francamente non capisco cosa c’entra Haussmann con Palermo, seppure con l’aggiunta del “post-haussmaniane”, a parte un paio di linee dritte dove ci stanno ai lati orrori edilizi inqualificabili. Sono boulevards o palazzi con uno stile? Lasciamo perdere.
      Quanto a Parigi, definire la visione del mondo del PARIGINO ( tutto ? ) vasta MA COMUNQUE SUPERFICIALE solo perché la signorina Delphine ha assistito, forse in un quartiere “popolare” di Parigi, alle zuffe stupidine di un manipolo di ragazzini immaturi …
      Infine, circa dieci anni fa la mia compagna di allora, francese, venne a trascorrere con me alcuni mesi a Palermo, mi innervosiva la sua attitudine intellettuale di volere notare in un quaderno e fotografare tutti gli episodi di inciviltà elencati in questo post pure dall’autrice, munnizza compresa; studio sociale, segni culturali li chiamava, dopo dopo due mesi comincio’ a capire perché mi innervosiva, dopo sette mesi tornammo a Parigi e furono necessari un paio di mesi affinché lei si svegliasse dal torpore e dalla depressione. La curiosità dovuta all’esotismo dura poco.
      Ecco, trovo fastidioso questo elogio dell’inciviltà dell’assenza di regole sociali e dell’incuria in questo post della signorina Delphine, e se i palermitani c’abbagnanu …

    7. Quella di Palermo è un’anima stanca e ferita. Tu la vedi ora e riesci a coglierne qualche aspetto positivo nei fruttivendoli improvvisati e nei locali notturni nel cuore della città, ma Palermo ha una sua storia e ha vissuto momenti migliori di oggi. Ecco, non si chiede di cambiarne l’anima, ma il corpo. Quello è in lenta decomposizione.

    8. “Meravigliosa visione, bello e spiazzante”, ovviamente sono solo citazioni di post precedenti, perché a parte la curiosità esotica dell’autrice, la novità ai suoi occhi, io non lo penso affatto; anzi, provo profondo fastidio per queste “intellettualizzazioni” degli atavismi e dell’inciviltà. L’intellettualismo lo userei per cose migliori.
      In fondo, pensandoci bene … come soggetti per attrazioni insomma, e non società di uomini organizzati; non dico giungla selvaggia, o safari, perché amo troppo gli “altri” animali.

    9. Decisamente bello e mozzafiato il racconto che fai della mia città…
      Decisamente complicato viverci (bene!) e guadagnartici da vivere però!
      Laureata, indiscutibilmente innamorata della mia città, parttimer (per nulla attinente con le mie competenze) rigorosamente in nero…Insufficiente per vivere bene e sentirti un pochino (poco!) soddisfatta!
      (Analoga situazione per il mio fidanzato…)
      Settimana prossima andremo in vacanza a Parigi…Magari ci restiamo! 😉

    10. Sostanzialmente apprezzi Palermo per i lati che la accomunano a paesi come il marocco, tunisia e/o messico e tutti quei paesi che ancora si ostinano a non farsi fagocitare dall’occidente e in cui indolenza e cultura del tu x tu sono caratteristiche ancora ben notabili. Anche la Spagna era così, fino ad una ventina di anni fa… poi ha deciso di occidentalizzarsi.
      La sicilia invece oppone resistenza, ma anche lei sta cedendo, diventando uno strano miscuglio di centri commerciali, immondizia, traffico e gente lamentosa.
      Ma se per un colpo di fortuna il palermo dovesse battere la sampdoria, la sicilia rischierebbe di trovarsi ancora più strana, con le sue città sprofondata nel terzo mondo e una squadra in coppa campioni.

    11. che bella visione!
      un occhio vergine sa cogliere molte sfumature.
      anche a me è piaciuta la descrizione sulle strisce pedonali 🙂

    12. Hai ragione. Palermo è un ottimo punto di partenza per studiare la città. Mi sono piaciute le tue riflessioni, che sono anche ben scritte. Soltanto un appunto. Mafia si scrive con la minuscola, quando ancora tu non eri arrivata a Palermo, anni fa, c’è stato un lungo dibattito su questo. Non è solo questione di ortografia, più una questione politica e morale.

    13. Très jolie!

    14. Bell’analisi!!Brava!Spero che resisterai per 4 anni magari per vedere qualche cambiamento positivo,io ci spero sempre!

    15. CONCORDO

    16. L’altro giorno ho visto un post su Mondello. Qui, un paio di pagine indietro, “Riparte la stagione balneare”. La spiaggia, un pattino rosso, il mare, lo Stabilimento. Su tutto una luce che sembra una pugnalata agli occhi. Una luce efferata, che non ricordavo più. La foto è di Brett Neilson. Per fare una foto così deve aver capito il mistero di Palermo. Ed anche il mistero di chi parte e di chi rimane. Non credo che bastino degli occhiali da sole, forse è una questione di abitudine. Avevo dimenticato quella luce e le sue piccole ombre, solo a pensarci mi sento prendere da uno strano sentimento. Come un attacco di panico.

    17. Prima per attraversare impiegavi dieci minuti, ora una manciata di secondi…impari in fretta.
      Non cambiare idea in fretta…ti prego.

    18. Concordo con GIGi, questa ostentata propensione allo studio in chiave sociologica di quelle che sono, ahimè, delle piaghe, più o meno gravi, che affligono la nostra città è gratuito, se non superfluo.

    19. Anche l’anatomopatologo trova interessante e stimolante l’osservazione di un cadavere divorato da un male.

    20. Apprezzo lo spirito “avventuroso” con la quale hai scelto la nostra città, condivido alcuni aspetti di quanto da te scritto , tuttavia non condivido appieno il contenuto.

      In primis, noto che prima parli delle “periferie abbandonate” (Zen, Sperone etc) dove la mafia prolifica, in secondo luogo, concludi il tuo articolo facendo riferimento ad un “imborghesimento” del centro storico.

      bisogna partire dal presupposto, che fino a prima della Seconda Guerra, il centro storico era abitato dalla borghesia. Dopo la Guerra, in seguito ai bombardamenti americani, le distruzioni di interi quartieri, il centro storico venne in parte abbandonato, vennero quindi costruiti nuovi quartieri residenziali e il centro storico divenne un luogo pieno di contraddizioni (bellissimi palazzi barocchi nobiliari, affiancati da baracche e case fatiscenti, rovine etc)
      In seguito negli ultimi 15-20 anni è iniziato il recupero del Centro Storico, il reastauro di antichi palazzi ed il recupero delle zone degradate.

      Tutto questo non è legato, all’arrivo dei centri commerciali, che purtroppo, vuoi o non vuoi è fisiologico in una grande città occidentale. Sono i tempi, anzi qui a Palermo questi enormi centri commerciali sono arrivati in ritardo rispetto ad altre città del sud Italia (Cosenza, Catania etC)

      saluti

    21. SE credi che le notti panormite siano attive,,cosa penserai di quelle spagnole di Barcelona,Sevilla,Granada o Madrid..?…Crescerai,crescerai con le esperienze,,

    Lascia un commento (policy dei commenti)

Palermo vista da una parigina, 5.0 out of 5 based on 1 rating