domenica 22 ott
  • Perché in Sicilia non possiamo che essere liberali

    Scandali come i “progettini” del Comune o i corsi di formazione della Regione, non fanno che confermare quello che a livello di intuizione penso da molto tempo: il peggior nemico dei siciliani oggi è lo Stato. Immagino che i puristi della lotta anti-mafia staranno già tremando di paura e chiarisco subito che non sono né a favore della mafia (!), né della scuola di “quelli che con la Mafia bisogna convivere”. Il problema è che lo Stato (inteso come somma di Comune, Provincia, Regione e Stato centrale) pervade la Sicilia. Oggi a Palermo, sommando i vari enti pubblici, lo Stato è il primo datore di lavoro, assolutamente incontrastato. Una volta c’era il Banco di Sicilia, oggi neanche quello. I politici comandano ovunque, anche lì dove non dovrebbero mettere piede. La politica non dovrebbe allocare risorse, salvo per pochi e selezionati beni pubblici (come la sicurezza, la tutela dei diritti privati e la giustizia), invece in Sicilia siamo abituati ad invocare sistematicamente la politica per qualsiasi emergenza, lavorativa e non. Ed i politici rispondono…non certo per un innato senso di bontà nei confronti dei loro concittadini (anche se non escludo che vi possano essere eccezioni), bensì per procacciarsi voti e assicurarsi la rielezione. Per interrompere questo circolo vizioso, che alimenta e si autoalimenta con la Mafia, la soluzione radicale è ridurre drasticamente il ruolo dello stato; noi siciliani non siamo geneticamente inferiori a nessuno, abbiamo solo bisogno di risvegliare un certo senso di imprenditorialità che si è sopito a causa di 50 anni di minestre pronte servite dal Pubblico. Certo, ci sono delle infrastrutture necessarie che avranno bisogno anche del supporto pubblico (metropolitana di Palermo, ferrovie, potenziamento rete elettrica…), ma stiamo parlando di progetti specifici, di casi eccezionali. Per il resto, Formazione, Sanità, Forestali, AMIA, ATO… Meno Stato, meglio sarà per tutti. In quest’ottica, il federalismo fiscale è l’amara medicina di cui la Sicilia ha drammaticamente bisogno: chiusi i rubinetti, ogni euro andrà centellinato e speso con cura…i vari quaquaraquà della politica non potranno più elargire (come se fosse cosa loro!) posti di lavoro a destra a manca perché non avranno più 1000 per fare un lavoro che si poteva fare per 10, dunque saranno costretti ad essere estremamente selettivi nei progetti e a ridurre drammaticamente gli sprechi. I siciliani, a loro volta, liberi dal giogo del clientelarismo, potranno riacquistare la libertà di scegliere una classe dirigente in base ai programmi presentati e non sulle promesse di una più o meno precaria sistemazione. Immagino già l’obiezione di alcuni: cosa succederà quando si interromperà il flusso di denaro? Chi pagherà gli stipendi? La risposta è: nessuno. Sicuramente diverse migliaia di siciliani dovranno industriarsi, anche emigrando. Nulla che non sia già successo nel passato o che non continui a succedere anche oggi. Con una differenza: prima emigravano soprattutto lavoratori ed operai; oggi emigrano giovani, laureati o professionisti, un fenomeno di adverse selection che impoverisce ulteriormente la Sicilia. Prova ne è la stabilizzazione di 26.500 persone con l’ultima Finanziaria regionale…ex PIP, detenuti, fra gli altri, che vantano un fantomatico diritto al lavoro…diritto al lavoro!!! Spiegatemi perché un ex detenuto dovrebbe avere un maggior diritto al lavoro di un brillante neo laureato che è mille volte più produttivo e non ha infranto la legge…personalmente penso che i siciliani onesti, che non hanno una rendita di posizione, non possano che desiderare uno stato liberale, in cui la politica e lo stato ritornino al ruolo principale, essere arbitro, non imprenditore. Lasciamo fare agli imprenditori il loro ruolo, migliorando la terribile macchina burocratica siciliana, investendo semmai sulla ricerca, sulle università e sulle lingue se proprio si vuole fare formazione, ma soprattutto liberando i siciliani dal senso di impotenza, di impossibilità di essere i fautori del proprio destino. Solo così questa terra, tanto bella quanto disgraziata, potrà aspirare ad un futuro. Altrimenti, saranno lacrime e stridore di denti.

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  • 19 commenti a “Perché in Sicilia non possiamo che essere liberali”

    1. Sante, sante parole!

    2. Da decenni i politici siciliani hanno alimentato le “speranze” della moltitudine dei cittadini siciliani con posticini di lavoro temporanei, da 400-600 euro al mese per 6 mesi.
      Solo così è stato possibile per un politico ottenere decine di migliaia di voti alle elezioni.
      Questa è la lungimiranza dei politici che si sono seduti nelle poltrone della pubblica amministrazione siciliana. Ma la maggioranza dei siciliani non ha mai preteso piu’ di tanto,, quindi i politici ci hanno sguazzato felicemente dentro, dalla sinistra alla destra senza distinzioni di sorta.
      La storia la conosciamo tutti.
      Quello che mi fa piu’ rabbia non è il comportamento dei politici siciliani che scelgono la via piu’ breve e semplice per fare carriera per un giorno arrivare a sedersi a Roma.
      La rabbia me la produce la constatazione del carattere dei siciliani che non pretende nulla dai politici, non gli sta dietro per monitorare l’operato politico.
      La Sicilia è destinata nel breve-medio termine a sprofondare sempre di più nell’arretratezza e nella precarietà e nell’emergenza in molti campi.
      Si creeranno solo delle micro isole felici al suo interno dove vivere in maniera meno problematica e con maggiore (relativa) qualità della vita. I piu’ grandi centri urbani sprofonderanno nel degrado senza sosta.
      Non ci sarà un adeguata competenza e professionalità per investire le ingenti somme della programmazione comunitaria destinate alla Sicilia.
      Non si svilupperanno le infrastrutture pubbliche della mobilità regionale.
      I rifiuti saranno gestiti sempre a livello emergenziale e mai strutturale, d’altronde è passato un anno dalle visioni delle montagne di sacchetti per le strade, e abbiamo visto arrivare a Palermo Bertolaso, il Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, tutti con piani e proclami risolutori del problema, ma come ben vediamo dopo un anno di visite istituzionali d’alto livello, i sacchetti della munnizza sono sempre per le strade. Ormai ci siamo abituati.
      I siciliani si abituano a tutto, al peggior male per la loro terra, senza che abbiano uno slancio d’impeto, d’orgoglio, per la risoluzione dei problemi. Perchè non accettiamo che l’anima della maggior parte di siciliani è questa e ci mettiamo il cuore in pace ?

    3. in base a cosa esattamente un brillante neo laureato che non ha infranto la legge ha PIU’ DIRITTO al lavoro di un ex detenuto? no, per sapere. Mi interessa questo principio di differenziazione inserito nel concetto di diritto. E’ come in Orwell, la legge che è uguale per tutti ma che per alcuni è più uguale?

    4. @capo:

      proprio perchè il diritto al lavoro è (o dovrebbe essere) garantito a tutti, non vedo perchè gli ex-galeotti debbano fare la rivoluzione in mezzo alla strada, bloccare il traffico, dar fuoco all’immondizia e non attendere pazientemente il loro turno quando c’è gente più meritevole e che soprattutto si è fatta un cXXo così sui libri per migliorare sè stessi e la società in cui vive.
      Aggiungo che vedo quotidianamente sempre le stesse facce in tuta gialla sedute ad un tavolino al bar a bere birra di prima mattina, dopo aver abbandonato gli arnesi da lavoro nella prima aiuola a portata di mano. E di sicuro non sono brillanti neo laureati.

    5. Io non la farei così semplice. Il liberismo senza meccanismi regolatori indipendenti dal potere amministrativo ed economico è un cancro per la società né più né meno del socialismo. Il numero dei dipendenti pubblici siciliani è straordinariamente alto ma questa è solo una parte del problema, potrebbero essere impiegati per avere una macchina amministrativa straordinariamente efficace, anche se non efficiente, o no? Non lo sono, chiediti perché. Sono 352.153 i dipendenti pubblici in Sicilia cioè circa il 30% in più della media nazionale, uno scarto elevato ma certamente non così elevato da poter da solo provocare il collasso economico della nostra regione. Il settore pubblico produce servizi carenti e qualitativamente scadenti a fronte delle risorse finanziare che assorbe ma resta il fatto che gli impiegati pubblici pagano inevitabilmente le tasse mentre un numero straordinariamente alto di persone (commercianti, professionisti, artigiani imprenditori etc etc) le tasse o non le paga o le paga in misura ridotta rispetto alla propria capacità contributiva. Questa è l’altra parte del problema, il rapporto che si stabilisce tra chi offre lavoro e chi lo esegue, perché stai pur certo che un lavoratore dipendente, potendo scegliere tra il lavorare in nero o sottopagato nel settore privato o in regola nel settore pubblico sceglie la seconda opzione, come sa bene il politico a caccia di voti. Un serpente che si morde la coda o per dirla in termini filosofici “ouroboros” . Quando mancheranno gli Euro cosa accadrà ad ouroboros? Morirà di fame o per sopravvivere affamerà l’ambiente in cui vive?

    6. Io aspetto il federalismo per tornare! 😀

    7. @ Antonio:

      aah. “attendere pazientemente il loro turno” nella situazione attuale sembra una battuta di totò. quindi il problema è che non attendono pazientemente il turno, e osano protestare perché non hanno come reinserirsi nella società. mentre quelli “meritevoli”, e cioè i brillanti neo laureati, aspettano pazientemente il turno e vengono scavalcati da questa gentaglia. ma questa è una (discutibilissima) analisi sociologica e non spiega il principio di differenziazione interno al concetto di “diritto al lavoro” che il la vecchia avanzava, e del quale chiedevo contezza. mi pare che, almeno a livello logico, si stia facendo un po’ di confusione.

    8. @capo
      intanto, spero possiamo darci del tu…. sentirmi chiamare “il lavecchia” mi sembra eccessivo! 🙂

      io non ho detto che che un brillante neo laureato debba aver piu diritto di un ex-carcerato, bensi mi sono chiesto perche’ il carcerato debba avere un maggior diritto… cioe’ sto facendo la tua stessa obiezione. In realta’, ti ringrazio per la tua obiezione perche’ in effetti potevo spiegarmi meglio…

      personalmente penso che non sia una questione di diritti bensi’ di merito… se devo scegliere come assegnare un lavoro, assegnero’ il lavoro alla persona piu’ produttiva. ora, l’educazione non e’ sicuramente un indicatore certo della produttivita’ di una persona, pero’ e’ una buona approssimazione (confermata anche da diverse ricerche), cioe’ se una persona ci mette 5 anni a laurearsi in ingegneria, e’ verosimile che sia piu’ produttiva, a parita’ di condizioni, di una persona che ne impiega 6 e via dicendo. Sono d’accordo sul fatto che vi siano limiti notevoli a questo ragionamento, ma bisogna pure trovare un equilibrio…oltretutto, un privato puo’ impiegare una persona anche per motivi diversi rispetto al merito o alla produttivita’ (ad esempio in base ad una scelta di coscienza) ma visto che i soldi in ballo sono suoi, sara’ una sua scelta… quando pero’ parliamo di impiego pubblico, e’ interesse della collettivita’ che quello specifico lavoro venga svolto dalla persona piu’ produttiva possibile disponibile, ne convieni?

      Certo, la meritocrazia puo’ non risultare un criterio “equo” ma al momento risulta il sistema piu’ soddisfacente…

    9. io pure sarei per il federalismo perchè voglio/pretendo che la sicilia si guadagni una dignità propria…poichè AVREBBE tutte le carte in regola per farlo…
      ma mi chiedo …..se dev’essere federalismo e ci capita un presidente incapace (come molti che si sono susseguiti sin’ora) …..la sicilia non rischia di andare ancora più allo sbando? Il siciliano sarebbe capace di tirarsi su le maniche e diventare “imprenditore di se stesso”? (la critica al discorso del detenuto e del neolaureato mi sembra fatta per partito preso. l’idea di fondo, credo, è quella secondo cui nessuno dei due DEVE espatriare per poter campare!!!)

      la vera tragedia di questa terra è la mentalità, l’incapacità di guardare oltre il proprio naso, l’incapacità di essere legali ma per dirla in termini politically correct di avere una coscienza civica ( ricordate le presunte lezioni di educazione civica a scuola? inutili…).

      A voltre sogno un sindaco leghista…..per un paio di mesi. Un tipo che dal nord viene al sud, ci fa vedere come si lavora, come DEVONO funzionare le cose. Forse non servirebbe un leghista (in realtà non mi garba troppo) ma qualcuno che ha VOGLIA reale di aaiutare questa cazzo di isola. chi si propone?

    10. Sì capo, a livello logico si sta facendo parecchia confusione. Lo Stato, ad esempio, è stato improvvisamente trasformato in una sommatoria delle burocrazie di enti (Comune, Provincia, Regione, Stato Centrale) a loro volta ridotti a burocrazia. Il Lavecchia sembra aver voluto usare a tutti i costi uno slogan liberista (“Meno Stato!”) per dire, più ovviamente, “meno burocrazia, meno enti inutili, meno farraginosità”, e cioè meno potere discrezionale di chi, di legislatura in legislatura, occupa la tal poltrona chiave da cui può dire la sua su ciascuna fase del tortuoso tour burocratico isolano.
      Che dagli automatismi burocratici vada sradicata la dicrezionalità è un ovvio dettame di buonsenso, non proprietà esclusiva del pensiero liberale.
      I siciliani, poi, per risolvere le emergenze più probabilmente si rivolgono ai potenti, non alla politica. Forse, in una regione a statuo speciale, bisogna ridurre drasticamente il potere dei funzionari politici, non la presenza dello stato o quella della politica. Forse si fa più e meglio a togliere ai siciliani dei potenti a cui rivolgersi.
      Quanto al lavoro del neolaureato… si sembra voler suggerire che debbono essere i bravi, giovani e produttivi neolaureati ad entrare in Regione, non gli ex-detenuti che hanno infranto la legge (biricchini!). Non capisco, francamente, che gliene possa fregare ad un brillante neolaureato liberal di entrare in Regione. Invece, da liberal, potrebbe semplicemente uscire dalla Regione. Trovare il giusto compromesso tra aspirazioni di vita e posizione lavorativa, andare dove le sue competenze sono riconosciute, etc… Reclamare il maggior diritto di altri ad occupare un posto è puro esercizio di rancore.
      Affermare che “se io laureato me ne vado, la Sicilia si impoverisce” è
      a) un po’ presuntuoso
      b) irriconoscente e localista, perché dimentico del fatto che se ti sei brillantemente laureato in un brillante ateneo del centro-nord è anche (e soprattutto) grazie ai contributi di tutti gli italiani.

    11. @Si-culo (o devo chiamarti “il si-culo”)

      1) mi sembrava di aver chiarito abbondantemente il discorso su chi ha piu o meno diritto ad un lavoro, ovvero nessuno… continuare ad affibbiarmi tali affermazioni e’ scorretto

      2) un brillante neo laureato puo’ voler lavorare come netturbino, come dipendente regionale o come dirigente del comune…sono fatti suoi, come dici tu, dipende dalle aspirazioni di vita… il dramma e’ che siamo in tanti giovani siciliani in giro per il mondo che preferirebbero tornare a casa, con uno stipendio e soddisfazioni professionali nettamente ridotte pur di vivere nella terra in cui sono cresciuti, e non ci e’ possibile perche’ la maggior parte dei posti sono occupati (e’ il termine piu corretto) dal malcostume clientelare

      3) affermare che la fuga dei laureati impoverisce una terra e’ pura’ realta’ e mi sembra allucinante anche solo negarlo…

      4) sono felice di vedere cotanta conoscenza del verbo liberal…francamente mi stupisce riscontrarne scarsi effetti in Sicilia…

    12. 1) Chiedo perdono, ma quando ho caricato la pagina l’ultima risposta era quella del capo.
      2) Non esiste una ricetta liberale per il “ritorno a casa”. Alberto Bisin ha, a suo modo, già provato ad approcciare la questione qui http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Il_meridione_o_i_meridionali#body eccedendo, per sua stessa ammissione, con le provocazioni. Nel pieno (…) esercizio delle loro facoltà elettorali, i residenti in Sicilia hanno fatto le loro scelte. Queste scelte hanno fatto scempio di molti criteri razionali nella selezione del personale burocratico e politico e nel funzionamento degli apparati amministrativi. Ripetere che ci sono canaglie negli uffici è brunettismo rancoroso. Pensare che enunciare un principio di razionalità basti a renderlo operativo e che quindi lamentarsi argomentativamente dello status quo basti a cambiarlo risolvendo il dramma… be’, queste son vette di wishful thinking. Chi sta riuscendo nell’operazione – e attendo ancora di poterne leggere criticamente i numeri – è Vendola, non proprio un paladino del “meno stato”.
      3) Quanto è piccola la terra di cui stai parlando? A quale zolla stai facendo riferimento? Se da Palermo lavoro a Catania impoversico Palermo? Se da Villatasca vado a lavorare a Partanna, impoverisco Villatasca? Se faccio le superiori a Termini e l’università a Padova, pagando diverse tasse regionali per il diritto allo studio, e poi vado a lavorare a Nizza, chi sto impoverendo? Sto scippando di più ai termitani o ai veneti? L’Unione Europea è grande la metà degli USA. Almeno per l’UE, possiamo far finta che sia l’unità territoriale minima di riferimento? Non dico di prendere addirittura in considerazione il globo, ma almeno questo piccolo e ricco fazzoletto di terra. [i.e. non nego l’impoverimento, nego la terra]
      4) Come insenga la tradizione atea, bisogna avere qualche familiarità con il pensiero liberale per potersi coscientemente dire non liberali. Quando avrai maturato una posizione liberale coerente, allora darò la stura ai miei argomenti contro il vangelo della produttività – ma, nel frattempo, puoi sempre leggerti L’elogio dell’ozio di Bertrand Russell (che era un logico).

    13. Caro Luciano, se capisco bene, a me pare abbia ragione Si-culo nel dire che la relazione tra il tuo slogan del meno stato e il fenomeno di una sicilia più in salute è molto meno che sufficientemente argomentata nel tuo post. Finché si resta su questi toni giornalistici e vaghi, nessuno avrebbe alcuna difficoltà a dire esattamente il contrario di ciò che dici tu. La Sicilia che tu vedi soffocata dallo “Stato” è per certi versi il posto con meno Stato in Europa (bisogna solo mettersi d’accordo sul significato delle parole, il che peraltro è, credo, anche un ottimo modo per evitare evidenti circoli viziosi). Così come è privo di Stato un posto dove succedono cose come quelle successe a Rosarno poco tempo fa.
      Personalmente ritengo che, a parità di condizioni, non ci sia affatto un legame così immediato tra la minore o maggiore presenza di “Stato” in una società e il grado di corruzione o criminalità. Il primo è un problema che riguarda la sfera politica nel senso più proprio (e su cui credo di avere idee diverse dalle tue); il secondo è un problema di natura diversa, che può essere affrontato da punti di partenza anche radicalmente differenti. Detto in altri termini: ci sono ricette di destra e ricette di sinistra ai problemi cui tu ti riferisci. Il fatto di essere di destra o di sinistra è naturalmente un criterio per la loro preferibilità, ma ciò non riguarda direttamente la loro efficacia in senso proprio. Ma non sono uno scienziato politico e quindi magari mi sbaglio.
      Vorrei anche dire che questo cliché un po’ provocatorio ma che ormai si sente da tante parti del commissariamento leghista come medicina necessaria è una cosa che mi ripugna abbastanza e che credo sia spia del baratro culturale e della sottomissione ideologica cui ci stiamo cacciando.
      Detto tutto questo, ti mando un caro saluto e mi unisco al tuo desiderio più profondo di una regione che sappia un giorno risollevarsi.
      Tullio

    14. @Tullio e Si-culo
      sicuramente il mio intervento e’ migliorabile sotto molti punti di vista e accolgo con interesse i vostri interventi…

      1)personalmente, penso di aver circoscritto, in maniera magari insufficiente, la definizione di Stato (mi riferisco all’obiezione di Tullio): lo Stato deve provvedere a determinati beni pubblici (cioe’ beni che siano non escludibili e che godano della proprieta’ della non-rivalita’, cioe’ io e te insieme possiamo usufruirne) – in questo senso, avevo gia’ accennato ad amministrazione della Giustizia, rispetto della Proprieta’ Privata, polizia… piu in generale, esso deve essere arbitro, non imprenditore. 10 persone che fanno il lavoro che potrebbe essere fatto da una non e’ burocrazia, e’ assistenzialismo. mi rendo conto e’ una definizione stringata e faccio ammenda per questo

      2) quando degli enti pubblici (che per questo ho messo nello stesso troglo) si assumono una responsabilita’ che non gli compete, ovvero quella di risolvere un’emergenza lavorativa, per altro senza aumentare l’efficienza degli stessi, e’ il troppo Stato al quale mi riferisco… e’ una definizione rozza probabilmente, ma ho studiato economia, non logica o filosofia.

      3) Si-culo, sono d’accordo con te che a livello aggregato un laureato catanese che lavora a milano/londra/parigi non impoverisce l’Europa, ma stiamo parlando di Sicilia, per la miseria… il buon vecchio Boldrin ne avrebbe dette due a questo proposito…

      4) rifuggo anch’io dal fiorire del leghismo sfrenato, per di piu’ se in salsa meridionale (mi riferisco ai recenti tentativi di leghe sud e via dicendo); cio’ non toglie che il problema (lo spreco di enormi risorse senza tornaconto) rimane; purtroppo la Lega ne’ ha fatto suo monopolio culturale..

      Ciao Tullio, un saluto a Pisa..

    15. I limiti localistici e particulari della tua impostazione emergono tragicamente proprio quando sostieni “la Sicilia”.
      [suggerimento liberal]
      Se vuoi persone capaci, devi potere attrarre persone capaci e meritevoli indipendentemente dal loro luogo di nascita.
      Indiani e californiani, se vogliono venirci, in Sicilia. Sennò parliamo solo della miseria per la Sicilia.

    16. Caro Luciano, è un gran conforto vedere che almeno per le menti preparate fresche di università questi concetti sono chiari. Sono però concetti avanti 40 anni rispetto alle idee che circolano adesso in Sicilia e almeno 10 rispetto al Governo nazionale. Prima che una congrua quantità di queste persone acceda in modo massiccio alle Istituzioni in ruoli dirigenziali, servono almeno altri 20 anni. Non credo si tratterà di espatriati che tornano; piuttosto professionisti che hanno studiato fuori dall’isola, fatto qualche esperienza anche solo di interscambio universitario all’estero e che per lavoro hanno frequenti contatti esterni. Sono tutte cose che solo qualche anno fa riguardavano una ristretta elite e oggi sembrano sempre più essere normali. Io credo che con quelle persone si arriverà a un cambiamento; oggi perdi solo tempo a discutere con chi in testa ha solo il concetto di destra e sinistra, politicamente morto vent’anni fa, e i professionisti del “benaltrismo”.

    17. L’elemento spirituale, qualunque sia il significato che si attribuisce al termine “spirituale” è il fondamento dell’economia. In rete ho trovato questa frase scritta da Einaudi:

      “Croce ha su questo punto parole scultorie. Chi deve decidere non può accettare che beni siano soltanto quelli che soddisfano il libito individuale, e ricchezza solo l’accumulamento dei mezzi a tal fine; e, più esattamente, non può accettare addirittura, che questi siano beni e ricchezza, se tutti non si pieghino a strumenti di elevazione umana”.

      Una riflessione circa il rapporto tra economia e filosofia

      http://www.bancaditalia.it/studiricerche/convegni/atti/conv_einaudi/ConvegnoEinaudi_Porta.pdf

    18. Io sono d’accordo con Luciano.
      E’ un discorso vero, verissimo: la Sicilia è uno degli ultimi paesi del socialismo reale, solo che nessuno se ne accorge. La politica è dappertutto nella vita economica, in modo asfissiante.
      Ma è un discorso difficile da declinare oggi. Un tempo la Sicilia fu orgogliosamente liberale. Oggi tutti chiedono soldi, prebende, finanziamenti, attenzioni,… E non sanno che così ci scaviamo soltanto la fossa.
      Certo, non credo che Luciano abbia voluto inneggiare ad un capitalismo selvaggio, schiavo delle multinazionali. Il discorso è più sofisticato. Lo Stato deve soprattuto regolare, controllare, presidiare le risorse vitali per il paese e sottrarle alla speculazione privata (come l’acqua), contrapporsi ai monopoli privati, ma per il resto deve lasciar fare l’impresa ai privati. E oggi in Sicilia succede il contrario esatto. Dove dovrebbe esserci lo Stato non c’è, e dove non dovrebbe esserci c’è.
      Comunque apprezzo il post per il coraggio. Parlare di libertà in un momento di crisi mondiale in cui tutti hanno problemi ben più gravi non è facile.

    19. sì, vabbe’…
      era cocino e vivacciosi avini vorticavano e intevano il latò
      tutti un po’ stantri erano i cinini, e il corolego fuasa peradò

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