sabato 21 ott
  • Don’t call me please

    Una delle massime in voga in un periodo storico che non ci piace affatto ricordare recitava: «Il lavoro nobilita l’uomo».
    Giustissimo.
    Un buontempone, qualche tempo dopo, aggiunse: «E lo rende simile alle bestie».
    Giustissimo anche questo e, sopratutto, lungimirante.
    Le particolari bestiole a cui mi riferisco appartengono a quel simpatico genere di insetti scientificamente definiti pthirus pubis ma che, alle nostre sicule latitudini, confidenzialmente vengono chiamati chiattidde.
    Conscio del fatto che queste righe non sono lette solo da esperti zoologi, mi limito a ricordare che si tratta di piccoli pidocchietti a sei zampe che amano soggiornare fra la peluria delle zone intime provocando effetti che definire fastidiosi è già un eufemismo.
    Liberarsi definitivamente di loro, peraltro, non è affatto semplice poiché sono tenaci.
    Ora, si da il caso che l’evolversi dei tempi, della tecnologia e delle esigenze di mercato abbiano fatto sì che questi simpatici animaletti siano stati forniti di uno strumento in apparenza innocuo ma che facilmente può trasformasi in vero e proprio attrezzo di tortura: il telefono.
    Ed è proprio a voi, giovani uomini (e donne) nobilitati dal lavoro e da questo resi simili alle bestie di cui sopra, che mi rivolgo per farvi sapere che:
    a) del corso gratuito di inglese non me ne fotte un beneamato;
    b) ancora meno, se possibile, mi può interessare un corso di informatica;
    c) se ho voglia di acquistare mozzarelle di bufala, so già a chi rivolgermi;
    d) non ho nessuna intenzione di cambiare operatore telefonico e non mi interessa se spendo di più rimanendo con il mio: sarò padrone di dilapidare i miei soldi come mi pare e piace, o no?
    e) di un depuratore per l’acqua non so che farmene, anzi, acchianare a casa le cassette di minerale la considero sana attività sportiva a tutti gli effetti.
    Inoltre, l’analisi retrospettiva degli ultimi trent’anni della mia vita mi porta ad affermare, con ragionevole certezza, che fra le 14:15 e le 15:30 di ogni giorno lavorativo:

    • nel 90% dei casi, pranzo;
    • nel 9,999% dei casi, dormo;
    • nello 0,001% dei casi, trombo.

    Va da se che, in ognuna delle suddette circostanze, la vostra telefonata rompe i coglioni!

    Ospiti
  • 24 commenti a “Don’t call me please”

    1. Condivido in pieno quanto scritto. E’ divertente. E fa anche riflettere. A volte però medito anche sul fatto che sta gente che chiama, magari coetanei miei, mi fa pena. Sono sicura che anche a loro rompe le balle disturbare la gente vendendo i corsi d’informatica o quelli di inglese. L’ho fatto anche io e la frustrazione di sentirmi dire “male parola” era grossa. Anche a me a volte mi viene la voglia di fanculizzarli però mi trattengo un momento e provo ad essere gentile. Fatto sta che comunque, in ogni caso, effettivamente rompono

    2. Finalmente qualcuno che ha sollevato il problema!
      Non se ne può più! Ma non c’è nulla che si possa fare per non essere più disturbati? Lo capisco che è gente che lavora, ma anch’io lavoro ed ho il sacrosanto diritto di non essere disturbato.

    3. Da me si sono evoluti…le offerte commerciali le mandano via Fax e mi fanno finire carta e cartuccia maledetti!

    4. all’inizio rispondevo cortesemente: “è il loro lavoro” pensavo.
      in una seconda fase a chiare lettere rispondevo di non essere interessato.
      la terza fase era: rispondevo, sentivo i tipici rumori del call center e riappendevo.
      alla fine mi son fatto mettere l’opzione telefonica del numero in ingresso: vedo “numero riservato” e non rispondo nemmeno.

    5. Fantastico!

    6. Un’altra forma di molestia, per eliminare la quale basterebbe imporre l’obbligo di fornire il consenso da parte del titolare della linea telefonica.
      Nessuna forza politica si prende la briga di imporlo per legge, perchè perderebbero l’opportunità di piazzare raccomandati nei call centers e un pacco di voti.

    7. Io ho delle risposte di repertorio:
      a)”io sono il diavolo, IO sono il diavolo, IO SONO il diavolo, IO SONO IL DIAVOLO” (in crescendo)
      b) “Su un campo di grano,
      che dirvi non so,
      un dì paperina col babbo passò
      e vide degli alti
      papaveri al sole brillar…
      e lì s’incantò.
      La papera al papero
      disse Papà,…” (la so tutta).
      c)” Ma allora lei è collega di Monica, no perchè io e Monica stavamo insieme, tre anni insieme…” (iniziare a piangere dopo la terza battuta)
      d) “Quello che lei propone è interessantissimo ed anche a me piacerebbe proporle una pregiatissima cassa di vini da collezione ad un prezzo di offerta veramente eccezionale…” (roba che neanche Mastrotta)
      e) “Non ho capito può ripetere?… Non ho capito può ripetere?… Non ho capito può ripetere?” (una poveretta mi ha ripetuto per ben 4 volte la sua offerta per un corso di inglese)

    8. f)- signora non c’è
      – quando posso trovarla?
      – signora morta.

    9. Considerata la distribuzione percentuale delle tue attività pomeridiane, potresti provare a sedurre le operatrici telefoniche, in genere sono disponibili alla conversazione (è il loro mestiere)!

      Magari, come disse il sapiente cinese, da un grande male viene un gran bene!

    10. Basterebbe non inserire il proprio numeri di telefono sull’elenco ovvero indicare che non si desiderano offerte telefoniche e/o postali…

    11. io stacco il telefono e lo riattacco quando esco..

    12. No, papà è fuori; io sono il figlio, mi dispiace……………….

    13. Secondo me il post ha qualcosa di profondamente sbagliato poichè si fa riferimento ai “giovani uomini (e donne) nobilitati dal lavoro” con chiaro riferimento ai lavoratori dei call center e non alle aziende e\o ditte che per vendere usano queste forme invasive di promozione. Sicuramente i “giovani uomini (e donne) nobilitati dal lavoro” di cui sopra non si sognerebbero mai di fare questo lavoro se la penuria di posti di lavoro non fosse drammatica e sicuramente se ne “stracatafottono” di quello che lei ha o non ha, di cosa vuole o non vuole …etc Il loro unico scopo è quello di portare a casa quei pochi soldi che ricavano dalla chiusura di un contratto. Molto meglio sarebbe stato rivolgere le scherzose lamentele alla “fonte” della rottura di scatole e non ai ragazzi che spesso odiano questo lavoro, odiano i telefoni e probabilmente odiano le risposte “argute” che molti preparano ad hoc sentendosi molto furbi!

    14. hi hihIhhhiihhii hi hii hi ii!
      fantatico!

    15. Durante lo scorso governo prodi si discuteva in parlamento di una legge che tutelasse la privacy dei cittadini. Ricordo che qualche parlamentare ha proposto di antemporre obbligatoriamente a queste telefonate pubblicitarie una voce registrata tramite la quale si richiedesse il consenso all’utente. I centralinisti non c’entrano nulla perchè fanno il proprio lavoro…bisognerebbe invece cambiare la legge.

    16. Sono d’accordo con Rita. Ho il massimo rispetto per i ragazzi che si danno da fare con lavori così ingrati. In un lontano passato ho fatto lavori analoghi e li considero formativi. Certo che rompe le balle rispondere al telefono in certe ore ma non tutti hanno la possibilità di trovare lavoro comodo e remunerato.
      Mi è stato detto che se riescono a parlare per un certo numero di minuti guadagnano qualcosa anche se non vendono nulla. Perdo volentieri qualche minuto allora. Mi scassa di più vedere certi incapaci dietro le scrivanie.

    17. Io lavoro per un call center, questo lavoro non piace a nessuno, e state tranquilli non si entra per raccomandazione, anche a me piacerebbe dormire o cazzeggiare dalle 2 alle 3 del pomeriggio, ma lavoro per pagarmi gli studi e non gravare sui miei, non mi alletta l’idea di prendere 20 vaffanculo al giorno o di rompere le scatole alla gente, ma è il mio lavoro e uno migliore mom l’ho trovato, e poi sapete qualcuno è anche interessato a quello che noi poveri rompipalle vendiamo

    18. Io gli studi li ho già terminati, università e master…eppure, non ho trovato di meglio che rompere le palle alla gente tra le 2 e le 3 del pomeriggio ad offrire cambio operatore, mozzarelle di bufala e quant’altro. Odio questo lavoro, odio rompere le palle alle persone, mi sento frustrato…e quando parlo con gente come vincenzo mi sento ancora più frustrato…sarà perchè so che gli sto rompendo le palle e che pensa che sono un mezzo fallito che non ha voglia di fare altro che rompere le palle alle 2 del pomeriggio. Ma sai Vincenzo, la mia laurea 110 e lode nella pentola non produce nulla ed ho ancora quello stramaledetto vizio di mangiare. Scusate l’interruzione, tornate a dormire. Io vado a rompere le palle…

    19. Complimenti per l’articolo o post, come dir si voglia.
      Sui commenti sono dell’opinione che hanno ragione tutti; hanno ragione chi rompe e chi è rotto. Il vero colpevole è l’impresa e il sistema di marketing. I disturbati, tra i quali mi annovero, sono purtroppo chiamati a svogere il ruolo di “ammortizzatori sociali”. Certo non possiamo farci carico di tutti i contratti proposti, ma qualcosa possiamo fare. Per esempio, possiamo accettare l’offerta, facendo maturare la produttività del giovane operatore, e in seguito non dare corso all’esecuzione del contratto. Di scuse valide ce ne sono a bizzeffe. Avremo aiutato i ragazzi e fatto uscire i soldini a quei cornuti che li sfruttano. Ovviamente, tutto ciò presuppone che al ricevimento della telefonata non si abbia nulla da fare e che le scatole non siano rotte per altre ragioni; ed anche dopo si possa perdere del tempo per uscirsene “dalla malattia”. Buona serata a tutti!

    20. Spesso mi chiedo quanti sono i giovani il cui futuro è stato stroncato sul nascere dall’esistenza dei call centers in Sicilia.
      Quanti 110 e lode hanno scelto come alternativa all’emigrazione e alle infinite possibilità che il mondo offre, un temporaneo(?) parcheggio nella vana attesa di tempi migliori. C’è qualcuno che ha fatto questa scelta e i tempi migliori li ha poi visti?

    21. Vergogna! evidentemente il signor Vincenzo o non ha figli …o se li ha i medesimi non fanno questo lavoro. Sono forse tra i cervelli in fuga? Sono tra i miracolati che vediamo spuntare dietro gli sportelli delle banche(lato stipendiato)? sono tra quelli che lavorano nella formazione, alla regione, alla provincia o in altri luoghi per misteriose (ma non troppo) ragioni? Dove lavorano i suoi figli? studiano forse sotto l’ombrello protettore di un papino chirurgo di “una nota clinica privata”? ce lo dica per favore signor Vincenzo così come ci ha puntualmente informati delle sue attività più private e dell’orario del loro svolgimento …

    22. Brava Valeria!

    23. “nello 0,001% dei casi, trombo”
      YUn po´pochino mi pare !!!
      In tal caso, il disturbo e´ minimo.
      Coraggio ragazzi, chiamate pure Vincenzo Messina … anche perche´ il troppo cibo non e´salutare alla sua eta´.
      (Scherzo)

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