lunedì 22 gen
  • Di pionieri e paladini

    Le due anime di Rosalio sono le due anime dell’Orlandismo. Queste due anime convivevano nel corpo accogliente del sindaco ma adesso nella nostra città, e quindi su Rosalio, si sono divise.

    Da una parte ci stanno i paladini (Orlando era spesso soprannominato così), quelli che si battono in nome di una moralità superiore, di una lotta metafisica fra il bene e il male, che a questa lotta metafisica, importantissima, sono pronti a sacrificare tutto (perfino la ragione). Per questo mezzo Orlando, non ci possono essere eccezioni, o di qua o di là, o amico o nemico, o con me o con la mafia. Un tale mood possiede le sue armi seduttive: il grasso, l’unto che scivola dai suoi capelli, la camicia celeste Amat con la pezza di sudore sotto le ascelle sono il suo elemento erotico, una puzza che immediatamente arruola in nome dell’umiliazione suprema, quella del corpo sacrificato per la salvezza dell’anima. Del resto, della sua puzza puzzavano i resti dei morti ammazzati che nella canicola cadevano a Palermo. Di questo mezzo Orlando qui mi aveva colpito una cosa, non aveva senso dell’umorismo: non si può ridere in guerra, non si può esistere come singoli di fronte alle stragi; la puzza dei cadaveri e l’unto erano indubbiamente tetri e funerei ma ci costituivano come gruppo, come corpo riunito intorno a un dovere davvero incredibile, davvero gigantesco.

    Questo mezzo Orlando di cui ho tracciato velocemente i contorni però si affianca all’altra sua metà, appena alla soglia di Palazzo delle Aquile. La mole di cittadini arruolati dalla forza del suo sudore, figura di un un sudore universale, viene riplasmata da un altro mezzo Orlando come giardino profumato in cui ogni fiore si distingue, può mostrare il suo carattere, può farsi largo puntando sulla propria differenza.
    Gli stessi ragazzini arruolati e incantati nella polvere della nostra città sono stati forzati a rifiorire, a essere la primavera. Pionieri ed esploratori sono stati educati a essere, questi ragazzini. Sono stati forzati ad andare ai concerti, alle mostre, a sentire Pinter, a discutere e a guardarsi intorno, a imparare e innamorarsi di tutto, a investire sul loro futuro di singoli magari partendo in giro per il mondo oppure restando a casa.

    Il paladino si unisce allora al pioniere, ottimista e motivatore di ragazzini. Lo volete il centro storico? Apriteci un locale! Frequentatelo. Rendetelo sicuro con la vostra presenza. I caffè concerto, le passeggiate notturne vissute da pioniere in un centro storico molto più diroccato di adesso ma sicuramente più vivo e amato sono uno dei ricordi più belli della mia giovinezza.

    E forse l’insegnamento di vita più grande me lo ha lasciato proprio questo altro mezzo Orlando: contro la mafia, esisti come singolo, realizzati, scegliti i giusti maestri, accendi la luce. Allo stesso tempo, lasciando lo spazio al tuo vicino per accenderla anche lui, anche lui.

    Chi se ne andò in America e diventò consigliere dei Clinton e poi di Obama, chi diventò chirurgo dei migliori, chi giornalista, chi invece si ritirò nel privato, chi si accattò lo zaino-valigia e girò l’Europa, chi si mise a studiare, chi ad accendere la luce ci prese gusto mentre invece la città cambiava idea e le luci voleva spegnerle. Adesso i pionieri sono dispersi in una diaspora. E forse è proprio con la diaspora che si uccidono le primavere.

    Tutti questi ragazzini qua, dovrebbero allora secondo me, una volta tanto, riunirsi, andare dai loro amici paladini, quelli che funestano il blog (e pure un po’ la città) con i loro strali e le loro indignazioni, e ricordare che ci sono anche loro, che Palermo è tante cose, che Orlando era almeno due mezzi Orlando e che a salvare Palermo (ma in realtà Palermo non è mai completamente salvata!) non solo le lotte metafisiche dei senza macchia sono utili.

    Palermo
  • 26 commenti a “Di pionieri e paladini”

    1. Gran bel post !
      Questo è un vero invito alla riflessione.

    2. Quanto ci piace assolutizzare le nostre vite…
      Sarà l’ascendenza dei miti greci?

    3. A me Orlando non piaceva allora e continua a non piacere adesso….

    4. da ottimista penso che la diaspora di cui parla francesco sia stata necessaria per dare nuovo smalto alla progettualità comune. Adesso va ricostruito quel fil rouge, quei ragazzi ora adulti hanno l’obbligo morale di fare qualcosa al di fuori della dicotomia padrini/pionieri.
      Io ho grande stima e rispetto per orlando e per il lavoro che ha fatto. Ha dato un ‘impronta alla città che resterà per sempre, non a caso ancora oggi ci confrontiamo sul suo nome e sulla sua gestione della città. Ma credo anche che la riflessione oggi debba andare oltre, quel periodo trovando nuovo slancio e nuova progettualità.

    5. checcidovete dire a ollando ah???che è cioppo bravo ora siamo tutti ellesseù, 3000 infaticabili travagghiatori…aspè ca magghiri a ffari a spisa e poi agghiri appigghiari u picciriddu a scuoala ne viriamu dopo.

    6. Eccomi, scusate il ritardo. Volevo precisare che il mio discorso non è una nostalgia su un periodo passato o su Orlando come leader politico da riproporre. Al contrario. Dico che le stragi ci hanno educati a noi ragazzini di trentanni in questi due modi diversi ambedue in un certo senso riconducibili a due modi di pensare l’esperienza di Orlando. Il problema, e il mio post è polemico, è che spuntano solo i paladini mentre giorno per giorno i “pionieri” si prendono responsabilità sempre crescenti in questa città con ottimismo e spirito d’iniziativa. Questo significa anche prendersi gli strali dei paladini, elementi stonati di quello che si vorrebbe un tutto passionale unito nell’indignazione. Io vivo in questa città e non sono indignato. Quanti paladini scrivono su questo blog tempestandolo di strali e anatemi? Dico solo una cosa, dove sono i pionieri? Perché si vergognano di essere allegri, ottimisti, creativi, propositivi in una città in cui l’unico tono possibile sembra quello della rabbia e dell’indignazione?
      Un’altra cosa, Giovanni, neanche a me il tuo post è piaciuto quello dell’io so, per un motivo semplice, che vi parlate fra di voi e io, insieme a un bel po’ di persone che vivono nell’ombra nella paura di essere giudicati dai paladini, vorrei prendere il vostro posto!

    7. Forse Giovanni parlando di “nuovo slancio e nuova progettualità” intendeva proprio questo. La volontà di lasciare spazio a nuove forze. Io ci sono, intanto con il pensiero, a breve spero anche fisicamente! Secondo te, Francesco, posso annoverarmi tra i pionieri? 🙂

    8. Concordo su una cosa: considero un errore riproporre Orlando. La sua è ormai una “stagione passata” con una azione caratterizzata dalla personalizzazione della politica. In quel periodo a Palermo tutto era Orlando e questo è stato il motivo del successivo fallimento; non ci si è preparati ad una sua successione (anche se è stato proprio Orlando a volere una tale situazione). Riproporlo, oggi o domani, o autoriproporsi, come sta cercando di fare, quasi a vantare un diritto, sarebbe un errore. Si deve andare avanti …

    9. Io ho un’idea lui come seconde file mise solo paladini, niente pionieri e questo scotto lo pagò lui politicamente ma anche noi, che gli stessi paladini ce li troviamo in mezzo ai piedi ogni minima cosa che uno vorrebbe fare 😛 (ok sto esagerando per rendere comprensibile il mio post involuto!)

    10. Simo, non tocca a me dare patenti, però, dico, la propria vita quotidiana cittadina è un’ottima prospettiva per riconoscere ambedue le categorie :-))

    11. Francesco, chiamarli paladini è solo una manifestazione di gentilezza, forse eccessiva in considerazione di come è andata a finire.

    12. Secondo me tutti i palermitani dovrebbero fare un bel bagno di umiltà…
      Pensiamo tutti di avere nel taschino la soluzione ai mali della città, mentre in realtà siamo solo degli arroganti presuntuosi non in grado di creare un sistema virtuoso….
      A buon intenditor poche parole

    13. A buon intenditor, io non guardo in bocca, Marco 🙂

    14. in questi mesi ogni tanto controllo Rosalio, cosi per conoscere che succede a Palermo.Cosi’ vi ho riscontrato il piu’ grande male che affligge i siciliani:l’incapacita’ di comunicare.Gli habitue’ di questo blog all’incirca saranno massimo 200 persone.Tutti di buona cultura, credo che fra il confessionale del Grande Fratello e questo blog alla fine il risultato sia medesimo, nn si conclude niente!!!!In paricolare mi sembra di notare che ci siano molti 40enni , giustamente nella terra di nessuno , in specifico Lei Signor Mangiapane cosa ha fatto ieri, oggi e domani(19-20-21 luglio) per la sua citta’, siete ancora capaci di incontrarvi e di coinvolgere altra gente, oh vi fate la vostra confessione catartica e continuate , vi saluto vado a gurdarmi il Tour de France con le sue meravigliose strade di montagna

    15. ogni tanto, in giro per il web, si legge qualcosa di ben scritto, originale e non retorico. Bravo Francesco.

    16. Allora ieri, lezione fino alle 10, poi alle 10,30 sono andato da un cliente fino a circa l’una, poi a casa a pranzo, quindi di nuovo alle 3 in ospedale con mia moglie per la visita ostetrica, alle 7 riunione a Borgo Nuovo. Oggi giornata più leggerina, di pomeriggio libero. Domani otto ore di laboratorio (e sticazzi!). Tutte queste cose erano sia per me che per la mia città!

    17. beh sig. Mangiapane, si vede che nn basta dobbiamo fare di piu’, le auguro una buona serata da un lavoratore in nero…..

    18. eldiablo ok non basta, ne sono convinto anch’io. Però questo non è abbastanza per me, per farmi rinunciare al proposito di far bene le cose che posso fare e secondo me il tuo commento un po’ contiene questa critica nei miei confronti.

      Un’altra cosa, guardare da “pioniere” all’ingiustizia, anche alla tua, significa per me anche non attribuirla a chissà quale irredimibilità della nostra cultura. La nostra cultura non è irredimibile e per questo si può cambiare per farla diventare più giusta, con il lavoro e l’impegno, con progetti e proposte, senza per forza tirare in ballo la metafisica, l’eterna lotta fra il bene e il male, che poco si presta, penso, a risolvere i tuoi, come quelli di troppi, problemi di lavoratore sfruttato. Con molta solidarietà (parola demodé ma per me molto significativa)!

    19. guardi sig. Mangiapane io negli ultimi 13 anni , 10 li ho spesi lavorando all’estero sopretutto a Londra e tornare qui e trovare questo scempio e vedere che siamo lontani anni luci da realta europeE, quindi parafrasando un detto inglese:it’s time to be counted, quanti siamo , quanti siete, le parole nn bastano piu’.P.s:lavoro al nero per mia sorella!

    20. ahhhh…i paladini, sempre nel palazzo del re, e quando cambia il re cambiano palazzo, fino a ritrovarsi senza re e senza palazzo.
      mi affido all’ironia di De Andrè 😉
      http://www.youtube.com/watch?v=jPYnbV6rFgc
      (Francesco, riflessione lucida e necessaria)

    21. avrei voluto lascire un commento più “propositivo”, più “pioneristico”, ma vedo troppi paladini in giro a lucidare armature ammaccate.
      comunque sono qui….

    22. Où se posso fare qualcosa… A dispositivo. Vedrò di inventarmi qualcosa da lontano

    23. PPE,che occasione persa per Palermo.

    24. Orlando va inserito e valutato nel periodo storico in cui ha operato.
      Molti di voi forse non hanno conosciuto il ventennio pre Orlando, quando il sacco di Palermo si compiva davanti agli occhi di tutti e i palazzoni che nascevano più dei funghi sembravano simbolo di progresso.Quando tutto ciò che era pubblico era in realtà nelle mani sapienti, ma spesso rozze,di personaggi che hanno costruito fortune regalando case popolari, posti di lavoro nelle aziende comunali, insomma dove la regola principe era mancia e fai manciari.
      Orlando e il suo movimento furono dei fulmini che sconquassarono un sistema ben oliato e collaudato,che rivoluzionarono sul serio un modo sclerotizzato di fare non dico politica, sarebbe troppo onore, ma si quella speculosimilpolitica che faceva un tutt’uno con il potere mafioso.
      Rompere, sparigliare quel sistema fu opera umana e politica colossale, Palermo sembrò d’improvviso rinascere a nuova vita pur con le ferite squarciate ancora da suturare.
      Orlando e il suo movimento ricucirono e fecero una plastica ben riuscita ad un corpo martoriato.
      Certo, strada lunga, tortuosa, pericolosa e a volte in salita.
      Con duemila errori commessi, ma con diecimila cose azzeccate.
      Certo gli uomini cambiano, Orlando è cambiato, le condizioni politiche sono diverse, anche se lo spascio mi pare ritornato quello di prima.

    25. giuanni, non a caso fu denominata primavera, su questo penso che solo i disonesti non possano essere daccordo, con tutte le cose che anche in quegli anni “splendenti”, alla fin fine, andavano come al solito, perchè il clientelismo non è mai morto, ma almeno si sapeva stare a tavola. ora si rutta e si mangia roba avariata su una tovaglia sudicia, e si buttano gli avanzi in mezzo alla strada…avanzi talmente putridi che manco li cani di strada fanno banchetto.

    26. Mi sembra che qui manchi la memoria… Qualcuno si ricorda di chi ha riempito Palermo di LSU nullafacenti di famiglia mafiosa? Come mai gli ospedali e gli uffici pubblici sono pieni di “lavoratori” che si rifiutano di lavorare ed è meglio che non gli chiedi niente altrimenti ti becchi la coltellata? Forse per colpa del “paladino” Orlando? Come si fa a chiamare “paladino” uno che ha iniziato l’opera poi portata a termine da Cammarata e Cuffaro?

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