martedì 21 nov
  • Qanat a Palermo

    In questi giorni di caldo afoso e di conseguente lagnusia, giorni in cui c’è chi si sciarrìa da un lato e chi urla alla cospirazione cattiva dall’altro, mentre la nostra bella città se ne va allo scatafascio, ho deciso di mettere da parte le cose che Palermo non ha per dedicarmi a cercare le cose che Palermo, e spesso solo Palermo, ha. Così inizio da qui una, spero, lunga scoperta di quelle cose che sono uniche e che spesso i palermitani per primi non sanno di avere.
    Cominciamo dai Qanat (leggesi canat). Molti di voi in questo momento penseranno, e che ci voleva questa a dirci che c’erano i qanat a Palermo? E avete ragione, voi che lo pensate. Ma qualcun’altro magari si chiede: e che sono ‘ste cose? Si mangiano? Beh per la seconda categoria di persone io vi dico che i qanat non si mangiano.
    Dovete sapere che circa nel X sec. Palermo era un vivamaria di fonti acquifere. Insomma c’era acqua a tinchité (eh lo so che pare strano, soprattutto oggi che aprendo il rubinetto dell’acqua spesso e volentieri ci sovviene lo sconforto del nulla, ma vi giuro che è vero, non vi sto raccontando una sonora scimunizione). Insomma grazie a tutta quest’acqua la nostra città era un fiorire, nel vero senso della parola, di campi, giardini e orti. Così gli arabi, che erano gente furba e ingegnosa, decisero di sfruttare tutta quest’acqua per irrigare le coltivazioni. Dove la pendenza del terreno lo permetteva gli acquedotti erano in superficie, ma come fare dove questa pendenza non c’era, o peggio, dove la pendenza era contraria? Allora pensa che ti ripensa gli arabi decisero, sfruttando il terreno palermitano che è di calcarenite, quindi particolarmente friabile, di applicare una tecnica persiana di trasporto delle acque, cioè scavando dei cunicoli sotterranei di altezza variabile dalle poche decine di cm agli oltre due metri, e larghi circa 78-80 cm ai quali poteva essere applicata una pendenza idonea, spesso dello 0,5%, che utilizzarono come acquedotti.
    Questi acquedotti, i qanat appunto, intercettavano le principali sorgenti e trasportavano l’acqua per tutto il territorio palermitano, limitando tra l’altro l’evaporazione di buona parte dell’acqua a causa del caldo (e se vi dico che sti arabi sono furbi non mi sbaglio).
    Dove i qanat riaffioravano realizzavano vasche per la raccolta delle acque, gebbie ecc…
    In breve tempo il sottosuolo palemitano si riempì di canali.
    I qanat erano scavati dai muqanni (i maestri d’acqua che oggi chiameremmo fontanieri) spesso erano in 3 e scavavano solo con l’aiuto di una zappetta. Una volta stabilito il percorso che i qanat dovevano fare, si iniziava a scavare da valle, per evitare chiaramente il deflusso dell’acqua (che altrimenti i muqanni si potevano fare il bagno nel canale che scavavano e magari affogarci pure…e mica sono scemi).
    Insomma gli arabi, nel X secolo, in tre scavando praticamente a mano, hanno fatto un reticolato di canali lungo chilometri e oggi con tutte le tecniche e gli operai (oltrechè consulenti) del mondo non riusciamo a fare una metropolitana…che secondo me se c’erano ancora i muqanni a quest’ora la metropolitana di Parigi ci faceva un baffo e la Palermo-Messina se la costruivano in un quarto d’ora di orologio raccontandosi barzellette.
    Lungo i percorsi dei qanat oltre alle gebbie, si trovavano due diversi tipi di pozzo, un tipo, più piccolo di sezione circolare o quadrata, serviva a muqanni a portare fuori il materiale scavato. Un’altro tipo di forma rettangolare e più grande serviva a estrarre le acque. A volte sul fondo di questi pozzi più grandi si trovavano delle vasche dette senie che venivano azionate da animali. In alcuni punti dei qanat venivano realizzate le “camere dello scirocco” stanze che grazie alla posizione ipogea e alla presenza dell’acqua, erano molto fresche e venivano usate come rifugio nei giorni di afa (come me ne servirebbe una, di queste camere dello scirocco oggi).
    Al momento sono visitabili solo 3 di questi qanat, sempre che non soffriate di claustrofobia, e per la precisione:

    • il Gesuitico basso (o della Vignicella);
    • il Gesuitico alto;
    • l’Uscibene con la sua camera dello Scirocco.

    L’acqua all’interno dei qanat ha la temperatura di circa 10 °C. magari con sto caldo una bella rinfrescata non fa male.

    Ospiti
  • 50 commenti a “Qanat a Palermo”

    1. Il post è molto bello e ben scritto, utile e l’argomento, ovviamente, non indifferente. Dispiace un po’ questo essere costretti a dover anteporre necessariamente questa introduzione “anche se Palermo va male…” come se si corresse il rischio, parlando di Qanat, di essere tacciati di insensibilità davanti ai veri problemi di Palermo. E di non usufruire dello spazio blog per parlare delle cose veramente utili. Non è un rimprovero rivolto a te, sia chiaro, ma a tutti i sindaci chattanti di questa città (e di questo blog) che cercano risposte nei posti sbagliati, per paura di fare domande nei posti giusti.

    2. confermo che entrare nei qaqnat è un’esperienza divertente e soprattutto rinfrescante (ne uscite arruciati di tutto punto!)

    3. Interessante articolo… ma, nonostante io sia palermitana doc, non ho idea di dove si trovino i tre da te citati, mi illuminate please?

    4. pieno di retorica, enfasi, egocentrismo immotivato; peraltro l’autrice stessa sottolinea che si tratta di opera straniera, l’ennesima…
      Un po’ di viaggi per il mondo servirebbere alla gentile autrice per uscire dal guscio provinciale locale e abbandonare questa continua sfida verso il mondo: “tutti ci invidiano qualcosa, semu i megghiu, ci fanno i baffi, etc.”. Nessuno ci invidia la nostra inciviltà sudiciume e maleducazione, i monumenti ci sono ovunque nel mondo, prima che Parigi possa farci un baffo passeranno millenni di civilizzazione, se verrà.
      E magari viaggiando si accorgerà che simili opere non sono esclusiva arabo-palermitana, come vuole far credere. Tra l’altro gli arabi facevano i loro comodi, entrarono in Sicilia causando decine di migliaia di morti, i palermitani erano per loro classe inferiore che facevano vivere ghettizzata, con limiti persino nella pratica religiosa, le infrastrutture erano inventate e costruite a loro uso e consumo… la storia dice che le epidemie erano una costante. Ci state stancando col vostro “nombrilismo palermitano patetico” mentre la città non ha mai fatto cosi’ schifo IN TUTTI I SENSI. Vergognamoci OGGI invece di continuare a vantarci delle cose vecchie tramandate parzialmente e a convenienza, e straniere per giunta… Stavolta, comunque ci è andata non troppo male, non ci hanno messo dentro Johann Wolfgang von Goethe ed il SUO promontorio monte Pellegrino il piu’ bello del mondo, che se vedesse oggi promontorio, degrado e sudiciume ovunque…

    5. correggo: servirebbero.
      La costante delle epidemie non è riferita solo al periodo della DOMINAZIONE araba, evidentemente.
      P.S. Noi siamo speciali: ci vantiamo dei DOMINATORI e delle loro opere…

    6. SOLO PER CORRETTA INFORMAZIONE.
      L’autrice scrive: “… per dedicarmi a cercare le cose che Palermo, e spesso solo Palermo, ha. Così inizio da qui una, spero, lunga scoperta di quelle cose che sono uniche e che spesso i palermitani per primi non sanno di avere”.
      INVECE:
      I qanat (dall’arabo قنات) o kariz (dal persiano كاريز) sono un sistema di trasporto idrico usato per fornire una fonte affidabile d’approvvigionamento d’acqua per insediamenti umani e per l’irrigazione in ambienti caldi e aridi. La tecnologia su cui sono basati fu sviluppata inizialmente nell’antica Persia e quindi diffusa ad altre culture, in particolare lungo la via della seta: verso est, fino alla Cina; verso ovest, fino ad altri territori del mondo islamico come il Marocco e la penisola iberica. Il qanat in America può essere trovato nella regione di Atacama del Perù, e in Cile a Nazca ed a Pica.

    7. -@ john: grazie per i complimenti, sei gentile. per quanto riguarda l’antefatto, purtroppo la verità è che Palermo pur essendo bellissima è ad un punto di degrado che in 15 anni di mia presenza in città, non ho mai visto. ma proprio per quello voglio vedere cosa c’è di bello nella nostra città e cosa c’è da valorizzare.
      -@ Valentina: l’accesso al Gesuitico Alto è a villa Nave presso il Fondo Micciulla, per intenderci la zona è tra via Pitrè e corso Calatafimi al di sopra di Viale Regione Siciliana, l’accesso al Gesuitico Basso è presso il monastero della Vignicella, tra via pitrè e Corso Calatafimi al di sotto di viale Regione Siciliana, l’accesso al Qanat dell’Uscibene è in via Micciulla presso villa Savagnone. comunque le visite sono solo guidate. dovresti contattare il CAI se non sbaglio

    8. -@ Gigi: inizio col dirti che ho viaggiato tantissimo anche grazie al mio mestiere, e che alcune cose che ho visto a palermo non ho visto in nessun altro posto. è vero Parigi ha migliaia di monumenti, Roma non ci vede neanche, Venezia è bella ma non ci vivrei, ma Palermo è Palermo. insomma qui non si dice che “simu i megghiu” si dice solo che abbiamo molte cose che dovrebbero essere conosciute e valorizzate. spesso mi sono ritrovata a parlare con dei palermitani di cose che esistono a Palermo e che i palermitani stessi non conoscevano. questo mi fa pensare che la città non valorizza i suoi gioielli. è facile parlare di munnizza e dei problemi, la critica è la cosa più facile da fare. ma io proprio quello non voglio fare. e poi ti ricordo che anche noi europei abbiamo mietuto morti e vittime in mezzo mondo, con le crociate ad esempio, anche portando le nostre malattie (strano a dirsi ma moltissimi “americani” intesi come abitanti delle americhe precolombiane” sono morti a causa dei banali raffreddori che i colonizzatori portavano e dei quali loro non avevano gli anticorpi) quindi sto discorso mi sa che fa un tantino acqua. per quanto riguarda il fatto che i qanat siano un opera straniera, beh se consideri che molti siciliani sono discendenti da greci, arabi, normanni, spagnoli, albanesi ecc… mi sa che siamo un po’ tutti stranieri, no? e ti dirò di più allora anche le palme e gli agrumi che si dice siano siciliani in realtà non lo sono per niente :). e poi gli arabi in realtà in sicilia erano meno feroci e molto più tolleranti di quanto si creda. hanno importato cultura e a conti fatti forse hanno fatto alla sicilia più bene che male.
      per quanto riguarda il fatto che i qanat siano solo a palermo non l’ho mai affermato, ho detto che ci sono cose che ha solo Palermo, mo non mi riferivo di certo a quello, mi riferivo alle metope di selinunte che sono al salinas per esempio, al trionfo della morte che è all’abatellis, ai quattro canti di città, alla palazzina cinese, allo spasimo, al giardino inglese, al teatro massimo. se leggi bene, nel post sottolineo che l’opera importata dagli arabi era di origine persiana…quindi mi sa che anche qui fa acqua.
      gentile Gigi, legga un po’ meglio quello che ho scritto e poi se ne riparla

    9. Bene, allora posso dire ufficialmente di aver visitato il qanat di fondo Micciulla perchè mi ci ha portato una cara amica facente parte dell’AGESCI qualche tempo fà… era stato appunto affidato agli scout ed ho avuto anche modo di scendere nella camera dello scirocco (effettivamente freschissima, magari avercela in casa!)
      Non avevo realizzato che si trattasse proprio di ciò che conoscevo già ;D

    10. -@ valentina: penso che quello di cui parli sia il qanat dell’Uscibene con la camera dello Scirocco che effettivamente è gestita dall’AGESCI. beh visto, ci eri andata e adesso sai anche di cosa si tratta 🙂

    11. Erano mesi che non accedevo più a Rosalio, perchè sdegnato dal suo stile che lo rende interessante solo ad una stretta elite di gente palermitano o filo-palermitana. Uno stile che ostenta la solita e oramai non piu inedita tecnica: valutare con aria di sufficienza vari aspetti della nostra città con la classica retorica da “voglio essere uno scrittore/giornalista e spero che qualcuno si accorga di me” utilizzando sempre uno stile che non approfondisce quasi mai l’argomento, eccede di soggettivismo e INCLUDE ORAMAI SPESSO E VOLENTIERI LA FUSIONE TRA UN ITALIANO SEMIAULICO DA APPRENDISTA SCRITTORE E PAROLE IN DIALETTO PALERMITANO. Eh si, al fighetto Panormitano piace tantissimo parlare bene e ostentare una malriuscita dizione da milanese e includere parole tipiche del nostro dialetto per essere COOL, un po come il nostro Diego Cammarata, che rapprsenta benissimo questa elite di popolazione palermitana.

      ADESSO UN MESSAGGIO DIRETTO ALL’AUTRICE DEL POST
      Il descrivere sommariamente un luogo da visitare senza neanche specificare dove si trovi ed una esplicita necessità di sfottere chi potrebbe non sapere cosa sono i Qanat “non si mangiano”i denota una enorme incapacità di scrivere su un blog un articolo potenzialmente interessante.
      La storia della metropolitana, che per te è così facile e veloce da costruire, magari anche con un piccone e due amici che raccontano barzellette è al quanto ridicola e desta vergogna….
      Ma tanto è inutile cotinuare a sprecare il mio tempo a cercare di far capire alla gente, che ostentare qualsiasi cosa e il non essere umili e spontanei nella vita è una delle cose più importanti per un essere umano.

      Rosalio, sempre se pubblicherà questo commento, visti i precedenti in altre occasioni, è un blog frequentato da quella cerchia di palermitani che adorano portare una maschera ed essere conosciuti da/e conoscere tanta gente, impottante e intellettuale con un titolo e accreditata…si perchè quella maschera, neanche lo sanno di averla. Palermo è Cool, con rispetto parlando….
      L’atteggiamento che ha il nostro cammarata rispecchia tantissimo questa elite, bella vita, cercare di camuffare l’accento palermitano, unire qualche parola in dialetto, trattarsi bene con feste private ed aperitivi a base di sushi e non mischiarsi mai con i vari stili che vivono in questa città.

    12. Vendedor i precedenti a cui fai riferimento sono rimozioni dei commenti per violazioni della policy dei commenti. Questo commento non viola la policy eppure è in buona parte fuori tema rispetto al post e ti invito a rimanere in tema. Ovviamente le tue critiche a Rosalio sono ben accette e ti ringrazio ma dovrebbero essere inviate per e-mail. Saluti.

    13. -@ Vendedor: gentile lettore, indicare la posizione dei qanat è impossibile poichè sono parecchi e sparsi per tutto il sottosuolo, al massimo avrei potuto pubblicare una planimetria che raffiguri il reticolo, ma poichè alcuni sono inesplorati e di difficile individuazione, la planimetria sarebbe solo parziale, al massimo la mia mancanza è stata quella di non indicare gli accessi ai 3 qanat visitabili, e la ringrazio per avermi fatto gentilmente notare questa mancanza che non commetterò più.
      per quanto riguarda “l’accusarmi” di essere una fighetta palermitana, c’è un errore di fondo, e cioè che io non sono palermitana, se non di adozione, ma comunque grazie non lo reputo un insulto, come non reputavo un insulto quando qualcuno mi diceva: “ma sei di paese?? non si vede per niente”.
      inoltre mi chiedo, che c’entra Cammarata con il mio post? vabbè che ormai parlare male di Cammarata è come sparare sulla croce rossa, però…
      in più le dico che non c’è nessun tentativo di presa in giro quando affermo che qualcuno potrebbe pensare che i qanat si mangiano, anche perchè, la prima volta che ne sentì parlare, ai bei tempi dell’università, fu proprio quella la mia battuta, quindi forse, effettivamente, volevo prendere in giro me stessa.
      voglio tra l’altro rassicurarla del fatto che non voglio fare la scrittrice/giornalista, mi piace il mio lavoro e se Dio, Allah, Buddha, Maometto, Shiva o chi per loro me lo permetteranno, vorrei continuare a farlo fino a 115, 120 anni.
      un’ultima cosa, se non le piace ciò che scrivo, può tranquillamente non leggerlo, le assicuro che non mi offendo e che stanotte riposerò comunque tranquillamente :).
      cordialmente

    14. Saprebbe dirmi cos’è quell’apertura, simile a un grande pozzo, che si trova in piazza Matteotti?
      Per quanto ricordi, è recintata e delle scale scendono fino al fondo. Da li, secondo quanto mi hanno spiegato alcuni amici, si vede un ingresso murato. Si tratta di un accesso a questo reticolo di acquedotti o è qualcos’altro?
      Si trova a un passo da via Libertà, salendo le scale che si trovano quasi di fronte a via La Marmora, ma non l’ho mai visto aperto.

    15. la tua mancanza di serenità nell’accettare le critiche, volersi giustificare a tutti i costi e spasmodicamente, arrampicandosi sugli specchi, mistificando, manipolando persino l’analisi logica della tua stessa frase che ho riportato… debutti male, anzi malissimo… non serve interloquire con te. E poi, che me ne frega di tutte le guerre, anche gli italiani hanno ammazzato in Sicilia, stavamo parlando di arabi, di invenzioni arabe, a loro uso e consumo, col popolo palermitano ghettizzato.
      Questa tua frase è raccapricciante di un provincialismo che ho raramente letto su Rosalio: “e che alcune cose che ho visto a palermo non ho visto in nessun altro posto. è vero Parigi ha migliaia di monumenti, Roma non ci vede neanche, Venezia è bella ma non ci vivrei, ma Palermo è Palermo. insomma qui non si dice che “simu i megghiu” si dice solo che abbiamo molte cose che dovrebbero essere conosciute e valorizzate”.
      Non ci sono solo monumenti a Parigi e nelle altre città d’arte, c’è pure civiltà. Il teatro Massimo e il giardino inglese sono belli, come Saint James park a Londra o l’Opera a Parigi, e sono anch’essi unici; ma che parametri usi con tutte le “lodi” che hai conseguito? A 33 anni non dai l’impressione di esserti spostata molto dal provincialismo, fare spostamenti anche per tanti Km. non corrisponde automaticamente a viaggiare.

    16. onde evitare inutili polemiche o insinuare pregiudizi, preciso che ho notato la dolcezza del tuo viso e la tua bellezza tout court (fb), ma qui si devono commentare idee con coerenza, non c’entrano novella 2000 né il grande fratello…

    17. Gigi ti invito a rimanere in tema. Grazie.

    18. “…Palermo era un vivamaria di fonti acquifere..”.
      .
      Non credo che oggi la situazione sia diversa,
      di diverso c’e’ il fatto che Palermo non ha piu’ sete da quando e’ stata connessa alle GRANDI DIGHE,
      e quindi i pozzi servono poco.
      Palermo non ha piu sete,anche se si stima che il 40% DELL’ACQUA TRASPORTATA SI PERDE NELLA RETE COLABRODO.
      Certo gli arabi o chi per loro diedero prova
      di grande capacita’ nel realizzare giardini lussureggianti,con i mezzi a disposizione di allora.
      Pensate cosa avrebbero realizzato disponendo di energia elettrica,pompe di sollevamento,tubazioni e servomeccanismi vari,e sopratutto le conoscenze
      di IDRAULICA,intesa come scienza che si insegna nelle Universita’!
      .

    19. detto questo,
      non e’ che mi potete trovare d’accordo a spendere tempo ed energie a riscoprire i qanat.
      In questo momento c’e’ un’altra emergenza palermitana,ed e’ come dare una sepoltura ai morti.
      Cosi’ dal TGS di oggi.

    20. -@ ale: credo che si tratti dell’accesso ad alcuni cunicoli, ma non credo si tratti di qanat. mi informerò e le farò sapere

    21. Per Ale : nel mio immaginario l’apertura della quale parli l’ho attribuita ai Beati Paoli, ma onestamente non so dirti se è vero o se è soltanto frutto della fantasia di un bambino che spesso si affacciava su quell’antro immaginando avventure degne di Giulio Verne. Non mi dispiacerebbe visitarlo con il corpo oltre che con la mente. Ciao

    22. per Gigi : noi ci vantiamo dei dominatori ? se per dominatori intendi gli arabi e i normanni ( dei francesi non è che ci si vanti molto ) si è vero, forse perchè sono quelli che ci hanno tramandato un briciolo di civiltà, fermo restando che non ci si può cullare sui fasti del passato ( recente o remoto ) e nel frattempo lasciare affondare la città. Ma a proposito di dominatori, gli ultimi in ordine di tempo sono forse gli italiani ?

    23. il tema mi interessa molto, sarà che mi affascina la storia, specialmente quando i popoli si contaminano, e sicuramente i qanat ne sono secolare testimonianza.
      sicuramente la dominazione araba ha influito non poco in sicilia, e non a caso molti vocaboli siciliani hanno etimologia araba.
      spiace tutto il contorno a mio parere superfluo, con cui l’autrice infarcisce l’articolo.
      personalmente non mi sarebbe mai venuto in mente di chiedermi, anche non sapendo cosa fossero, se si trattava di cosa commestibile, ma incuriosita dal nome affascinante, sarei andata a cercare notizie. pare sempre che chi scrive pensi di avere a che fare con una marea di ignoranti, anche se poi se ne scusa dicendo di ignorare in prima persona, solo che sembra una didattica da dopolavoro ferroviario degli anni cinquanta.
      in fondo gigi e vendedor non hanno tutti i torti quando parlano di provincialismo.
      mi sarebbe piaciuto leggere di più sui qanat, sulla dominazione araba, sull’architettura, l’agricoltura….e meno sull’orgoglio panormita caput mundi e di secchielli e palette per scavare gallerie.
      un peccato.
      ps palermo è (era) certamente bella e piena di storia, ma basta mettere il naso fuori e saper fiutare per capire che sta nel mucchio….basterebbe solo fare un giro nel siracusano, tanto per rimanere nell’isola…

    24. tra l’altro anche zona munnizza free….il siracusano intendo.
      pare gente un po’ più evoluta

    25. Scusate, sulla storia dei dominatori bisogna fare chiarezza.
      Gli arabi non “dominavano” un fico secco. L’Emirato di Sicilia era indipendente, di fatto sin dallo sbarco saraceno e poi anche di diritto.
      Quegli arabi e berberi misero su famiglia in Sicilia, fecero una “colonizzazione” come gli inglesi in Nordamerica e sono dunque i nostri antenati, i Siqilli. Certo, la maggioranza cristiana era sottomessa, ma quando arrivarono i Normanni nel Val di Mazara già era diventata minoranza per le conversioni in massa all’Islam.
      E quella “maggioranza” poi era discendente in larga parte dagli antichi coloni Sicelioti dell’Antichità, e infatti parlava greco sino alla venuta dei Normanni e per qualche secolo ancora (pare che il greco sia definitivamente sparito dalla Sicilia intorno al 1300).
      E quindi anche quella dei greci è errato definire dominazione. Gli abitanti delle poleis dell’Antichità non erano dominati da nessuno: erano indipendenti e sono pure loro i nostri antenati.
      La “dominazione” sveva è un’altra bufala: FEDERICO II di “svevo” aveva solo il padre. Era Palermitano e ai suoi tempi la Sicilia non solo era indipendente ma era anche la prima superpotenza del mondo.
      Le uniche dominazioni che ha avuto la Sicilia sono le seguenti:
      -romana (da quella romana propriamente detta, fino a quella romano-bizantina, passando per la romano-barbarica);
      – angioina (16 anni);
      – napoletana (dal Congresso di Vienna all’Unità d’Italia);
      – Italiana.
      Le altre sono frutto della sistematica distorsione dei fatti operata dalla storiografia italiana, volta a dimostrare che la Sicilia non avrebbe storia propria fino a Garibaldi.
      Falso storico che grida vendetta.
      La verità è che siamo i poveretti che siamo proprio da Garibaldi in poi.

    26. Ottimo, Massimo. Ogni tanto è necessario precisare. Questa storia dei dominatori stranieri che è diventata luogo comune….I Greci eravamo noi, gli Arabi eravamo noi, I Normanni eravamo sempre noi. Durante una colonizzazione, soltanto la prima generazione è davvero straniera, dalla seconda in poi tutto si mischia.
      E invece tutti a ripetere: i templi li hanno fatti i greci, i qanat (nel caso specifico) gli arabi, le cattedrali i normanni…eec…ecc….
      E i siciliani??? Che facevano intanto? Stavano al bar a guardare gli altri che lavoravano?

    27. Condivido quanto espresso da Federico II ed è proprio quello che intendo dire: arabi e normanni hanno portato civiltà e novità e invenzioni importanti, ma qui si mistifica sul ruolo dei palermitani che è quello di colonizzati e certe volte ghettizzati (come nel periodo arabo, soprattutto nei primi tempi), da 2500 anni, ed alcuni vorrebbero, con strana fantasia o forse stranissimo orgoglio identificarsi (al punto da divenire la stessa cosa !), addirittura con greci, arabi, normanni, borbone, etc. per non ammettere che non abbiamo mai avuto voce in capitolo, dominati, colonizzati, ghettizzati, spesso in condizioni misere e … le epidemie non arrivavano per caso. Si Federico II, ci vantiamo delle opere degli altri, ma in realtà in 2500 anni qual’è la nostra “quota” di arte, cultura, civiltà. C’è chi si diverte a distinguere tra dominazioni (forse perché è bello esporre presunte o vere conoscenze) colonizzazioni, invasioni, ma il comune denominatore è incontestabile; tra l’altro, il “dotto” che distingue elenca anch’egli alcune dominazioni. Sono d’accordo, comunque, e l’ho sempre detto che la peggiore delle dominazioni-colonizzazioni-invasioni (perché è tutto questo insieme, non mi dilungo sui motivi, mi limito a suggerire una riflessione sull’attuale gestione del denaro e la sua circolazione gestita scientificamente e sul ruolo di numeri elettori e consumatori imposto ai siciliani dal similpaeseitalia) è quella italiana.
      Ho criticato questa tendenza nel vantarsi delle opere degli altri; invito tanit ad andare a vedere, per esempio, chi erano le maestranze per i monumenti normanni e i famosissimi mosaici. Mischiati? O ghettizzati e usati?
      P.S. Rosalio, l’accenno alla dolcezza dell’autrice, è O.T. lo so, ma è utile al mio discorso… forse pure logico… ma non vado oltre nel rispetto del tuo cartellino giallo.

    28. … la battuta sui siciliani al bar è divertente e mi fa sorridere, proprio perché in questo momento tantissimi palermitani che vivono grazie alle “mammelle” pubbliche, quindi tasse pagate da “normali” cittadini, stanno tampasiando tra fb, blog, siti sportivi, bar, imboscamenti al fresco, a raccontare i propri dolori quotidiani, affettivi o economici o professionali, o a divertirsi a parlare del Palermo calcio. E il risultato si vede già all’arrivo a punta raisi, e nel primo giro in città dopo dieci minuti. Il clima influisce dicevano alcuni studiosi, e questa cosa, in questo periodo di vacanza a Palermo, la noto nel 70% delle persone, nelle movenze fisiche… e mentali:-D
      Piu’ seriamente: tanit, non si è mai detto che monumenti, infrastrutture, opere e creazioni in genere, sono firmate e dovute alla piccola manovalanza (peraltro sfruttata), a parte il fatto che le maestranze specializzate… erano altri…
      Non sono esterofilo, ma proprio perché mi sento palermitano 100% odio questa tendenza paralizzante a illudersi di essere i megghiu, senza fare un tubo in realtà.

    29. Gigi, sei un po’ sciarriato col mondo, anche se ti leggo sempre con piacere e spesso fai osservazioni molto acute.
      Ma la tua disistima disperata per il popolo siciliano proprio non sta in piedi.
      Scusa secondo te tutto quello che gli americani hanno fatto a New York è inglese perché non lo hanno fatto i Pellirossa?
      I Siciliani sono una miscellanea dei popoli che nel tempo sono affluiti in quest’isola. Inutile cercare di capire cosa facevano i “sicani” mentre c’erano gli arabi. I Sicani non c’erano più e gli arabi si chiamavano fra di loro siciliani per distinguersi dagli arabi veri.
      Le maestranze “arabe” che erano usate durante l’epoca normmanna, non venivano dall’Arabia Saudita, erano siciliane e basta.
      Semmai c’è da chiedersi perché fino al 1650 circa la Sicilia è solo terra d’immigrazione, poi a saldo 0 fino al 1860, e dopo terra d’emigrazione. Su questo penso saremo d’accordo.
      Sul resto molto meno.
      Le epidemie… ma lo sai che la Sicilia è stato il primo paese dell’Europa occidentale da cui è sparita la peste? Se le difficoltà e le ingiustizie del passato sono tolte dal loro contesto restano prive di senso.
      Una volta un tale mi disse che se non fosse stato per l’Unità d’Italia in Sicilia non sarebbe arrivata neanche la luce elettrica e saremmo al buio.
      Ogni epoca ha le sue conquiste. Ai tempi di Euno c’era la schiavitù, ma non solo in Sicilia. Nel 1700 c’erano i diritti feudali anche in Francia. Mentre nel 1900 la mafia è un marchio solo siciliano. I confronti vanno fatti non in assoluto ma in relativo e solo quelli degli ultimi 150 anni sono innegabilmente tali. Prima ti sfido a dimostrare questa “inferiorità” dei siciliani. Semplicemente non esisteva, anche se qualche storico venduto cerca di ricostruirla a tavolino.

    30. beata ignoranza (la mia )! quando si parla del castello della Ziza penso che sia stato costruito dagli arabi e basta. Ma forse è stato progettatto dagli arabi e la manovalanza era palermitana ? Allora è stato costruito dai palermitani ! O forse è più corretto dire che fu costruito durante la dominazione araba. Ma quella araba fu dominazione ?
      Caro Gigi, quando parli di vantarsi delle cose costruite dagli altri mi permetto di dirti che gli altri, in fondo, siamo noi. A distanza di migliaia di anni il palermitano può sicuramente vantarsi del fatto che i propri avi ( fenici greci arabi normanni ) abbiamo realizzato tali opere. cosa ben diversa sarebbe se ad, esempio, ci vantassimo di un villaggio turistico costruito a Mazzaforno dai francesi. Il fatto più grave è che OGGI NOI non abbiamo di che vantarci 🙁 !

    31. Massimo, forse erano arabi palermitani venuti per caso dal Veneto? Oppure le importazioni di di know how, prodotti, scoperte, diventavano automaticamente siciliane? O gli stili dei monumenti diventano automaticamente siciliani? Va bene, sono interessanti i sofismi, ma in genere li credono solo quelli che li fanno.
      Io conosco pochissimi siciliani che ammettono difetti e carenze, ed in questo si che ricordano certe etnie che non nomino per non apparire razzista. Poi se ce ne sono alcuni come me che seppure legati alla propria terra, al punto da tornarci piu’ volte l’anno ed ogni volta ripartire stressato, riescono a rimanere lucidi… OGGI ADDIRITTURA SCIARRIATO col mondo, solo perché i vostri sofismi mi fanno solo ridere. E’ come se io che ho studiato a Londra e sto a Parigi da 20 anni dicessi che sono pure francese. Non sapete piu’ cosa inventarvi. Erano scoperte straniere, stili stranieri, maestranze in prevalenza straniere, qualche indigeno a scuola da maestri stranieri, maestranze venete per un periodo al servizio di normanni per realizzare in stile straniero, prodotti dell’agricoltura importati, infrastrutture importate (come questa in oggetto). Ho fatto una domanda semplice: qual’è la quota nostra in fatto di cultura e civiltà? Per il periodo delle colonizzazione italiana, quello sul quale siamo assolutamente d’accordo, gli ultimi 150 anni, dico ZERO, per il passato non lo so…
      Non è disistima, perché sono convinto che fuori dal contesto i siciliani sono apprezzati, in certi momenti hanno un’intelligenza fuori dal comune, offuscata pero’ da furbizia, vanità, orgoglio; penso che manca chiarezza e semplicità, per colpa di un processo storico confuso, eterogeneo pieno di conflitti e contrasti, e spesso sfavorevole. Tutto questo “minestrone” da vita a strane identità MOLTO interessanti da osservare, ma difficili da viverci sempre a contatto.
      N.B. Ho citato le epidemie in crontrasto all’indole “semu i megghiu” per dire che oltre a regnati che davano lustro e dei quali ci si vanta di continuo pochi ricordano che il popolo raramente viveva condizioni favorevoli, ancor meno di benessere, a parte i soliti lecchini opportunisti e sfruttatori…

    32. Mi spiace di non essere riuscito a convincerti, forse non c’è altro da aggiungere. Ma forse inconsapevolmente pensi che la Sicilia debba mettere chissà cosa di proprio per essere culturalmente autonoma. Le aree culturali sono molto più vaste della nostra Isola. E questa ha fatto parte in modo alterno di aree al confine delle quali essa si è sempre trovata. E questa la straordinaria ricchezza della Sicilia.
      Lo stile arabo-normanno è siciliano e unico, ma che dici che è importato da fuori? Come il barocco churriguerresco è tipicamente latino-americano: certo “veniva” in un certo senso dalla Spagna, ma… nessuno si sognerebbe di dire che lo avevano fatto gli Spagnoli.
      Così il barocco siciliano è unico e tipico anche se il barocco non lo abbiamo inventato noi. E così via.
      Forse vuoi dire, ok, che quasi mai la Sicilia è stata IL CENTRO di un impero politico o culturale. Ma non è un limite, apri gli occhi. Il Belgio, ad esempio, non ha creato niente di assolutamente proprio. E’ stato sempre un ibrido tra la cultura latina e quella germanica, eppure nessuno le toglierebbe i pittori fiamminghi come nessuno toglierebbe a noi il Serpotta.
      Non ho complessi di superiorità come siciliano, ma i complessi di inferiorità li lascio volentieri agli altri.
      Non ho altro da aggiungere e ti saluto cordialmente.

    33. Gigi, questi argomenti sono il mio pane quotidiano. Sono una guida turistica. Ho studiato a fondo la materia per almeno una decina d’anni. La Regione Sicilia mi autorizza a svolgere questa professione riconoscendomi le competenze per farlo.
      Tu, invece, sei un tuttologo.

      Federico !!, beata ignoranza sì. Il castello della Zisa è di epocai normanna, non araba. Per la precisione fu eretto per volere di Guglielmo I

    34. Ciao Tanit, il nome arabo mi ha fatto erroneamente attribuire a loro la maternità dell’opera.

    35. Forse Gigi è in realtà un programma creato ad hoc con il quale l’anonimo creatore si prefigge, per mezzo di una fine strategia psicologica, di risvegliare in noi l’orgoglio siciliano così da giungere in ultimo ad una sacrosanta sollevazione popolare tesa all’indipendenza della Sicilia. Vero Gigi? è così?

    36. Temo di non essermi spiegato. Rimuoverò ulteriori commenti fuori tema.

    37. correzione 2:
      federico II, e dire che i nomi NORMANNI non ti dovrebbero confondere.
      ci fosse l’editing avrei infestato meno, ma mi rendo conto che con l’editing molti potrebbero ribaltare concetti invece che correggere i refusi! 😉
      تصبح على خير.

    38. ciao stalker, il bello è proprio questo, una volta premuto invio quel che detto è detto, e devi trovare le parole giuste per correggerti.

    39. Tanit, non ho tempo di rileggere tutti i post, ma mi sembra di avere condiviso alcune tue affermazioni, come alcune di Massimo. Hai la fortuna ed il merito di fare un bellissimo mestiere e sai benissimo che la CREAZIONE VERA E PROPRIA (solo per le epoche delle quali abbiamo parlato, bada bene) nasce altrove, è importata, progettata e diretta da stranieri (ed è la cosa fondamentale) eseguita da maestranze di diverse origini, compresa quella locale manovalanza semplice o specialisti a scuola dei maestri importati. Si parlava di qanat ed epoca arabo-normanna, e qualche accenno ad epoche precedenti; sul barocco mi sono tenuto alla larga e non l’ho citato in nessun posto, per i motivi scritti da Massimo, il quale, secondo me, mischia troppe situazioni storiche, geografiche e sociali, che non c’entrano col tema in oggetto, col rischio di fare apparire le sue tesi, comunque interessanti, per sofismi.
      Infine, Tanit, se leggi spesso su Rosalio, se vai a consultare tutti i post da 5 anni ad oggi, cioè gli anni che lo leggo pure io, ebbene, puoi accorgerti che io ho commentato non piu’ del 5% dei post pubblicati, e questo vuol dire che io non sono un buon esempio di tuttologo, al contrario mi stanno sulle … tutti i “semu i megghiu” e lo dico ogni volta che ne vedo l’occasione, perché è uno dei principali difetti paralizzanti per l’evoluzione della Sicilia.

    40. prima che Massimo corregga 😀 :ho sintetizzato; epoca araba e poi normanna, infrastrutture di origine ed invenzione araba e monumenti in stile arabo-normanno…

    41. federico II, purtroppo è apparso un solo post su tre che ne avevo scritti, quindi se ne perde il senso. in quello che appare rettificavo perchè aevo scritto “federico II, e dire che i nomi ARABI non ti dovrebbero confondere” invece che NORMANNI.
      comunque niente di importante, era solo una battuta. peccato sia scomparso quello in cui dicevo che, una volta appurato che i commentatori di rosalio non mangiano qanat ecc ecc….

    42. Stalker tengo a precisare che il tuo commento è stato rimosso perché continui sistematicamente a postare commenti (parzialmente) fuori tema pur essendo stata richiamata molte volte per tale condotta. Saluti.

    43. Quante chiacchere per tre qanat.
      Ma perchè ogni post deve essere così aspramente criticato.
      Premesso che non conosco l’autrice se l’argomento non piace basta passare oltre.
      Mentre non si può passare oltre a certi commenti, forse vado fuori tema, come quello sulle citazioni dialettali.
      Ma perchè un milanese, un romano, un napoletano, un veneto, che infarcisce i suoi discorsi con il dialetto e ok e se lo fa un palermitano-siciliano diventa un “fighetto” e per giunta “cool”?

    44. credo di non essermi spiegato chiaramente.
      Con tutti i problemi che si ritrova questa citta’,
      qualcuno va a fare una ricerca sui qanat
      argomento veramente interessante,strategico
      e risolutivo!

    45. -@ giorgio: non credo che occuparsi dei problemi della città e riscoprirne alcune parti siano due cose che si elidono a vicenda. si possono fare tranquillamente entrambe le cose, ansi credo che siano assolutamente compatibili

    46. gentile Gabriella
      che Lei abbia voluto fare questa ricerca e’ assai apprezzabile.Sono i commenti che sono andati alla “deriva”.Se parlare dei Qanat puo’ servire a contrapporre la Citta’ che non c’e’ piu’ con la Citta’ che ci ritroviamo oggi,la Sua e’ una ricerca validissima.
      Dunque,gli arabi disponendo di una tecnologia grossolana,riuscirono a creare lussureggianti giardini.Noi,disponendo di tecnologie sofisticatissime ed avanzate nel campo della meccanica dei fluidi,tutto quello che riusciamo a fare e’ innaffiare qualche rotonda,che poi e’ sempre meglio di niente.
      In una citta’ come Parigi,molte strade vengono
      pulite sotto i marciapiedi semplicemente facendo scorrere l’acqua.Qualcuno mi verra’ a dire:grazie,loro hanno la Senna.
      E noi abbiamo le dighe.Ma la nostra citta’ rimane sporca.Una volta giravano macchine innaffiatrici
      almeno nelle zone di pregio.
      Chi le ha viste?

    47. Giorgio concordo in pieno con ogni parola del suo commento. il mio intento è proprio quello di cercare “le cose buone”. la nostra città (dico nostra, anche se sono palermitana solo di adozione, ma avendo scelto Palermo, la considero un po’ mia) purtroppo peggiora, della primavera palermitana non è rimasto più nulla. vivo a Palermo da 15 anni, in questi 15 anni ho visto una parabola, da una Palermo in crescita, ad una Palermo che aveva ritrovato splendore e poi la discesa vertiginosa, la sporcizia, la puzza, il degrado, il ritorno di alcune situazioni che ormai sembravano lontane e superate. davanti a tutto questo, gli occhi di una persona innamorata della propria città non possono far altro che cercare quello che c’è di buono nel tentativo di far ripartire da lì una rinascita. semplicemente questo è il mio intento. per il resto, come le dicevo, concordo in tutto con cio’ che dice.

    48. Articolo molto interessante, scritto anche con una buona dose di ironia che, secondo me, non guasta mai e questo lo ritengo un grande merito.
      Ho letto anche tutta la discussione e su tante cose avrei da ridire, ma evito di farlo, perché in un certo senso, è già stato detto molto e le polemiche, se prolisse, diventano del tutto sterili.

      Sono un siciliano ormai da troppo tempo “fuori sede” e vorrei poter dire che la mia terra l’amo con tutti i suoi pregi e tutti i suoi difetti, ma sinceramente non è così, proprio perché da troppo tempo lontano, e se da un lato riesco ad essere obiettivo nel cogliere anche la più piccola delle contraddizioni, dall’altro, sono forse poco coinvolto emotivamente per riuscire a capire un modo di pensare che, ahimè, alle volte è lontano mille miglia dal mio.

      Ma la Sicilia, così come i Siciliani, per comprenderla ed anche per criticarla (se è il caso…), secondo me bisogna conoscerla profondamente nella sua essenza di terra spesso abbandonata a se stessa, nei suoi burrascosi, alle volte, percorsi storici che, senz’altro non la salvano, ne quantomeno la giustificano, ma se non altro la mettono al riparo da giudizi che, prima ancora di conoscerla, la condannano inesorabilmente.

      Quindi, ben vengano gli articoli di Gabriella (posso darti del tu? 🙂 ), perché la conoscenza passa anche attraverso questi esempi e soprattutto grazie all’impegno che persone come Gabriella Insana mettono, che poi vuol dire “solamente” comunicazione e condivisione… e immagino che a Palermo, saranno in pochi a sapere dei Quanat… 😉

      Bel blog!

    49. INTERESSANTISSIMO. Non sapevo che queste camere dello scirocco esistevano. Grazie per queste informazioni.

    50. non nutro interesse alcuno per il fansionamento un modo egoista, opportunista, estorsivo di condurre la vita !Disse satana a Gesù nel deserto: se tu ti prostrerai ai miei piedi io ti darò tutti i regni della vita. Sono per la meritocrazia e non per l’idolatria ingiustificata. Da 2000 anni in qua satana non ha mai vinto!

    Lascia un commento (policy dei commenti)

Qanat a Palermo, 5.0 out of 5 based on 1 rating