sabato 18 nov
  • Domande lecite

    Da qualche giorno la stampa nazionale ha dato risalto alla notizia secondo la quale il pentito Giovanni Brusca continuava a gestire traffici illeciti in Sicilia e dintorni, e che amministrasse un suo cospicuo patrimonio, frutto, come lui stesso ha dichiarato, «del lavoro di una vita».

    La cosa mi ha davvero colpito. Mi sono chiesto: un pentito di mafia, o più propriamente un collaboratore di giustizia, non è, agli occhi della mafia, un infame? Non ha arrecato enormi danni alla mafia, tanto da meritare un trattamento di favore da parte dello Stato?. E allora, come è possibile che la mafia gli conceda di amministrare soldi e affari proprio in Sicilia? Gli scenari che emergono sono due, uno fantasioso, l’altro cupo e pessimista: quello fantasioso mi fa pensare che la mafia in realtà non esiste, o al più è male organizzata o decisamente debole. E allora ecco perché non ha la forza di colpire neppure gli affari (se non direttamente la persona) di un infame che l’ha tradita. Ci credo molto poco.

    L’altra, decisamente più cupa, è che Brusca non si sia mai pentito, che i nomi e i fatti che ha raccontato sono solo quello che poteva/voleva/doveva dire, ma che di danno alla mafia ne abbia cagionato poco…o forse magari gli ha anche fatto un favore.

    La domanda che allora mi sorge spontanea è quella di sapere con quali criteri, e con quanta perizia, siano state vagliate le sue dichiarazioni. È lecito, in nome della sacra “lotta alla mafia” accettare tutto? E se tra i nomi fatti da cotanto pentito ci fosse stato il vostro, messo lì in mezzo magari per puro diletto, o per sanare un torto subito ai tempi della scuola? È la stessa domanda che mi pongo tutte le volte che parla Ciancimino Jr: come è possibile che ogni due mesi questa persona trovi nel suo garage una nuova lettera di suo padre e ancora nessuno abbia fatto una perquisizione in quel locale? Non suona strano anche a voi? Ma siamo sicuri che lo Stato (inteso come somma dei tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario) stia combattendo realmente la mafia?

    Insomma, quando il ministro della Giustizia o quello dell’Interno, di qualsiasi governo, enunciano gli innumerevoli passi avanti fatti nella lotta alla mafia, a me viene un poco da ridere. Cosa significa «abbiamo arrestato Provenzano e Riina»? Non è la cosa più normale del mondo che uno stato arresti e condanni degli uomini accusati di strage e traffico di droga a prescindere che lo abbiano fatto in nome per conto della mafia o per il cartello di Bogotà? La mafia è ben altra cosa e non la vedo combattuta neanche un poco. La mafia è vedere il venditore ambulante senza alcuna licenza che si posiziona davanti al mio negozio in cui pago regolarmente le tasse e le licenze e che non viene sanzionato perché “ha amici buoni”.

    La mafia è quando riesco ad ottenere una licenza in un giorno quando tutti gli altri ci stanno anni. La mafia è quella delle D’Addario che diventano celebri per avere commesso e dichiarato ben tre reati penali. La mafia è quella del ministro che può scegliere un direttore Lavori senza neppure un briciolo di esperienza solo perché “lo decide lui”. La mafia è una atteggiamento mentale che ogni giorno sembra affermarsi sempre di più nella nostra vita e che nessun governo, giudice o pubblico ministero ha realmente voglia di cambiare.

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  • 14 commenti a “Domande lecite”

    1. Tutto condivisibile, tranne l’accostamento mafia-D’Addario, che invece è totalmente fuori tema.
      Avrei preferito che si usasse Fabrizio Corona, al suo posto, se proprio dovevi fare il nome di un esecrabile. Il suo caso è ancora peggiore di quello della D’Addario.
      La D’Addario in fondo è una prostituta che ha offerto servizi in cambio di soldi e di una promessa (non mantenuta). Corona invece si pasce nelle condanne e nonostante tutto se ne va in giro, guidando senza patente, pagando con soldi falsi e recitando nelle fiction.

    2. non c’è dubbio, l’arguta e profonda riflessione sulla D’Addario da attendibilità a tutto l’ “editoriale”…

    3. La D’Addario è inserita proprio come identificazione di un atteggiamento mafioso. Ella stessa ha dichiarato di avere registrato il premier per poi ricattarlo per avere il favore da lei richiesto.
      Per quello che mi riguarda è segno di “mafiosità” a prescindere se la *vittima* sia un agnello o un lupo. Lo stesso atteggiamento mafioso di Scajola che determina il D.L. a lui vicino senza nessun tipo esperienza, anche se penalmente non commette alcun reato. Atteggiamenti mafiosi, che, come si vede dalle risposte di isaia e gasperino, sono leciti e ben accettati ormai dalla società….

    4. da quali parole delle mie due righe si evince che io ( o la società) accettiamo il comportamento della d’addario?

      sarebbe opportuno evitare la superficialità di pensare che tutti i commentatori abbiano la stessa opinione, così come, ancora meglio, sarebbe da evitare il qualunquismo da bar sport di mettere tutti gli eventi e i personaggi della cronaca, benchè criticabili, sullo stesso piano, mentre si gioca a fare il sociologo e l’editorialista

    5. @gasparino:
      belle parole! Tuttavia non hai detto assolutamente nulla. Inoltre, il mio non era un editoriale, bensì una considerazione su quello che viene oggi ritenuta “lotta alla mafia”. Di tutto quello che ho scritto, il tuo problema è stata solo la D’Addario, e non, ad esempio, un killer della mafia (ha sciolto anche un bambino nell’acido) che poteva tranquillamente gestire affari dal carcere senza mai essere stato *espulso* dalla mafia stessa. Sono sicuro che tu superficiale non sei, ma nel tuo commento lo sei apparso.

    6. ingenerose riflessioni,se rivolte a questo Stato.
      Cioe’ lo Stato che ci ritroviamo nel 2010.
      Riina e Provenzano per decenni riuscirono a compiere i loro misfatti,
      ma lo Stato era rappresentato da altri personaggi.
      .
      Leggetevi DON VITO.
      .
      In quanto alla piccola criminalita’,e’ molto probabile che ci sia una certa tolleranza
      perche’ anche i disperati devono “campare”
      .
      Sicilia,terra difficile.

    7. @giorgio:
      io non critico questo Stato. Hanno effettivamente fatto eccellenti arresti. La mia domanda è se sia veramente questo il modo giusto di combattere la mafia. E non sto parlando nè di destra nè di sinistra.
      Insomma il messaggio che passa in Italia è che basta avere gli amici giusti per fare quello che ti pare. E finchè permarrà questo atteggiamento la mafia non potrà essere sconfitta in quanto per ogni Provenzano arrestato ne spunteranno altri cento. Il fatto che Brusca abbia continuato a delinquere in forma mafiosa anche dopo il suo arresto e anche dopo che il fior fiore dei magistrati lo hanno definito come attendibile, la dice lunga su quanto sia scandente questo modo di lottare. Se non ha tradito la mafia, allora mi spiegate in che maniera le sue dichiarazioni possano essere considerate attendibili?
      E perchè i giornali e le TV sembrano essere dimenticate? Perchè nessun giornalista, neppure quelli rampanti tipo Iene o Striscia, sono andati dai magistrati a chiedere lumi? Vi rendete conto che delle persone sono state condannate per le dichiarazioni di quest’uomo? E non regge neanche la fantasiosa idea che Brusca abbia inizato a delinquere dopo e di nascosto, perchè usava il suo vero nome e mandava la moglie in giro in Sicilia. Se avesse avuto anche soltanto paura non lo avrebbe mai fatto!.

    8. @Pietro: Purtroppo continuo a non essere d’accordo. Se generalizzi il concetto di mafia fino a comprendere qualsiasi reato (vedi D’Addario), tanto vale abolire il termine.
      Il concetto di mafia è strettamente collegato ad un certo tipo di cultura che hai ben elencato negli altri esempi che citi. L’atteggiamento mafioso è quello che offre favori in cambio – apparentemente – di nulla. L’amico che ti fa saltare la coda non lo paghi… semplicemente poi dovrai ricambiare il favore alla prima occasione, oppure nemmeno quello.
      La d’addario (che registrava sempre e comunque qualsiasi cosa) può aver cercato di ricattare berlusconi (non è stata condannata per questo)ma se anche fosse, il tipo di reato configurabile non è di tipo mafioso, in quanto lei non fa parte di una organizzazione volta a delinquere.
      Sembra un dettaglio, ma non lo è.
      Nello specifico, nemmeno Corona può essere considerato mafioso, sebbene i suoi comportamenti siano decisamente più assimilabili a quelli degli affiliati alla mafia.

    9. @Isaia
      Capisco il tuo punto di vista e lo condivido solo in parte. Quello che ho voluto evidenziare mettendo la D’Addario dentro insieme a Scajola è stato per dare risalto al fatto che tanti comportamenti, anche non penali, siano in realtà una forzatura del vivere civile. La mafia in se stessa, quando ti chiede soldi in cambio di protezione, apparentemente non compie nulla di male ma in realtà sottende tanto altro che noi ben sappiano. La D’Addario, come hai scritto tu, registrava tutto e tutti, per sua *sicurezza*. E’ ovvio che con la professione che faceva (la escort) le sue registrazione avessero effettivamente un peso molto diverso da quelle che potremmo avere io e te in una normale conversazione. Sottointende il possibile ricatto in caso di necessità. La mafiosità che ci ho visto io è stata proprio questa. E il fatto che questo aspetto sia passato in cavalleria rispetto a quello (sicuramente più importante, per carità) degli incontri con il premier mi ha colpito molto. La D’Addario ora è un personaggio “potente” e dunque un modello. Ti pare un buon modello?
      Ti chiedo scusa anticipatamente per quello che ti dirò adesso, ma mi ho sempre l’impressione che tutto quello che possa, anche alla lontana, essere a favore di Berlusconi, sia visto come un male in senso assoluto. Per me non è così. Berlusconi ha sbagliato ma anche la D’Addario doveva essere pesantemente sanzionata. Il fine NON giustifica i mezzi. Ti faccio presente, che è notizia recente, che la D. ha ottenuto quella licenza che in teoria non poteva ottenere.
      Poi è chiaro anche per me che Corona o la D’addario non siano mafiosi in senso stretto.

    10. spero che questo post dia quanto meno la risposta su una questione fondamentale:
      quale e’ il migliore modo di combattere la mafia?
      .
      Ma vorrei tornare a quello che ci compete piu’ direttamente.Quello che il comune mortale puo’ sapere di mafia lo apprende dalla cronaca e dai documenti(stampa,libri,film,interviste,etc.)
      Poi ci sono quelli che la mafia la vivono,la usano o ne vengono usati,perche’ la mafia opera dove ci sono capitali che girano.Per questo ho consigliato la lettura di DON VITO,dove le note autobiografiche si intrecciano con fatti di cronaca e si tenta di dare una spiegazione logica a certi fatti.
      Solo per fare un esempio,mi ha colpito la tesi dell’omicidio di un imprenditore i cui mandanti sarebbero stati certi prestanome che in tal modo si appropriarono dei suoi beni.
      Un’altra cosa che mi ha colpito e’ la disinvoltura con la quale vengono raccontati certi fatti che toccano la sfera familiare e che trattano dei rapporti con personaggi mafiosi.
      Appalti e tangenti,spartizione della torta,
      intrecci mafia,politica,imprenditoria.
      Regole ferree e punizioni severe.
      Ed un lungo elenco di morti ammazzati tra le famiglie mafiose in guerra,giornalisti,magistrati e forze dell’ordine,imprenditori e politici,e sovente anche persone del tutto estranee a queste categorie.
      E poi la rottura di certi equilibri e
      le stragi.
      E le lupare bianche.
      E tanti delitti misteriosi ed impuniti.
      .
      Oggi Maroni dice che sono stati catturati 26 su 30
      latitanti e confiscati beni per varie decine di miliardi di euro ed avviati tanti imprenditori alle patrie galere.
      .
      Che cosa si puo’ fare che non si stia facendo?

    11. Il benaltrismo è un neologismo italiano utilizzato nell’ambito delle scienze politiche e derivante dall’espressione “ci vuole ben altro”, ovvero dall’individuare origine o soluzione di un problema in qualcos’altro rispetto all’affermazione dell’interlocutore o a quanto creduto comunemente.

      Definizione di “benaltrismo” (Fonte Wikipedia):

      Il termine indica un’affermazione (tesi benaltrista) formulata nel mezzo o alla conclusione di una discussione, in opposizione sia all’individuazione di un problema che di una soluzione allo stesso, sostenendo che i problemi sono ben altri. In questo modo l’autore si sottrae ad ogni valutazione oggettiva delle posizioni e soluzioni altrui, pronunciando de facto un giudizio di inutilità su ogni risultato raggiunto nel campo, come sulla legittimità della discussione, rimandando sine die la questione.

    12. Si può fare di più… recitava una canzone di qualche anno fa, sempre si può fare di più!
      Oggi però il sol fatto che si continui ad indagare sulle persone ufficialmente “pentite” significa che gli organi inquirenti, comunque, non considerano tutto scontato ma continuano la loro azione di controllo su queste persone che beneficiano dei trattamenti di favore da parte dello Stato, pur essendo (stati?) criminali incalliti.
      Diamo a cesare quel che di Cesare!
      Condivido in pieno, invece, gli esempi di mentalità mafiosa che sono stati citati e che sopravviveranno chissà per quanti anni ancora … purtroppo.

    13. ogni anomalia va individuata,definita,analizzata
      e combattuta nel proprio campo.Ci sono anomalie
      piccole ed anomalie grandi,valutabili sulla ricaduta cui danno origine.
      Un posteggiatore abusivo od un venditore di frutta e verdura ed altre attivita’ similari incidono su una sfera ben limitata,anche se ,diffondendosi la cosa,molte sfere possono dare fastidio a tanta gente.Probabilmente c’e’ protezione e lucro anche su queste attivita’,ma siamo ai livelli piu’ bassi del malaffare.
      Il taglieggiamento della spesa pubblica,inteso come sistema,come ampiamente descritto in
      DON VITO ed
      accettato come regola non scritta da larghe fasce della societa’ ci porta a ben altri livelli di
      situazioni anomale.Se poi si aggiunge il fatto che quelli che pensavano di sottrarsi a queste regole non scritte subivano terribili condanne,
      dovrebbe portarci ad un distinguo.
      Ci sono anomale ed anomalie,
      come ci sono peccati veniali e peccati mortali.
      Ora,siccome ogni fronte richiede risorse,
      bisogna decidere su quali fronti vale la pena veramente di impegnarsi,
      quindi fare una selezione,
      anche se la situazione ottimale resta la lotta a 360 gradi in ogni tempo ed in ogni luogo sia alla piccola che alla grande criminalita’.

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