giovedì 14 dic
  • Palermo, la città di pochi

    Palermo, la città di pochi.
    La città di chi è capace di costruire castelli sabbiosi, perché quando escono ed il ponte levatoio si sarà chiuso, non saranno più in grado di entrarvi.
    Il castello deve essere fatto di pietra, la sabbia con un sol soffio si disperde e nessuno ne avrà più traccia.
    Ma sino a quando i pochi saranno dentro, il popolo non sarà nulla, servirà loro solo per ovazioni, per ricevere applausi quando ogni tanto per loro organizzeranno un banchetto.
    Poi c’è chi è dotato di armi nuove, ma in questo fanta-villaggio si fa la guerra, ed allora comincia la lotta.

    – Tu non sarai mai uno di noi!
    – Le tue idee non le approveremo mai!
    – Noi siamo i vincitori, noi comandiamo!

    Il nuovo guerriero resiste, decide di non mollare; in fin dei conti lui è consapevole che ognuno di noi può far essere bella la propria città. Ci prova.
    Le armi che possiede sono diverse da quelle dei detentori, e per questo loro lo scacciano via, sì, lo circondano, lo chiamano, ma è solo per gioco.
    Il castello è una fortezza.
    Per fortuna il nuovo guerriero è bravo, è un lottatore leale che ha conquistato il castello di pietra e non accetta che il castello di sabbia lo prenda in giro.
    E allora cosa fa?
    Capisce che ciò che gli aveva detto il capo-guerriero era vero: «Questo villaggio non esiste, vienici solo per le vacanze e solo così potrai nutrire un bel ricordo. Qui la lotta è solo sleale».

    Ma il nuovo guerriero insiste, ci prova, ma poi capisce che non può giocare al gioco delle patatine – non hai vinto, ritenta, la prossima volta sarai più fortunato.
    La società, quella vera, è un’altra cosa: cresce, si forma, prende con sé nuove forze produttive.
    È solo così che un popolo dimostra la propria intelligenza.
    A volte, penso che questa città uccide chi ci sta.
    È proprio vero, la Sicilia è un’isola.
    L’isola che non c’è.

    Palermo è una città meravigliosa, città internazionale, città del mondo.
    Palermo è piena di detentori, di gente inutile molto spesso facente parte della classe politica o dei loro affiliati.
    Comunque, gente che regna sovrana al vertice.
    Loro fanno ciò che vogliono, accendono e spengono il sistema secondo le loro necessità.
    Un esempio per tutti.
    Cito l’atto d’accusa espresso qualche giorno fa dal Presidente del Coni Regionale, Massimo Costa, durante i lavori del Festival della Legalità, organizzato a Villa Filippina: «Una volta fui contattato dalla politica. Mi dissero che il sistema che avevamo avviato al Coni per i pagamenti era “troppo efficiente”. Troppo. Al punto che i politici di turno non potevano usare l’arma di quei finanziamenti pendenti per scopi elettorali. Mi chiesero quindi di interrompere la nostra azione».
    Questa è la Palermo, la Sicilia che vogliono far essere…
    Ahimé!

    Ospiti
  • 26 commenti a “Palermo, la città di pochi”

    1. “Palermo è una città meravigliosa, città internazionale, città del mondo”.
      Forse l’autrice scriveva mentre sognava, e sarebbe una sorta di incubo. Sembra di risentire Luca-Luchetto Orlando, “Palermo mondiale” e tutti i suoi slogans INUTILI.
      Palermo è una delle città più provinciali d’Europa,
      e più ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli (semu i megghiu, ce l’ha detto pure il viaggiatore tedesco, si, ma due secoli fa, e tutto è cambiato in peggio, molto peggio) nella nostra isola mentale oltre che fisica, sarà sempre più provinciale dal momento che il resto del mondo evoluto corre in fretta.
      Se trasferiamo i nostri parametri sociali, i detti-non-detti, certa gestualità che la vedi appena metti piedi a punta Raisi e che parla di più di milioni di parole, l’indole di stravolgere e interpretare i fatti “al contrario”, ed altre nostre assurdità… ebbene, se le trasferiamo in una capitale europea ci rinchiudono d’urgenza…
      E le qualità? Certo che le abbiamo, individualmente ne abbiamo, eccome!
      I problemi si riscontrano nei parametri sociali, nella loro interpretazione, nella “comunicazione” tra soggetti sociali…
      Dovremmo accellerare velocissimamente per potere affermare gli slogans di Luca-Luchetto e dell’autrice di questo post, invece qui siamo il pausa da 150 anni.

    2. a palermo ci ritornerò quando costruiranno il ponte di messina ,Maiiiiiii!!!

    3. ma perche’ un ponte quando con l’aereo si arriva in un ‘ora …..?….piu’ venti minuti di fuori pista …

    4. Molto bella e emblematica la citazione dell’ “aneddoto” accaduto al presidente del Coni

    5. Gigi, le nostre riflessioni su Palermo sono le medesime.
      Ritengo, Palermo una città straordinaria. Comunque.
      Ma non è una città dell’agire, per questo è inevitabile andare via.

      Giorgia Butera

    6. Certo, non si può dire che è una città… ordinaria.
      Sulla straordinarietà si potrebbe dissertare a lungo, non solo sul significato. Comunque, viaggiando l’ho sentito dire a molti cittadini di tantissime altre città che la loro città è straordinaria.
      Il problema sorge quando si è costretti a tornare spesso, ogni due mesi per esempio, per affetto nonostante tutto. Per quel che mi riguarda il 3 settembre sono partito da punta Raisi sconvolto dalla decadenza diffusa, mi son detto “non torno più”… il 29 ottobre sarò di nuovo a Punta Raisi e non è semplice come rapporto… è vero comunque che io a Palermo tengo famiglia, casa, giardino, e animali…

    7. Palermo è semplicemente una città periferica, da un punto di vista culturale.
      Il cuore pulsante del mondo è altrove.
      Io non la amo affatto, sono semplicemente abituato a conviverci.
      Non sopporto questa autoindulgenza di chi la definisce straordinaria.Concordo in pieno con GIGI.anche sull’affetto per questo grande paese sotttoforma di città.

    8. Sottoscrivo ogni singola parola del commento di “se68” sottolineando, in particolare, la constatazione che vede Palermo non una città quanto un insieme di borgate, ciascuna molto simile ad un paese sul piano socio-culturale, le quali danno luogo ad un’entita amorfa che, ribadisco, PRETENDE DI DEFINIRSI CITTA’!

    9. paesani che vivono in una grnade città!!! senza offesa per i paesani

    10. fin dall’età di 10 anni vivevo palermo con sofferenza e osservavo mio padre che amava e odiava il modo di vivere a PA.Finalmente ho capito il motivo del mal vivere di tutti noi che avremmo voluto una città normale è Civile,adesso da vecchia osservo tutto da molto lontano,ai miei figli dico spesso,figli miei non sapete cosa vi siete risparmiati non vivendo a palermo,la nostalgia mettetela da parte,x dimenticare la città dove si nasce bisogna ricordare tutto il negativo che ancora persiste.

    11. @Anna
      Rispetto l’anzianità, ti autodichiari vecchia, ma di insensatezze è pieno il tuo secondo commento.
      Tralascio il primo in quanto sto ancora chiedendomi come potremo far fronte i palermitani alla tua perdurante assenza dalla città.
      Per quanto attiene al ponte spero lo costruiscano per ben altri motivi auspicandomi che tu cambi idea e nemmeno quell’occasione possa convincerti a tornare.
      Il secondo è preconcettuale, volutamente ti imponi di ricordare solo il male, le brutture, il negativo per non farti prendere dalla malinconia.
      Ammetti pertanto che qualcosa di buono c’è ma è meglio cancellarlo.
      Io sono nato in una borgata, sono paesano anch’io ma non pensavo che ciò, l’essere paesano, dovesse costituire un atto discriminatorio da parte dei civilissimi commentatori che mi hanno preceduto.

    12. Ad uso del mio amico Ninni, preciso che anch’io sono un ex ragazzo di borgata

    13. Ad uso del mio amico Ninni, preciso che anch’io sono un ex ragazzo di borgata, dove sono nato e cresciuto e dove torno quando posso, “purtroppo” (come detto) spesso. Ma l’affetto non mi impedisce di vedere il ritardo nello sviluppo, in Sicilia, in relazione ai Paesi paragonabili al similpaeseitalia, ed in particolare nei costumi palermitani che sono provinciali. Parlo di organizzazione sociale non di individui, che come detto sopra “abbiamo tante qualità, anzi semu i megghiu” 😀
      Ma tu stesso, caro Ninni mi hai fatto fare una bellissima passeggiata, sulla tua bellissima moto, a Palermo, dove abbiamo visto provincialismo “debordante” (anche fisico, strade e piazze invase “dal nulla” a piedi o intorno ai tavoli che invadevano le piazze monumentali), in particolare nella deformazione della “movida” che nell’interpretazione palermitana vuol dire riempirsi lo stomaco di alimenti come se fosse un sacchetto di plastica e tampasiare a vuoto in compagnia della propria e dell’altrui noia, basta guardare i volti. Un villano che “abbanniava per le strade quand’ero ragazzino e ci andavo a comprare i broccoli per mia madre mi diceva “oggi c’è cunfusiuani e mala vinnita”.
      Riguardo alla nota dell’autrice, cioè, “non è una città dell’agire, per questo è inevitabile andare via”, il problema di Palermo sta nell’inciucio che si protrae da decenni tra finta politica e assistenzialismo che sperpera gran parte del PIL e condiziona tutta la vita sociale palermitana, perché questa economia da sopravvivenza è nemica dello sviluppo, dell’operosità, della produttività; da questo ne deriva anche la vita socio-culturale da microcosmo provinciale.
      Basta crearsi il proprio orticello coi propri affetti, amici e animali compresi, per non soffrirne oltre misura quando si viene a Palermo, perché le prospettive non annunciano miglioramenti purtroppo. Niente miglioramenti se non si regolamenta SERIAMENTE l’accesso alla politica dove occorrono politici-manager usciti da apposite università competenti e conoscitori delle problematiche del mondo globalizzato, e se non si eliminano tutti gli sprechi di denaro pubblico per posti improduttivi (la spesa che è legata ad attività che ruotano intorno alla politica è di 25 miliardi su 80 del PIL) da destinare invece allo sviluppo e lavoro reali, dove i benefici sarebbero conseguenti anche nella vita socio-culturale. Ho scritto cose scontate e banali 😀 .

    14. ovviamente, oltre ad essere invase dal “nulla” erano invase soprattutto da immondizia…

    15. @Ninni
      Anch’io sono un borgataro e, quindi, dovrei sentirmi offeso per questo?! Semplicemente la mia condizione ed il mio vivere quotidiano in una borgata a Nord di Palermo mi rende sfortunato testimone dell’imperante provincialismo di cui ne ho ben donde, se permetti! Sono paesano? Beh sì, ma almeno ho ancora (temo forse per poco, prima che ne faccia fuori qualcuno!), così come nel tuo caso penso, un minimo di lucidità che mi consente di asserire quanto nella mia condizione di palermitano mi faccio schifo. Ecco, mi faccio proprio schifo!!
      I paesani hanno molta più dignità di una popolazione, quale la nostra, che pretende di essere “a megghiu”! Sono relativamente giovane e spero con tutto le mie forze d’aver la fortuna di cambiare aria al più presto prima che questa città mi faccia fuori!! Capito il concetto Ninni?
      APRI, APRITE, APRIAMO GLI OCCHI!

      P.S.: costituisce un atto discriminatorio NON l’essere paesani quanto palermitani!
      “Qualcosa di buono c’è”: sì, soltanto il Palermo calcio amministrato da una dirigenza NON palermitana, guarda un pò.

    16. Antonio (pianadeicolli?), ho l’impressione che tu e Ninni vedete la situazione in modo simile, ma esprimete disappunto in maniera diversa. In particolare, e su questo sono d’accordo con Ninni, lui critica, come li critico io, tutti quelli che solo per il fatto che se ne sono andati in altre regioni a riempirsi lo stomaco e forse a comprarsi qualche oggetto in più di quello che potrebbero comprare se fossero rimasti a Palermo, ma rimanendo comunque emarginati, o poco più, nelle nuove realtà, ebbene, solo per questo rinnegano origini e relativi sentimenti esprimendo in certi casi persino un certo piacere nel rinnegare. A me quelli che stanno di più sulle p…le sono quelli che nascondono le proprie origini, persino la cadenza siciliana, per assumere ridicoli accenti finti milanesi per esempio. E’ vero che pure Palermo è piena di accenti tiski toski di gente che si vergogna di apparire “palermitana”.
      Mi accorgo di avere fatto un giro lungo per dire una cosa banale: le critiche alla società siciliana, che oggi è realmente decadente, devono essere fondate, si deve saperle argomentare non tralasciando anche gli aspetti positivi anche se ne rimangono pochi, perché in assenza di argomentazioni si parla di aria fritta, si esprimono concetti stereotipati e superficiali. Tanto per lamentarsi. E spesso si lamentano pure i colpevoli e beneficiari della decadenza.

    17. Penso che parlar male di qualcuno o di una città, sia la cosa più facile che si possa fare.
      Sarebbe interessante appurare se tutti questi critici (i commentatori di negativività) si adoperano minimamente per migliorare questa “vile”
      ville.

    18. Assolutamente sì!
      Sono andata via da Palermo a 18 anni, sia per motivi di studio che di lavoro.
      Ma non ho mai smesso di dare il mio contributo alla Sicilia, a Palermo.
      Non ho mai abbandonato la mia Terra e, mai lo farò.
      Un Incontro fatto di scontri, di conflitti e, di una dose esagerata di amore nei confronti dei miei Luoghi.
      Ma è innegabile che, le diversità siano forti e determinanti,a tal punto da farti scegliere di prepare la valigia ed andar via.
      I tempi che scandiscono il fare in Sicilia sono molto molto molto lenti…
      Ma non mollo!
      Sicchè credo che, si possa sempre fare.

      Giorgia Butera

    19. Giorgia, complimenti per determinazione e orari…
      02:57….gian..night

    20. Ciao Gigi. Sì, sono “pianadeicolli” in altra sede (virtuale):-P. Dunque, se la critica mossa da Ninni è rivolta alla pochezza espressa in atteggiamenti velleitariamente snobistisci, se mi si lascia passare il termine, di cui si rendono protagonisti coloro che “rinnegano origini e relativi sentimenti esprimendo in certi casi persino un certo piacere nel rinnegare”, ebbene: non posso che esser d’accordo con te perchè francamente sarebbe da stupidi, oltrechè impossibile, rinnegare le proprie origini. Per quanto mi riguarda non mi riuscirebbe seguire tale canovaccio. Epperò, non posso biasimare un “anna” qualsiasi perchè si giova della fortuna capitatale vivendo in un altro paese. Ora, il punto su cui insisto è: potresti elencarmi gli aspetti positivi presenti in questa città? Forse sarò stolto ma io non ne vedo!

    21. @giannight

      “Sarebbe interessante appurare se tutti questi critici (i commentatori di negativività) si adoperano minimamente per migliorare questa “vile”
      ville.”
      Sarebbe interessante appurarlo anche nei tuoi confronti.

    22. Antonio ( ho saputo che mi cercavi 😀 ), l’ultima parte del mio commento non era rivolta a te.
      Per quel che ti ho conosciuto so che tu argomenti le tue opinioni.
      Sugli aspetti positivi se non ti dispiace ne parliamo un’altra volta. Quello che posso dirti stasera è che i turisti ne vedono alcuni, ed anche chi sceglie di vivere qualche mese lontano e da qualche anno, ma in questo caso i sentimenti sono suggeriti da una serie di fattori, dovuti al distacco, che forse trasformano (qualche volta in modo piacevole) le percezioni. Le trasformano da lontano, anche al ritorno e per alcuni giorni, e quando ci si appresta a ripartire. E’ tutto un susseguirsi di emozioni a volte mutevoli, persino contraddittorie, che trascendono dalla realtà. Cose non da blog, forse… Certe volte si apprezzano anche piccoli dettagli e sensazioni che vivendoci sempre si notano meno o non si notano più, persino l’aria del vento leggero – che ha una sua particolarità nella piana dei colli e pure a Valdesi-Mondello o sul Monte Pellegrino – che accarezza e che a Parigi non la sento. Io critico la struttura e gestione sociale fallite messe in mano a dilettanti improvvisati che hanno portato la Sicilia alla decadenza; ma quando sono a Palermo e vivo le mie emozioni intime me ne frego totalmente di loro 😀

    23. giannight, si dà per scontato che, chi frequenta simili siti, si adoperi; solo per il fatto di partecipare,discutere ed esprimere opinioni.
      Nei paesi civili non credo che siano tutti superman che si iper-prodigano, semplicemente riescono ad esprimere una classe politica adeguata che rende loro migliore la vita.Noi no, chissa perchè?

    24. @Gigi
      Anch’io vorrei fregarmene totalmente di loro ma forse la mia età in questo non mi aiuta. Tu hai dalla tua una corazza che si chiama esperienza di vita e che ormai ti permette di far scivolare il fango gettato al prossimo, quotidianamente, dai panormosauri. Sotto questo aspetto, e per la tua vita lontano da tale pseudo-città, non posso che invidiarti.

      Un abbraccio virtuale.

    25. Quale esperienza? 😀 Siamo quasi coetanei!

    26. Giannight, hai ragione, sono un perfetto disastro con gli orari.
      Grazie per i complimenti!

      Giorgia

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