venerdì 20 ott
  • Il centro direzionale della Regione Siciliana

    L’idea di realizzare un centro direzionale della Regione in cui accorpare uffici oggi dispersi in immobili ormai tutti in affitto (visto che quelli di proprietà sono stati alienati nel 2007 al fondo immobiliare FIPRS) non è nuova: risale almeno al 1992 (tra i grandi progetti infrastrutturali per rilanciare l’economia del dopo-tangentopoli) per essere poi inserita nel programma del governo Cuffaro. Poiché i politici, differenza dei cani, non amano farla dove sono già passati propri simili, alla location del governo Cuffaro, fondo Uditore, quello Lombardo ha voluto preferire fondo Luparello in quella che fu la riserva reale borbonica.

    Mi sembra una scelta priva di razionalità e figlia di logiche antiquate. A dimostrazione del mio approccio al tema privo di pregiudiziali ideologiche, preciso subito che non ho nulla in contrario alla realizzazione di una simile infrastruttura: servirebbe certamente a dotare la Regione di edifici razionali sotto il profilo energetico e della funzionalità lavorativa mentre, sotto il profilo finanziario, sarebbe sicuramente finanziabile da una banca che anticipasse oggi risorse che verrebbero rimborsate, alla realizzazione dell’immobile, con gli affitti. Ma a due condizioni!

    La prima condizione è che il centro direzionale dovrebbe sorgere sulla linea della metropolitana cittadina: l’ultima cosa che Palermo può permettersi è una quotidiana processione in auto di dipendenti regionali concentrati verso un’unica destinazione.

    La seconda condizione è che la città venga dotata di un diffuso accesso alla banda larga (infrastruttura con ricadute ancora maggiori per l’economia e la società) per il semplice obiettivo di evitare il più possibile al pubblico di doversi recare in detto centro, potendo più comodamente interpellare gli uffici in videoconferenza tramite un normale pc e ricevere o trasmettere documenti attraverso lo stesso mezzo.

    Propongo pertanto altra più razionale location per detta infrastruttura, tra via Malaspina e via Notarbartolo, ponendo, in conclusione, una sola domanda: posso conoscere il nome di chi ha proposto fondo Luparello?

    Palermo, Sicilia
  • 7 commenti a “Il centro direzionale della Regione Siciliana”

    1. Io credo invece che l’idea sia antiquata. Ho studiato il problema relativamente alla questione parco uditore (http://www.facebook.com/#!/pages/Facciamo-nascere-un-nuovo-parco-a-Palermo/161909963832781). La mia idea è che occorre andare in direzione contraria ovvero dematerializzare, infrastruttturare con tecnologie, ridurre la pianta organica, tenere la gente a lavorare da casa, eliminare chi non produce. L’immobile dovrebbe ospitare circa 8000 persone (ovvero i dipendenti regionali che graivno su Palermo). Ovvero un paese che si sposta ogni giorno. Una follia, in una città che arranca nel traffico.

    2. Concordo con Giovanni Callea, non c’è nessun bisogno di centralizzare, uffici sparsi per il territorio comunale possono benissimi comunicare tra loro e con i cittadini in maniera digitale.
      Il problema rimane sempre quello del come ridurre i dipendenti della regione, il blocco del turn over riduce i numeri, ma come si controlla la qualità delle risorse umane che restano?

    3. ma spostare l’intero carrozzone della Regione a Catania?

    4. Una location ideale per poter realizzare un centro con tutti gli uffici regionali sarebbe un bel grattacielo sulla stazione Notarbartolo. Quest’idea progettuale è stata già riportata da Mobilita Palermo e prevederebbe anche una riqualificazione dell’ex asse ferroviario Notarbartolo piazza Lolli e la costruzione di 2 parcheggi sotterranei. Inutile dire come la posizione sia logisticamente ottima, in quanto Notarbartolo è tuttora stazione del passante ferroviario e dell’anello e sarà capolinea di 2 linee di tram e di una metro leggera.

    5. Giorgio, ma non hai letto l’articolo sino in fondo, link compreso?

    6. Certo…ho anzi avvalorato di più quel che è stato detto. Che c’è di male?

    7. bisogna che tutti i politici e non,sappiano che palermo è il capoluogo della sicilia,e come tale bisogna adeguarla e trattarla. quindi essere la città, l esempio.e non fare come certi politici tipo lombardo, che ha il pensiero solo ed esclusivamente alla sicilia orientale.specie catania.dobbiamo fare i vespri siciliani di nuovo????

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