mercoledì 22 nov
  • L’inutile guerra

    Piazza Mandorle si trova a Tommaso Natale. Da quando hanno arrestato i Lo Piccolo non ha più avuto pace. Nel senso che quell’antipatia tutta palermitana verso gli spazi aperti e liberi ha preso il sopravvento nella sola forma che conosciamo, l’appropriazione a fini personali.
    Un paio di giorni dopo il clamore dell’arresto, c’è stato un frenetico comparire di tende e ombrelloni per la vendita di frutta verdura, pesce, frutti di mare e di camion per la vendita mono-prodotto (broccoli, angurie, patate, etc.). Il punto è nevralgico anche per la presenza di un distributore di benzina. Se aggiungete la nota buona educazione locale, il solito senso del rispetto dell’altro come si usa da noi, la totale assenza di segnaletica a terra, il passaggio a livello che dal Medioevo a oggi ancora separa la borgata dalla città, avete un quadro chiaro delle condizioni da guerriglia urbana che si creano quando passa il treno e tutte le automobili pretendono di passare per prime dove non c’è spazio per uno spillo e dove chi non deve attraversare ferma l’auto per fare un sereno shopping all’insegna del “me ne frego di chiunque”.
    Avevo già segnalato la questione molto tempo fa ai Vigili che prontamente intervennero – forse anche per una loro indipendente programmazione di interventi – e con l’aiuto di una ventina tra poliziotti e carabinieri fecero sloggiare un venditore di frutta che aveva occupato duecento nevralgici metri quadri tra il poco parcheggio esistente e la stretta carreggiata stradale che assicura il collegamento con la Marinella e Sferracavallo. Un successo lungo un giorno. Quindi un ombrellone, poi un altro, poi l’immancabile pagoda, poi un’altra e alla fine un nuovo accampamento di 400 metri quadri toglieva l’ultimo respiro all’area nevralgica che ho descritto. Per questo motivo, in una lettera al GdS, suggerivo di non fare guerra ma di regolamentare quella presenza che significava pur sempre un tentativo di inserirsi nel circuito lavorativo. Sarebbe bastato individuare uno spazio possibile e compatibile e pretendere nessuna espansione oltre l’area assegnata. Sono passati moltissimi mesi durante i quali abbiamo tutti convissuto con questa invadente prepotenza. Neanche i commercianti che avevano perso visibilità per l’ingombro di tende se ne sono lamentati.
    Io sono tornato a scrivere. E una nuova azione di forza, con le medesime modalità, ha rimosso il venditore che occupava uno spazio troppo grande per passare inosservato e per rendersi compatibile con la vita del luogo.

    Blitz a piazza Mandorle

    La spiegazione è sempre la stessa, là dove una prepotenza viene lasciata allignare, là dove la paura arretra, ecco che immancabilmente si crea una situazione di sopraffazione e sopportazione. Insomma, la nostra storia di sempre. Prepotenza e viltà. Già la stessa notte, però, per nulla intimoriti, i venditori avevano piazzato di nuovo le proprie strutture, pronti a rifocillare il tutto di casse di frutta e verdura. La polizia urbana, però, questa volta è stata più accorta, è tornata venerdì mattina a controllare e ha imposto il rispetto del provvedimento di sloggio. Poi è calata la sera e prontamente i venditori sono tornati, questa volta con un camion.

    Blitz a piazza Mandorle

    Naturalmente il risultato non cambia. Adesso ad essere occupato è il centro della piazza, intorno al camion le solite macchine dei beneducati, il traffico che si blocca, la gente che litiga, ecc. ecc.
    La nostra, si dice, è civiltà della pazienza, della tolleranza. Niente di più falso. La nostra è società della viltà e dell’incapacità di educare e programmare. Ci sono persone dalle quali non ci si può aspettare un cambiamento radicale ma si può insegnare loro (e pretenderlo) a trovare una modalità di convivenza più rispettosa del prossimo con reciproco vantaggio. Si può insegnare loro a rispettare le regole. La mia domanda, allora, rimane la stessa: Non era più utile ripristinare la segnaletica a terra che avrebbe consentito a chiunque di distinguere le carreggiate dalle aree di parcheggio e assegnare ai venditori uno spazio ben preciso da non oltrepassare, pena una multa salata e il ritiro della licenza? Perché preferire l’inutile guerra alla pacifica ma determinata disciplina?

    Ospiti
  • 5 commenti a “L’inutile guerra”

    1. “Ci sono persone dalle quali non ci si può aspettare un cambiamento radicale ma si può insegnare loro (e pretenderlo) a trovare una modalità di convivenza più rispettosa del prossimo con reciproco vantaggio.”

      E glielo insegneresti premiandoli con uno “spazio ben preciso da non oltrepassare, pena una multa salata e il ritiro della licenza?” Fammi capire, dal momento che non vedo differenza tra questi e i Pip che ribaltano cassonetti in mezzo alla strada quando si esauriscono i fondi per “tenerli buoni” (perchè non lo si può chiamare stipendio, dal momento che non lavorano)
      In questo modo avalleresti il concetto che la prepotenza viene alla fine premiata, mentre tutti i negozianti che si sbattono per campare, pagano tasse e licenze, osservano norme e regolamenti (c’è ancora parecchia gente così), devono perdere clientela in favore di quattro abusivi.
      Pugno duro e sequestro dei mezzi. Bisogna continuare imperterriti.

    2. Bellissime ste foto! Ah, se solo potessimo vederle!

    3. Antonio, disciplinare vuol dire esattamente quello che hai ribadito tu, fare in modo che anche gli ambulanti rispettino le stesse regole, pagando per il suolo pubblico, le imposte, etc. Le variazioni della clientela discendono dalle leggi del mercato: qualità del servizio, cortesia del commerciante, costi vantaggiosi, etc. La forza è nella chiarezza dei propositi e dell’agire, nella capacità di comporre i diritti e i doveri dei tanti che compongono una società che voglia dirsi civile, altrimenti si dà vita ad altre forme di prepotenza già note alla Storia.

    4. Per dovere di cronaca devo dare atto, con autentca gratitudine, alle Forze dell’Ordine di aver saputo insistere, questa volta, sull’azione intrapresa. Così che è stato nuovamente impedito agli ambulanti di installarsi dove era stato fatto divieto. Determinazione e costanza producono effetti positivi là dove gli interventi sporadici ed estemporanei rinforzano l’idea di uno Stato assente che “recita a soggetto”. In questo caso è passato invece un positivo segnale di rispetto delle regole e di ripristino di un ordine civile a discapito della vile prepotenza dei violenti e della remissività colpevole dei cittadini.

    5. bravo Giampiero, sono daccordo con te. E’ dura e faticosa la costanza e il perseguire degli obiettivi e in questa nostra terra ;è tanto più facile deridere chi ci prova credendoci che provare davvero a cominciare a mettere un poco di ordine. Siciliana (un poco) emigrata.

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