giovedì 23 nov
  • Siamo ciò che mangiamo

    Si ripete comunemente, citando il filosofo Feuerbach che però mirava ad altro, che «noi siamo ciò che mangiamo». Ed è innegabile che la materia che compone il nostro corpo così come l’energia che lo muove derivi dal cibo e dai liquidi che ingeriamo, metabolicamente associati all’aria che respiriamo. Ma la logica conseguenza di tale affermazione è che equivale a sentenziare: se non mangi cibo del tuo territorio, non sei un siciliano vero. Con buona pace dei sicilianisti che si limitano ad attaccarsi un triscele sulla giacca mentre si stracciano le vesti quando qualcuno proponga di rimuovere, dalle nostre bandiere e stemmi, l’antico simbolo mitologico che condividiamo con l’Isola di Man (assieme alla comune pretesa di aver dato vita al più antico parlamento del mondo).

    Da dove proviene il cibo che giunge sulle nostre tavole? Siamo sicuri che sia in prevalenza di origine siciliana? Una maggiore attenzione alla tracciabilità, fortemente osteggiata da logiche mercantili ormai globalizzate, assieme alla miope attenzione al prezzo, senza farsi tante domande sulla provenienza, da parte del consumatore, hanno portato a scoprire come un territorio come quello siciliano, tradizionalmente vocato all’agricoltura e alla pesca, sia stato invaso da prodotti provenienti da tutto il mondo, anche con la fraudolenta denominazione dell’origine siciliana. Olio tunisino, aglio e pomodoro cinese, pesce dell’oceano indiano, arance sudafricane o marocchine, latte brasiliano, uova spagnole ecc.

    Grazie a dei marcatori, è possibile stabilire in laboratorio l’origine di un cibo oppure l’esclusione certa della provenienza da un determinato territorio. E laboratori all’avanguardia sono presenti anche nella nostra città. Mangiare siciliano è un atto di amore verso il nostro territorio, la nostra gente e l’ambiente. Chi non mangia (e non beve, a cominciare dall’acqua) siciliano, di fatto, si fa “mangiare” dal cibo prodotto altrove da altri cui si è venduto al miglior prezzo, proprio come i tanto disprezzati ascari citati a più non posso proprio dai sicilianisti. Più che la bandiera col triscele ostentata con orgoglio o le riletture storiche romanzate, è oggi il frigorifero che certifica la nostra autentica sicilianità. Con la consapevolezza che, se non possiamo modificare la Storia, possiamo almeno agire, con scelte quotidiane come la spesa alimentare, per un diverso e migliore futuro per noi e per i nostri figli.

    Palermo, Sicilia
  • 52 commenti a “Siamo ciò che mangiamo”

    1. e perchè te la sei presa coi sicilianisti scusa?

      se alcuni non fanno granchè, altri invece si fanno in 4 anche per le cause sopracitate

    2. Ma chi ci trasi a Triscele?

    3. post molto interessante.
      personalmente da qualche anno, quando posso, acquisto direttamente dal “contadino” mi sono stufato di aglio spagnolo/cinese che marcisce dopo una settimana, o di ciliegino che di dolce non ha nulla e via dicendo.
      Spesso i prezzi sono più bassi e per certi prodotti
      la qualità è migliore (hanno più sapore).

    4. Evidentemente Didonna ha qualche problema personale con la Sicilia in quanto tale.
      Fai pace con noi, non ti abbiamo fatto niente, ti ospitiamo da tanti anni, vorremmo considerarti uno di noi, ma – a quanto vedo – ti autoescludi.

    5. P.S. Non si tratta di essere sicilianisti ma semplicemente siciliani. Come se chi sventola il tricolore potesse essere apostrofato di “italianismo” o i 4 mori, nei quali si è fatto avvolgere il Presidente Cossiga, di “Sardismo”. I simboli segnano una comunità e uniscono, non dividono. E soprattutto c’entrano poco col cibo.
      Poi, per quel che so, i sicilianisti politici veri, da anni portano avanti politiche e iniziative del tipo “compra siciliano”, “mangia siciliano” che neanche condivido nella loro esagerazione che rasenta l’autarchia.
      Ma dir loro che sono degli ebeti che si appuntano la triscele e poi mangiano solo Mac Donald mi pare ingeneroso e, quanto meno, disinformato.

    6. E tu Ciccio hai qualche problema con Didonna? E poi non ospitare a nome di tutti i siciliani. un poco di modestia…

    7. Che problema dovrei avere con Didonna? Non capisco proprio il commento di Zelig. Mi spiace solo che una persona intelligente come Didonna esca volontariamente fuori tema, dal suo stesso tema, per toccare qualcos’altro che non c’entra niente ma che evidentemente lo punge dal profondo e per chissà quali ragioni. Per il resto l’autore non mi ha fatto niente e non ce l’ho certo con lui.
      Orgogliosamente siciliano ed orgogliosamente italiano. Chi ci aviss’ a diri?
      Se dovessi scoprire che le due cose sono per qualcuno in contrapposizione, beh, allora…mi incazzerei un po’.
      E come se un francese mi venisse a dire “voi italiani orgogliosi della sola Italia, ma dai siamo europei…”. Non lo so, sento puzza di tartufo.

    8. Signor Didonna, traduco e ribadisco:
      che cosa ha a che fare la Triscele col suo discorso?

    9. ma,secondo voi,nei paesi civili in cui non arrivano i prodotti siciliani,la gente muore di intossicazione,o piuttosto si pappano aragoste e gamberoni,merluzzi e salmoni,e tanta altra roba che nemmeno ve la sognate?

    10. qualcuno farebbe bene ad andare a raccoglierli i pomodori,magari sotto il sole di agosto,
      e poi vorrei vedere se rinuncia a mangiare
      i prodotti di importazione…

    11. La Triscele, i Vespri, l’impresa dei Mille, lo Statuto inattuato, i “poteri forti”, ecc. sono argomenti con i quali si rischia di guardare sempre indietro invece di guardare avanti. Sono un modo per non guardare in faccia la realtà odierna e autoassolversi con riletture della propria storia che, quand’anche che fossero vere, non ci esenterebbero da fare OGGI qualcosa di concreto per il bene della Sicilia e dei siciliani. Come fare la spesa, un autentico atto di politica agricola alla portata di ciascuno, senza scusanti, alibi e chiacchiere varie.

    12. qualcosa di concreto,che costerebbe nulla e che tutti potrebbero fare,sarebbe tenere pulita la citta’ e sgombre le vie di traffico,e,in attesa di un lavoro vero,fare del volontariato,tanto per capire cosa vuol dire lavorare ed aiutare chi ha piu’ bisogno.Perche’,anche se sei disoccupato o
      precario,trovi sempre qualcuno piu’ sfortunato che puo’ avere bisogno di te,un ammalato,un invalido,
      un anziano.
      In quanto ai consumi,cosa vuoi selezionare se non hai i soldi per comprarti il pane?Piuttosto ringrazia i cinesi che ti fanno arrivare il ciliegino ed un mare di altri prodotti a prezzi stracciati.
      Con queste mentalita’,fra cent’anni la Sicilia stara’ ancora a discutere di come si stava meglio quando non c’era l’Unita’ d’Italia,ed a rivendicare
      ruoli e diritti,pur continuando a sopravvivere grazie alla solidarieta’ di regioni operose,produttive ed inevitabilmente piu’ facoltose.

    13. Quindi la Triscele (difendere la?) sarebbe uno degli “argomenti con i quali si rischia di guardare sempre indietro invece di guardare avanti”… Mi sfugge, ma penso di capire che non ce l’abbia con il simbolo in sè: in questo caso non credo abbia fatto una scelta felice nelle parole. E purtroppo questo conta.
      Discorso per il resto condivisibile.
      Saluti

    14. Non riesco proprio a capire come il senso di appartenenza ad una comunità che altrove è fonte di virtù civiche e di azioni molto concrete, qui dovrebbe essere chissà perché di ostacolo, comunque se il messaggio è quello di aiutare i prodotti locali, mi pare che siamo tutti d’accordo.

    15. intanto state dimostrando di non volere capire che sono proprio i prodotti d’importazione che vi stanno aiutando a migliorare il tenore di vita.
      Perche’ il tenore di vita riguarda LA MEDIA,E QUINDI LE MASSE.
      Certo la Sicilia ha tanti buoni prodotti da esportare,a cominciare dai Cervelli a finire dai vini di qualita’.

    16. pero’ dovete imparare a scopare le strade…

    17. quello che siamo,
      ci aiuta a farlo capire un autore di bestseller,
      Napoleon Hill,
      che nel volume
      Think and Grow Rich,
      distingue vari tipi di intelligenze.
      C’e’ chi attinge all’intelligenza infinita,
      “creative imagination”,
      ed e’ tipico del GENIO,
      c’e’ chi non va oltre alla
      “shintetic imagination”,cioe’ una capacita’ di ricombinazione di idee e concetti gia’ noti,
      senza alcun apporto di innovazione,
      c’e’ chi ha accumulato esperienza,e dispone di conoscenze che sono tipiche della formazione scolastica e documentate nelle librerie e biblioteche,
      ed infine c’e’ chi tende alla ricerca ed alla sperimentazione,non soddisfatto
      delle conoscenze accumulate dall’esperienza.
      Ecco perche’ non tutti siamo uguali.

    18. viva la sicilia, spero che piu persone riescano a sentirsi orgogliosi di essere siciliani, direi che ne abbiamo bisogno, no? ….no evidentemente per molti non è cosi, è piu impportante mangiare pomodorini buoni e poi farci aggravare la vita con tasse e ingiustizie statali

    19. potrebbe essere interessante conoscere
      gli undici maggiori attributi per essere un Leader
      ed i 10 motivi per perdere la leadership,
      o anche i 30 fondamentali motivi per andare incontro ad un fallimento,
      mentre rimane sul piatto della bilancia
      sia in termini positivi che negativi
      ogni convincimento di autosuggestione,
      salvo a ricordarci del fatto
      che non siamo quello che crediamo di essere,
      ma siamo come gli altri ci vedono,come percepiscono la nostra presenza,e ci valutano.

    20. ora vorrei tornare al post e devo ammettere con tutta franchezza che non capisco,in una citta’ dalle abitudini palermitane, dove possa andare a parare.
      Fuori dai grandi centri commerciali,nei quali la tracciabilita’ delle merci ,alimentari e no,
      e’ forse ipotizzabile,vorrei vedere come si fa a chiedere al venditore spicciolo sotto casa,che nemmeno ti fa vedere il peso di quello che stai acquistando,
      od ai mercatini,
      l’origine della merce.
      Un comportamento tipico e’ che ti sbattono la merce sulla bilancia e la tolgono mentre la bilancia sta ancora oscillando,e nessuno osa
      “pipitare”,a meno di non mettere in conto di
      non farsi piu’ vedere da quelle parti.
      Figuriamoci chi si azzarda a chiedere la provenienza dei pomodori.
      Pachino DOC
      naturalmente,
      o Corleone!

    21. Dopo aver deciso di mangiare prodotti locali, dove vado concretamente a fare la spesa? Quali sono i supermercati o dettaglianti che mostrano chiaramente l’origine dei prodotti e vendono anche quelli siciliani? Quali sono i principali prodotti locali che bisognerebbe comprare?

    22. Di sicuro, non a Natura Sì che vende prodotti sì biologici, ma di altre regioni.

    23. Continuo a non capire.Palermo deve sfamare 1 milione di abitanti con un esercizio commerciale che si chiama Natura Si?O rinunciare alle migliaia di prodotti che arrivano da altre nazioni o regioni?Rinunciare al parmigiano reggiano o al s. daniele?

    24. veramente io rinuncio sempre al parmigiano o al san daniele perchè costano un occhio della testa.
      grana e mortadella volevi dire?
      poi è un’abitudine preferire il gusto umami del parmigiano.
      abbiamo la ricotta? usiamo quella.
      abbiamo i salumi dei nebrodi? compriamoli.

    25. No.Volevo dire proprio Parmigiano Reggiano e Prosciutto S.Daniele,prodotti italiani eccellenti,che non mi pare costino troppo sopratutto se rapportati con quello che costano all’estero,e non sto parlando di caviale e salmone.
      Ma poi,diciamo la verita’,
      cosa c’e’ dietro questa proposta di consumare i prodotti locali in un mondo
      globalizzato dove tutti oggi possono trovare e decidere di comprare di tutto?

    26. Io credo che la questione sia molto importante e seria. L’omologazione dei sapori, la disabitudine a riconoscerli, l’abbandono progressivo delle terre colonizzati come siamo dai pomodori cinesi e dalle lattughe isdraeliane (avete mai provato a chiedere la provenienza degli ortagi al fruttivendolo? c’è da rimanere sconvolti), di fatto indebolisce fortemente la nostra economia, la nostra cultura e quindi il nostro futuro. L’unico modo che ci resta per fare politica è facendo la spesa, infomrmandoci di cosa mangiamo, come questo interviene sulla nostra salute e sulla nostra economia.

    27. si’,informiamoci pure.
      Ma a che serve,se la massa dei palermitani va costantemente alla ricerca del 3 x 2 ed in ogni caso di quello che costa meno?
      Non a caso Palermo e’ piena di mercati e mercatini,
      sempre affollatissimi.
      A seguire certi commenti sembra che il tenore di vita dei palermitani sia cosi’ alto da potersi permettere di selezionare i prodotti di cui ha bisogno tutti i giorni.
      Fini’ che la gente non arriva alla III settimana?

    28. @diciamolaverità

      io sono abbonato ad un GAS compro prodotti biologici da un anno circa. spendo meno: i prodotti costano un po’ di più, ma non butti via niente neanche le foglie esterne della lattuga. In un anno ho risparmiato sulle verdure il 10/15% conti alla mano, ho fianziato aziende del territorio, ho mangiato prodotti biologici e ricoperto il sapore dei cibi di quando eravamo più giovani.
      I mercati di prossimità e del contadino sono ottime occasione per acquistare prodotti di qualità a prezzi confrontabili con quelli dei supermercati con la differenza che acquisti dal produttore ed i tuoi soldi finanziano il suo lavoro e non quello dei trasportatori e commercianti.
      se tutti chiedessimo prodotti locali la distribuzione dovrebbe organizzarsi. Difficilmente qualcuno potrà convincermi che è più conveniente anche solo economicamente per il consumatore acquistare in Sicilia arance spagnole invece di quelle del vicino di casa.
      Non cadere nella trappola stupida del mercato, è con questa che ce lo mettono in quel posto. <e soprqatutto diffida del 3X2, nessuno regala mai niente per niente.

    29. D’accordo con Didonna.
      Noto, comunque, che in passato abbiamo polemizzato su questo tema, quando io non condividevo il ruolo della Sicilia come terra di soli consumatori a beneficio della GDO. Nel caso specifico – di allora – l’oggetto della polemica erano le importazioni da ikea-campania, con conseguente trasferimento di capitali dalla già problematica economia siciliana. Didonna era fautore dell’economia globalizzata, del mercato “aperto”, della competitività. Anch’io sono d’accordo con questi ultimi tre elementi, MA NON A SENSO UNICO come – quasi – succede oggi. Equilibrio tra export-import, valorizzazione delle risorse locali che vuol dire soprattutto moltiplicazione di lavoro e redditi.
      Evidentemente NON SOLO per quanto riguarda i prodotti alimentari.
      P.S. in Francia esiste “l’exception culturelle”, metodi messi in atto, anche nei media, per la salvaguardia e valorizzazione delle diverse forme di espressione culturale: cinema, musica, teatro, etc. Al fine di salvaguardare l’identità.
      In Sicilia l’estenderei – “l’xception” – a tutti i prodotti commerciali, senza chiudere le porte, come detto, al mondo globalizzato, ma presentandosi al mondo globalizzato con la propria identità e soprattutto non solo come CONSUMATORI (è quello che succede oggi in gran parte, a fronte di infime esportazioni, da miseria!) ma ANCHE come VENDITORI.

    30. “l’exception”; refuso…

    31. io non voglio convincere nessuno di un bel niente.Io sto solo rappresentando il quadro di una situazione.
      Il mercato e’ globalizzato,ed indefinibili sono le regole e le astuzie per promuoverlo.Le studiano tutte
      per penetrare i mercati.D’altra parte,anche la Sicilia si avvantaggia dei mercati aperti a tutti,con i prodotti che riesce a produrre e ad esportare.
      E poi,restando nella produzione agricola,ci sono prodotti che vengono su bene nel territorio e sotto il sole siciliano,ed altri che chiedono altre condizioni climatiche.In quanto al biologico,ci sono paesi dove
      un litro di latte viene fatto pagare 10 volte di quanto
      si spende rispetto ad un litro di latte non biologico,
      e questo ne limita ovviamente diffusione e consumi.

    32. “D’altra parte,anche la Sicilia si avvantaggia dei mercati aperti a tutti,con i prodotti che riesce a produrre e ad esportare”.
      Dai dati disponibili, l’economia siciliana nel periodo 2002 – 2008 ha mostrato, ancora una volta, una fase di crescita molto contenuta, dato che si protrae ormai da diversi anni
      Il Prodotto Interno Lordo si è attestato ( a prezzi concatenati) su un valore pari a poco più di 71 miliardi di euro con un incremento medio in termini reali dell’0,4%, modesto se comparato con la media nazionale 0,8% e sostanzialmente in linea con la dinamica fatta registrare dalle altre regioni del Mezzogiorno. Complessivamente le risorse disponibili della Sicilia nel 2008 sono state di oltre 91 miliardi di euro in valori costanti e quasi 112 miliardi in termini correnti con una crescita del 5,7% delle importazioni nette di beni e servizi che si attestano ad oltre 24 MILIARDI di euro.
      Preoccupa il trend crescente delle importazioni nette di beni e servizi che misura IL GRADO DI
      DIPENDENZA DELL’ECONOMIA DELLA SICILIA. Appare interessante a tal fine segnalare l’incremento continuo dei finanziamenti alle famiglie per beni di consumo, andamento che rimarca le problematicità attuali del “Sistema Sicilia”.
      La Sicilia complessivamente continua ad indebitarsi con l’esterno non per finanziare investimenti ma per sostenere prevalentemente i consumi che, a loro volta, decrescono.
      Infatti, la componente principale della domanda interna siciliana è rappresentata dai consumi che si attesterebbero intorno ai 92 miliardi di euro (circa il 7,4% dei consumi nazionali e il 25% di quelli del Mezzogiorno).
      Se consideriamo i dati, resi noti dall’Istat il Pil e’ calato dell’ 1,2%, gli investimenti fissi lordi sono scesi del 4,2%, ed i consumi delle famiglie dell’1,4%, cresce, invece, la spesa della pubblica amministrazione che si attesta al 27% della spesa complessiva.
      Siamo sostanzialmente una economia di domanda alle cui sollecitazioni il sistema produttivo locale e’ sempre meno in grado di dare segnali di coerenza. Basti considerare le dinamiche che hanno caratterizzato la creazione di valore aggiunto nel comparto manifatturiero in Sicilia nel periodo 2002 – 2008 (- 13,2% il calo cumulato), ben piu’ grave il calo registrato nelle costruzioni -16,6
      Le dinamiche segnalate evidenziano la tendenza ormai consolidata dell’Amministrazione regionale ad utilizzare quote sempre maggiori di risorse finanziarie per la copertura di spese ordinarie di gestione, indice di una classe politica preoccupata sostanzialmente ad automantenersi
      e ad ignorare le ripercussioni negative che pagheranno le nuove generazioni.
      Deve fare riflettere il fatto che il flusso di ricchezza ogni anno prodotta in Sicilia, per il 5% sia imputabile al settore primario, il 18% all’industria (in senso stretto e costruzioni) e per il 77% ai servizi. In pratica significa che oltre 67 miliardi della ricchezza complessiva annualmente prodotta vada imputata alla produzione di servizi destinabili e non alla vendita.
      Un recente studio della Facoltà di economia e commercio dell’Universita’ di Palermo, estrapolando le tendenze in atto della spesa pubblica regionale e le dinamiche di crescita del nostro sistema produttivo , asserisce che, a parità di condizioni, se non interverranno modifiche sostanziali all’attuale assetto produttivo nel 2013, alla fine del periodo di convergenza , il terziario avrà un peso molto vicino all’85% del totale della ricchezza prodotta.
      Questa previsione sarebbe la conferma del rischio di un sistema economico bloccato, in quanto non riuscira’ piu’ a produrre beni, ma servizi. Significa anche che le politiche di bilancio della Regione, nei prossimi anni, saranno sempre più improntate a gestire l’emergenza e la precarietà piuttosto che lo sviluppo.
      – ottobre09 cigil sicilia –

    33. si’,ammessa la correttezza (con beneficio d’inventario)
      dei dati e numeri riportati,ne viene fuori un quadro desolante,un quadro di una societa’ prevalentemente parassitaria che deve dire grazie alla solidarieta’ di regioni piu’ organizzate e produttive,e quindi piu’ ricche,e grazie ai cinesi ed ad altri paesi a basso tenore di vita,che lavorando duro riescono a
      compiere autentici miracoli producendo roba anche di qualita’ che poi piazzano in tutto il mondo.
      Prendiamo un esempio.Il settore moda.Ormai non c’e’
      stilista che non produce in paesi orientali e sudamericani,in Messico o in Indonesia,e vengono fuori
      prodotti firmati ed eccellenti,dagli abiti,alle magliette,agli occhiali.E nel settore alimentare si stanno diffondendo sempre di piu’ le catene di ristoranti orientali che ti offrono prodotti
      di grande qualita’,preparazione e presentazione,ad un prezzo abbastanza onesto.

    34. MI SCUSO, non ho misurato la LUNGHEZZA del post precedente. Essendo un documento che ho registrato non ho potuto postare semplicemente un link.
      E’ una replica a “diciamolaverità” il quale afferma dati falsi quando scrive: “D’altra parte, anche la Sicilia si avvantaggia dei mercati aperti a tutti, con i prodotti che riesce a produrre e ad esportare”.
      Oltre ai dati postati sopra basta aggiungere quelli dell’esportazione siciliana: Sicilia 2009 mil. 6.242 (2,1% quota naz.) 2010 mil. 9.215 (2,7% quota naz.); tolti i prodotti petroliferi ed energetici che rappresentano oltre L’80% e sono solo di passaggio in Sicilia ma i soldi vanno altrove, tranne poche briciole, e lasciano in Sicilia danni ambientali e malattie, tolti questi prodotti per il resto si può parlare di esportazioni da miseria; ma a quanto pare “diciamolaverità” è troppo concentrato su se stesso per leggere la realtà.

    35. Come ti permetti di parlare di “beneficio di inventario”? Ma sai leggere? Sono dati ufficiali, ho pure scritto la fonte, e spero che possano essere utili a qualcuno; non a te, con tutte le fesserie che scrivi. Ho replicato per amor di verità ma non è utile interagire con persone come te. Divaghi sui cinesi, scrivi una colossale fesseria: la Sicilia dovrebbe ringraziare altre regioni che, oltre al parassitismo locale, sono proprio loro che ne approfittano delle incapacità siciliane? E sono loro che approfittano della malvagità nel funzionamento economico italiano studiato scientificamente per il loro profitto. La cosiddetta economia basata sullo squilibrio.

    36. calma,calma,
      la tua reazione esagerata non merita alcun commento.
      Tu continua pure a calare i tuoi link preconfezionati
      ed “incontrovertibili”.Roba da Padreterno!

    37. io consumo prodotti cinesi,ne apprezzo la gentilezza,
      ammiro l’accuratezza e la perfezione dei loro prodotti,
      dove il Made in China e’ indicato a chiare lettere.

    38. Mettiti d’accordo con il tuo stesso cervello, perché dici una cosa e il suo contrario con la stessa convinzione. FINE.

    39. tu hai trasformato un dialogo aperto con le opinioni
      di piu’ persone,opinioni confutabili ma sicuramente tutte da rispettare,
      in una pretesa di dialogo a 2,e guai a contraddirti.
      La Cina si avvia a diventare la I Potenza Mondiale,
      anche grazie ai suoi pomodori,
      pomodori che io trovo altrettando gradevoli dei nostri.

    40. in quanto ai dati,tra i dati e le notizie ufficiali,
      e la sacra verita’ dei fatti,ce ne corre…

    41. @diciamolaverita
      “calagli” la testa perchè non te ne liberi più

    42. Purtroppo devo intervenire. Pertanto ti ho detto che non mi interessa interagire con te. Evidentemente non capisci bene quello che leggi. Se rileggi ti accorgi che non mi riferivo direttamente a te, anche se ti nominavo, stavo semplicemente contestando la colossale fesseria che scrivevi sull’esportazione siciliana, ma citandoti alla terza persona, solo per indicare chi scriveva quella fesseria. Altro che discussione a due! Non tutti i lettori conoscono i dati ufficiali e ritenevo ingiusto lasciare passare quella fesseria. Ne hai scritte tante fesserie e divagazioni “al limite…”, non solo in questo post, ma le altre fanno ridere, quella sull’esportazione siciliana era gravissima.

    43. Per chi è interessato: non c’è un link diretto; da questa pagina http://www.sicilia.cgil.it/home/ , in basso della pagina a destra, rubrica “i dati del centro studi”; titolo dello studio “L’economia e la società siciliana: Tra consuntivo 2002 – 2008 e tendenze 2009 – 2013”.
      Dopo la lettura delle prospettive di sviluppo (da qui al 2013) ai più disperati e depressi si consiglia di non suicidarsi immediatamente, ma eventualmente provare a rivoluzionare tutto il sistema strutturale della Sicilia. Ho scritto SISTEMA STRUTTURALE, non cambiare il nome di qualche pseudo-politico da rimpiazzare con un altro nome nuovo di pseudo-politico (per cambiare le lampadine dell’illuminazione o spostare la spazzatura di qualche metro o chiudere il centro storico: BRICOLAGE ININFLUENTE) che non sa nemmeno di cosa si tratta…

    44. … voi comuni mortali mettere in dubbio l’attendibilità di un documento del centro studi CGIL di Palermo, scritto senza citare fonti esatte, a parte rielaborazioni di non si sa che dati ISTAT, con lo stile di uno studente universitario italiano del secondo anno. Non capirete mai nulla di come va il mondo.

    45. cari Autori e Lettori
      e’ stato per me un piacere prendere spunto dai vostri
      pensieri per dire anche la mia,cercando la verita’ nei fatti,ma senza avere la pretesa
      di dire la parola definitiva,perche’ i fatti possono essere ingannevoli,e mostrare tante sfaccettature.
      A volte sono stato fermo,forse anche duro,ma non credo di essere mai entrato a gamba tesa negli argomenti
      ne’ avere offeso chicchessia.Comunque lungi da me
      l’intenzione di volere essere offensivo.
      Fatte queste precisazioni,non mi resta che accomiatarmi da questo blog,che ringrazio per l’ospitalita’ e che
      rimane uno dei piu’ interessanti per la varieta’ di argomenti e personaggi.

    46. Vi invito a rimanere in tema. Grazie.

    47. A me Didonna non piace e non convince, e non lo dico per le sue idee liberiste che pure non condivido ma che rispetto.
      Non mi piace e non mi convince perché trovo malsano un discorso pro-economia locale fatto da qualcuno che gestisce un’impresa che proprio dal commercio di prodotti locali trae la (presunta) forza del brand.
      Capisco che per molti sia indifferente acquistare biologico da Didonna o da un gruppo d’acquisto solidale; la differenza, però, è che il secondo non risponde ad esigenze di profitto strettamente private, ma si “autoregola” secondo le esigenze e le scelte dei veri attori, i consumatori.
      Quindi, a mio avviso, ancor prima di familiarizzare con i concetti di economia locale, biologico, etc., dovremmo imparare a rivalutare il mondo del no-profit come ispiratore di scelte democratiche e realmente solidali, e restituire al giusto contesto tutti gli imprenditori che da Berlusconi in poi si sentono titolati (non si sa in base a cosa) a parlare di tutto e a nome di tutti.

    48. Fabio il tema del post non è Didonna.

    49. E infatti il mio discorso è ben più vasto e attraversa gli argomenti del post…

    50. Didonna: “Mangiare siciliano è un atto di amore verso il nostro territorio, la nostra gente e l’ambiente. Chi non mangia (e non beve, a cominciare dall’acqua) siciliano, di fatto, si fa “mangiare” dal cibo prodotto altrove da altri cui si è venduto al miglior prezzo”…
      http://www.rosalio.it/2009/11/16/3000-nuovi-posti-di-lavoro-a-palermo/
      Ecco, ripensando a certi post del passato e a certe discussioni “animate”.
      Ora, senza volere polemizzare – non è utile -, io i due generi li vedo in contrapposizione.
      Tranne che non si voglia la famosa botte piena e moglie o marito (par condicio, in tempi di parità) ubriaco/a (non sto dicendo che c’è chi mangia in entrambi i piatti).
      Tranne che non si voglia catalogare – e distribuire, scientificamente o meno, i clienti consumatori – tra “popolino” cliente della GDO e clienti abbienti – e un po’ o molto chic – per il mercato dell’agricoltura locale, preferibilmente quella biologica, che è forse più cara ma di qualità migliore.
      Come detto, sono d’accordo con l’idea espressa da Didonna in questo post che, pero’, estenderei a tutta la produzione locale, non solo quella alimentare.
      Ripeto:
      1°) valorizzazione di TUTTE le risorse ed i prodotti locali
      2°) esportazione di produzione locale in misure SERIE e non esportazione da miseria com’è attualmente
      3°) apertura al mercato globalizzato, quindi importazione (dopo avere esportato = equilibrio; al contrario di quello che succede ora).

    51. più che l’orgoglio siciliano, a me interessa consumare, dovunque mi trovo, prodotti a km 0 con un occhio alla qualità. è da folli far girare le merci su gomma e su navi per migliaia di km. sembrano palline di flipper impazzite….e si inquina inutilmente.

    Lascia un commento (policy dei commenti)

Siamo ciò che mangiamo, 5.0 out of 5 based on 1 rating