domenica 19 nov
  • Sette anni di attività: alle volte è dura!

    In questo periodo dell’anno, sette anni fa, un po’ timorosi consegnavamo a una tipografia della città il file dell’adesivo attaccando il quale sarebbe poi cominciata tutta la storia che, bene o male, ormai è nota. Non avevamo idea di quello che sarebbe accaduto. E forse era questa grande incognita la vera ragione delle nostre paure. Ma l’abbiamo fatto, perché ci sembrava giusto farlo.
    Gli obiettivi che abbiamo raggiunto, grandi o piccoli che siano, sono noti. Un po’ meno è nota la fatica costata a noi e a tutti i nostri compagni di strada, all’intero movimento che organizziamo e contribuiamo ad animare. Un’incalcolabile mole di tempo ed energie sottratte alle nostre normalissime vite: banche spesso disumane, burocrazia macchinosa e lenta, l’amministrazione della città sostanzialmente assente, un lungo periodo in cui abbiamo patito la diffidenza delle grosse associazioni di categoria (spesso sconfinata in tacita ostilità), una politica senza visione e parolaia, una cronica mancanza di fondi, la perdurante indifferenza di una gran parte della cittadinanza, semplicemente silenziosa.

    E poi, naturalmente, la mafia. Fiumi di colla, un’offensiva diffusa e perdurante fatta di piccoli danneggiamenti e guerriglia psicologica: un grosso incendio, un motorino bruciato davanti a un bar, pistolettate contro le vetrine, una bomba molotov gettata in pieno giorno in un supermercato, aggressioni per strada, verbali e fisiche. Eppure non ci siamo mai fermati. Il nostro Comitato e l’intero movimento, variegato, socialmente e culturalmente trasversale, nel suo complesso tira dritto per la sua strada. Alcune cose fatte sono risultate esemplari, solide e durature, altre promettenti ma fragili, alcune puramente simboliche, altre ancora estremamente concrete ma molto circoscritte, alcune un po’ mediocri, alcune probabilmente semplicemente velleitarie.

    Mancano venti giorni da quando sette anni fa Palermo lesse lungo le sue strade che “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Tra non molto, quindi, creeremo l’occasione per ringraziare per l’ennesima volta tutti quelli che in questi anni, via via, hanno percorso fianco a fianco a noi la strada che ci permette di restare in Movimento, a provare quel che ci sembra giusto, a fare quel che possiamo. Detto tutto ciò, vorremmo ricordare a questa città che – in generale – chi può esser sicuro di non fare mai errori è solo colui che sta fermo a guardare, a giudicare.

    A noi stessi e a chi ci segue, ci stima e confida nella nostra buona fede, vorremmo ricordare che tra gli “sport” preferiti di certi siciliani (e di certi italiani) c’è quello di dar addosso a chi, bene o male, qualcosa di positivo e concreto la fa. È la maniera emotivamente e intellettualmente più semplice per dire che sotto sotto tutto fa schifo, che ciò che appare apprezzabile in realtà è solo bel parlare e arrivismo sociale, una maniera per presentarsi bene e di fatto far solo soldi, a scapito di una forza lavoro fatta da ragazzi in buona fede ma incredibilmente ingenua. Una maniera per rendere sopportabile a se stessi la propria inerme e immobile rabbia. C’è un diffuso abito mentale che spinge a distillare poco alla volta maldicenze, insinuazioni, dicerie, che scorrono come un fiume carsico fin quando non trovano l’occasione propizia per emergere e manifestarsi sotto forma di violenti attacchi, apparentemente argomentati. E allora si diffonde la voce che in realtà molti di quelli che sono nella lista di Addiopizzo in realtà pagano: «L’ho saputo da un amico di cui mi fido, ma di cui non posso farti il nome». Noi cerchiamo di vigilare sempre, non solo al momento dell’adesione. Quando ci vengono forniti o raccogliamo elementi concreti, non ci tiriamo indietro. Crediamo di averne dato prova con l’esemplare e fragorosa espulsione dell’Adelia Venusta, il cui titolare ed alcuni suoi dipendenti si sono ritrovati successivamente coinvolti in un’indagine di mafia per intestazione fittizia.

    Poi ci sono quelli che dicono che è solo una questioni di soldi, che in realtà Addiopizzo è fatta da un gran numero di ingenui ragazzi abbindolati da astuti avvocati e professionisti dell’antimafia, che hanno usurpato i fondatori del movimento e il suo originario spirito. Falsità! Non fosse altro che i presunti cinici farabutti sono tra i fondatori del movimento che con esso, in modo paritetico, prendono le decisioni.

    Il denaro. Quale? Ci è stato approvato un significativo finanziamento attraverso il PON Sicurezza di cui abbiamo già dato comunicazione pubblica. Quando finalmente ci saranno erogati i soldi, renderemo conto pubblicamente di come li spenderemo.

    «E quelli dei processi, allora?». Ad oggi sono 37 i processi in cui ci siamo costituiti parte civile. Un milione di euro la somma complessiva riconosciuta al nostro Comitato dai giudici della nostra città, a titolo di risarcimento del danno nei vari processi penali in cui l’associazione è stata ammessa come parte civile a fianco dei commercianti e degli imprenditori assistiti dai componenti del Comitato durante la delicata fase della denuncia. Queste somme sono state riconosciute proprio perché i giudici hanno capito che un’associazione che opera nel territorio come la nostra, che si sta radicando nel tessuto sociale di Palermo, che con continuità ed efficacia produce fatti processuali, subisce un danno ai propri interessi causato dal sistematico taglieggiamento delle imprese da parte di Cosa Nostra, nello stesso territorio in cui la stessa associazione si spende per la salvaguardia della libertà d’impresa.

    Peccato che una recente legge, cambiando il sistema precedente, ha impedito agli enti costituiti parti civili nei processi di mafia di accedere al Fondo Nazionale di Rotazione per il recupero delle somme riconosciute dai giudici! Fondo Nazionale che, rivalendosi successivamente sui beni confiscati ai mafiosi, recuperava quelle somme anticipate alle vittime di mafia. L’unica somma che il Comitato è riuscito a recuperare dal Fondo è quella di 10 mila euro riconosciuta in un processo penale a carico di mafiosi di San Lorenzo e Carini. Questa somma non è neanche bastata per stampare le decine di migliaia di guide del consumo critico, che ad oggi vedono quasi 700 operatori economici che ci hanno dimostrato fiducia.

    «E i soldi agli avvocati?». I soci dell’associazione che in veste di avvocati ci difendono nei vari processi di mafia, ricevono dai giudici un compenso per il lavoro svolto. Questo compenso è stabilito dai vari giudici sulla base di tariffe professionali. Più trasparente di così!

    Gli avvocati dei mafiosi, giustamente, percepiscono la loro parcella anche se perdono il processo. I nostri avvocati no. Se un imputato di estorsione o di mafia contro il quale ci siamo costituiti parte civile viene assolto, i nostri legali non vedono un centesimo. Sia perché le associazioni che rappresentano non hanno i soldi per pagarli, ma soprattutto perché fanno il loro lavoro perché credono nella causa per la quale si spendono insieme a tutti gli altri soci dell’associazione.

    Per rendere limpidamente e pubblicamente riconoscibile lo spirito con il quale agiamo, dalla primavera del 2010 il Comitato Addiopizzo e Libero Futuro hanno preso all’unanimità la decisione di non costituirsi nei processi in cui tra le persone offese non figurino commercianti che abbiamo assistito in sede di indagini e che, aderendo alle idee e all’azione delle nostre associazioni, hanno scelto di denunciare o collaborare attivamente con gli inquirenti. Formalmente il giudice accetterebbe la nostra eventuale richiesta di parte civile, ma noi miriamo a dare una legittimazione sostanziale derivante da un effettivo lavoro fatto nella società al fianco di chi vuol denunciare. Basterebbe il nostro statuto e sarebbe comunque una scelta legittima, come legittima è la scelta di quelle associazioni di categoria, antimafia e antiracket, che si costituiscono anche se non ci sono persone offese costituitesi parte civile.

    Il risultato di queste scelte da apprezzare e da condividere, invece, qual è? Il risultato è che i nostri “soci-avvocati” vengono additati come arrivisti e come professionisti dell’antimafia: tutto il resto non importa. Cos’è quest’atteggiamento se non malafede?

    Ultimamente tutta questa malafede ha avuto l’opportunità di esprimersi e – allo stesso tempo celarsi – in occasione della polemica che purtroppo c’è stata tra noi e la signora Valeria Grasso. La signora ha coraggiosamente denunciato e fatto arrestare i suoi estortori. Noi l’abbiamo assistita in più modi per diversi mesi, come abbiamo avuto modo di spiegare in questo nostro stesso sito alcuni mesi fa. A un certo punto però la signora Grasso si è sentita mollata, abbandonata. Noi, in coscienza, riteniamo di aver fatto tutto quello che era alla nostra portata. La signora si aspettava di più. Forse ci ha sopravvalutato e, esasperata dalle lentezze burocratiche e da una contingenza economica obiettivamente molto critica, vedendo che non le veniva riconosciuto da più parti quanto le era dovuto, si è sentita abbandonata. Anche da chi, come noi, ha fatto quel che poteva.

    La signora Grasso si è spiegata il nostro comportamento pensando che per noi fosse un problema il fatto che ad aiutarla ci fossero anche dei politici, come Sonia Alfano. Della signora Alfano, del suo operato e della sua storia non abbiamo assolutamente niente da ridire, tutt’altro. Ma sta di fatto che non siamo riusciti a far capire alla signora Grasso che la sua spiegazione del nostro comportamento non ha niente a che vedere con la politica. Forse è questo il nostro unico errore. Per tutto il resto abbiamo fatto tutto ciò che potevamo. Semplicemente e drammaticamente non è bastato.

    Qualche tempo fa, interpellati ufficialmente dal Prefetto Caruso, considerato peraltro che come associazioni siamo iscritti all’albo prefettizio ex Decreto 220/2007, abbiamo espresso l’opinione che la signora necessitasse almeno di un sistema di vigilanza dinamica. Per un certo periodo è stata questa la tutela che le autorità preposte hanno ritenuto di disporre. Poi, evidentemente la situazione è precipitata, non sappiamo come e quando. Oggi purtroppo la signora Grasso e i suoi figli sono costretti a vivere in una località segreta. In tutti questi anni è la prima volta che succede. Nel peggiore dei casi alcuni degli imprenditori denuncianti (una esigua parte di quelli che hanno denunciato) vivono sotto scorta, ma continuano a vivere e lavorare a Palermo. Noi abbiamo piena fiducia nella magistratura e negli inquirenti. Pertanto confidiamo che la signora possa tornare a Palermo quanto prima.

    Fino ad ora non lo abbiamo detto, perché temevamo che alla signora Valeria Grasso sarebbe suonato ipocrita, perché sappiamo che ci serba del rancore e perché vedere precipitare la situazione da una vigilanza mobile al programma di protezione ci ha atterrito. Ora basta! Accettiamo le critiche di Valeria Grasso, ma di tutti gli altri, francamente, siamo stanchi. Soprattutto perché mettono seriamente a rischio alcuni di noi. Attaccare violentemente alcuni di noi, facendo nomi e cognomi, è molto rischioso. Dà alla mafia obiettivi chiari da attaccare. Accettiamo le critiche, ma per il rispetto che crediamo che meriti tutto quello che abbiamo fatto sin qui, pretendiamo che siano fatte con spirito costruttivo.

    Con Valeria Grasso abbiamo fatto tutto ciò che potevamo, non si possono criticare i limiti con furia distruttiva. Dal 2007 a oggi, in un modo o nell’altro, fuori o dentro i processi, abbiamo assistito e aiutato 300 concittadini che hanno subito danneggiamenti, intimidazioni, richieste estorsive e una miriade di fatti delittuosi riconducibili alla criminalità organizzata. Abbiamo enorme rispetto della pluralità delle opinioni, ma crediamo di meritare rispetto e pretendiamo solo critiche costruttive che ascolteremo e prenderemo in considerazione. Dopodiché opereremo e di nuovo ciascuno si farà la propria legittima opinione.

    Ospiti
  • 21 commenti a “Sette anni di attività: alle volte è dura!”

    1. Non so. Io ho sempre considerato il vostro arrivo come uno schiaffo morale e un superbo esempio di comunicazione contemporanea. Detto questo non ho mai sentito le trombe del paradiso, né puzza di zolfo. Se riuscissimo ad avere dei dati reali su quanto la mafia ha perduto dal vostro arrivo, potremmo parlare con i fatti. Sicuramente questo testo, da voi scritto, preoccupa. Quando si sente il bisogno di spiegare, motivare, mettere puntini, qualcosa non torna ed è il caso di rivedere anche i piani di azione. Faccio un esempio: se io sono un commerciante, non pago il pizzo e non aderisco alla vostra associazione, come sono visto? Sono incoraggiato? O sono uno di quelli “che paga” perché non ha l’adesivo esposto quindi non considerato? L’errore che dovreste smettere di compiere è quello di definire “conusmo critico” tutti i commercianti che espongono il vostro logo e di estendere i vostri piani di azione smettendo di fare, a vostra volta, “leva psicologica”. Perché aderire a una lista non significa avere ricevuto una grazia e voi stessi avete dovuto prendere provvedimenti, come avete scritto in questo testo. Spesso vi ponete come “bene supremo” e ripeto, non può un ottimo esperimento di comunicazione diventare vangelo. Mi piacete come elemento “che disturba e scoraggia”, ma non si può andare oltre, avendo la presunzione di guardare tutti dall’alto in basso. A voi il rispetto per averci messo la faccia anche se spesso mi sono chiesto come mai, alcuni di voi, frequentano blog e forum con i “nickname”.

    2. Io penso che Addio Pizzo sia costituita di persone molto coraggiose e in gamba.Certamente non hanno tutti gli istrumenti finanziari,istituzionali e varie che potenzierebbero la loro azione e la renderebbero sempre efficace.MA non per questo si deve far leva sulle sbavature.Ci sono tanti punti di forza e su questi i palermitani,i siciliani,gli italiani devono riflettere e appoggiarsi.

    3. Quello che ho sempre pensato è che Addiopizzo sia nato come sussulto di un gruppo di ragazzi stufi. Quei ragazzi coraggiosi che stamparono ed affissero gli adesivi usando egregiamente tecniche di guerrilla marketing riuscirono a fare breccia nell’opinione pubblica più delle solite parole al vento usate dai politici e dalle istituzioni.
      Però, col passare del tempo, nel momento di dover organizzare le forze e le idee per mettere a frutto i successi ottenuti, quegli stessi ragazzi sono stati costretti a mettere i piedi nel viscoso pantano della burocrazia, dei tribunali, delle regole elefantiache. Si sono dovuti in un certo modo “inquadrare”, istituzionalizzare.
      Che è proprio il modo con il quale il sistema neutralizza i movimenti rivoluzionari come il loro.
      Perché quando cominci a seguire le regole – per carità, legittime e legali – diventi volente o nolente parte dello stesso meccanismo, dello stesso substrato del quale la mafia si nutre e si è sempre nutrito. Non parlo di connivenze, intendiamoci. Non lo penso affatto.
      E’ che la viscosità ti fa perdere lo slancio, lo spunto vincente. E la mafia è una bestia che si trova a proprio agio in un contesto lento e riconoscibile. Riesce a prendere contromisure, se uno si muove lentamente contro di lei. Più burocrazia c’è, per la mafia, meglio è. Perché puoi infilare qualcuno in mezzo agli ingranaggi, puoi ottenere informazioni, hai il tempo per capire cosa succede e dove rivolgere il bisturi…
      Non posso far altro che ringraziare Addiopizzo per quello che ha fatto e continua a fare, ma il rischio è che ormai sia stata inquadrata da chi di dovere, che utilizza ogni errore, ogni leggerezza per approfittarsene e cercare di delegittimarla.

    4. Burocrazia = stato = mafia all’incirca sta dicendo questo… io vi stimo e capisco quanto è difficile, la gente è sempre pronta a criticare; fosse per questi palermitani che sanno solo lamentarsi, staremmo ancora a combattere contro i mulini a vento.

      anche grazie a voi ora la Siclia è la terra dell’antimafia

    5. Io sostengo addiopizzo “senza se e senza ma” perchè, in un contesto cittadino di parolai e collusi/conniventi, ha fatto qualcosa di concreto contro la mafia.
      Lo stesso sostegno lo esprimo alla signora Valeria Grasso che sta pagando personalmente le conseguenze di un atto coraggioso.

      In un movimento ampio, spero sempre più, le incomprensioni o le polemiche ci possono stare ma non si deve mai dimenticare che gli unici nemici della nostra città sono quei vigliacchi e parassiti dei mafiosi!

    6. Addio Pizzo: “C’è un diffuso abito mentale che spinge a distillare poco alla volta maldicenze, insinuazioni, dicerie, che scorrono come un fiume carsico fin quando non trovano l’occasione propizia per emergere e manifestarsi sotto forma di violenti attacchi, apparentemente argomentati”.

      Enrico Colajanni, presidente Libero Futuro: “Valeria Grasso fa un uso spregiudicato della sua immagine… Non credo ci sia nemmeno motivo di sollevare un polverone, perché sarebbe inutile e dannoso, soprattutto per l’immagine della signora”.

      Ehm… non so come dirlo… maldicenze, insinuazioni, dicerie… e aggiungo mezze frasi. Bastava che questo signore chiedesse scusa alla Signora Valeria Grasso, alla testimone di giustizia Valeria Grasso.

    7. Quella degli “attacchini” di AddioPizzo è stata sicuramente una delle pagine più belle della storia civica di Palermo.
      L’augurio, a loro come a tutti quanti si cimentino in attività di impegno civile, è sempre quello di mantenersi fedeli allo spirito originario.
      Laddove il tessuto economico è debole e la popolazione più incline ad apprezzare i privilegi che i diritti, non è strano che la burocrazia assuma atteggiamenti parassitari e che la stessa antimafia diventi un modo per campare o per fare politica.
      Per questo, il rimedio radicale rimane sempre e solo quello di favorire la nascita di vere imprese che operino sul mercato vero (quello dove chi paga pretende) e non su quello del denaro pubblico intermediato dalla politica su cui si è costruito in questa regione un modello di sviluppo non più sostenibile.

    8. basta pensare che io sono stato esluso dalla lista di pizzo free solo perche li ho criticato ,dal loro meschino comportamento ,una volta non avevo neanche i soldi per comprare il pane ,premetto che a parte che sono vittima della mafia sono socio di addiopizzo ,mi sento rispondere da addiopizzo ,è inutile che le facciamo la spesa tanto lei non risolverebbe il poblema ,e poi noi non siamo un ente di beneficenza.pero tempo fa la spesa al supermercato di via pindemonte l,hanno fatta.volevo partecipare alla fiera a villa trabia e mi hanno chiesto per due giorni 300euro per il gazebo per esposrre e vendere assurdo altro che consumo critico.mi hanno abbandonato durante il primo processo perche non gli conveniva e poi …….per me per l,esperienza negativa tutte le associazioni antiracket che sono a palermo e ce ne sono 7 hanno perso la loro identita ideologica ,tanto che ora prima viene la politica e il denaro e poi la vittima della mafia.nessuno giornalista ha avuto il coraggio di scrivere tutta la mia storia vera .

    9. Quando i miei amici stranieri mi chiedono della mafia a Palermo dipingo un quadro a tinte fosche. Però, dico poi, ci sono persone come quelli di AddioPizzo. Nessuno è perfetto, ma mi sambrano uno spiraglio di luce nell’apatia politica che regna a Palermo. Bravi. Continuate così, se potete.

    10. Eh no Bennj, troppo semplicistico gettare il sasso e nascondere la mano come fai te.

      Scendi troppo in certi particolari, quindi o citi chiaramente il tuo nome e cognome oppure la tua testimonianza non deve essere presa sul serio.

    11. al di là del nome e cognome non sarebbe il caso che qualcuno ci spiegasse se è tutto vero o no? I blog sono luoghi di confronto, non di comunicati.

    12. “C’è un diffuso abito mentale che spinge a distillare poco alla volta maldicenze, insinuazioni, dicerie, che scorrono come un fiume carsico fin quando non trovano l’occasione propizia per emergere e manifestarsi sotto forma di violenti attacchi, apparentemente argomentati”
      Il problema, penso, è che quando una diceria, come la chiamano questi signori, diventa opinione diffusa, non bastano quattro paginette di pulizia di coscienza per spazzarle via. Addiopizzo è composta da un buon 80% di persone molto buone e convinte di far il bene ma assolutamente incapaci di prendere una posizione, ed è poi gestito da quattro furbacchioni. Ora, lungi da me rivolgere un appello ai quattro furbacchioni, non è gente con la quale si possa parlare – lo dico, se non altro, perchè ho provato a parlarci in passatto, ma, come è loro ABITO MENTALE hanno etichettato la mia opinione come fuori luogo, isterica, pazza e così via..- ma vorrei davvero rivolgere di tutto cuore un appello alla restante parte del comitato che sono sicura essere composta da persone oneste: vi stanno portando verso un baratro, anzi, peggio, stanno sporcando il nome di Addiopizzo un giorno dopo l’altro, vi ritroverete senza alcuna credibilità solo perchè loro sono convinti che finchè si fa antimafia è lecito tutto. Avete nelle vostre mani la responsabilità di qualcosa che potrebbe essere davvero grande e importante e la state buttando via per seguire quattro megalomani? Buttateli fuori e fateci vedere chi è davvero Addiopizzo..

    13. sig. benny lei dovrebbe smetterla di sputare fango sul comitato addiopizzo; lei non è socio (?) dell’associazione, ergo nessuno le ha mai chiesto soldi per la fiera(soldi che peraltro servono per ricoprire le spese per i gazebo e tutti gli altri servizi della fiera!)
      la smetta per cortesia…

    14. vorrei dire a queste persone ,che non hanno avuto sicuramente la mia esperienza ,e spero che non la facciano ,primo sono socio di addiopizzo dal 2006 potete chiedere o vedere,secondo l,organizzazione di addiopizzo quella che ha fatto la fiera a villa trabia mi ha chiesto 300euro per due giorni per partecipare anzi ho detto pure e se io porto il gazebo mio ?mi hanno risposto che non era possibile ,poi come ho detto molte volte purtroppo ci sono vittime di serie a e vittime di serieb questa è la verita se volete sapere di piu o confrontarvi cosa che loro non hanno fatto mai potete telefonarmi al 3391327950 quindi aspetto una vostra chiamata come aspettavo una chiamata di addiopizzo circa 4anni fa .o forse gli hanno tagliato il telefono.

    15. aggiungo che ogni volta che ho parlato di questa associazione a certi giornalisti ,come se avessero paura non hanno voluto piu ne scrivere ne intervistarmi per fortuna che non tutti i giornalisti hanno il monopolio.

    16. ora mi aspetto una telefonata

    17. alle 9,25 vi era stato un commento e io alle 9,41 ho risposto è ho dato tutti i miei dati aspettando una telefonata chierificatrice cio non è avvenuta quindi ribadisco che è facile giudicare alle spalle ma è difficile confrontarci .io sono pronto e voi………….

    18. come volersi immagginare nessuno mi ha telefonato ,cio significa che quello che si dice alle spalle non è altro che falsita perche se fosse vero come dicono loro ,ora mi avrebbero almeno telefonato per sapere o criticare ma purtroppo quello che ho detto è la triste realta di un artigiano vittima di usura ed estorsione che fino a 5 giorni fa ha ricevuto altre minaccie e sicuramente fare la fine di valeria grasso ,con l,indifferenza non solo delle associazioni antiracket tutte lo preciso,ma anche delle istituzioni perche è semplice e facile dire denunciate e non sarete soli o denunciate se no sarete espulsi ecc…..ma all,atto pratico vorrei vedere se una persona dopo che ha perso tutto dopo che ha chiuso l,attivita dopo che è stato minacciato almeno 6 volte e gli hanno bucato le ruote della macchina dopo avere avuto anche in famiglia dei lutti importanti l,ultimo la morte di un figlio di soli due mesi dopo aver perso anche parenti e amici .se dopo tutto cio avrebbe avuto il coraggio di denunciare io lo fatto e propio ieri vi è stata la seconda udienza al tribunale .questa è la mia email bennjraimondi@hotmail.it e questo è il mio numero di telefono che do di nuovo 3391327950 .

    19. A questo punto mi aspetto una risposta da parte di Addiopizzo, che riprenda e chiarisca quanto affermato da bennj (il quale ha lasciato indirizzo email e num.di telefono personali). La maschera – dalla persona in questione – è stata tolta, ha spiegato quali, secondo lui, sono state le “ingiustizie” che ha subìtio (anche e non solo da parte di Addiopizzo), ma adesso diventa urgente una risposta da parte del comitato già citato.
      Se ciò non accade bisognerebbe approfondire maggiormente, anche in altri ambiti.

    20. Qualcuno ha detto “Nessuna buona azione rimarrà impunita”, ma al di là delle belle e amare citazioni io dico: Solidarietà completa e incondizionata ad Addiopizzo! Massima ammirazione per quello che fate! Voglia di contribuire nei limiti del possibile. Io sono in contatto con i vostri cugini catanesi. Ma so che voi avete avuto il merito di essere i primi e per questo siete importantissimi. Se anche solo una parte di quelli che fanno bla bla si rimboccassero le maniche la vostra azione sarebbe molto più rapida ed efficace. Voi in ogni caso non fermatevi. Dovrà essere la delinquenza a fare sempre nuovi passi indietro. Possono esserci errori, incertezze, imprevisti, ma questo non deve fermarvi. Mai. Tommaso M. Patti

    21. dopo tre giorni da aver dato i miei dati personali nessuno ne di addiopizzo o altri si è presa la briga di darmi una sincra risposta ai commenti che ho fatto e che ingiustamente criticati io ho fatto la mia parte ma vedo con amarezza quelli che si ritengono per la legalita sparlano alle spalle senza mai in diversi anni dato la possibilita di confrontarci ,ecco i soliti errori che si fanno con la bocca siamo tutti facili poi bisogna pero verificare .

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