martedì 21 nov
  • Fondo Luparello e il futuro di Palermo

    Io vedo una città che può sognare di essere europea. Dove gli anziani possano avere diritto ad essere assistiti, e se in salute possano rendersi ancora utili alla collettività. Dove un asilo pubblico non sia solo un miraggio inarrivabile. Io vedo nel futuro una città bella, piena di turisti, curata, ricca di spazi verdi e luoghi aggregativi. Sogno una città felice.
    Questa è la mia visione per Palermo. Ci credo veramente.

    Quale è la visione per Palermo di ciascuno di noi? A quale modello di città pensiamo? Quale è la visione per Palermo della nostra classe dirigente?

    Dovremmo immaginare come dematerializzare, come ridurre la mobilità interna, come semplificare, ovvero una direzione analoga al resto del mondo. Ed invece, da anni, la Regione è concentrata in quella che sembra dovere essere la soluzione finale: l’edificazione di un centro direzionale. Un grande polo che metta insieme 8000/9000 dipendenti regionali.
    Dopo avere abbandonato l’idea di realizzarlo a Fondo Uditore, adesso l’intenzione si sposta su Fondo Luparello, un fondo con una storia centenaria, l’unica area verde degna di nota nella nostra città insieme alla Favorita. Sopravvissuta all’assalto dell’edilizia violenta degli anni sessanta e settanta semplicemente perché terreno alluvionale non edificabile. Un luogo straordinario e vasto, che ha ospitato a fine ottocento l’istituto sperimentale Zootecnico della Sicilia, un grande luogo di innovazione e sperimentazione, quando in Sicilia le visioni prospettiche erano più forti della miopia edilizia. Tanti anni fa.

    Oggi, sembrerebbe, esistano le forze e le energie per riuscire dove hanno fallito il sacco di Palermo, il mitico Ciancimino, e finanche il disamore per la nostra città dei nostri padri.
    Lo strumento un centro direzionale, metafora straordinaria in una terra ormai da decenni abbandonata a se stessa, senza direzione appunto; quasi che per trovare una direzione sia indispensabile edificare un centro a sua memoria.

    Chi legge adesso, se a conoscenza anche della mia proposta su fondo Uditore, potrebbe pensare che abbia qualcosa di specifico contro il centro direzionale della Regione. Non è questo ovviamente. Semplicemente non condivido l’urgenza con la quale si presenta nell’agenda politica e mi terrorizza l’idea povera di città ed in generale l’assenza di progetto che vi sta dietro. Non credo vi sia malafede, sia chiaro, penso solo che chi pensa in questo modo cerchi di dare risposte obsolete a problemi oggettivi.
    Forse dovremmo porci il problema di ridurre il numero dei dipendenti, considerando che siamo un unicum in Europa, ed il topolino che questa montagna riesce a generare dovrebbe indursi a riflettere; dovremmo capire come delocalizzare il lavoro, come frammentare i flussi e non concentrarli. Cosa accadrebbe ad esempio, in una città già stremata dal traffico come Palermo se decidessimo di spostare 9000 persone in un solo posto? Mi chiedo se qualcuno se lo sia chiesto.

    La riflessione non può limitarsi alla costruzione o meno del centro direzionale; piuttosto va aperto un dibattito, come nelle grandi città, che metta a confronto tesi proposte e soluzioni diverse, un progetto generale per Palermo nel quale discutere anche delle esigenze cui il progetto di centro direzionale intende essere risposta. Tutte le esigenze alla ricerca delle soluzioni possibili, e non soluzioni tampone per singoli problemi decontestualizzati. Immagino cioè una città che viva in dialettica positiva le sue scelte forti, e non un luogo che subisce passivamente le emozioni dell’assessore di turno.

    Venerdì scorso un manipolo di svariate centinaia di nostri concittadini si sono dati appuntamento al belvedere di Baida. Una ricca compagine di associazioni e cittadini. Si tratta di persone strane perché hanno una loro idea di futuro e di città. Concittadini (quanto mi piace questa parola) che ci propongono una riflessione di merito e di metodo. Non so se il centro direzionale si farà mai; se avremo nel futuro palazzi e cemento a Fondo Luparello, Fondo Uditore, Villa Trabia, alla Favorita ed al Giardino Inglese, mi auguro soltanto che la città che avremo tra dieci, venti, cento anni sarà la città che avremo voluto costruire, figlia di un ragionamento collettivo e non quella che ci saremo trovati casualmente attorno, figlia dell’umore o dell’intuizione, giusta o sbagliata che sia, di uno o di quell’altro.
    Anche il nucleare era una buona risposta al problema energetico nazionale, solo che creava decine di altre “piccole” controindicazioni, era una soluzione fuori contesto; è stato spazzato da una ondata di sano buon senso. Quello stesso che ci vorrebbe per determinare il futuro urbanistico di questa nostra Palermo.

    Ospiti
  • 32 commenti a “Fondo Luparello e il futuro di Palermo”

    1. “Ci credo veramente”….. grazie di cuore. grazie a Dio ci sono ancora persone come Lei.
      saluti.

    2. Quello che manca, e che si scontra appunto con le proposte estemporanee di edificare una cosa qua e una là ma purché grande e ingombrante, è una “idea di città” chiara, ragionata e condivisa. Chiara perché tutti possano capire a cosa serve e se non ci sono alternative, ragionata perché frutto di ragionamenti che leggano lontano e valutino costi e benefici di qualsiasi intervento a scala urbana, condivisa perché la città sia davvero dei cittadini informati e consapevoli delle scelte urbanistiche da fare dopo discussioni pubbliche, non per imposizione di chi ha interessi speculativi sulle aree. Bisogna svegliarsi dal sonno della ragione.

    3. Vedi il sogno di una città felice europea? Fammi capire il tuo sogno, Callea! Ancora non vedo nella nostra città stranieri del nord, come francesi, tedeschi o inglesi. Abbiamo un sacco africani bassi, quelli che prendono per pulire la mia casa per 1,35 € / l’ora. credi veramente che un inglese o un francese pulisce la mia casa per questo prezzo? Voglio solo turisti per favore nella nostra Palermo, il tuo sogno europeo. Ti prego dal cuore.

    4. Se proprio deve farsi, che si faccia presso la stazione Notarbartolo. Ci sarebbe, a quanto pare, un progetto in tal senso.

    5. a france’ ma questo esiste già

    6. Mancano anche i regolanenti attuativi degli strumenti di partecipazione popolare previsti dallo Statuto comunale che a Catania sono già stati approvati lo scorso anno.

      http://files.meetup.com/871832/Presentazione%20%28pubblicabile%29.pdf

    7. Io vedo e’ un discorso.
      Io sogno e’ ben altro discorso.
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      9000 dipendenti regionali sono ancora troppi,e sarebbe grave errore costruire uffici per 9000.
      In ogni caso con l’evoluzione dei sistemi telematici non c’e’ alcuna esigenza di concentrare Uffici.Si sta in videoconferenza e si condividono
      banche dati on line.Si comunica per e-mail.
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      Semmai c’e’ l’esigenza di disporre di uffici decorosi e ben distribuiti nel Territorio Urbano.
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      La Regione Lombardia ne ha 2500,di dipendenti,almeno cosi’ si strombazza.Come si strombazza il fatto che i dipendenti regionali in Sicilia sono 25000 e forse ancora di piu’.
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      Quando si propone un qualsiasi Progetto,i numeri di base hanno un ruolo fondamentale.
      Come anche gli obiettivi.
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      Mi riporterei a 30,40 anni fa,per verificare idee,programmi e progetti sulla Palermo del 2000
      e mi viene da ridere.
      La danza dei numeri la dice lunga sulla cultura diffusa in merito alla cosa pubblica.
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      Un giorno uno scrive che il Comune di Palermo ha
      22000 dipendenti e nessuno rettifica.Poi spunta un post che dichiara che al Comune di Palermo i dipendenti sono 7500.

    8. Rosanna Pirajno
      ma,ingegneri,architetti ed urbanisti palermitani
      che stanno facendo?
      Ho l’impressione che hanno mollato tutto.

    9. @giorgio
      sinceramente complimenti, considero il tuo intervento straordinariamente acuto.
      Non ho usato a caso le parole vedere e sognare. Sono arti ed attributi, per chi conosce Castaneda, del guerriero senza macchia. E quale è il guerriero senza macchia? E’ quel guerriero che non vive da essere immortale, che ha tempo e può procastinare, ma sa che ha l’obbligo di agire qui ed ora.
      E quindi, se vuoi, il mio testo non è per tutti, ma è dedicato a quelli che, da guerrieri senza macchia, ritengono di dovere agire qui ed ora.

    10. Agire si’,ma sempre con cognizione.
      A tutti noi manca la cognizione.
      Troppe volte si e’ agito senza cognizione,
      ed oggi ci ritroviamo una citta’
      praticamente invivibile,
      caotica,confusionaria,sporca,litigiosa,e,sopratuttodistratta,proprio quando dovrebbe essere attenta.
      Il cammino che io vedo e’ lunghissimo.

    11. Ottimo post Giovanni. Il futuro migliore di Palermo non si farà domattina ma è già iniziato con tutti i progetti proposti, portati avanti e sudati dai cittadini stessi. Da cittadini che lo fanno al posto di chi è pagato per farlo e non lo fa’. Fondo Luparello ne è un’altro.

      @ Pappo : se vuoi capire veramente il sogno di Giovanni e di tanti altri come lui, il miglior modo è di entrare in uno dei gruppi e movimenti che si danno tanto da fare per migliorare Palermo. Anche con semplici gesti quotidiani. Questo, meglio di qualsiasi discorso, ti farà vedere cosa significa ritrovare speranza nel futuro di Palermo. Perché si costruisce mattone per mattone, passo dopo passo, con le proprie mani. Con fatica ma anche con grandi soddisfazioni.
      Dopo ogni singola azione, piccola o grande, Palermo non è cambiata. Ma ognuno di noi sì. Insieme a noi, quelli che ci stanno vicino. Allo stesso momento, Palermo sarà già un po’ cambiata.

      Per ora hai bisogno di vedere stranieri del nord per credere nel futuro di Palermo? Io sono canadese. Abbastanza al nord? Cambia qualcosa? No! Se rimango sola.

      Peccato che tu non sia stato con noi durante la domenica di pulizia e di riqualifica di una piazzetta di Ballarò il 5 giugno scorso. Un bruttissimo angolo di parcheggio e di munnizza è diventato un micro parco urbano.
      Insieme ai Palermitani del quartiere, c’era magari una sola canadese ma tanti di quei Africani di cui parli. Tutti a lavorare insieme, per poi inaugurare la piazzetta e festeggiare insieme. Indovina chi gode adesso di questa piazzetta? I Palermitani stessi e gli stranieri del quartiere! Perché l’hanno fatto con le proprie mani e non hanno aspettato qualcuno da fuori per farlo.

      @Giorgio
      Invito anche te a partecipare ad uno dei numerosi gruppi ed associazioni. Ti renderai presto conto che i professionisti che hai elencato, anche se non mollano, non cela fanno a cambiare le cose a Palermo se non lo fanno insieme ai semplici cittadini meno “specializzati”.
      Per il progetto di Fondo Uditore abbiamo più di uno specialista (in architettura, urbanistica, agraria, botanica ed ingegneria). Ma la vera forza del comitato non viene da loro ma dagli oltre 5000 sostenitori e collaboratori raggruppati finora. Ora puntiamo su 10,000.
      La vera sfida non è il singolo progetto ma il fatto di riuscire a raggruppare, per la prima volta, tantissimi cittadini desiderosi d’impegnarsi per il bene comune. C’è tanto da fare a Palermo. L’unica modo per farcela e di raggrupparci e collaborare insieme. Solo facendo questo, la mentalità di ciascuno di noi sarà già un po’ cambiata.

      Mentre Pappo aspetta i stranieri del nord, tu aspetti i professionisti per veder cambiare Palermo…
      Parco Uditore, Fondo Luparello, Piazzetta del Mediterraneo a Ballarò, sono 3 progetti diversi ma che hanno in comune una cosa : l’unità di tanti cittadini che sognano una Palermo migliore e che si danno da fare però, per arrivarci. Chi ha voglia di farlo insieme a noi, batta un colpo! ….vero Giovanni? 🙂

    12. @Pappo. l’Africa è il futuro, ci sono certe città africane che ci stanno superando di anni luce. E comunque onesto sei a dare 1,35euro l’ora per pulire casa.
      @Giorgio. I tempi sono cambiati e maturi per stravolgere il sistema. Tu vedi tempi lunghissimi perchè pensi forse a quelle poche e banali soluzioni che potevano andare bene 20anni fa.

    13. Io ho espresso la mia opinione su un tema specifico.Attenzione a sapere interpretare i tempi che viviamo e prevedere cosa succede domani.
      Per chi non ha seguito,ripeto,
      1.Conoscere i volumi di oggi
      2.Prevedere i volumi di domani
      3.Guardarsi intorno per capire come si lavora oggi
      con l’aiuto dell’Information Tecnology e concepire
      soluzioni moderne.
      Tradotto vuol dire evitare grandi concentrazioni
      di persone.Ammesso che si tratti di 9000 persone,ve l’immaginate cosa vorrebbe dire muoverli tutti i giorni x mandarli in Ufficio?
      .
      V
      secondo me non hai letto le mie osservazioni.
      20 anni fa stare in videoconferenza non era affatto banale e se lo potevano permettere
      solo i gruppi piu’ organizzati ed innovativi.
      In ogni caso dovresti essere piu’ cauto quando scrivi.Le mie sarebbero poche e banali soluzioni,
      E LE TUE QUALI SAREBBERO?

      .
      A me piace assegnare obiettivi.
      E’ quello che riesco a fare meglio.
      Il mio contributo l’ho gia’ dato,anche qui.
      .
      Christiane
      io non aspetto i professionisti per cambiare Palermo.Pero’ vorrei leggere cosa ne pensano quando altri,che tali non sono,invadono il loro campo.Una cosa e’ ripulire una piazza,ben altra cosa e’ studiare una soluzione urbanistica.
      .
      Io vedo tempi lunghissimi perche’ i danni sono strutturali a Palermo
      e perche’ tutt’ora ci sono forze negative in posizione decisionale.
      .
      Vorrei vedere quella piazzetta di Ballaro’ tra 3 o 6 mesi.Di situazioni simili ne esistono centinaia a Palermo,il degrado e’ documentato e la soluzione sta negli addetti ai lavori e nella cittadinanza che ha pure una responsabilita’.

    14. insomma,con le presenti generazioni di palermitani,c’e’ poco da fare,non c’e’ speranza.

    15. Ho fatto un conto ( non un sogno, semmai un incubo): dagli anni della sua fondazione nell’ VIII secolo a.C. fino al 1850 Palermo è cresciuta in media di 0,55 ettari/anno. Tra il 1850 e il 1955 di 4,4 ha/a, dal 1955 al 2002 di 88,7/ha e così certamente continua. Sono dati tratti da uno studio sull’uso del suolo utilizzando vecchie cartografie e foto aeree. La superficie della pianura Palermitana è ormai urbanizzata al 75% -80% , le funzioni microclimatiche, di ricarica delle falde, di protezione idrogeologica, di depurazione dell’aria, di salvaguardia della biodiversità sono ridotte al lumicino. Non si esagera se si dice che siamo prossimi al collasso ecologico. Quello che resta di non urbanizzato va difeso, salvaguardato, adoperato con la massima parsimonia e attenzione ambientale. Per questo più che costruire del nuovo, parlerei di riutilizzare il vecchio: del riuso. Dalle caserme, alla fiera, dall’albergo delle povere, all’ospedale psichiatrico ecc. ecc.. e il fatto che siano della regione piuttosto che del comune, poco mi interessa. Poi naturalmente bisogna fare i conti con alcune dichiarate necessità: il centro direzionale (anche di quello del comune si parla), la tangenziale che colleghi le due autostrade disintasando la circonvallazione, il centro congressi, il mercato ortofrutticolo, la cittadella dello sport,il nuovo stadio, il cimitero, il politecnico del mediterraneo e via dicendo. Si è sentito di tutto. Il dubbio è se comune, regione e provincia si parlino tra loro e se abbiano un’idea comune di città (ovviamente no), se questa idea (quella che dichiarano di avere) si sia mai misurata con i progetti che la sostengano (perchè non basta dire centro direzionale, bisogna capire anche dove – perchè per forza nella conca d’oro, nell’area metropolitana no?-, quanto grande (e prima ancora necessario e su che spazi nell’ era del web), come collegato alla città, cosa succede degli spazi che la regione occupa e che si libererebbero…. Come coinvolgere nelle decisioni i cittadini. Quanto insegna l”esperienza Uditore e quanto quella di Luparello, visto che sulla terrazza di Baida ( a guardare la “biancastra fungaia che tutto invade e cancella”, cioè la Conca come la vedeva Sciascia) c’erano una cinquantina di persone (età media 50) rappresentati di associazioni (Salvare Palermo, Fai, WWWF, Amicidei musei….), cariche di onori e di responsabilità, ma quanto adeguate al futuro?
      Appunto, il futuro, la consapevolezza, la concretezza, una nuova classe dirigente, un sindaco che spazzi via idee e figure del passato..

    16. Scusate. Ho detto una bugia. Non pago i miei africani. Lavorano gratis per me, perchè vivono in 6 nel mio piccolo magazzino sotto la mia casa. Questo magazzino neanche è il mio, però chi se ne frega. Mio o tuo, con tutto il mio cuore, Callea, chi se ne frega.

    17. Pappo, senza offesa, le cose che scrivi sembrano tradotte con il traduttore google, veramente non capisco…
      con stima
      giovanni callea

    18. mi piace ricordare la vicenda del Palazzo dell’Aeronautica,proprio quell’edificio i cui lavori rimasero fermi per cinquant’anni e che
      e’ ubicato a ridosso dell’edificio della Camera di Commercio,all’uscita del Porto di Palermo.
      Finita la II Guerra Mndiale,qualcuno si fece carico di ideare la costruzione del Palazzo dell’Aeronautica Militare,ed in una decina d’anni si giunse ad erigerne lo scheletro.Dieci anni in cui l’Aeronautica Militare fu tanto ridimensionata da rendere inutile la definizione di quell’opera.
      E cosi’ uscendo dal porto,i visitatori ebbero questo bell’impatto proprio sotto gli occhi,
      per una cinquantina d’anni.

    19. Si ciao Pappo.
      Scusami giorgio mi era davvero sfuggito il fatto delle videoconferenze, la pensiamo uguale. E’ che mi ero messo a pensare alle tante persone disilluse e rassegnate che non trovano soluzioni ai problemi. Quello che ha detto il Professor Barbera è il punto fondamentale: IL RIUTILIZZO di quello che già abbiamo. Siamo tutti d’accordo ma dovremmo mettere in pratica le soluzioni..e aspettando l’amministrazione e i politici finiamo per morire in una città con i soliti problemi risolvibilissimi.

    20. Giuseppe Barbera
      gli spazi urbani inutilizzati ci sono, la ex fiera, le caserme, l’ex ospedale psichiatrico, ecc.
      MA, …. dove sono le ingenti risorse finanziarie pubbliche per trasformare quegli ampi spazi morti, potenzialmente capaci di diventare poli di attrazione culturale ed economica ?
      Dove sono gli attori, che una volta completati i lavori infrastrutturali di riqualificazione, animano quegli spazi con politiche economiche e culturali tali da rendere tali spazi indipendenti da finanziamenti pubblici per la loro sopravvivenza e connessi in una rete internazionale?
      Se il comune di Palermo non riesce nemmeno a riparare i tetti degli asili nido, ditemi dove prende le risorse per trasformare gli spazi urbani abbandonati di oggi. Il comune non riesce a pagare interamente i contratti di servizio con le sue ex aziende municipalizzate, non ripara le strutture scolastiche, non tappa le buche per strada, fa scomparire del tutto la segnaletica stradale orizzontale (strisce pedonali e varie), e così via, e quindi non so se si è capito che è senza risorse finanziarie, senza le decine di milioni di euro che ci vorrebbero per riqualificare tutto quel patrimonio urbano, quell’architettura industriale del passato.

      Il problema è che anche se avessimo tutti gli immobili dell’architettura industriale del XX secolo ristrutturati mancherebbe la pianificazione partecipata delle politiche di animazione, di rete per attirare operatori economici e culturali d’Italia, d’Europa e del mondo intero.
      Non si può pensare solo a interventi infrastrutturali per riqualificare se insieme ad essi non si pensa contemporaneamente alle politiche di animazione sociale culturale ed economica, allora è meglio che non fai nulla. Perchè tanto l’immobilismo e il relativo degrado si fagocita in breve tempo gli immobili ristrutturati, come spesso si vede nei servizi di bombazza con la sua bici in onda su Striscia la notizia.
      La mobilitazione delle associazioni è importante essenziale per sensibilizzare altri cittadini e politici e amministratori, ma le gesta di queste associazioni sono ancora di scarsissimo rilievo e molto casuali in città e di fronte si hanno degli amministratori pubblici che non hanno creatività, voglia, capacità, nè desiderio di avviare percorsi innovativi di cambiamento insieme alla gente, alle associazioni.
      Siamo troppo troppo indietro e quel vento di cambiamento di cui si parla per ora in Italia non ha minimamente sfiorato Palermo.
      Emergono nomi locali di nuovi giovani politici che sanno di stantio più dei loro predecessori, malgrado le strategie comunicative via web e blog.

    21. al di la’ di come reperire le risorse finanziarie,che e’ uno,ma solo uno,
      degli elementi per cui ho scritto che i tempi del risveglio saranno lunghissimi,le considerazioni di Giuseppe Barbera
      arricchiscono il post di riflessioni interessanti,
      da tenere in debito conto.
      In quanto alle risorse,siamo ancora nel pieno di una crisi economica che ha colpito mezzo mondo.
      Aspettando di conoscere i dettagli dell’intervento per il Sud preannunciato dal governo,e’ bene discutere su alcuni punti fermi.
      Uno di questi e’ il fatto che gli enti pubblici devono invertire la tendenza e pianificare una bella cura dimagrante.
      Un altro punto e’ che gli amministratori incapaci vanno allontanati.

    22. Io non credo sia una questione di risorse. quelle se c’è il progetto si trovano.
      se non c’è il progetto anche tanti soldi (come sta avvenendo per il por 2007-2013) non hanno grande possibilità di produrre nulla, se non aggravare la corruzione e la crisi del sistema.
      Faccio il progettista permestiere ed ho imparato che occupandosi delle idee, se sono buone, troveranno anche le risorse per alimentarsi.

    23. L’hanno prossimo ci sono le elezioni. Facce e storie affidabili, di cui finora non vedo traccia, sono la premessa indispensabile perchè a Palermo nascano progetti credibili e arrivino i soldi (dall’europa, da invesitori privati…) Ma voi consigliereste mai a un vostro amico di investire su una classe dirigente come quella di oggi?

    24. se si crede che i soldi non sono il problema, allora mettetevi l’animo in pace con questa squadra di amministratori e dirigenti, perchè di progetti per rivitalizzare la città non ne sono capaci, non essendo capaci di gestire nemmeno i servizi essenziali di pulizia, istruzione della città.
      ANche se dall’altra parte arrivasse il sindaco PD o IDV non cambierebbe nulla con i nomi in campo.
      Il progetto di una città migliore, più attrattiva, non è nel codice genetico dei nomi della destra e neanche della sinistra di ora.
      Ci vorrebbe una svolta vera, un candidato sindaco fuori dai partiti, che viene dalla società civile e che di mestiere non ha mai fatto il politico. Un candidato sindaco in cui crede molta gente, che viene votato e che quindi è libero da compromessi politici di assegnazione di assessorati a teste non pensanti e appartenenti a bacini di partito.
      Ma questo non avviene nella città di Palermo, non avviene che un canddiato sindaco di una delle tante associazioni civiche presenti venga eletto, ma tentare è d’obbligo.
      La mia capacità di sognare è ampia ma non si fa certo fottere dall’illusione.
      Possiamo, da cittadini sensibili al bene comune, vederci in una trentina ogni tanto e piantare 4 fiori e 4 piante in qualche angolo abbandonato e deturpato della città. Questo non ci farà avere un sindaco da sogno ed una giunta di progettisti e gente creativa e innovativa, ma ci farà sentire bene una sera ogni tanto prima di andare a letto.
      Giovanni Callea, tu affermi che se le idee sono buone, trovano anche le risorse per alimentarsi. Ti domando: ma chi e con quali competenze specifiche è nella posizione da ritenere se quelle determinate idee sono buone e quindi finanziabili? Parli come se vivessimo in un ambiente fortemente competitivo in termini di capacità progettuale e con staff professionali e competenti posti a valutare l’idea più innovativa da finanziare.
      Non so fino a quanto sei dentro gli attuali meccanismi del po fesr sicilia 2007-2013 (por era la denominazione della programmazione europea temporale 2000-2006), ma se credi che la sostenibilità, attendibilità, innovazione di un progetto siano i reali criteri di selezione delle migliori proposte presentate oggi nei dipartimenti regionali siciliani, se pensi ciò mi vien da ridere. Ti sei chiesto con quali procedure vengono selezionati i consulenti esterni posti nei vari dipartimenti regionali con il ruolo di selezionare le proposte pervenute a seguito di pubblicazione dei bandi nelle varie linee di intervento ?
      Alla fine di un istruttoria di un progetto indicano i motivi per i quali la proposta non è stata ammessa a finanziamento, ma non pubblicando l’assegnazione di punteggi a tutte le proposte su i diversi aspetti del progetto non saprai mai quale progetto in realtà è stato il più solido, il più innovativo e creativo. L’affidarsi allo status di solidità economica del proponente, a volte tronca le gambe a giovani squattrinati ma con idee meravigliose e concorrenziali a livello europeo e lascia passare progetti di società che hanno vissuto una vita senza mai inventare o creare nulla di nuovo per questa terra.
      Non siamo in Trentino o Val d’Aosta. Siamo in Sicilia. E le cose in questa terra cambiano con una lentezza secolare, nonostante l’avvicendarsi dei partiti politici al governo regionale che propagandano radicali cambi di svolta.
      Comunque se pensi che bisogna avere l’idea buona per trovare finanziamenti, e visto che fai il progettista di mestiere, presenta, proponi i tuoi progetti. E’ un opportunità che fra qualche anno non si ripresenta più in Sicilia.
      Io ormai credo solo nel privato come opportunità di finanziamenti a idee e progetti nel campo culturale, ma la Sicilia non è ancora pronta per queste dinamiche di investimenti privati in questi campi. Altre vecchie dinamiche non hanno esaurito il loro lungo ciclo di vita.

    25. @ada
      quando parlo di risorse non mi riferisco infatti mai a risorse pubbliche. le buone idee camminano sulla proprie gambe. Si chiama impresa, ed è volenti o nolenti il modello economico della nostra società. In Sicilia non c’è impresa proprio perchè c’è il tumore dei fondi europei.
      Per quanto riguarda questi vivo quotidianamente quello di cui parli e non vedo l’ora che finiscano. Senza questo sistema di finanziamenti, gestito da mascalzoni ora più che mai corrotti, che ha drogato il sistema, sarà necessariamente il valore ad emergere.

      Sul fronte rappresentanza, la generazione prima della mia aveva coniato una splendida frase: “siate realisti, chiedete l’impossibile”. L’impossibile è solo nelle nostre teste. Quindi diamoci da fare costruiamo un progetto di città e quindi troviamo uno di noi disponibile a farsene carico. Concordo con te il lavoro che ci aspetta è duro e non è robba per gente che non ha mai lavorato come i politici. Costruiamo la città nella quale riteniamo di meritare di vivere, per noi e per i nostri figli. Accettiamo la sfida. Rinunciamo agli alibi. Tenendo a mente che se avremo fallito sarà stata solo colpa nostra.

    26. ohhhh finalmente lo leggo,
      i finanziamenti pubblici drogano il mercato della vera reale competizione dove vince chi è davvero più bravo geniale e innovativo.

    27. il primo progetto di Citta’ che mi viene in mente e’ quello di riportare la Citta’ ad una qualita’ di vita di tipo medio,dove l’aria che si respira e’ accettabile,il traffico scorre,l’igiene pubblica viene rispettata,cosi’ anche il decoro urbano,la gente ha un lavoro ed ognuno svolge una mansione adeguata al proprio livello di istruzione,i servizi pubblici funzionano senza
      provocare estenuanti code,le invidie vengono accantonate ed ognuno e’ consapevole dei propri limiti,i ladri vanno in galera,il pizzo viene debellato per sempre,i morti trovano
      rapida sepoltura.
      Ora le disfunzioni sono tante e tali che
      questa e’ una missione impossibile,a Palermo.

    28. i fondi FAS e gli aiuti dallo STATO
      sono comunque risorse che vengono immesse
      in circolo.

    29. per giorgio e ada di cui condivido molte cose man non la rassegnazione. Anzi, i tentativi di rassegnazione.
      Se non ora quando?

    30. non vorrei essere frainteso.I messaggi che mandiamo sono rivolti ad una precisa categoria di persone,alcuni dentro ed altri fuori il palazzo.
      Nella speranza che si rendano conto del danno che stanno facendo alla citta’.
      .
      Solo se si guarda al mare di Mondello,arenile e scogliere,Palermo dovrebbe stare tra le citta’ a maggiore affluenza turistica nel mondo.
      Invece non e’ cosi’.
      Ai nostri amministratori manca una visione strategica sulle cose che andrebbero fatte.
      E siamo a tutt’oggi in mezzo ad una strada.
      Di litorali ne abbiamo tantissimi,di litorali veramente fruibili ad esigenze di tipo medio, pochissimi.
      .
      Lodevole l’iniziativa di andare a ripulire la piazzetta di Ballaro’.
      Sarebbe stato piu’ proficuo se l’azione ,invece di essere diretta,si fosse rivolta alle funzioni responsabili,agli addetti ai lavori.
      E’ sui responsabili che bisogna premere senza dargli tregua,quartiere x quartiere.
      Chi deve vegliare sulle aree che vanno a degrado se non i responsabili di quartiere?In verita’ ci sarebbero i Consigli di Quartiere,oggi mi pare che si chiamino Circoscrizioni.Che fanno i presidenti delle Circoscrizioni?
      .
      In quanto alla rassegnazione,mi pare che si possa attribuire a quelli che leggono e non sono portati a rilasciare alcun commento.
      Al di la’ delle parole che usa,chi e’ vivo e si batte,partecipa ai dibattiti,segnala,documenta.
      Al momento vedo molte ombre.

    31. Vi invito a rimanere in tema. Grazie.

    32. Meno male. Finalmente a Palermo c’è qualcuno che vuole fortemente migliorare la qualità di vita di questa città e crede(?) ciecamente in quello che dice/scrive senza fare della rassegnazione e del menefreghismo uno stile di vita. Solamente che quelli così sono sempre troppo pochi, mi sembra sempre di assistere a Davide contro Golia.

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