venerdì 18 ago
  • Pensieri sfigati

    Palermo è una città che si tocca di continuo le palle, in mancanza d’altro. Da noi il nemico può non avere un volto, ma di sicuro porta disgrazia. Io, che di Palermo amo gli spigoli imprevisti e i vicoli poco battuti, ho smesso di essere superstizioso da quando mi sono imbattuto nel concetto di “onnipotenza dei pensieri”. La definizione è di Sigmund Freud, ed è contenuta nel suo breve quanto illuminante saggio sul “perturbante”. Ma l’onnipotenza dei pensieri mi era già familiare, sia perché l’avevo praticata a lungo senza rendermene conto (nel periodo, appunto in cui la superstizione mi imponeva scaramanzie più o meno divertenti o invalidanti) sia in seduta. Implorando la clemenza dei miei amici psicologi e psicoterapeuti, provo a dare una spiegazione da trivio su ciò che ho capito del “pensiero onnipotente”. Ogni volta che incappiamo in una coincidenza che ci spiazza; ogni volta che associamo un nome, un volto, un oggetto a un evento spiacevole che crediamo stia per realizzarsi; ogni volta che ci capita un guaio e lo attribuiamo agli influssi negativi e misteriosi di chi reputiamo sgradevole, malvagio o invidioso; ogni volta che evitiamo un certo numero, un certo colore, un certo luogo; ogni volta, insomma, che ci agitiamo come degli idioti aggrappandoci a rimedi apotropaici e animistici di vario tipo (toccandoci le palle se siamo maschietti, accusando di stregoneria l’amica dallo sguardo che non ci piace – di solito semplicemente più acuto del nostro – se siamo femminucce), stiamo sfoderando il peggio del narcisismo, elevando non solo i nostri pensieri e i nostri personalissimi (e magari noiosissimi) grattacapi da quattro soldi al rango di evento fondamentale dell’universo, di legge naturale che governa gli elementi della natura, ma “proiettando” i nostri limiti su uno schermo gigantesco. La nostra stronzaggine è trasposta in uno psicofilm cruento i cui attori (il resto del mondo, ovviamente, popolazioni straniere incluse) si prendono la responsabilità della nostra pochezza, la impersonano, e ci forniscono un alibi robusto abbastanza da pacificarci e permetterci di disertare i necessari – a volte urgenti – presidi terapeutici. Tutta questa tirata per dire che: chi crede nella sfiga, oltre a incamminarsi sul greve sentiero della maldicenza, è anche e soprattutto una persona sfigata che fa pensieri sfigati.

    Ospiti
  • 7 commenti a “Pensieri sfigati”

    1. Questo post non rappresenta il mio modo di pensare, di agire e credere, ma è una pagina di pura letteratura.

    2. Bentrovato Giacomo. Dopo averci provato per anni finalmente sei anche tu su Rosalio. 🙂

    3. Piacere mio, Tony. Grazie, Vincenzo.

    4. Boh, io vedo soltanto che, da queste parti, in parecchi ci ritroviamo nella condizione umana di “sfigati”. Francamente non vi trovo nulla di additabile in tale condizione! Tuttavia, al di là del mio dissentire sul contenuto del post di Cacciatore, mi complimento con lo stesso per la qualità del post medesimo.

    5. Complimenti per il debutto. Sono d’accordo con Vincenzo.

    6. Sembra che la gente che ti ha contestato sia affezionata alla sfiga.
      Credere alla sfiga è non ammettere le responsabilità personali in ciò che va male, è rinunciare ad armarsi contro le difficoltà perché “tanto è inutile”.
      E sì, Palermo sarà anche “sfigata”, ma fare la nostra piccola parte affinché le cose migliorino non è affatto irrilevante.
      Il tuo pezzo, Giacomo, coglie davvero nel segno.

    7. azz..qualcosa di decente:) complimenti

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