martedì 22 ago
  • Leroy Merlin cittadino di Palermo

    I centri commerciali, lo abbiamo capito da questo anno di pratica cittadina, stanno in periferia. Sono luoghi laterali proprio perché in concorrenza con la città, vogliono essi stessi essere città, con tanto di viali, passanti, automobili(ne), popolazione varia di flâneur e professionisti dell’acquisto facile.

    La domenica pomeriggio, allora, diventa immediatamente momento di conflitto, niente più passeggiata al Foro Italico, niente broscia a Mondello rinnegati in nome di un ben più asettico Foro Italico al neon e magari anche di una sbiadita Mondello in cartongesso. Gli scenari passano in secondo piano perché ciò che davvero conta è l’effetto folla, l’effetto essere tutti lì, fondamentale per la riuscita di ogni buona passeggiata. Una città è, in effetti, anche sincronizzarsi, essere cittadini nello stesso momento.

    Se questo conflitto in città è adesso particolarmente virulento (in un anno sono arrivati sei o sette grandi catene di grande distribuzione svuotando le vie centrali dello shopping e i luoghi abituali del passeggio), d’altro canto, questo progressivo aprire i battenti è stato presentato come evento da celebrare: «Finalmente a Palermo», «Sbarca in città» seguito dal nome dell’ennesima catena. Fino al culmine rappresentato dal recente lancio di Leroy Merlin a Palermo.

    L’avete vista la campagna?

    Campagna di Leroy Merlin a Palermo

    È un messaggio semplice: piazza Massimo, simbolo della città, con un parquet nuovo nuovo costruito attraverso un rendering 3D. L’altro visual: il giardino del Palazzo della Zisa ripiastrellato in stile arabo, sempre con accorto uso del rendering.

    Non ci sarebbe nulla di male se a questo modo di presentarsi corrispondesse un po’ di sostanza, un po’ di (detto tra noi) suco. Se queste nuove realtà prendessero sul serio quello che esse stesse dicono con la pubblicità, assumendosi la responsabilità di pensarsi come soggetti della città, di soggetti pieni e centrali (cosa c’è di più centrale del Teatro Massimo?) degli scenari nei quali si inseriscono.

    Bisognerebbe ricorderai ai creativi milanesi di Saatchi & Saatchi (oltre che al management francese di Leroy Merlin), per esempio, che l’idea di agire sul Teatro Massimo, contribuendo politicamente alla rinascita di Palermo (da tanto tempo, ahimé, interrotta) è stata battuta da una catena concorrente, Legnomarket, in una chiamata alle armi virtuosa portata avanti dall’indimenticato Ferruccio Barbera per il rilancio del teatro chiuso da trent’anni. Quello che Leroy Merlin propone soltanto iperbolicamente in un linguaggio pubblicitario forse stonato e sicuramente senza responsabilità alcuna, questi soggetti economici, grandi e piccoli, lo avevano messo in pratica. Chi impedisce a Leroy Merlin di farlo?

    Ancora più fastidioso è l’altro visual proposto: il giardino del Palazzo della Zisa, tirato al lucido grazie alle piastrelle nuove. Dicevo più fastidioso perché il giardino del Palazzo è ridotto proprio male, custodisce uno dei monumenti più belli della città, umiliato dal cemento e dalla cattiva gestione.

    Leroy Merlin, se davvero vuoi stare al centro, se davvero sei il nuovo a Palermo, se sei il segno di una trasformazione positiva in città, se vuoi contare e inserirti nel nostro discorso cittadino, se vuoi fare affari con noi, perché sul giardino della Zisa non intervieni davvero?

    Palermo
  • 74 commenti a “Leroy Merlin cittadino di Palermo”

    1. ASSURDO.
      La stragrande maggioranza dei palermitani vandalizzano la città, l’hanno resa una tra le città più degradate e maleducate d’Europa, ed il palermitano (l’autore del post, in questo caso, ma sono certo che un sondaggio ci direbbe che come lui la pensa la maggioranza) che tutto pretende gratis senza muovere il proprio culo (ammesso che sappia come farlo, e che ne conosca i metodi ed i parametri attuali del mondo moderno ed evoluto, e non quelli locali “out”), che da 2300 anni aspetta il forestiero, è capace di follie che si stenta a crederci (anche le follie dovrebbero avere delle barriere?), ovvero chiedere al forestiero e pretenderlo (offenderlo anche, se non accetta) di riparare i danni fatti da decenni dagli INCAPACI palermitani, cittadini e amministratori, ed oggi penso che troppi cittadini sono più dannosi degli amministratori, essendo vandali e maleducati oltre che lagnusi. Si chiede ad un operatore commerciale che si inserisce nel contesto del mercato globalizzato secondo regole legalizzate, come elemosinanti senza fierezza. E allora, perché, AL CONTRARIO, accettare il foraggiamento della comunità europea che proviene dalle tasse anche europee? E allora, perché non chiedere a tutti gli “ambulanti, forestieri e locali, molti dei quali devastano il paesaggio, invece di fare i buonisti puerili?
      Stiamo parlando di Palermo, capitale della regione che dilapida 25 miliardi del PIL (un terzo) per assistenzialismo e tutte le false e inutili attività legate e intermediate dalla politica. Invece di usare le risorse per valorizzare il territorio e creare sviluppo.
      ASSURDO.

    2. ASSURDO.
      Ora i soliti difensori, e dilettanti sofisti, troveranno gli argomenti per fare “entrare l’asino dalla coda”…
      Perché gli sponsor partecipano anche ai restauri di monumenti e opere d’arte. Ma nelle città cosiddette “normali”!
      Stiamo parlando, invece, della città che dorme da secoli, e quando si sveglia è per vandalizzare le opere restaurate (magione, zisa, foro italico, mondello-souk, etc.), la città che chiede l’elemosina per le risorse che ha dilapidato ma che erano destinate agli scopi dell’elemosina richiesta.
      Molto ambigua la richiesta dell’autore, e pericolosa, perché incita alla lagnusia che ha già oltrepassato ogni limite conosciuto tra gli uomini su terra. Incita alla lagnusia e all’incapacità di cittadini e amministratori.
      Pertanto l’autore è un comunicativo.
      PER FINIRE, essendo una proposta ambigua (oltre che sprovvista del minimo senso della FIEREZZA), paradossalmente, si potrebbe essere d’accordo SOLO se si consegnasse per i prossimi 30 anni tutta la gestione della città (e della Sicilia) ai managers stranieri, TUTTA LA GESTIONE PERO’. Esempio più evidente in città: Zamparini e il Palermo calcio. Che non è altro che LA SOLUZIONE che propongo in questo blog da 4 anni. ESCLUSIVA PERO’, perché chiedere l’elemosina mantenendo lo status quo atavico è solo furbizia che invece di fottere il forestiero si fotte se stessi.

    3. Mah!
      E allora?

    4. Perché dovrebbero essere i privati a fare ciò che spetta al pubblico?

    5. Leroy sindaco!
      eh…?

      …???

    6. Sempre a scrocco il Palermitano?

    7. E poi diciamolo. Questa separazione “putìari buoni” – “centri commerciali schifo” è infondata a mio avviso.

      In periferia si trova parcheggio; i posteggiatori abusivi non sono benvenuti per questi cattivoni del nord; questi incivili cattivoni del nord mi trattano da cliente e non come uno scocciatore che abusa del prezioso tempo del putìaro.

      Sono anche certo che nessuno possa permettersi di assumere nessuno in nero o in simil-nero (che so, 1200 euro solo sulla busta paga…) presso un centro commerciale.

    8. Delio qua ti volevo: perché il pubblico non funziona, mangia denaro e crea sottosviluppo e clientele! Stato minimo e iniziativa ai privati!

    9. Allora, ragazzi vi meritate una risposta approfondita (approfondimento che per motivi di sintesi non ho espresso nel post, se no un su leggeva nuddo).

      Allora, per primo rispondo a Gigi. Prima di tutto, dicendogli che a me piace il suo stile, andare dritto al sodo e porre le questioni con forza, condivido anche la diffidenza per i comunicatori (che è anche diffidenza verso di me!), mi sembra che dal post si evinca 😉 Prendendo seriamente i suoi rilievi, volevo dare il mio punto di vista.

      Allora, disprezzo ogni forma di meridionalismo fine a se stesso e volto a giustificare una classe politica e di amministratori davvero scadente. Io non ne farei una questione di stranieri contro locali, nord contro sud, multinazionali cattive (e rispondo anche ate, Manuele) contro putiari buoni. Al contrario, pongo una considerazione generale, se volete, dalla periferia dell’impero. Nessuno contesta la legittimità della presenza dei centri commerciali e delle grandi catene distributive secondo regole che giustamente, ricorda Gigi, sono pubbliche e approvate da tutti. Quindi, per me, i Centri Commerciali hanno piena legittimità di operare e tra l’altro mi piacciono pure (lo sapete che me n’è aperto uno pure sotto casa!).

      Avrei provato a riflettere sul fatto che essi hanno naturalmente scelto spazi periferici della città, spesso anche valorizzandoli. Questa perifericità però non è detto che debba essere assenza di responsabilità. Perché in una città normale, e il riferimento di Gigi mi sta molto a cuore, è normale che gli attori economici abbiano un loro ruolo e una loro responsabilità sulla vita della città. Storicamente a Palermo è successo, ed è stato tutto fuorché elemosina, perché il teatro Massimo, lo ha aperto tutta la città, la partecipazione di tutti ha sbloccato quello che sembrava impossibile da sbloccare. Ma sopratutto hanno restituito un senso di “città”, di essere parti in causa di persone e organizzazioni diversissime ma unite da un avere a cuore le sorti (misere, sono d’accordo pure su questo) della città in cui operano.

      In questo faccio una critica ai cattivi comunicatori: chi ha detto che per vendere il proprio bricolage, devi appropriarti dei simboli cittadini e dell’identità cittadina (brutta o buona che sia) senza poi davvero occupartene? Io non dico che Leroy Merlin DEVE intervenire sul palazzo della Zisa, al contrario, mi chiedo: perché si è messa in gioco mostrando una potenza trasformativa sulla città che non vuole avere? Si può fare impresa, vendere la propria merce, avendo già un ruolo positivo solo per il fatto di farla e di assumere e di creare occasioni di lavoro. Ma il Teatro Massimo che c’entra?

    10. Ah dimenticavo, c’è anche un’altra critica di fondo sottointesa nel mio post: il fatto di costituirsi come spazi antiurbani è una scelta non una condizione metafisica voluta da D%o. Ecco, agire sulla città, agire al centro, è stato un modo attraverso cui in altri contesti, i grandi brand hanno stabilito un rapporto virtuoso con le città in cui si sono trovati ad operare!

    11. forse in altre citta si può scegliere se andare al centro. il flusso di auto di un centro commerciale nn credo sia gestibile in un sistema stradale, come quello palermitano, frutto di decenni di mafia,inciviltà, corruzione e imbecillità.

      non dimentichiamo che sono imprenditori non antropologi.

    12. Me la ricordo benissimo quella lezione di Ferruccio. Quando ci raccontò di come i falegnami di Palermo inchiodarono le travi del palco tre ore prima del debutto di Claudio Abbado.

    13. Asparì, il senso del post era per l’appunto che per agire al centro non importa posizionarsi al centro, basta solo volerlo 🙂

    14. CONCORDO Con Gigi su tutto il fronte; prima di aspettare qualcuno
      Che aggiusti la città…. Chiediamoci perché la città è distrutta e chi l’ha distrutta: NOI

    15. secondo me è solamente pubblicità che vuole dire che leroy merlin può intervenire sia in lavoretti di bricolage domestico ma anche in lavori di qualsiasi altro genere…della serie ” da me trovate tutto dalla pallina da tennis all’elefante (come harrods).
      una trovata e niente più …ma il caldo ci fa diventare polemici (anche il freddo ,ed il mezzo tempo in verità)

    16. ma smettiamola!!!! è pubblicità, è frivolezza, sono minkiate!!! fra un mese le affissioni verranno tolte e soppiantate da un culo o da un’arancina. ma perché a palermo si deve creare un caso per ogni cosa? leroy marlin apre a palermo, leroy marlen si occupa di bricolage legno e cose varie e palermo si riempie di legno, parquette e cose varie. Basta ragazzi è 1+1, senza troppe pippe mentali. Se palermo è abbandonata a se stessa non è colpa di leroy marlin nè dei ragazzi di M&C saatchi (non saatchi&saatchi).

    17. mi spiace,ma a mio parere,cosi’ siamo
      totalmente fuori strada.
      Questo Centro Commerciale Leroy Merlin,
      aprendo a Palermo,
      ha solo scelto uno dei simboli di cui Palermo puo’ essere orgogliosa,ed e’ il Teatro Massimo.
      Il simbolo non ha nulla a che vedere con questa diatriba su centro e periferia,
      Ho visitato Leroy Merlin,dopo avere fatto un giro su tre o quattro operatori tradizionali,ed ho
      finito col “comprare tutto” a Leroy Merlin.
      Grande parcheggio coperto e spazi finalmente ampi,scale mobili,ascensore,esposizione e vendita tutta su un piano,con aree aperte e chiuse,aria climatizzata,montagne di prodotti in pronta consegna,
      ampia offerta di prezzi su prodotti similari,
      prezzi chiari,
      preventivi ON LINE in pochi secondi,personale con tanto di divisa e ben addestrato all’uso dei terminali,casse con resa del resto in automatico,
      servizi igienici decenti,
      resa merce in pochi secondi,
      cortesia del personale.
      Inoltre,e questa e’ una grossa novita’ per Palermo,tanti sportelli per la stima,
      gratuita,
      dei costi di installazione di qualsiasi lavoro che riguardi la casa,e
      segnalazione degli installatori.
      Insomma mi pare che tutto ruoti intorno ad un concetto di funzionalita’ e servizio
      verso cui certamente
      i palermitani non sono abituati.
      .
      In una citta’ che come ho scritto altrove,
      cade letteralmente a pezzi,
      dato che tutto invecchia e si degrada,
      ed ha bisogno di manutenzione,
      ecco un centro che puo’ dare una mano alla rinascita di questa citta’.
      .
      Sia chiaro,sono solo un Cliente soddisfatto.

    18. Più che altro..scopiazzatura di un’idea già vista? Mi sa troppo di Erik Johansson http://themodernartist.files.wordpress.com/2010/04/129.jpg

    19. Concordo con capitano di sventura. Prendere lo spunto da una pubblicità senza velleità alcuna (ricordate le piazze italiane ricoperte di verde che si inventò, chi era? Mulino Bianco?) se non quella indicata da capitano per costruirci su una filippica come quella fatta dall’autore del post, lo trovo eccessivo.
      A parte il fatto che alcuni dei presupposti sono sbagliati, anche teoricamente, come potrebbe ben argomentare l’esimio Prof. Marrone, esperto di non-luoghi, come appunto i centri commerciali.
      Intanto il loro essere periferici. Una condizione obbligata, non una scelta. E non mi si venga a dire che sarebbe meglio stessero in centro città (considerando il casino montato contro il progetto del centro commerciale di viale campania).
      Secondo: il loro essere città autonome, luoghi di incontro e convivio, oltre che di shopping. In giornate come queste meglio chiudersi al Forum al fresco che passeggiare sotto il sole in via ruggero settimo. Altro che bisogno di effetto folla. Una volta entrati in un centro commerciale, la localizzazione territoriale sparisce. Il forum, la torre etc potrebbero (e lo sono) uguali a quelli di mille altre città ed una volta entrati un cliente di roma o milano troverà gli stessi negozi (o quasi: dove caspita è Decathlon?) che trova nei centri della propria città.
      Detto questo, chiedere ai centri commerciali di contribuire alla riqualificazione urbana è corretto ed è ciò che fanno con la loro sola presenza in quelli che spesso sono luoghi che fino a ieri (ma anche oggi) vengono considerate “periferia degradata”.
      Infine, avendoci avuto a che fare, posso dire che la riapertura del Teatro Massimo, nel 1997, è stato l’ultimo anelito di orgoglio cittadino di cui questa città è stata capace. Per una strana alchimia di cui Ferruccio Barbera fu l’artefice, ogni realtà imprenditoriale cittadina fece a gara per partecipare, in qualche modo. Ma erano altri tempi, e non torneranno più.

    20. cercare la paternità di un parquet fotografato con il grandangolo è come cercare chi, ad un compleanno, ha fatto per primo la foto del festeggiato che soffia sulla torta.

    21. semmai mi chiederei perche’ le buone soluzioni
      debbano venire da imprenditori stranieri?
      Perche’ i nostri cervelli (o presunti tali)continuano ad occuparsi di pane e panelle,
      invece di pensare alle rivoluzioni possibili in termini organizzativi,grazie proprio alle nuove tecnologie di rete?
      Anche in questo blog ho visto scrivere su questioni
      assolutamente irrilevanti.Chilometri di parole sparse al vento.
      .
      Blackcross
      non parlerei di scopiazzature,ma di osare e di rischiare dove altri non arrivano.
      Ma ti rendi conto che presto molti dovranno chiudere,proprio per l’incapacita di rinnovarsi?

    22. Caro Isaia, non sono convinto che la localizzazione territoriale debba per forza sparire. L’effetto folla (l’ho chiamato così rozzamente) aveva a che fare con le pratiche di socializzazione (essere tutti sincronizzati) quindi diciamo che la vediamo allo stesso modo su questo.
      La mia non è una filippica ma una richiesta di cittadinanza per Leroy Merlin. A me come a te (mi sembra di capire da quello che scrivi alla fine del tuo commento) non sembra tanto strano. Per quanto riguarda la chiusura, io sono convinto che tu hai torto e che la tua previsione di impossibilità di allargare la partecipazione alla vita della città sia solo segno di assuefazione alla tristezza dei nostri giorni. Ma sono convinto che un risata (in senso buono) la seppellirà!

    23. finiamola con questa storia del Teatro Massimo,
      chiuso per 25 anni
      per ristrutturazione,spesi un mare di soldi,strascichi in Tribunale ancora oggi aperti,
      autentica VERGOGNA
      di cosa si intende per amministrazione della cosa pubblica in una citta’ come Palermo.
      .
      2 Teatri incendiati,
      La Fenice ed il
      Petruzzelli,
      ricostruiti ex novo in pochi anni.

    24. ve l’immaginate cosa succederebbe oggi se vi proponessi un qualsiasi progetto di restauro
      con un piano di realizzazione a 25 anni?

    25. @giorgio: la differenza fra la chiusura ventennale e la riapertura di Ferruccio Barbera sta che nel fatto che lui riuscì a portare a compimento l’opera in meno di tre mesi (TRE MESI, da fine febbraio al 12 maggio), non spendendo quasi nulla di soldi pubblici ed utilizzando sponsorizzazioni tecniche ove possibile. Persino le pagine motivazionali sui quotidiani, furono offerte gratuitamente dal GDS.

    26. Caro Francesco,
      se ti vai a leggere quello che viene considerato il “mago” della pubblicità ovvero David Ogilvy scopri che una delle tecniche più efficaci è quella di “ambientare” la campagna di comunicazione nel luogo in cui l’azienda decide di approdare con uno o più punti vendita. Tutto qui. Lo si fa da quando esistono agenzie di comunicazione vere che non considerano la pubblicità “qualcosa di artistico” bensì un “mezzo di informazione”. La campagna di comunicazione di Leroy Merlin è ben fatta e raggiunge perfettamente lo scopo, infatti il centro è pieno di gente come un uovo. Obiettivo raggiunto.

    27. Certo giorgio, anche questo: osare e rischiare.

    28. non ho elementi a conoscenza
      per valutare meriti e/o demeriti
      di singole persone nella vicenda Teatro Massimo.
      Non si puo’ non rilevare pero’ che un’intera generazione fu rapinata della fruizione del massimo teatro cittadino.
      Chi sa come stanno le cose,tace.
      C’e’ comunque sempre qualcuno che si ritrova a raccogliere i frutti,dopo che altri si sono fatti il mazzo a zappare e seminare.

    29. @Giorgio riguardo alla tua affermazione sul Petruzzelli e la Fenice: sulla Fenice non ho elementi, ma sul Petruzzelli ti posso dire che ancora oggi non è fruibile e che il restauro è stato fatto in modo sommario e che ha rovinato l’antico aspetto del teatro. Inoltre ci sono state tutta una serie di polemiche e indagini varie della procura su irregolarità, tangenti, ecc…

    30. Ciao dancan, grazie per la lezione ne farò tesoro 😛
      Volevo consigliarti però di rivedere il tuo modo di guardare la pubblicità come mero “mezzo di informazione”. Anche perché l’informazione con il fatto di ripiastrellare il teatro massimo oltre che il castello della zisa non c’entra niente!
      Non criticavo il fatto di fare comunicazione localizzata, al contrario, il fatto che questa comunicazione proponga leroy come elemento centrale, come forza trasformativa della città, senza averne la benché minima responsabilità (responsabilità ch e non è impossibile da assumersi e che altri nel tempo si sono assunti). Lasciando tutto alla vuota iperbole e nulla alla sostanza.

    31. Tutti sti commenti indignati per aver indicato un’evidenza (ovvero che i centri commerciali sono elementi antiurbani e periferici) mi sembra sia sintomatica della chiusura della città. Io scommetto che Leroy Merlin sarà più avanti di voi, leggerà sto post e proverà a mantenere la promessa che ha fatto con quella che allo stato è solo un esempio di cattiva pubblicità, proponendosi come soggetto da interpellare, da tenere in considerazione insieme agli altri che costituiscono il tessuto cittadino!
      Io voglio Leroy Merlin, cittadino palermitano!

    32. ma che stai a di?

    33. Ma, nde che, aò?

    34. ma io nn vedo nessuna indignazione x l’articolo

    35. nella stragrande maggioranza dei casi, tuttavia, tra i pubblicitari difficilmente si celano “menti raffinatissime”. io i mobili m’accattu ai candelai.

    36. anni fa si e’ affermato proprio in questo blog che i centri commerciali vanno ubicati in aree ampie e possibilmente degradate,meglio se periferiche.
      Mi pare che questo messaggio abbia fatto centro.
      Sono sorti nuovi centri,in tempi rapidissimi,
      a dimostrazione che con i Privati si fanno fatti e non chiacchiere.
      Adesso non ho ben capito che cosa si vuole criticare.
      Un’idea pubblicitaria?
      Giusto per stare sempre a criticare ,
      anche quelli che le cose le fanno?

    37. “sti commenti” non figura nel vocabolario italiano,
      e sa di scorciatoia,o via di fuga.
      A molti consiglio di andarsi a studiare
      cosa e’ accaduto in Albania negli ultimi 50 anni,
      paese prescelto per l’applicazione scientifica
      del socialismo di stato.

    38. e ti ritrovi carabattole…

    39. Ovviamente secondo il mio modestissimo e umile parere.
      Il messaggio di questa campagna, la sua realizzazione e il modo in cui il messaggio è veicolato non ha nulla a che spartire con quella del bar Alba. Ovviamente stiamo parlando di due cose completamente diverse ed il mio è soltanto un parere estetico e di comparazione di livelli di senso di entrambi i messaggi.
      Del resto stiamo parlando di Saatchi & Saatchi mica di Chiappe & Chiappe.
      Credo che un annuncio pubblicitario serva solo e soltanto all’azienda che lo ha commissionato. Del resto è l’azienda che paga fior di quattrini per farsi realizzare e farsi pianificare una campagna pubblicitaria Questa campagna è ben fatta ma è poco originale ed è proprio per questo, forse, che funziona. Questa campagna non fa riflettere più di tanto perché a Leroy Merlin probabilomente non interessa far riflettere o emozionare o colpire (avrebbero tentato altre strade, penso a una guerrilla) ma forse a Leroy Merlin interessa comunicare che a Palermo c’è un suo punto vendita. Poi se è in perifera o in centro a Leroy Merlin probabilmente non interessa (anche perché mi pare di vedere che non c’è scritto l’indirizzo).
      Comunque, consiglio a Leroy Merlin e a tutte le grandi multinazionali di affidare la creatività, per le proprie campagne pubblicitarie ad agenzie locali. Magari facendo delle gare.

    40. eh,no!
      Qui ci sono stati commenti che sono andati ben oltre il manifesto col teatro Massimo,per altro secondo me perfettamente indovinato,dato che,
      se vi recate da Leroy Merlin,
      trovate una ampia esposizione di piastrelle e mattoni di toni gradevoli,di misure e colori le piu’ varie,a prezzi sicuramente competitivi,chiaramente esposti,da potere ripavimentare tutta Palermo,proprio come si vede nel manifesto.
      .
      Invece che continuare a parlare del sesso degli angeli,troverei piu’ interessante fare emergere
      10 localita’ degradate,dove solo l’intervento dell’iniziativa privata puo’ contribuire al miglioramento ambientale.

    41. @ andrea: nella stragrande maggioranza dei casi, tuttavia, tra i pubblicitari difficilmente si celano “menti raffinatissime”. MA CHE VUOI DIRE? chi sei? come ti permetti di dare giudizi sui pubblicitari? lavori in pubblicità? ne sai qualcosa? o semplicemente cambi canale quando la vedi in tv quindi per te chi la fa non merita rispetto? ma smettila va, fammi il piacere…

    42. @Francesco Mangiapane, per chiarezza.
      Non ho mai scritto né ora né in passato, che provo fastidio per i comunicatori, altrimenti non ci trascorrerei un bel po’ di tempo tra comunicatori e comunicazione, per diletto e per lavoro.
      Ci sono diversi spunti interessanti nel tuo articolo e nel tuo primo post a commento, che si prestano a letture molteplici, che non si limitano, ovviamente, alla sola pubblicità dal punto di vista tecnico, ma coinvolgono elementi socio-culturali, economici, politici.
      MA IO L’HO PRECISATO: “in una città normale”.
      Ma se i grandi operatori economici sono (dico DOVREBBERO ESSERE trattandosi di una città anormale, dato che su diverse imprese non sappiamo esattamente dove vanno tasse e benefici) anche i principali CONTRIBUENTI (tra tasse, oneri, moltiplicazione di redditi quindi altre tasse ed oneri) perché poi dovrebbero farsi carico del decoro cittadino che gli amministratori ADDETTI ed i cittadini, invece, devastano? Perché dovrebbero pagare ulteriormente quando quello che pagano (e che PAGHIAMO!) serve in buona parte per mantenere un esercito di parassiti e semplici assistiti che non sono capaci nemmeno di fare il minimo lavoro per mantenere la città in condizioni degne? Perché dovrebbero farsi carico del lavoro che compete amministratori strapagati per farlo quando invece dilapidano per incompetenza? Ecco come una proposta interessante in una città anormale come Palermo diventa pericolosa, perché conoscendo l’indole affermata da atavismo e secoli di furbizia (che si ritorce sempre contro!) è la porta aperta per accrescere malizia, furbizia, lagnusia, disimpegno nelle responsabilità (peggio di com’è già).
      In una città “normale” la tua proposta sarebbe “superflua”, o forse gli sponsor privati “insisterebbero nel proporsi a partecipare” per interessi (legittimi) di visibilità.
      I centri commerciali nel centro di Palermo? Non scherziamo ! 😀 Persino a Parigi, a parte “les halles” sono in quartieri limitrofi, mentre ci sono i grandi magazzini in città, ma parliamo di VIABILITÀ di una città seria. A dire il vero, Leroy Merlin oltre che in periferia ora c’è pure a fianco del centro Pompidou (beaubourg), quindi centro di Parigi, ma come detto – purtroppo… per noi – altra viabilità, altri parametri generali.
      E’ certo, pero’, che finché il primo che si sveglia invece di andare a coltivare cacoccioli (senza offesa, ovviamente, per i cacocciolari… solo perché in quel caso non farebbero danni alla società), ammesso che possa imparare a farlo discretamente, si improvvisa politico come io potrei improvvisarmi chirurgo e fare danni a me stesso e agli altri uomini, tutte le belle teorie per una città moderna, evoluta, città alla quale partecipano tutte le componenti a cominciare dall’associazionismo dei cittadini, ebbene, vanno a farsi fottere (detto con estrema eleganza :-D… non vedo altro vocabolo meglio appropriato :-D).

    43. P.S. per quanto riguarda l’utilizzo dei monumenti cittadini per la pubblicità privata di Leroy Merlin si dovrebbero interrogare gli uffici preposti del Comune di Palermo, per sapere se hanno dato il permesso, o se il permesso è stato negoziato in qualche modo. Conoscendo l’abilità manageriale e mercantile dei suddetti già rido 😀
      O forse Leroy Merlin (l’incantatore!) ha messo sulla bilancia il moltiplicatore di redditi e tasse?
      Ma qui entriamo in un altro terreno “molto complesso” perché per potere stabilire se questa proliferazione di centri commerciali, oltre ad essere interessante per praticità e prezzi convenienti (e su questi punti non c’è alcun dubbio che sono interessanti), porta reale benessere e sviluppo, si devono conoscere tutti i numeri, per sapere se viene applicata realmente la famosa moltiplicazione keynesiana, o se invece tra il togliere e dare non si mantiene lo status quo spostando semplicemente uomini e capitali da un punto all’altro della stessa città (ed è probabile in molti casi, essendo Palermo e la Sicilia principalmente luogo/popolo di consumatori di produzione “estera”, alla quale si aggiungono i benefici di azionisti anch’essi “esteri”). E ANCHE in questo caso entrano in gioco “cacoccioli” e cacocciolari” che si improvvisano politici, imparano quattro frasi stereotipate a memoria che peraltro recitano malissimo da cattivi attori di periferia, con la pretesa “surreale” (da teatro dell’assurdo) di volere gestire una città difficilissima come Palermo, che invece necessita d’estrema urgenza di managers internazionali “chi scagghiuna” provati da anni di studi, talento, conoscenza ed esperienza nel mondo globalizzato.

    44. cosa vuol dire che “…i centri commerciali sono antiurbani e periferici?…”
      Prendete il caso di Century City a Los Angeles,
      che e’ a ridosso di Rodeo Drive e Beverly Hill’s,
      oppure,sempre in LA
      il Nuovo Centro Commerciale di S.Monica,
      o il Pavillion sempre a LA.
      Ne ho citati solo 3 in aree urbane,ma sono molti di piu’,come ce ne sono di piu’ sicuramente fuori
      dai centri urbani.
      Ma di che stiamo parlando?

    45. Grazie Gigi per avere alzato il tono di una discussione veramente strumentale (l’unica cosa, non proponevo un insediamento dei centri commerciali al centro delle città ma al contrario riconoscevo che questo situarsi in periferia fonda giocoforza una dialettica antiurbana, nel senso che i centri commerciali stessi in questa fase ruspante si propongono come alternativa alle città e al suo centro). Io avrei proposto di colmare questa marginalità spaziale con una centralità significativa, semiotica se vuoi. Cercando di pensare queste nuove presenze come nuova cittadinanza (sono d’accordo una nuova cittadinanza ad ampio raggio e non solo limitata agli attori economici). La riflessione mi era venuta dall’arrabbiatura nei confronti di una campagna di cattivo gusto, che da una parte progetta un cambiamento dei nostri simboli cittadini verosimile (il parquet era carino!) ma non se ne assume alcuna responsabilità. Questa riflessione non è stata gradita ai nostri concittadini commentatori rosaliani. Pazienza!

      Giorgio, io sono disposto a discutere con te, se assumi un atteggiamento di disponibilità e di ascolto delle mie ragioni. Se invece per te sono ragionamenti inutili e dannosi (e quindi non vale la pena continuare), il messaggio mi è arrivato, ognuno si tiene la sua opinione e la pace potrà trionfare!

    46. caro francesco, sperare o pretendere che chi viene a fare business a palermo (come in ogni periferia del momdo) possa occuparsi di problemi sociali o urbanistici mi sembra una grande ingenuità. sono solo calcoli economici, gli stessi che forse ha fatto anche ikea, dopo tanti anni, prima di scendere nell’isola. da voci di corridoio calcoli sbagliati e conti in passivo. forse doveva aspettare ancora vent’anni, con buona pace dei vari didonna e dei suoi autisti cooperativi…..

    47. ps poi a me frega assai poco, a dirla tutta, visto che cerco di tenere in vita con tutte le mie forze i piccoli, magari a km 0, e nei centri commerciali non ci andrei neanche per lavoro, figuriamoci per “svago” o per “consumare”.

    48. Ok però si può forse pretendere che si facciano il loro lavoro, senza per forza tirarci in ballo come comunità 🙂
      Rispondendo nel merito, ti direi che io non sarei così pessimista, perché in molte città europee e in giro per il mondo ci sono fenomeni di partecipazione e localizzazione vera (non solo coi manifesti fasulli) nella vita delle città e nel tessuto urbano più ampio. Questo problema secondo me è solo all’inizio, perché con l’avvento della logica dei flagship store, dei centri commerciali e delle grandi catene distributive in termini massivi, i territori progressivamente pretenderanno che questi grandi brand si dotino di strutture di localizzazione e di articolazione della loro presenza in funzione del territorio! Vedrai 🙂

    49. francesco, tre giorni fa ero a tirana, e devo ammettere che i centri commerciali stanno inserendosi nel “tessuto urbano più ampio”, periferico e centrale. vabbè, l’ho detta….
      sarebbe lunga, e magari noiosa per molti, magari ripasso… 🙂

    50. e comunque in due anni vedere tirana che da le piste a una città antica come palermo fa riflettere, ma è giusto così. tirana sta diventando una splendida città, piena di vita e in perenne crescita!
      buona notte palermo!

    51. Che bello sarebbe avere Edi Rama sindaco di Palermo!

    52. eh….buonanotte anche a te francesco!
      io sono sempre ottimista ma la vedo dura.
      è stato un piacere passare di qui 😉

    53. Francesco, in effetti prima di scrivere avrei voluto chiederti, per chiarezza, cosa intendi per “voglio Leroy Merlin palermitano”, perché potrebbe voler dire due cose: Leroy Merlin che s’installa a Palermo città, o che partecipa attivamente alla vita sociale della città e non solo per ricavarne i benefici del suo commercio, magari sfruttando pure i simboli cittadini ai fini del marketing – forse gratuito – . Poi la domanda non l’ho fatta, per brevità 😀 .
      Da quello che dici nel tuo ultimo post si evince che ti riferivi alla seconda ipotesi; come una sorta di dovere di cittadinanza: bella e interessante idea, bella utopia (e certamente non criticherei mai un’utopia, io che auspico la gestione manageriale internazionale, che alcuni considerano follia, mentre per me è solo LUCIDITÀ essendo oggi l’UNICA via di salvezza per la Sicilia). E qui dovrei ripetere quello che ho già scritto: in una città normale sarebbe addirittura routine la tua proposta, forse gli stessi amministratori la porrebbero come “condizione”, forse gli stessi operatori commerciali farebbero a gara per agire come sponsor per iniziative socio-culturali. IN UNA CITTÀ NORMALE !
      Come hai scritto giustamente, succede nelle città più evolute

    54. non inutili e dannosi.Solo inutili.
      Se l’iniziativa ha successo,sicuramente ci guadagna l’Imprenditore,ma anche il Cliente.
      L’imprenditore che ha aperto appena 2 mesi fa
      e deve seguire i mille problemi quotidiani per rodare il sistema,dovrebbe fare pure lo sponsor?
      Chi non ha progetti da realizzare,se ne stia
      pure alla larga.
      Qui non si fanno dialoghi a due.
      Si discutono opinioni.

    55. Gigi io non la reputo un’utopia, proprio perché nel post segnalavo che in città è già successa una cosa del genere con vantaggio di tutti, quindi direi che è dovere di quelli che hanno vissuto certe cose raccontarle in questo momento difficile e indicare che sono e sono state possibili. Poi volevo dirti che oltre alla questione delle sponsorizzazioni ci possono essere altre mille vie di relazione proficua fra grandi brand e città (sempre a vantaggio di tutti). Te ne cito alcuni che mi piacciono, Nike Berlin, un progetto davvero imponenente di riconfigurazione e costruzione di una serie di eventi in ambito agonistico e sportivo degli edifici governativi della ex ddr, la trasformazione di Mac Donalds’ con la localizzazione dei panini e la costruzione di menu legati alle specialità locali, Ikea che sposa la questione delle coppie gay facendo arrabbiare Giovanardi (ognuno può avere l’opinione che vuole, ma il nuovo di ikea non è solo vendere tavolini e loro l’hanno comunicato benissimo). A Palermo, i centri Ipercoop spesso organizzano presentazioni di libri, performance teatrali, mostre dentro i loro spazi offrendosi come spazi per la città e i quartieri dove si innestano. D’altra parte, lo abbiamo ricordato tutti, c’è anche il diritto di non farlo, io sono contento di aver posto una questione capitale che diventerà sempre più centrale in tutte le città del mondo, proprio perché questi centri si stanno imponendo adesso, indebolendo il tessuto imprenditoriale/commerciale delle città e lasciando vuoto lo spazio di cittadinanza che questo tessuto (nel bene e nel male) normalemente svolge. I nuovi arrivati dovrenno assumere una voce e saranno costretti a farlo. Ti auguro un buon festino nella città più bella del mondo (frase ambigua che, a seconda del punto di vista con cui la si legge, potrebbe ugualmente significare palermo o parigi :PPPPPPPP ) Ciao!

    56. Scusate mi è venuto in mente un altro esempio eclatante, che non posso non ricordare. Ryanair (tante luci e ombre) ma sicuramente si inserisce nel tessuto socioculturale delle città in cui atterra, promuovendo attività turistiche e culturali funzionali rispetto alla sua mission (anche mettere a disposizione voli, sapete quanto è importante quando si organizza un evento?). Quindi, niente utopia o nostalgie dei tempi che furono ma al contrario, attualità!

    57. Francesco, innanzitutto complimenti perché hai presentato il tema in modo soft… per poi elaborarlo nei post a commento. Se era voluto, e penso che forse lo era, appunto complimenti. E’ uno dei temi più complessi della vita di una città, per tutti gli elementi ed attori che coinvolge: lavoro, sviluppo, valorizzazione o impoverimento del territorio, sviluppo o impoverimento socio-culturale, vitalità della città, azionisti “esteri”, dubbio sul moltiplicatore di redditi e lavoro reale, abilità dei politici nella gestione di questi elementi vitali per la vita della città, e se non sono abili – e non lo sono – l’ulteriore impoverimento del territorio e dei cittadini causa gravi danni, etc.
      UTOPIA: si è capito, spero, che per me un uomo senza utopie si può paragonare a un “balatone”, nel migliore dei casi a un bue.
      E’ successo già a Palermo, dici. Una volta; coinvolgendo diversi elementi della città (non so se c’erano o chi erano, gli sponsor privati non locali). A questo proposito, solo per essere precisi, non capisco perché si parla solo di Barbera, quando il vero fautore di quella “rinascita” culturale di Palermo è Giambrone, che riapri’ anche il teatro garibaldi, i cantieri alla Zisa ( che veniva, allo scopo, anche a Parigi a raccogliere spunti e idee, testimonianza diretta 😀 ), lo Spasimo, villa Trabia, ed altri… Giambrone è l’unico vero assessore della storia di Palermo, competente e abile, informato sulle tendenze nel mondo, l’unico vero in mezzo a centinaia di politici improvvisati. Per evitare malintesi, non lo considero la persona più simpatica di Palermo, al contrario. Era, pero’, l’unico al posto giusto e meritato, tra pseudo-politici, “funzionari” e impiegati persino pittoreschi, che facevano ridere, eppure ha compiuto un lavoro eccezionale.
      Forse sarebbe meglio lasciare al “pubblico” solo pochi settori vitali ed inevitabili, come l’acqua, l’istruzione e attività culturali, la salute e previdenza, pagare meno tasse ed oneri al pubblico, per poi pagare i servizi privati. Ma i privati che si accollano i servizi già pagati al “pubblico” e che DEVONO svolgere gli amministratori, come detto, è la porta aperta ad una serie di controindicazioni più gravi dei problemi da risolvere. Invece in una città meno anormale di Palermo…
      P.S. tra le città più belle del mondo ci dovrebbe essere pure Palermo insieme a Roma Parigi Londra… Toppe scorie…

    58. L’esempio di Ryanair serve a far riflettere! Quando si erano appena installati a Birgi, presi il volo per Stoccolma. Ovviamente dovetti fare i conti con la logistica delle autolinee sicule, quindi combinare il trasbordo da PA a TP con la Segesta e quello da TP al Vincenzo Florio con la Sais, i cui orari sembravano “sciarriati” fra di loro, con conseguente attese alla stazione autolinee a Trapani ecc. Come sapete dopo poco loro hanno rimediato con Terravision che fornisce un eccellente servizio per i palermitani e per chi vuol venire qui pur atterrando a Birgi!

    59. Apprezzo lo stile dell’autore, nella tecnica e nei toni…ma, devo dire la verità, io..il senso di stu post non l’ho capito!…
      Una grande azienda della grande distribuzione decide di investire nel tessuto sociale ed economico palermitano e lo fa costruendo il suo ‘centro commerciale’ in periferia?..Bene. Visto che la parte anomala di questa faccenda mi sembra la prima, discutiamo pure di questa interessante novità e prospettiva di crescita. Non vedo invece cosa ci sia di strano nel secondo aspetto: come cavolo fa Leroy Merlin (e tutte le società che hanno investito nei grandi centri commerciali) a metter su una ‘città dello shopping’ al centro del contesto urbano di una metropoli??!! Con tutte le difficoltà create dalle condizioni di viabilità e di trasporto..
      Poi..la critica alla scelta del pubblicitario…anche questa, scusami Mangiapane, ma..pretestuosa ed un pò (qualcuno te la già fatto notare) ignorantella.. Chè adesso, tutti i pubblicitari che enfatizzano il valore delle loro idee e dei prodotti ‘venduti’ con riferimenti iconici al contesto sociale, economico, culturale del pubblico destinatario della campagna, vogliono dire: “Ehi, guardate che la nostra azienda è a vostra disposizione anche per fare le strade, le scuole, gli ospedali della vostra città!”??!!…
      Nonsi…Riprovaci Francè! 😉

    60. Ciao Spino, non prendere la mia risposta come ostinazione, proverò a spiegarmi nuovamente non per presunzione ma al contrario perché prendo sul serio il tuo intervento e la relazione con te nella nostra comunità. Il fatto che i centri commerciali stiano nelle periferie ha generato uno spostamento molto violento di persone in una città che da 0 in un anno è passata a una molteplicità di centri commerciali e catene di grande distribuzione, i centri commerciali si propongono naturalmente come alternativa agli spazi urbani, anche perché spesso sono articolati e complessi come le città. Questo è meraviglioso dal punto di vista dei clienti (che vedono moltiplicarsi i luoghi di socializzazione) ma pone un problema alcune volte di conflitto ma comunque di concorrenza con la missione che storicamente hanno svolto e continuano a svolgere le città. Ciò ha anche cambiato il tessuto imprenditoriale delle nostre città, che spesso si ritrovano ad acquistare in punti vendita “senza responsabili”, senza imprenditori (che magari stanno in finlandia!). E nelle città gli imprenditori servono oltre che per la loro mission istituzionale (quella di creare valore con il loro lavoro) anche come parte propositiva della città. Io vorrei che questi centri internazionali assumessero Cittadinanza in città, per contare e per continuare a essere parti in causa della vita cittadina. Questo io lo vorrei e questo penso che accadrà, proprio perché quella che abbiamo di fronte è un cambiamento strutturale e generale.
      Quindi io non contestavo affatto il fatto che i centri commerciali stiano in periferia, dico, che pur stando in periferia dovrebbero puntare al centro delle città, al loro cuore, alla loro storia, alla loro vita. Ho anche detto che è possibile farlo, a Palermo è stato fatto e in molte altre città si portano avanti esperimenti di relazione positiva (e quindi attenuando il conflitto fra città e brand) nel senso che ti ho descritto.

      Per quanto riguarda la pubblicità, prima di tutto accetto che forse la mia critica è ignorante, ricordando però che so di non sapere è il motto che mi interessa di più e che tutti questi commenti hanno a che fare con il fatto che considero un privilegio essere smentito. Quindi grazie (davvero).
      Provo a rispondere nel merito. Alcuni commentatori hanno ricordato che è clichet pubblicitario e pratica diffusa quella di cercare di localizzare il messaggio. Il mio punto di vista è che ci sono modi e modi di localizzare il proprio messaggio. Quegli stessi commentatori hanno ricordato una celebre campagna di mulino bianco, in cui piazza duomo veniva visualizzata con un campo di grano al posto dei mattoni. Era una brutta pubblicità o una pubblicità criticabile? Per me era bellissima e non a caso molto diversa da quella di Leroy Merlin. Negli studi sul brand si distinguono fra gli altri due generi di pubblicità, uno referenziale e l’altro mitico. Cosa significa, è possibile pensare ad un tipo di pubblicità che illustra dettagliatamente e descrive il prodotto o quello che il brand sa fare, d’altro canto, invece lo stile opposto pensa di non dover descrivere nessun prodotto ma invece restituire un’immagine poetica, soggettivante, metaforica dei valori che rappresenta. È questo secondo caso quello di Mulino Bianco, questo brand in quella campagna, infatti, non si sognava di smattonare Piazza Duomo a Milano e piantarvi del grano, era solo un modo poetico per dire, che provava a portare la natura in città. Leroy Merlin non ha fatto nulla di tutto ciò. Ha invece preso dei prodotti effettivamente in catalogo e ha fatto un rendering della nostra piazza principale, facendoci vedere quanto bella potrebbe venire con il proprio intervento. Questo non lo ha fatto come programma di cambiamento della città o almeno come volontà di affiliazione cittadina ma al contrario per comunicare il semplice fatto che ha aperto un nuovo centro verso carini. Quindi fa vedere la sua forza trasformativa, il suo “progetto” di città ma poi non vuole occuparsene e si scopre invece che quella era solo un’iperbole per dire che ha aperto un centro a carini. A me sembra di cattivo gusto e fuori luogo e anche un po’ offensivo, perché ha giocato con i simboli della nostra città senza assumersene affatto una responsabilità. Al contrario, un concorrente di Leroy Merlin in anni in cui si facevano meno manifesti ma più sostanza, pur non avendo gli strumenti e il fatturato di una grande multinazionale come Leroy, ha agito con poche chiacchere insieme alla collettività per ripristinare e riaprire il nostro teatro massimo. Una magra figura dell’elefante vanaglorioso di fronte al piccolo Legno Market.

      Spero che questa rilettura del mio post abbia chiarificato la mia posizione anche se ovviamente non pretendo che siamo d’accordo! Caro saluto e buon festino!

    61. Ci ho riprovato 😉

    62. Gigi, sono d’accordo Roberto Giambrone è stato un grande assessore insieme a tutta la squadra della prima sindacatura Orlando ma proprio quegli anni sono stati pieni di cose e mi convinco sempre di più che andrebbero raccontate anche entrando nel dettaglio! Grazie per averlo ricordato (sarebbe bellissimo che anche lui intervenisse sul blog per ricordare la sua esperienza di lavoro sulla città!).

    63. piccola riflessione ai margini.
      oggi cercavo lo yogurt greco per fare lo zazichi, e i tre negozi di alimentari e salumeria in centro, sempre ben forniti di specialità varie, stranamente non lo avevano. il terzo, che lo avava sempre avuto, mi ha proposto uno yogurt di una piccola azienda biologica siciliana, spiegandomi che da quando qui sono sorti due grandi centri commerciali, molte grandi ditte non trattano più la piccola distribuzione ma lavorano solo con le grandi catene.
      ecco!
      quindi ho comprato il suo yogurt, anche perchè non avevo nessuna voglia di farmi dieci chilometri in bici sulla tangenziale 😉

    64. ps bel post! discussione stimolante e dai toni pacati.

    65. F.M., avevo anche letto i tuoi commenti in calce al post, e da ultimo ho letto questa tua intensa risposta.
      Hai aggiunto, arricchito, precisato. Quanto già affiorava nel post. Sarebbe: un’idea che non mi sento di condividere. Perchè, ribadisco, viziata anche da un presupposto del ragionamento.
      “Non ci sarebbe nulla di male se a questo modo di presentarsi corrispondesse un po’ di sostanza, un po’ di (detto tra noi) suco. Se queste nuove realtà prendessero sul serio quello che esse stesse dicono con la pubblicità, assumendosi la responsabilità di pensarsi come soggetti della città, di soggetti pieni e centrali (cosa c’è di più centrale del Teatro Massimo?) degli scenari nei quali si inseriscono.” Per poi da ultimo precisare che Leroy Merlin, con questa pubblicità, “fa vedere la sua forza trasformativa, il suo “progetto” di città ma poi non vuole occuparsene”. Ecco il presupposto sbagliato, l’equivoco. Che è poi a sua volta motivo di critica delle scelte dell’equipe di pubblicitari.
      Quando ho scritto che a mio avviso il tuo post non avevo senso e successivamente che era viziato nel merito da una ignoranza di fondo, non intendevo offenderti, sia perchè lo avrei fatto gratuitamente, sia perchè scrivi in modo tanto garbato ed educato, da meritare stima e rispetto; volevo solo, con onestà intellettuale, sottolineare proprio tale incongruenza del ragionamento offerto.
      Leroy Merlin non offre alcun progetto reale con quel cartellone. Stimola solo la fantasia dell’utenza locale dicendo: ‘pensate, con i nostri mezzi e le nostre competenze, potremmo addirittura parquettare Piazza Verdi!”. Ed è chiaro che è un’esagerazione, una traduzione onirica e iperbolica delle capacità del produttore. Così come evocativa e poetica era la campagna del Mulino Bianco con piazza Duomo. Davvero nesuna differenza! Se non quella che un’industria produce panetti (e dunque disegna la natura), l’altra semi-lavorati di legno (dunque la sua pubblicità deve essere un pò più ‘materiale’)..
      Tutto quanto sopra, solo per precisare (a mia volta) i termini polemci del mio commento.
      Altra cosa sarebbe cavalcare l’argomento poi meglio sviluppato da te. Che, se ho capito bene, suona così: un imprenditore che investe, anche massicciamente, nell’economia di un luogo, DEVE preoccuparsi di partecipare a più ampio raggio e sempre di più allo sviluppo socio-economico della comunità ivi stanziata.
      Opinabile. Semplicemente. Cioè: non mi sento, anche per motivi di tempo, di esprimere un’opinione approfondita in merito, ma, istintivamente, mi viene da dirti che non trovo nè assiomatico nè sillogistico tale collegamento tra grandi capacità imprenditoriali e grandi investimenti e oneri di contribuzione sociale col territorio di riferimento. Mi limito a richiamare quanto già scritto credo da Gigi.
      E ancora. Il rapporto periferia-centro città. Questo invece lo ritengo uno spunto di discussione molto interessante, trovando agganci in riflessioni di tipo, non solo socio-economico, ma più largamente antropologici. Solo che: era questo l’obiettivo del tuo post? Se sì, consentimi, rimane ancora poco congrua la critica alle scelte pubblicitarie di Leroy Merlin, come punto di partenza…
      Un caro saluto anche a te! Spero che tu abbia passato un bel festino..io ormai me lo faccio raccontare da chi ho lasciato nella mia Palermo…

    66. Francesco, mi permetto di segnalarti che se auspichi l’intervento di Giambrone in questo blog è meglio sollecitare Francesco Giambrone 😀
      Roberto non saprebbe cosa raccontarci 😀
      It’s a joke !
      Ne ho conosciuti alcuni assessori di quella squadra, e membri di commissioni, anche in trasferta qui a Parigi. Solo Giambrone rispondeva a certi criteri di preparazione, conoscenza, capacità, efficacia; ovviamente è solo la mia opinione, che non intendo imporre.

    67. Caro Spino, grazie per la tua risposta. Allora, rispondo sinteticamente confermandoti il nostro disaccordo di fondo. Io ho buone ragioni per confermarti quello che ho scritto sul post, che come hai giustamente scritto più che una riflessione antropologica è una critica alla pubblicità e a chi l’ha fatta. La chiave del mio ragionamento sta nel fatto che Leroy ha fatto un’operazione scorretta perché per fare vedere che ognuno può ripiastrellare casa sua come vuole ci ha ripiastrellato il teatro massimo, una cosa di cattivo gusto, soprattutto se è solo iperbole come tu tenti a pensare. Dietro c’è un pensiero ancora più dettagliato che però non affronto perché non era il ruolo di questo post.
      Il resto è venuto nei commenti ed è bello che nei commenti spunti sempre l’imprevisto e il nuovo, è il bello di Rosalio secondo me.
      Sulla questione della partecipazione al tessuto socioeconomico del territorio da parte degli imprenditori: non è dovuto nel senso di imposto da qualcuno ma al contrario è normale funzionamento in ogni società. Questo sganciamento e questa disarticolazione sono roba dei nostri giorni che ancora si vede poco ma che con il tempo diverrà sicuramente all’ordine del giorno.

      Per Gigi, ho sbagliato a scrivere Roberto, l’assessore si chiama Francesco, scusami, se nella fretta della scrittura, come direbbe Catarella, mi scappò!

      Grazie a tutti per la bella discussione!

    68. Francesco, nei tuoi ultimi commenti hai chiarito bene il tuo punto di vista, e non posso non essere daccordo. nell’iniziale post non era così chiaro, quindi le obiezioni di gigi ci stavano tutte!
      comunque bello leggervi tutti, perfino giorgio, anche se ostico nei suoi binari un po’ autistici. 😉 senza offesa giorgio!

    69. l’elemento fuorviante e’ l’estrazione e la condizione sociale che a trentanni vi porta
      a seguire posizioni ideologiche e quindi politiche
      perdenti e che essendo state collaudate gia’ in passato non portano da nessuna parte.
      E mi riferisco al caso Albania,dove per quarant’anni si e’ sperimentato il socialismo di stato,con abolizione di ogni credo religioso e con
      l’Ateismo imposto perfino nella Costituzione di quel paese,col risultato di portare letteralmente alla fame il popolo albanese.
      Se a trent’anni non avete una lira da spendere nei Centri Commerciali,abbiate pazienza.
      Se vi date da fare,puo’ darsi che nei prossimi venti o trent’anni potrete diventare i migliori Clienti dei Centri Commerciali.
      Questa repulsione dei Centri Commerciali,sa di antiamericanismo,visto che se non erro le prime sperimentazioni sono nate negli USA,e
      sono il risultato del modello capitalista.
      Vorreste tornare agli spacci aziendali da dopolavoro ferroviario?
      Comunque la maionese c’entra come i cavoli a merenda,con Leroy Merlin,
      dove per adesso c’e’ l’offerta per la casa ed il giardino,con i prodotti di piu’ elevata e raffinata tecnologia.

    70. “Se a trent’anni non avete una lira da spendere nei Centri Commerciali,abbiate pazienza.”
      e vabbè, si parlava d’altro, ma sorvoliamo che è meglio! 🙂

    71. allora riassumiamo.
      Un grande gruppo imprenditoriale ,specializzato sopratutto nelle forniture di prodotti per la manutenzione della casa e del giardino,
      in un periodo di grave crisi internazionale,
      lancia la sfida di realizzare un punto di distribuzione anche a Palermo,e realizza in poco tempo un’opera di tutto rispetto, sopratutto in quanto a funzionalita’.Per molti giovani si e’ avverato il sogno di avere un lavoro stimolante e duraturo.Responsabili di vendita di tantissimi prodotti anche sofisticati,che devono riuscire a spiegare ai Clienti,ed alle prese,ai videoterminali, con un Sistema Informativo di Gestione Vendite,dal preventivo all’ordine,alla consegna,ai resi,Sistema certamente complesso per la molteplicita’ di opzioni.Inaugurazione e gran successo di vendita.
      Collocato sulla Circonvallazione di Palermo,quindi in una sede facilmente raggiungibile.
      .
      Questo e’ il dato di fatto.
      Come e’ un dato di fatto che qualcuno commentando e’ venuto a parlarci di maionese ed intrugli vari.

    72. beh, se andate a fare una passeggiate alle 14.00 davanti al teatro massimo, verrete sopraffatti da palermitanissimo, localissimo, piscio di cavallo a km zero.

      altro che parquet!

    73. Ciao,
      Ragazzi che dire, tutti i post sono in realtà veritieri, voi direte come?, in effetti Palermo è un pò di tutto, cioè c’è l’estremo positivo e quello aimè, negativo…

      In riferimento a Leroy & Marlin, catena francese, che con questi due centri, danno molte opportunità sia nell’ambito lavorativo, che al cliente finale; per esempio, il fatto di poter vedere e toccare con mano, l’attrezzo che devi comprare, poi c’è uno di tutto è veramente utile.

      Purtroppo poi ci sono quei palermitani in questo caso, l’estremo lato negativo, (ribadisco che esiste anche l’estremo positivo), che prima lavoravano nella “putia”, adesso te li trovi in un mega centro commerciale, e magari te li trovi all’accoglienza dei clienti e servizio di controllo.

      Vi lascio immaginare il cinema che è successo oggi, da Leroy Forum, che a causa del cazzeggiamento di tre dipendenti adibiti all’accoglienza e controllo, che non si sono accorti che avevo appena superato la striscia dell’ingresso, con un paio di lampade da 7 Euro, comunque rimanendo accostato all’ufficio informazioni.

      Infatti, quando sono riuscito ad ottenere la loro attenzione, sventolando le due lampade, chiesi info per fare un reso, la commessa mi guardo come se avesse visto uno spettro, <>, Io, certamente…, Lei, <>

      Andato all’ufficio preposto, cosegnato scontrino e lampade ad una signorina, attendo circa 5 minuti, ritorna e mi comincia a fare tante domande che insinuano, che le due lampade, le quali chiedo il reso, erano lampade che avevo preso in quel momento, pertanto ero un ladro!

      Ragazzi che dire, ero con mia moglie e mia figlia di 4 anni…., il nervosimo mi è salito alle stelle.

      A questo punto, abbastanza addirato, spiego all’addetto resi, che le due signorinelle insieme al ragazzotto in assetto buttafuori da discoteca da spiggia, cazzeggiavano e non si erano accorti che non mi sono mai inotrato nei reparti, quindi non avrei mai potuto fare quello che loro presumevano.

      L’adetto ai resi mortificato, si scusa dell’incidente e fece subito la bolla di reso.

      A questo punto vado ad irrompere l’amichevole chiccherata, rivolgendomi alla ragazza, la quale ha mosso l’accusa nei miei confronti, dicendole: scusi, non ha visto visto che sono stato sempre qui davanti??, il buttafuori con braccia conserte e sguardo stile ti spiezzo in due, si rivolge a me con tono da palermitano malantrino “Con me devi parlare…”.

      Premetto che non ho fatto il militare, quindi questo “Tu” e questo imperativo non stanno ne di casa e ne di putia….

      A questo punto comincia un bel a tu, per tu verbale con il ragazzotto davanti ad un bel numero di clienti, le due ragazze completamente zitte, lui nonostante aveva capito della minchiata che avevano fatto, ma doveva fare il “galletto” davanti alle colleghe, invece di scusarsi, mi disse davanti a mia moglie e mia figlia, mantendo braccia conserte, gonfiandosi e sempre sguardo ti spiezzo in due e tono minacciono “E’ meglio che la chiudi qui…”, a questo punto, gli dissi davanti almeno un 40ina di persone e tono “u fa’ scantari a nuddù”, <>, ripetuto due volte in modo da farglielo capire meglio.

      Successivamente chiesi di parlare con un responsabile di reparto o un direttore, insomma chiunque potesse dare spiegazi dell’accaduto, purtroppo con molto paraculismo di dissero che non era possibile.

      Lascio a voi giudicare una vicenda cosi sconcertante.

      C’è da dire che buona parte del personale è gentile, a modo, cordiale, (l’estremo positivo…), però c’è anche l’opposto che lo trovi ovunque, nella putia, nel centro commerciale, da Leroy Marlen.

      Ad ogni modo provvederò a formalizzare alla direzione quest’accaduto, vediamo cosa ne pensano, anche se, nella mia famiglia e penso anche tutti gli spettatori di questo teatro, si sono fatti solo un’idea, gli addetti di Leroy Marlen, quando entri nei loro locali, non ti vedono come un cliente, ma come un ladro….

      Questo è paradossale, perchè per la mia esperienza di capo tecnico di impianti di sicurezza banche, poste e centri commerciali, ho potuto capire una cosa, il ladro viene quasi sempre da dentro, almeno il 90% è così…

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