giovedì 19 ott
  • Più scenario che dramma

    Abbiamo il gusto della tragedia, si sa, ma andiamo pazzi anche per gli scenari. Macerie, crateri nella strada e date impresse nella memoria: ci piace esserci stati. Se è successo davvero, amiamo sottolinearlo. Se non c’eravamo, informiamo il mondo del fenomeno sincronico che in qualche modo – per allusioni impalpabili e connessioni minimaliste – ci lega indissolubilmente al fattaccio, garantendoci almeno un’apparizione nei titoli di coda, quando è impossibile far mostra di noi in quelli di testa. Diciannove anni fa morivano, malissimo, il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Diciannove anni dopo, quei martiri riemergono e resistono nell’immensa memoria virtuale e collettiva che è il web, in tutte le sue declinazioni: blog, Facebook e siti personali. Ma lo scenario non è più quello desolato e desolante di una Beirut palermitana. Si è affollato di testimoni vicini e lontani, spesso decontestualizzati, molti smaniosi di raccontare a che punto fossero le loro vite quando via D’Amelio si è aperta per inghiottire sei esistenze luminose. La rete è stata tutto uno spumeggiare di «io c’ero, e se non c’ero vegliavo», «io stavo lavando il cane», «io davo da mangiare ai pesci rossi, quando…». D’accordo: è stato il nostro undici settembre, uno dei troppi. Con quel ne consegue, persino – confessiamolo – in termini di ego affamati. Ma verrebbe da parafrasare un grande regista che implorava un giovane collega e attore malato di protagonismo: «Spostati e fammi vedere il film». Ecco: spostati, e fammi ricordare le fiamme e il sangue, il tradimento e il sacrificio. Così fai ombra al dolore.

    Palermo
  • 29 commenti a “Più scenario che dramma”

    1. se i ragazzini delle scuole rispondono ai sondaggi che Falcone e Borsellino sono “due fessi” (http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo1003649.shtml) ci lamentiamo; se la gente ricorda, a modo suo, ma ricorda, stiliamo la classifica di chi ha diritto a ricordare e chi no. o peggio ancora in ricordi di serie A e di serie B. eppure quando vado alle manifestazioni del 23 maggio o del 19 luglio, i palermitani che vi partecipano sono sempre gli stessi. che dovrei pensare degli altri (incluso te)?

    2. Secondo me è naturale che ogni persona tenda a rapportare questa tragedia alla propria vita, anche soltanto ricordando ciò che stava o non stava facendo quando essa si è consumata. Peraltro, in ciò non vedo egocentrismo o esibizionismo, bensì proprio la manifestazione del dolore, dello sconvolgimento interiore, dell’incredulità di chi stava lavando il cane o stava preparando il pranzo ed ha raccolto l’ennesima inaspettata prova della barbarie umana. Ognuno, dal suo punto di vista, racconta come la routine e la quotidianità della propria vita sia stata spezzata con fragore da un evento che segnerà per sempre la propria vita. In definitiva, meglio l’espressione di un punto di vista personale che l’indifferenza più becera o, ancora peggio, il disprezzo dettato dall’ignoranza e dalla cultura del disvalore.

    3. @Andrea: ti propongo un altro “se”. Se facessimo incontrare tutti quelli che raccontano di stare lavando il cane o preparando la caponata mentre succedeva la tragedia, ci sarà presto chi dirà di aver smesso di lavare il cane in quel preciso istante. Un altro gli si opporrà sostenendo di aver versato troppo zucchero nella caponata, perché sconvolto dall’esplosione. Un terzo cercherà di prevalere su quei due sottolineando che lui “di più”: stava lavando il cane e preparando la caponata, contemporaneamente, ma è stato fermato da una premonizione improvvisa; sentiva che sarebbe accaduto qualcosa di orribile, proprio qualche secondo prima dell’esplosione. Interverrà un quarto, spiegando che lui l’esplosione l’aveva sognata la notte prima, e per questo aveva rinunciato a lavare il cane e preparare la caponata l’indomani. Ci saranno anche qui testimoni “per caso” di serie a e di serie b. Come ci sono, da noi a Palermo, conoscitori esclusivi di gelaterie di serie a e di serie b, intenditori di sushi di serie a e di serie b, etc. Io non ci colgo impegno né memoria utile, in certe dinamiche. Solo un’ipertrofia dell’ego. Che può essere pittoresca e divertente quando si parla di frivolezze, ma poco simpatica quando si discute di tragedie, peggio se irrisolte e piene di punti oscuri, che meritano ben altro impegno, ben altro approfondimento, bel altra indignazione.

    4. Viviamo nella città che ha i cani più puliti d’Italia! I palermitani stanno ancora lì a dar prova dello sconvolgimento interiore della barbarie umana. Eccheccazzo facciamocelo passare ‘sto sconvolgimento! Agire, dice nulla questo verbo?

    5. Se dovessi esprimere pubblicamente il mio ricordo del giorno in cui una strage di mafia è accaduta non farei riferimento a me, a cosa stavo facendo in quel momento, a cosa ho smesso di fare. Non mi viene naturale. Mi vengono in mente altre cose, precedenti e successive: le immagini devastanti di via D’Amelio o di Capaci, i visi delle vittime, il loro impegno straordinario, il maxiprocesso, le parole di Borsellino alla biblioteca comunale, quelle disperate di Caponnetto che ancora mi fanno commuovere. Cose che mi sono rimaste dentro, che continuano a scavarmi dolorosamente e che mi hanno resa una persona più consapevole. Sono d’accordo con Cacciatore sul fatto che ogni pronome personale “io” dovrebbe farsi da parte, per lasciare spazio a un altro pronome: “loro”. O, tutt’al più, “noi”.

    6. Viviamo nella città che ha i cani più puliti d’Italia! I palermitani stanno ancora lì a dar prova dello sconvolgimento interiore della barbarie umana. Son passati 19anni! facciamocelo passare ‘sto sconvolgimento! Agire, dice nulla questo verbo?

    7. non ricordo cosa stavo facendo, e credo non abbia nessuna importanza, per me e tanto meno per il resto del mondo.
      come cribbia, ricordo queste immagini.
      http://www.youtube.com/watch?v=1WMLdc1a7hQ
      “è finito tutto”

    8. Credo che la questione stia nella distinzione tra ricordo e memoria. Palermo con i suoi abitanti è una città del ricordo. Ossia un’immagine, un odore, un’emozione e un pensiero che ritornano alla memoria passando, come in un Monopili dei sentimenti, per il cuore. Appunto ri-cordare. E questo è un atto singolare e soggettivo, filtrato dalla nostra personalità. La memoria è un’atto ripetitivo, che tende all’oggettività. La memoria può essere anche collettiva cosa che non può il ricordo. E Palermo è una città di individui, singoli frammenti di umanità. Non conosce cosa significhi collettività. Preparare la caponata definisce il singolo, non rende cittadini. E del resto si sa che il palermitano preferisce sempre e comunque aviri a panza china che …

    9. personalmente penso che sarebbe necessario organizzare convegni, dibattiti, ecc.. sull’argomento “mafia”. per definirne la sua nascita storica, comprenderne la sua evoluzione e infine annientarla definitivamente diffondendo nelle masse quelle poche verità accertate che si sanno. approfondire il lato intimistico di questa tragedia può sì rendere omaggio ai due eroici magistrati siciliani attraverso il ricordo, ma può anche servire a rafforzare quel sentimento di fatalismo molto diffuso tra di noi nei confronti di un male che è invece, assolutamente concreto e che affonda le sue radici nell’ambito economico, politico e storico. chi ha interesse a fare in modo che la mafia, nata storicamente poco più di 150 anni fa, continui a vivere e a stuprare il nostro territorio? perché si presume che nell’uccisione dei due magistrati siano intervenuti pezzi dello stato italiano in combutta con la mafia? per come la penso io, la cosiddetta società civile restituirebbe ancora più dignità e onore a Falcone e Borsellino ragionando con coraggio su queste domande, più che ricordando con dei racconti intimistici quei tragici giorni.

    10. essì gli sciacalli stanno quasi sempre facendo altro per poi trovarsi lì nei propri ricordi..

    11. All’autore del post dico che ci sono date e momenti che segnano la storia degli uomini, d’italia (con la morte dei due giudici) o del mondo (con le twin towers).
      E siccome sono momenti importanti, quelli che erano vivi e presenti spesso intrecciano quegli attimi con la propria quotidianità.
      Nessuno ricorda cosa stava facendo un giorno determinato qualsiasi, diciamo, del 2001, ma io ricordo bene cosa stavo facendo l’11 settembre di quell’anno. E non è che me lo ricordo per questioni di ego o per collezionismo. E’ successo e basta. E’ un piccolo trauma mnemonico, se vuoi.
      E anche se non lo fosse, ricordare cosa stavamo facendo mentre Borsellino moriva ci aiuta a RICORDARE.
      Ricordare che 20 anni fa stavamo lavando il cane ci aiuta a contestualizzare, a ricordare la luce, la temperatura, gli odori di quella strana estate.
      Un sacco di persone muoiono ogni giorno, un sacco di eroi muoiono ogni anno (magari salvando un bambino che stava per annegare) e nessuno (molto pochi) se li ricordano. Un sacco di giudici, magistrati, giornalisti e uomini di stato sono stati ammazzati dalla mafia e nessuno si ricorda cosa stesse facendo in quei giorni.
      Ma ci sono date che sono punti di snodo della storia, ed in qualche modo quei giorni ce li ricordiamo bene. Per intero.
      Ed è molto meglio così, che non ricordarsi solo una semplice data sul calendario.

    12. Concordo con Isaia.

    13. Capisco il punto di vista, e concordo. Nutro grande rispetto ( e interesse, facendo lo scrittore) per il mondo interiore altrui e per i modi che ciascuno di noi ha di coltivare sentimenti e trattenere memoria. Diverso è il discorso dell’esibizione di sé in uno scritto con diffusione pubblica che, se associato a un evento tragico, corre su un doppio binario: quello della memoria sentita, sincera, e quello della banalità. E’ una linea di demarcazione sottilissima e sdrucciorevole. Rimane valida la regola aurea: est modus in rebus. Ciò che contesto, in alcuni casi, non è il ricordare – me ne guardo bene – ma non aver nulla da scrivere e da dire, e il volerlo – o doverlo – fare lo stesso. Sono convinto che la scrittura – la scelta delle parole e del soggetto, persino il ritmo del periodo – raccontino sempre la verità. Soprattutto quella che vorremmo nascondere. E questo vale sia per l’amore e la passione che per l’indifferenza o la pretestuosità che hanno animato il pugno di chi ha scritto. La natura profonda di chi scrive emerge sempre, che lo vogliamo o no. E ancora di più accade quando si è scritto sul vuoto, proprio e soltanto perché gli è caduto l’occhio sulla famigerata data del calendario.

    14. sdrucciorevole= sdrucciolevole

    15. Gli è caduto = è caduto. Effetti della scrittura appassionata… 🙂

    16. raccontino= racconti… Uff!

    17. e rileggere i propri commenti non è un’ipertrofia dell’ego? o il comportamento di un ego affamato? <3

    18. concordo con giacomo..sforzarsi di scrivere racconti nello stile di “lo chiamavano negghia” mi sembra tutto tranne che sincero e traspare a chiunque non abbia gli occhi coperti.
      se ricordare cosa stavamo facendo un giorno ci aiuta è una cosa da tenere per noi e conservare appunto come un ricordo..
      fatto sta che la letteratura, letteratura aha, è piena di pornografia,e svendere un proprio ricordo per salire sul carro che innalza il nostro ego non è altro che questo, pornografia..più grave ancora se non c’è gusto e padronanza di stile…si sono messi tutti a fare i piccoli cammilleri ‘sti scrittori palermitani, c’è i muariri

    19. comunque non generalizziamo, potremmo rischiare di essere grossolani.
      anche ieri è apparso il ricordo di davide enia. non l’ho riletto ieri, ne ricordo però la densità, il passaggio all’età adulta, forse la sua linea d’ombra. altro è mettersi a favore di telecamere, e applaudire perfino ai funerali. una vera pornografia dell’anima, dono di anni di televendite, di pentole e di dignità. umanità che sempre meno “sopporta” il silenzio, e quindi l’ascolto.

    20. (giacomo, ho letto gli altri tuoi interventi su rosalio. un piacere leggere una bella penna)

    21. @andrea: uhm… per uno scrittore dovrebbe essere una questione di serietà professionale. Per non perdere la faccia e non lasciare in giro castronerie. E poi ci sono ego ipertrofici di serie a e di serie b… 😉

    22. @stalker: grazie Stalker. Mai ringraziato uno Stalker prima di ora.

    23. (è una vecchia storia: è in onore a Tarkovskij, mai importunato nessuno in vita mia 🙂 )

    24. Sono i fatti che rievocano i ricordi, personalmente non capisco in che modo tutto ciò possa infastidire. Poi è un abitudine panormita, non conosco nessuno che per raccontare e rivivere un avvenimento particolare non ci debba mettere dentro una serie di particolari inutili e di segni premonitori.. “io me lo sentivo, io che e io come”..

      Io non credo che per nessuno di noi ci sia modo di “far ombra al dolore”, io avevo solo 10 anni e chi fossero Falcone e Borsellino me lo hanno spiegato dopo che è morto Falcone, se però ho dei ricordi lucidi di quel giorno e se ho capito quale fosse l’entità della tragedia in corso è grazie a mia nonna che ha smesso di cucinare (non stava facendo la caponata però)…

    25. Il “grande regista” dovrebbe essere Dino Risi.
      E’ vero, un grande regista ma quella battuta fu infelice, anche se d’effetto. Secondo me.

      Ecco. “I Mostri”, di Dino Risi. Forse c’entra qualcosa.
      Ed in particolare l’episodio che dà il titolo al film, ” Il mostro”, l’episodio più breve :
      Due carabinieri sorridono in modo ebete al fotografo che li immortala dopo la cattura di un criminale.

      Ps : ” Parlo mai di astrofisica io ? Di biologia ?
      Parlo mai di botanica ? Io non parlo di cose che non conosco ”
      ( Michele Apicella, ovvero Nanni Moretti “Sogni d’oro ” )

    26. si, nanni a volte se dovrebbe spostà, ma altre volte l’abbraccerei 😉
      http://www.youtube.com/watch?v=-7JVxE2SYxo&feature=fvwrel
      +
      e in sicilia altro che a.s., ci siamo “meritati” personaggi ben peggiori, e ancora ce ne meriteremo, a furia di piangerci addosso e di tirarci fuori….

    27. Vi invito a rimanere in tema e vi ricordo che questa non è una chat. Grazie.

    28. Questa è l’opinione più strampalata e sghemba che mi sia capitata di leggere. Fa onore a questo blog, del resto.

    29. Questa quale?
      E poi,guarda che viaggi con 2 anni di ritardo!

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