venerdì 22 set
  • Come sta la musica a Palermo?

    Polemica infinita e sempre rinnovata quella che riguarda la salute della situazione musicale palermitana. Le ultime asce brandite le abbiamo avvertite fino a pochi mesi fa, in una querelle tutta fuoco che ha contrapposto musicisti e gestori dei locali nell’arena dei social network. Il fenomeno però è complesso, e mal si presta ad una riduzione manichea, dove una parte soltanto ha tutte le ragioni e l’altra tutti i torti.
    Sarebbe anche più facile scriverne come due poli contrapposti, ma invero la situazione mi sembra più confusionaria che altro.
    Esiste una scena musicale palermitana?
    No, esistono diversi musicisti e molte band che si muovono autonomamente, un po’ alla deriva e non senza faciloneria; esistono locali che spesso non hanno né le caratteristiche strutturali né la mentalità o l’iniziativa di una gestione adeguata; esistono scarse e poco produttive dinamiche editoriali e comunicazionali intorno al mondo dello spettacolo (tra l’altro gestite da nomi sempre quelli, o che fanno riferimento a nomi sempre quelli); e potrei continuare a declinare così tutte le categorie dell’ambito.
    Ecco cosa vedo come unica e generale peculiarità della scena musicale palermitana: l’improvvisazione. Molti (non tutti, vi sono eccezioni, se volete faccio i nomi, anche se vorrei evitare che il post divenisse vetrina di promozione) si improvvisano band, si improvvisano musicisti, si improvvisano fonici, si improvvisano gestori di locali, si improvvisano discografici. C’è la fretta della conclusione, non importa che il risultato sia all’altezza del ruolo, bisogna esserci: mettete pure il mio nome sulla locandina, imparerò i pezzi in questi giorni; montate un palchetto e quattro luci in fondo al locale, qualcosa si dovrà pur sentire.
    Devo però riconoscere che di tutte le categorie prese in esame, sono due quelle che maggiormente risentono di questa cattiva salute, i gruppi validi e il pubblico.
    Sulla maggior parte dei locali c’è poco da sentenziare che non sia stato già detto o scritto da altri: quasi nessuno ha strutture adeguate alla musica live, quasi nessuno è in regola con le leggi che disciplinano adattamenti tecnici quali fonoassorbenza, fonometria e simili, quasi nessuno è in grado di offrire strumenti e personale specifico e formato per la riproduzione e la regolazione dei suoni. Neanche il minimo della regola viene tenuto in conto, qualcosa di semplice per coloro che vogliono intraprendere queste attività, e mi riferisco all’iscrizione all’Enpals, ma anche al dotare il locale di uno spazio idoneo all’esibizione e alla presenza del pubblico, alla sistemazione delle luci e degli effetti e del banco mixer. S’improvvisa, e basta, va bene così. Birrerie, pub, taverne, sedi di associazioni, sedi di partiti, vecchi magazzini, tutto va bene, anche se misurano pochi metri quadrati, anche se dentro non si può neanche muoversi verso il bancone, anche se l’acustica è pessima e l’illuminazione scarsa. Senza contare che, e questo lo scrivo per punti, così qualcuno può copiarlo e stamparlo per appenderlo alla sua porta.

    • I musicisti suonano, e devono solo suonare, non sono PR, non sono pubblicitari, non sono manager. Inviteranno gli amici e i conoscenti, creeranno l’evento su facebook tutt’al più, ma non possono, anche qui, improvvisarsi promoter.
    • La responsabilità dell’affluenza del pubblico è esclusivamente del locale, che deve saper fidelizzare un suo target. Un pubblico che sarà portato per fiducia, per curiosità o per inerzia a sostenere il locale e il suo calendario eventi (e a Palermo ne conosco almeno due locali che sono riusciti a farlo).
    • I musicisti devono essere pagati. Non importa se suonano di fronte a nessuno, ai loro amici o alla nuova Woodstock, il loro impegno creativo e il servizio che hanno reso al locale vanno pagati, e pagati quanto si era pattuito all’ingaggio. E questo va fatto coi dindini, non con birre e cocktails. Quando un musicista si troverà a dover comprare le corde o cambiare strumento, pagare l’affitto del box, pagare le registrazione della demo o la stampa del booklet lo farà con dindini sonanti, non offrendo una birra.

    Detto e ribadito questo, andiamo a note ancora più dolenti: i gruppi.
    Uno che ultimamente ha deciso di inflazionare la sua presenza su facebook una volta cantava «…mi viene il vomito, è più forte di me…».
    Per essere dettagliati qui bisognerebbe scrivere per giorni, pubblicare un trattato e farlo stampare in comode “puntate” come un qualsiasi romanzo d’appendice. Ma per facilitare il tutto cercherò di fissare solo snodi cardinali di breve lettura.
    La musica è vissuta un po’ come la poesia, tutte ne scrivono e quasi nessuno la legge; tutti, indistintamente e senza porsi il problema della propria competenza, si presentano come musicisti, tutti formano bands.

    Il circolo anomalo è reso fertile anche e soprattutto in vizio di questa condizione:

    1. un gruppo scarso o mediocre vuole esibirsi a distanza di due mesi da quando i membri si sono conosciuti, non hanno canzoni loro, decidono di presentare (male) le solite cover dei soliti grandi nomi italiani e non;
    2. essendo coscienti di non essere delle cime si adeguano alle richieste dei gestori dei locali, che d’altra parte, però, non possono essere biasimati se dicono a dei ragazzini o a dei faciloni di accontentarsi di qualche decina di euro;
    3. il gestore si abitua a questo tipo di trattative, dacché si mostra ostile con le richieste giuste dei gruppi in grado di offrire spettacolo e serate pregevoli;
    4. al pubblico viene così offerto uno spettacolo scadente, che lo allontanerà sia dal locale sia dalla gran parte delle serate, per inquieto e deluso vivere.

    Tutti scontenti, tutti delusi, tutti nervosi.

    In questo modo si forma un quadro dove si muovono band ancora tutte da formare, locali mal gestiti e restii ad accettare richieste ragionevoli di gruppi più consumati (che magari propongono propri inediti), pubblico deluso e poco propenso alla spesa concertistica, gruppi bravi (e a Palermo ne abbiamo diversi di bravi e di bravissimi) senza supporto e senza concerti. Ma non basta.
    In questo florilegio caotico, la maggior parte dei musicisti e delle bands si avversano tra di loro, si lanciano in ridicole schermaglie fatte di insulti e invidie, di serate organizzate nella stessa sera, di boicottaggi veri e celati, di campagne di passaparola velenosi in cui vengono calpestati veri e/o presunti talenti. Ne volete ancora? Ne abbiamo ancora.
    Non basta vedere superflue cover bands monopolizzare la scena, non basta assistere ai risibili scontri tra bands tutte disperate, non basta far suonare chiunque, anche se ha appena imparato il giro di do e solo quello; c’è anche una verità poco piacevole che inquina un po’ il tutto, e cioè che suonano sempre gli stessi musicisti e le stesse band. E qui non faccio distinzione tra eccellenze dello strumento e braccia rubate all’agricoltura, i nomi che tornano e s’inseguono nelle serate e nei locali si ripetono, si ripetono e pongono anche voce e veto circa l’opportunità che siano altri ad esibirsi («Ah ma chi c’è pure quello lì? Allora io non suono eh!»). E si ripetono perché magari conoscono il gestore, conoscono lo sponsor, conoscono il promoter/giornalista, hanno questo o quell’aggancio che li pone in posizione favorevole o dominante rispetto ad altri. Se non le conosco tutte le bands di Palermo, poco ci manca, e sono tanti i nomi che mi vengono in mente di esecutori talentuosi, innovativi o semplicemente freschi e frizzanti che non hanno mai goduto dell’attenzione e delle possibilità che meritano perché non inseriti in quel gruppo di conoscenti o in quell’ambiente musicale (no, non parlo di mafia, parlo dei soliti giochi di aggregazione ed esclusione).
    Io non sono un musicista, non sono un gestore di locale, ma un appassionato, e la mia passione mi ha portato a scrivere anche di musica, ed è per questo che conosco le scene locali di altre realtà italiane. A titolo di esempio preciso, nelle zone di Trieste e Pordenone convivono centinaia di artisti, moltissimi gruppi dei più diversi generi (e di qualità anche notevolissima), che suonano tra di loro, organizzano tra di loro (col supporto di gestori illuminati, che a Palermo non mancano), raccolgono fondi per iniziative comuni, possiedono punti di riferimento comuni, badano anche alla datazione dei concerti e simili accorgimenti. A Roma ho visto locali assegnare la direzione artistica ai musicisti stessi; a Bologna ho visto un locale, un promoter, due etichette territorialmente vicine, delle webzine e un’intera scena musicale unirsi per produrre un calendario di altissimo livello.
    Visto che qui, alla fine di ogni post, commentate chiedendo sempre proposte, queste sono idee, idee esportabili. Io faccio parte del pubblico, compro i cd, vado ai concerti, qualche volta ne scrivo: proposte concrete da me non possono partire, sono i diretti interessati a doversi creare eventualmente un polo di incontro. Ma, come portavoce del pubblico, scrivo che la mia speranza è quella di non dover sentire più concerti con fonici improvvisati in luoghi miseri, né di dover sostenere una band meritevole che non vedrà un soldo per la sua performance a scapito dell’ultimo arrivato, né di dover sentire amici musicisti parlar male del lavoro dell’altro per screditarne una data o un disco.
    Il male è solo la faciloneria di cui sopra, la confusione che ne nasce; se ci sarà un’organizzazione allargata tutti godranno dei benefici, i musicisti che suoneranno e saranno pagati, i locali che avranno un pubblico e supereranno le spese, il pubblico che finalmente sentirà qualità su qualità, che sarà anche più favorevole a pagare per risentire quel gruppo, magari ancora nello stesso posto della prima volta.

    Palermo
  • 42 commenti a “Come sta la musica a Palermo?”

    1. tutto condivisibile… solo che ora quà sotto tra i commenti scoppierà il bordello.. uff..

    2. Come sempre leggere i tuoi articoli, spezzoni… trattati ci starebbe è un piacere. Certo, non per il contenuto che narra di una drammatica situazione.

    3. la situazione a palermo e’ del tipo borderline…..e di questo i proprietari dei locali di cui alcuni sono come degli sciacalli ne approfittano!!!! secondo me occorre un accordo prima fra noi musicisti !!! e poi distinguere cosa e’ la musica dal vivo!!!! cioe’ non avvalersi di macchine, elettroniche come computers, lettori etc…etc….grazie dell’att.ne cordiali saluti.

    4. Sono reduce da un concerto della (palermitanissima) Nica Banda con Tosca a Gangi: come spesso avviene a Palermo e dintorni, per risparmiare poche centinaia di euro, sono stati impiegati fonici locali non all’altezza. Molti strumenti hanno suonato senza amplificazione e a metà piazza non si sentiva nulla.
      Il risultato? Pubblico incavolato (e non erano pochi… la piazza straripava!) e artisti delusi. Pessima figura made in Sicily.

    5. Si poi si inventano i gruppi su FB, con la musica è vita per fare suonare sempre gli stessi… sempre gli stessi… e basta!

    6. La musica “da” Palermo sta discretamente, se è vero che in questa stagione progetti d’autore come il Pan del Diavolo, Dimartino, Iotatola, Nicolò Carnesi, i Waines, i Second Grace e altri sono tra i più venduti sui palchi di tutta Italia, basta vedere le line-up dei festival di questi giorni in mezza Sicilia. Palermo è su tutti questi palchi.
      La disamina strutturale di Marco sugli spazi della musica a Palermo è ineccepibile, perchè le cose stanno esattamente così. Però siccome dal letame spesso nascono i fiori, mi preme testimoniare in questo post – il cui titolo contiene una domanda importante – il fatto che magari il mondo delle cover ha i suoi problemi, ma che chi si getta con tutta la propria vita e senza mezzi termini in un progetto d’autore, cercando la qualità con tutti i mezzi… ce la fa, anche da qui. Anzi aggiungo che una scena come quella palermitana poche città d’Italia ce l’hanno al momento, nomi alla mano.
      In questo senso Marco, mi spiace ma il riferimento alla faciloneria di cui parli non so a chi si riferisce ma non può riferirsi agli artisti che ho citato qui sopra, gente che gira l’Italia e non solo e che di mestiere fa solo e soltanto questo, senza un piede dentro l’università o dentro un call center… gente che ha fatto una scelta di vita e che raccoglie quello che semina. W Palermo e la sua scena coi controcazzi, basta che non confondiamo il panorama artistico con quello dell’intrattenimento a suon di cover.

    7. Potevi anche congedarti con un “Saluti dalla Siberia”, vista la grande cantonata sull’assenza di una scena musicale palermitana e su queste presunte sciarre che in verità non si vedono più da dieci anni, grazie a Dio.

    8. Bravo Marco, ma quello che tu esponi Io lo predico da quasi 30 anni figurati.

    9. Complimenti per l’articolo, purtroppo è la verità e fa male, malissimo. Che dramma.

    10. Sono pienamente d’accordo, Marco.
      Il discorso si può facilmente estendere anche alle serate di musica elettronica (quasi sempre dj set che di live a Palermo se ne vedono quasi niente).
      io resto convinto che il fulcro del problema stia nella mancanza di gestori di locali, perché ci sono sia i buoni gruppi che i buoni dj a Palermo e basterebbe scegliere tra quelli per fare delle buone serate.
      Ti faccio un esempio, straniero. Io faccio il dj da qualche anno a Palermo. Per ora mi trovo a Lisbona e ci resterò fino ad ottobre. Verso metà luglio vado in un locale, un bar, capienza un centinaio di persone ma che fa dj set 4-5 sere a settimana.
      Mi piace l’atmosfera e provo a mandare un promo mix alla mail che trovo sul sito. Mi rispondono in pochissimi giorni, dicendo che gli piace quello che faccio ma hanno la programmazione di agosto chiusa e quella di settembre, quasi…
      E so che non è un modo gentile di dirmi che non gli piace quel che faccio perché siamo rimasti in contatto e non si sa mai che si riesca a far qualcosa dopo.
      Due mesi di programmazione chiusa, cosa che permette alla gente di sapere il primo di ogni mese quando ci saranno serate che gli interessano ed ai musicisti di programmare le serate ed il lavoro. E qui è così per ogni bar che faccia programmazione musicale. E siamo a Lisbona, mica a Berlino…

    11. Roy@ hai mai sentito parlare di laptop music? Conosci Alva noto, r. Ikeda, s. Mathieau, la raster noto? Pensi che i tipi della Brusio netlabel di Palermo non siano dei musicisti ?

    12. la PICCOLA ORCHESTRA MALARAZZA va benissimo!

    13. Totuccio, mi preme farti notare che in nessun luogo del mio pezzo ho scritto che TUTTE le bands palermitane siano facilone o senza qualità.
      Mi sembra, anzi, che il richiamo alla qualità di tanti bravi e bravissimi artisti sia reiterato. 😉

    14. “non tutti, vi sono eccezioni, se volete faccio i nomi”

      invece ti esorto a fare i nomi!!!
      fai pubblicità ai locali virtuosi, altrimenti il tuo articolo è il classico: “punto il dito ma nascondo la mano”!!!
      quali sono questi locali di palermo che incentivano la musica dal vivo? dove si esibiscono vere band?

    15. lizard e candelai. forse il roots. chiuso lì

    16. musica d’autore? ma unnè sta musica d’autore a palermo? quei quattro locali che ci sono fanno suonare sempre i soliti noti… per gli altri anche se si presentano con demo e curriculum non c’è spazio!
      altrimenti o suoni aggratis o devi fare il PR…
      Ma in che mondo vivete?
      A proposito di Festival, se sei blasonato (sei uno dei nomi citati prima da qualcuno) sei invitato nelle line up. Altrimenti puoi fare i “filini” o pagare una quota discrizione…

      Riassumendo:
      Se ti sei fatto la nomina e in passato ti sei costruito dei buoni ganci, bene.
      Altrimenti, cazzi tuoi…

      Ma finiamola va!

    17. il lizard? ma è un buco di locale! non scherziamo suvvia! aspetto dall’autore dell’articolo alcuni suggerimenti su dove andare per ascoltare buona musica dal vivo a palermo!

    18. totuccio @ ” Rolling Stones” recensione Ypsigrock Festival 2011

      “..Oltre all’accampamento, un’altra pecca, a dire il vero, c’è: le band nostrane che aprono ognuna delle tre serate non rappresentano il meglio della scena italiana, tutt’altro….”
      “….La domenica la questione diventa ancora più attuale. Dopo la parentesi cantautorale di Dimartino però….”

      http://www.rollingstonemagazine.it/eventi/reportage/ypsigrock-2011-piccoli-segreti-ben-tenuti/41712

    19. @mariella. rollingsotnes aria fritta, contano le persone sotto il palco che cantavano e che gridavano bis alla fine del concerto di dimartino (questo è un dato oggettivo) .La critica è il gusto personale di un giornalista..comunque ottima l’analisi di Marco Priulla.

    20. Per skaiwoka:
      – Personalmente ho apprezzato e seguito con piacere le kermesse organizzate dal Mikalsa e dall’Agricantus. Non tutto mi piaceva, ma andavo comunque a seguire. E Lorenzo Quattrocchi è uno dei gestori meritevoli ai quali mi riferisco.
      Altro locale che merita e che dovrebbe costruire una stagione musicale ASSIEME ai musicisti è il Palab. Siamo sempre nell’ambito della musica acustica o del jazz (anche se al Mikalsa ho visto eccellenti esibizioni folk rock davvero infuocate, penso alla band di Eugenio Panorm allargata ad altri elementi). Manca, piuttosto, il luogo adeguato a rassegne rock e simili. O se mai vi fosse, non è evidentemente sensibile a certi generi…anche perché suonano sempre gli stessi.

    21. chiaradilorenzo@ bhe insomma “Rolling Stones” aria fritta… le critiche quando sono autorevoli bisogna accettarle, allora secondo te non sono piu’ aria fritta quando le recensioni sono favorevoli ? e poi guarda che la gente che canta e che grida bis non conta niente ai fini di un giudizio critico serio, anche alla fine dei concerti di Finizio piuttosto che D’Alessio piuttosto che la pausini la gente anche in gran numero va in delirio, serve questo a dare un giudizio critico ? non credo

    22. http://www.rollingstonemagazine.it/eventi/reportage/ypsigrock-2011-piccoli-segreti-ben-tenuti/41712

      ho letto adesso la recensione su Ypsigrock di Rolling Stones, praticamente dimartino lo hanno stroncato, a me non sembra poi tanto male, per carita’ niente di che’ la voce dovrebbe curarla un po di piu’, a tratti sembra una vecchia copia di Fortis e gli arrangiamenti sono un po datati, ma tant’e’

    23. mariella, per band “nostrane” nell’articolo si intende italiane, non palermitane. tanto è vero che captain quentin sono calabresi e honeybird è americana ma sta a roma. per il resto non ha apprezzato dimartino, legittimo, ma io c’ero ed è stato molto bello, con la gente presa benissimo. il che mi pare per la scena palermitana un bel punto a favore. e poi sono anche convinto che se ci fosse stato per esempio il pan del diavolo, la piazza sarebbe esplosa.

    24. ascolta totuccio, premesso che stiamo parlando pacamente di cose futili, avevo capito che per band nostrane non si riferiva a quelle palermitane/siciliane, ma che “Rolling stones” che non e’ ne una webzine qualsiasi ne la pagina degli spettacoli del “giornale di Sicilia”… abbia stroncato senza neanche parlarne (cosa ancor piu’ grave) “DIMARTINO” e’ un fatto, e qui’ mi sembra che siamo tutti d’accordo, ripeto: se a te e alla gente presente quella sera e’ piaciuto questo non vale ai fini di un giudizio critico, N.Drake (e faccio un esempio per tutti) quando si esibiva dal vivo il pubblico continuava a parlare e bere birra, altro che bis… e lui per questa mancanza di attenzione voleva ritirarsi, e stiamo parlando di Nick Drake….

    25. ciao Mariella non voglio convincerti del fatto che dimartino ha fatto un grandre concerto o invitarti a fartelo piacere ho solo fatto una semplice costatazione. Ho letto 6 recensioni su ypsigrock la maggior parte positive sul concerto di Dimartino e rolling stone in realtà nenache si è espresso ha solo detto che le band che si sono esibite non rappresentano il meglio dellla musica italiana (non ha detto che sono da buttare nel cesso), ho aggiunto il mio personalissimo parere che è da molto tempo che a un concerto non rimanevo così presa dall’artista e supita nel vedere così tante persone cantare, detto questo vi saluto viva la musica palermitana.
      chiara

    26. salve a tutti sono felice di aver letto questo post di Marco Priulla che condivido in pieno, io sono uno di quelli che apprezza dimartino e l’ho apprezzato ancora di più a ypsig, non credo che rolling stone l’abbia stroncato piuttosto neanche ne ha parlato di striscio, penso che ognuno esprime dei giudizi in base a cosa gli arriva dell’artista e a cosa ascolta si chiama gusto personale non è legge uguale pdi solitoer tutti.

    27. ciao Chiara, non conosco in quali testate giornalistiche musicali del livello di “Rolling Stones” hai letto qualcosa su Ypsigrock, magari mi dai qualche link, S.Cuzzocrea di Rolling Stones in realta’ su DIMARTINO non ha voluto infierire, attegiamento molto professionale, ma quando nell’articolo ha scritto che le band nostrane….. e poi ” La domenica la questione diventa ancora più attuale. Dopo la parentesi cantautorale di Dimartino però…..” mi sembra palese che ha accolto negativamente l’esibizione del “nostrano”… adesso questa tua difesa d’ufficio ad oltranza mi sembra (non offenderti) sterile e inutile, puo’ darsi che tu sia amico/a di DIMARTINO e quindi…. ma e’ normale che ogni tanto si incappi in qualche stroncatura, fa parte del gioco di quando si fanno certe attivita’, se no uno cambia mestiere.

    28. a me sembra invece che sia tu quelle che sta cercando di infierire in maniera un pò sterile, io non sono amica (tra l’altro nenache sono siciliana ma vi stimo molto come popolo), sono solo andata a vederli in concerto un pò di volte (tra cui all’ypsig) s ed ho fatto la mia constatazione semplice! non sono entrata nel “sottointeso” del recensore di rollingstone ne di solito mi affido al giudizio dei critici come verità assolute, tra l’altro ho parlato un pò con gli organizzatori di ypsig che erano veramente contenti e entusiasti dell’esibizione.

    29. no guarda Chiara ti stai sbagliando non avrei motivo, nessun “sottinteso” quello del recensore probabilmente leggi poco di musica, io non mi affido al giudizio dei critici ecc… ma capisci che si tratta di “Rolling Stones” e non si puo’ far finta di niente, poi il giudizio degli organizzatori di Ypsigrock non credo che faccia testo con tutto rispetto……

    30. dimenticavo Chiara, anche io non sono siciliana ma ogni anno vengo da quelle parti in vacanza, puoi darmi i link delle altre recensioni? sono curiosa

    31. il problema e’: che ci appizza uno che fa il cantautore in un festival rock ? sono andato a castelbuono per vedere i Mogway che con il rock hanno sicuramente a che fare e prima di loro mi son dovuto sorbire un cantautore e un duo che facevano roba per rave party !?! e nei 18 euro che ho pagato erano compresi anche loro, ma che c’entra? i cantautori hanno gia’ le loro manifestazioni dedicate, e i rave party quei due che se li facciano altrove, poi magari arriva qualcuno e mi dice che sono piaciuti, minchiate ! c’erano tante persone che erano venute per i Mogwai e che avevano due palle cosi’ di sentire cantautori e dj !!

    32. comunque Rolling Stones è un gruppo, mentre la rivista si chiama Rolling Stone. capito Mariella Ferdigotti Gialdini?

    33. totuccio se ci fossero stati anche i “panni del diavolo” io che ero li per i Mogwai (e non solo io) me ne sarei andato, ma dopo avermi fatto rimborsare il biglietto con forza, cioe’ secondo te per vedermi i Mogwai mi sarei dovuto sorbire prima : un cantautore clone di vasco brondi, due dj da rave party, e per finire “otto e burnelli”, e che avrei fatto di male per meritarmi tutto questo !?!

    34. lenalovich1, giovanni marino,ferdigotti gialdini, mariella ecc.. sono i nomi di uno stesso sfigato che da un paio d’anni scrive contro i gruppi palermitani, io non dico che non possa esprimere un parere ma almeno che cambi tematiche e avversari o che si firmi col suo nome da sfigato musicista palermitano fallito forst rock…e comunque alcuni hanno già capito di chi si tratta…suonava nei laya o giù di li, stai facendo la figura del malato “non lo rifarei fossi in te”.

    35. il segno che la musica palermitana sta male sono proprio il personaggio di lenalovich1, giovanni marino,ferdigotti gialdini, mariella…trovsti un lavoro o una ragazza..scopa un pò di più insomma.

    36. Uhm….non mi piace…..qui, tra i commentatori e non, sento puzza di radical-chic! 😉

    37. Titone e Carmelo Sammartino, l’articolo sull’autorevole rivista musicale “Rolling Stone” dove non hanno cagato di striscio l’esibizione di tale “dimartino” anzi lo hanno praticamente stroncato…. non l’ah scritto ne lenalovich1 ne giovanni marino ne ferdigotti gialdini ne mariella,,,, ma STEFANO CUZZOCREA ( che non suonava nei Laya o giu’ di li…) questo e’ un fatto ineccepibile quindi e’ con lui, colpevole di avere espresso una libera critica, che dovete avercela…. e a STEFANO CUZZOCREA che dovete consigliargli di trovarsi un lavoro e una ragazza e scopare un po di piu’…….( a Ludovico Ferdigotti Gialdini dovreste pagarlo per tutto quello che sta facendo….)

    38. secondo me la situazione della musica a Palermo non e’ molto dissimile da quella di tante altre citta’, ci sono molte band e anche molti locali per esibirsi, sono anche sorte delle etichette e questo e sicuramente positivo e da apprezzare, se poi i locali a volte sono poco rispettosi nei confronti delle band questo non va bene e gli artisti dovrebbero alzare di piu’ la voce, riguardo la polemica su dimartino che dire, io ero li quella sera ed effettivamente sara’ perche’ non apprezzo il genere cantautorale, non sono rimasto entusiasta, mi sembrava una musica poco originale, ma sono solo mie modeste opinioni, se poi il giornalista di “R.S.” non e’ pure lui rimasto bene impressionato e non li ah presi in considedrazione vuol dire che la band ne dovra’ fare ammenda e migliorarsi in futuro senza fare drammi, tutto qui’.

    39. Vi invito a essere rispettosi nei vostri commenti e a rimanere in tema. Grazie.

    40. Signori, è sempre la solita solfa: gestori di locali con la lungimiranza di una talpa, pur di rosicchiare 10 euro in meno di paga fanno suonare chiunque, l’importante è dire “qui si suona”. E le band di qualità ci sono, ma devono fare i conti con le sopracitate “conoscenze e amicizie” che dalle nostre parti contano più della qualità. La qualità è benvenuta, ma viene solo dopo l’amicizia e la vicinanza di qualche genere. Questo alimenta i famosi circoli in cui suonano la solita manciata di persone a giro. Alla fine questa mentalità porta all’autodistruzione, come per gli animali che si accoppiano troppo fra di loro e trasmettono tare genetiche. Io suonavo a palermo, io amavo suonare a palermo. Non sono un grande musicista, ma facevo del mio meglio, e se non ero capace di suonare qualcosa mi facevo da parte. Ora non vivo più a palermo, ma negli ultimi anni avevo totalmente rinunciato alla prospettiva della musica live: vuoi per i gestori, vuoi per il circolo di amicizie di cui non faccio parte (e non senza fierezza).
      Palermo è così, è la nostra tradizione, è la nostra indole, in tutto e per tutto. Lungimiranti come topi davanti al formaggio, furbi come volpi in una gabbia dello zoo, solidali come le faine. W Palermo e Santa Rosalia!

    41. A band e musica palermo è terzo mondo… i soliti “riciclers” o “i nomi_più_idioti_che_si_inventano” che fanno un po’ di karaoke e tutti ridono bevendo birrozze scarse e ghiacciate!

    42. Fare musica seriamente, implica un impegno non indifferente di mente e “braccia”. Pari a quello di un lavoro qualunque, insomma. Ed ai palermitani, lavorare c’abbutta! Meglio un paio di cover che è tutta strada in scinnuta (discesa).

      I Police, chitarra basso e batteria, hanno rotto il cu*lo ai passeri. Chiunque può fare la sua por*ca figura se ha un minimo di talento e si mette a lavorare seriamente.

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