martedì 12 dic
  • Colpire le rendite parassitarie

    A differenza di altre crisi finanziarie, quella che stiamo vivendo agisce in un contesto 2.0, caratterizzato cioè non solo dai network informativi ed operativi dei trader (Bloomberg, Reuters ecc.), ma anche da quelli più a buon mercato dei comuni cittadini (blog, twitter, facebook ecc.).

    La storia economica ci insegna che gli andamenti sono ciclici anche se è sempre difficile percepire per tempo quando se ne sia concluso uno. Di certo, la velocità con cui le informazioni corrono, accelera i processi e ciascuno di noi, attraverso questi mezzi, diviene attore e non solo spettatore di quanto accade attorno, con il proprio contributo di idee che mette in circolo in rete.

    Quella che espongo ora nasce dalle paventate misure di inasprimento fiscale delle rendite finanziarie che, per associazione di idee, mi porta a chiedere perché mai, in simili gravi frangenti, non siano invece rivolte a colpire innanzitutto le rendite parassitarie, molto più inique e diseducative delle prime.

    Si è soliti valutare l’efficienza della spesa pubblica in termini di costi-benefici. Costare alla collettività più dei benefici che si apportino alla stessa con il proprio lavoro significa vivere in modo parassitario a carico della stessa.

    Se si percepisce in questo modo uno stipendio e poi una pensione, si dà luogo ad un’autentica rendita parassitaria: possiamo ancora permettercelo per esigenze clientelari che, in più, corrompono la qualità del consenso democratico? Direi di no.

    In questo giudizio sono sicuramente influenzato dagli abusi nel pubblico impiego e in tutte le sue più fantasiose declinazioni, perpetrati nell’amministrazione comunale della mia città (Palermo) o, più in generale, della Sicilia dove troppi svolgono mansioni palesemente inutili oppure inesistenti, ma non credo proprio che il tema sia ristretto alla mia sola latitudine.

    Riterrei più serio ed onesto servirsi delle risorse effettivamente necessarie sotto il profilo quantitativo e qualitativo e semmai destinare all’eccedenza, una volta licenziata, un più onesto sussidio di disoccupazione. Cosa ne pensate?

    (in collaborazione con il Fatto Quotidiano)

    Palermo, Sicilia
  • 15 commenti a “Colpire le rendite parassitarie”

    1. L’evasione fiscale che(ISTAT) è dell’ordine di 270 Miliardi annui di imponibile, cioè circa 100 Miliardi di gettito perso per ciascun anno. E’ il sistema finanziario dello Stato che è in bancarotta, perché i politici negli ultimi 50 anni hanno fatto i camerieri delle banche e degli operatori finanziari. Tagli dei stipendi, tagli alle pensioni, liberalizzazione cosiccché le multinazionali si pappano tutto, il piano è stato concepito nella prima metà degli anni ’80 dello scorso secolo, chi cerca trova. Le rendite parassitarie sono immorali ma la nostra società è precipitata nell’amoralità (faceva parte del piano) e comunque sono una delle tante cause della crisi e in ogni caso, perlomeno, i parassiti stipendiati pagano le tasse. Io punterei sugli evasori fiscali, partendo dal lavoro in nero fino ad arrivare alle aziende che operano estero su estero, ma non è ciò che intende fare, ovviamente, chi tiene il banco.

    2. Colpire l’evasione fiscale ci metterebbe gia’ al riparo da ogni problema.Riguardo alla defi nizione di rendite parassitarie farei dei distinguo:anche i benefit per i CEO sono rendite parassitarie e oltremodo inique.DIstinguiamo tra cio’ che serve atirare a campare e i netti scompensi dei soliti che si arricchiscono con emolumenti di migliaia di euro AL GIORNO.Li’ occorre intervenire.

    3. Il compenso di un manager di una società privata non è però pagato dai contribuenti: è più facile che iniquo e parassitario sia quello del dipendente o dirigente pubblico che nessun privato sarebbe disposto a pagare.

    4. E se i dipendenti pubblici venissero pagati in funzione di quanto “prodotto”?

    5. Seguire la via maestra dell’Islanda. Punto! Non esistono soluzioni alternative.

    6. Eh no ,caro dr Di Donna,LEi non puo’ fare questo ragionamento da minima sofistica.Sa benissimo che uno dei fattori che hanno determinato ,addirittura alla fonte , gli scompensi della bolla del 2007 e’ proprio la remunerazione dei CEO e degli AD di tante societa’ colluse con quelle di rating,remunerazioni legate e gonfiate a dismisura sulla base di valutazioni inesistenti e infondate.E il problema sociale derivante dal rapporto di 1 a mille tra lo stipendio di un lavoratore dell’azienda e quello della dirigenza e’ proprio un gravissimo vulnus alla giustizia sociale,e questo non lo dice solo il sottoscritto ma autorevoli economisti.
      Non difenda a spada tratta il suo mondo imprenditoriale.Nessuno dice che a chi ha una idea e ha coraggio di investire non debba essere riconosciuto un plus,ma deve essere un plus che non distorca a sua volta le regole del mercato ,del mercato del lavoro,della giustizia sociale. Infine un piccolo particolare:chi provvede alla remunerazione del CEO privato sono proprio i consumatori e l’impresa ha un limite naturale nella finalita’ sociale .NEmmeno nel privato sono dunque accettabili certe remunerazioni fondate su un valore surplus che poi se sproporzionato rispeto a quel fine sociale trasforma inevitabilmente disvalore provocando diseguaglianze e attriti economici e sociali.
      Vero e’ d’latra parte che molte rendite di pubblici boiardi dovrebbero far vergognare tutti noi italiani,e per questo la nostra immagine all’estero e’ cosi’ debole.

    7. @Folclorista, quello che penso sull’avidità dei ceo e dei trader:
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/01/due-film-per-capire-la-crisi-di-wall-street/149144/

    8. Certo,d’accordo,io intendevo soltanto ,se permette ,spingere a precisare meglio la Sua che con poca esplicitazione pareva dire che i profitti privati sono indipendenti da qualsiasi “pretesa” sociale (affermando :..il manager di una societa’ non e’ pagato dai contribuenti”).
      Un libro molto interessante e descrittivo degli sprechi e parassitismi cui Lei allude e’ uscito credo di recente e parla di nostre “sanguisughe ” ,di Mario Giordano,col quale ,una volta tanto, concordo

    9. «Ma perché mai dobbiamo dare retta ai mercati? I mercati non si comportano in maniera razionale, lo abbiamo visto nel modo in cui si è prodotta la crisi. Allora perché mai dovrebbero avere ragione, nel chiedere ancora più sacrifici ai cittadini di quei paesi? In più, anche se la avessero, si comportano in maniera troppo erratica. E per finire, qui è in corso un attacco speculativo: non è che se uno fa bene non lo colpiscono, è che se ti possono far fuori ti fanno fuori».

      http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201002articoli/51924girata.asp

    10. L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto (Maurice Allais, premio Nobel per l’economia)

    11. Vergognarsi di essere poveri…a questo punto siamo arrivati..perchè è questa la realtà dei fatti..Lo stipendiato,non riesce a campare,è obbligato a dichiarare,è controllato…L’imprenditore no,almeno non come lui,e se è seguito da un bravo TRUFFATORE COMMERCIALISTA…sappiamo come va a finire.

      Scusate l’intrusione,ma la verità è che io vivo ogni giorno nell’amarezza,nello sconforto e nella mancanza di speranza circa un mio miglioramento sociale…Giustizia Sociale..ma quando?
      Non mi resta che piangere.

    12. Nessuno dice che i tagli non servono a niente.
      Anche se non amo Tremonti pare abbia portato la metafora della macchina incagliata sui binari mentre sta passando un treno.
      Mentre noi facciamo tifo per la famiglia, i governi e gli economisti ufficiali sono preoccupati se si danneggia il treno.
      Ma perché mai non dovremmo andare in default e uscire dall’euro. Perché sennò falliscono tante banche e mezzo sistema finanziario europeo. Una tragedia. OK. Ma non mi pare una buona ragione per far fallire tutti gli altri, peraltro inutilmente.
      L’unica soluzione è “fare tappo” alle banche e tanti saluti. E si ricomincia, però con denaro coniato dallo Stato.
      Ma dove diavolo prende tutta questa liquidità che ci presta la BCE? Lo ha detto il TG:immettendola nel sistema, cioè coniandola, seppure con il computer e la tastiera. Ma, a questo punto, non possiamo coniarcela noi, senza debito e interessi? Nessuno sa dire perché non si può fare. No, ce la devono prestare le banche, le quali nemmeno ce l’hanno, ma la creano con la riserva frazionaria, sempre più bassa, vicina allo zero.
      Con la carta straccia creano debito e poi si comprano tutto. Bel trucco, no? E poi giochiamo a fare la guerra tra lavoratori e imprenditori, tra pubblici e privati. … I capponi di Renzo.
      p.s. Quell’evasione teorica è irrecuperabile. Se tutti pagassero tutte le tasse, chiuderebbero tantissime attività non più economiche, e sarebbe anche peggio.
      Non ci credete: tentate di avviare un’attività e vedete come siete bruciati dal nuovo impero bizantino che è lo stato.

    13. Perché non si rende conveniente per tutti pagare le tasse? secondo il principio del conflitto di interessi? La formula é talmente banale e talmente efficace, che non si capisce perché non la si possa attuare in Italia. Esiste a questo punto, mi chiedo, un interesse a non scovare veramente gli evasori?

    14. Che vuol dire conveniente pagare le tasse? Per esempio risulta conveniente pagar le tasse se l’eventuale evasore una volta scoperto viene processato entro 24 ore e va in carcere per 15 anni senza riduzioni o sconti di pena 🙂 Se non sbaglio il fabbisogno dello Stato nel 2010 è stato di 67.5 Milardi di Euro, l’evasione fiscale circa 120 Miliardi di Euro. Se si recuperasse metà dell’evasione fiscale l’Italia rientrerebbe nella media europea del’evasione e conseguentemente si potrebbero ridurre le tasse a livello medio europeo. Se per tenere in piedi un’attività bisogna evadere le tasse c’è qualcosa che non va, nella nostra società e nella nostra economia, e a questo punto tanto varrebbe tornare alla lira e ai dazi…

    Lascia un commento (policy dei commenti)