giovedì 14 dic
  • Paladini in esilio

    Alle elementari, in storia ero il più bravo della classe. Subivo il fascino di personaggi temerari, nel bene e nel male. Molti di loro, i miei preferiti, finivano in esilio. Ecco perché oggi, a ventiquattro anni, ora che in storia non sono più il migliore del quartiere nella categoria ’80-90, quando leggo la parola esilio mi emoziono ancora.
    Nei miei ricordi distorti di storico promettente ma fallito, ci sono uomini retti o malvagi che avevano pensato, comandato, ucciso, osato, parlato troppo. Gente per la quale le mura del carcere non bastavano, meglio una bella isola sperduta nell’oceano che non si sa mai.

    Ma torniamo indietro di qualche tempo, dai banchi di scuola alla cronaca degli ultimi giorni.

    La politica siciliana, sempre all’avanguardia in fatto di anomalie burocratiche, aggiunge l’ennesima stelletta di valore alla propria divisa. Questa volta lo fa ripescando e riadattando l’antica misura sanzionatoria tanto cara all’ei fu Napoleone Bonaparte e al sottoscritto: l’esilio. Sappiamo tutti quanto il popolo siciliano sia devoto alle tradizioni, quanto apprezzi le storie di eroi che soffrono per la propria patria lontana; sarebbe sbadato da parte della classe politica non accontentarlo, ho pensato.
    Attirato da un titolo accattivante, inizio a immaginare che il primo atto di una storia su sentimenti nobili e fatiche leggendarie mi verrà narrata dal giornalista di turno come fosse un puparo abile con il suo Rinaldo.

    Ma facciamo un passo indietro – come vedrete ne basterà solo uno.
    Torniamo a un paio di mesi prima.

    Il deputato regionale Gaspare Vitrano, viene arrestato perché colto in flagranza di reato con in tasca una mazzetta da diecimila euro. Strano gesto per un paladino; deve esserci un errore. Forse è il primo conflitto che muove l’opera, la prima prova per l’eroe; anzi ne sono certo. Arrestato col beneficio della detenzione domiciliare, viene sospeso dalla sua carica e sostituito dal rappresentante del Pd Salvino Pantuso, “l’antieroe”.
    Un unico piccolo passo e il tuffo nella tradizione è efficace. Solo qualche difetto di stile.
    Neanche il tempo di un cambio di stagione tra le mura domestiche, che l’ex deputato torna “alla carica” col solito vigore. È temerario. Tenace.
    Ma non basta.
    La sorte infierisce sul protagonista, preparando il terreno per la rivalsa. E io mi affeziono.
    Un classico.
    Il nostro personaggio infatti, ormai al secondo atto, si trova di fronte all’ennesimo banco di prova. L’esilio – in questo caso obbligo di dimora fuori dalla Sicilia – è una tragedia per chi è tanto legato alla propria terra, soprattutto se è lì che è previsto debba svolgere il proprio incarico, lottando con scudo e armatura per il bene di chi ha creduto in lui, eleggendolo eroe.
    Ripenso allora alla mia maestra, alle grida laceranti di dolore cui hanno dato voce i versi di Manzoni e Dante. Arrivo fino a Freud, che l’esilio l’ha supplicato per fuggire alla deportazione nazista – dimenticando sbadatamente di chiederlo anche per le sorelle, sadico com’era, ma questa è un’altra storia.
    Perso nei miei pensieri, la rappresentazione è nel frattempo arrivata al terzo atto. Sono il solito distratto. Non ho visto nessuna lotta, né gli spasmi della fatica e neanche un duello; mi sono perso la parte migliore.
    Vitrano deve avere gridato a gran voce il suo sgomento, la sua nostalgia per una terra che gli ha riempito tasche e cuore. Il tempo di riacciuffare il filo della vicenda e scopro che il dolore del paladino ha invece la voce – e il tono è alto, per farsi sentire dal confino romano – di Francesco Cascio, presidente dell’Ars, che dal microfono di Sala d’Ercole, gli riassegna l’incarico con un bel monologo, rispedendo a casa, nella residenza palermitana, Salvino Pantuso.
    Colpo di scena. Deus ex machina. Risoluzione.

    E così, l’avanguardistica cronaca politica siciliana, riscrive e reinventa la tradizione. A dargli una mano nell’intreccio è la legislazione, l’articolo 15 della legge n.55/1990. Il mandato decade solo in caso di arresto o di domiciliari, ma non in caso di esilio. La tragedia e le nostalgiche urla di dolore si trasformano in mezzi sorrisi, in una farsa con il solito lieto fine, come vuole la tradizione pupara.

    Non intendo pronunciarmi prima dei giudici sulla colpevolezza o meno di questo o quell’altro Rinaldo. La critica è all’inadeguatezza reciproca tra ruoli e vicende. L’attacco è a questa simulata incapacità di leggere delle situazioni semplici, seppur nella loro indefinitezza processuale; alla devozione al solito cavillo, santo protettore del politico moderno.

    Gaspare Vitrano legifererà da Roma. L’antieroe silenzioso, Salvino Pantuso, che invece in Sicilia potrebbe rimanerci, andrà a ricoprire un incarico speciale assegnatogli direttamente dal presidente del Senato, Renato Schifani, a titolo gratuito.
    Un deputato, allontanato perché pericoloso, viene pagato dai contribuenti per servigi che dovrà svolgere a chilometri di distanza. Un ex deputato, abile al servizio, viene invece sollevato dall’incarico per ricoprirne un altro, simbolicamente prestigioso, ma senza alcun compenso. A Roma.
    Deliri burocratici che ci trascinano tra le correnti dell’inspiegabile. Isolati ed esiliati siamo invece noi cittadini iper condiscendenti, lasciati sul confino di ciò che dovremmo, paladini e non marionette di noi stessi, avere il coraggio di riprenderci.

    Palermo, Sicilia
  • 4 commenti a “Paladini in esilio”

    1. fortunatamente (per i comuni siciliani) che qualcuno ogni tanto ci scrive un pezzo su questa storia dei deputati inquisiti e ancora in sella all’ARS.
      Caro autore del post, dovremmo scendere a decine di migliaia davanti all’ARS e chiedere a gran voce che tutti gli inquisiti si dimettano da deputati, a chiedere che si dimezzino lo sptipendio (off topic in questo post ma a che ci siamo approfittiamone!).
      E poi un iniziativa popolare per raccogliere firme per referendum finalizzato all’espulsione “etica” dall’ARS dei deputati con procedimenti giudiziari in corso.
      Se stiamo solo sui post dei blog come attenzione di massa, facciamo molto poco. Bisogna farsi vedere in strada.

    2. Caro Jack,
      decidiamo un giorno ed un’ora, pubblicizziamo la cosa, de-politicalizziamo l’evento, e poi vediamo quanti tra gli “indignati” che popolano a migliaia questo e altri blog panormiti, si farà vivo per manifestare.
      Salut.

    3. a ottobre si potrebbe fate, il tempo di organizzare.

    4. Bell’articolo.

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