domenica 19 nov
  • Il Teatro Finocchiaro chiuso

    Teatro Finocchiaro

    Lo osservo, quando ci passo accanto a piedi. La sua saracinesca su via Roma, che fa da contraltare alla sua dimensione monumentale di via Firenze, mi intristisce oltremodo, vedendola chiusa. Da qualche parte ho letto che venne realizzato nel 1926 su progetto di Paolo Bonci (architetto che, nel 1927, prevedeva di collegare Monte Pellegrino a Mondello tramite una funivia elettrica) in stile eclettico, ma con particolari di grande ricercatezza formale. La sala, fino a qualche anno fa destinata a proiezioni cinematografiche (l’ultimo film proiettato era La famiglia omicidi, niente di che, con Rowan Atkinson, alter ego di Mr. Bean), è un piccolo capolavoro di equilibrio formale e funzionale, fornita di un meccanismo che consentiva di aprire il tetto.

    Ma è possibile che sia stato chiuso così? Punto e basta?

    In un certo senso è lo specchio di una Palermo che si sfilaccia e tende a far spegnere il suo cuore mentre, come testimonia Giovanni Callea, i bordi, le vene, le propaggini, sembrano rivitalizzarsi, ma se poi, scrivo io, il cuore non batte più il sangue non scorrerà. Per questo guardo a quella sala chiusa con interesse, con attenzione, e dico che mi piacerebbe riaprirla, magari di mattina, per chi intende riprendere fiato concedendosi del tempo da dedicare alla cura della propria anima, o solo per rimettere in gioco i tempi morti, le ore buche, le lunghe pause, le liste d’attesa. Non so se questa possa essere un’idea di luogo, sento però che da questo luogo potrebbe ripartire un battito, un sospiro, un ritmo diverso per questa parte di città.

    Palermo
  • 4 commenti a “Il Teatro Finocchiaro chiuso”

    1. Recentemente ho visitato il teatro perchè come Domenico mi dà l’idea di un luogo bello e strategico in città. Il soffitto apribile è una vera chicca. Ha una abilitazione per più di 1000 posti, credo sia uno dei teatri più grandi della città. In realtà a parte la sala recentemente rimessa in sesto, l’intera struttura è in stato di abbandono e ristrutturarla costerebbe veramente molto. Il negozio ad angolo con via roma al primo piano era la caffetteria del teatro circostanza che completa il quadro demotivante dipinto da Domenico.
      Insomma “farlo battere” nuovamente non sembra impresa da poco, e non mi pare impresa da questa Palermo. Va aggiunto infatti che il Teatro è proprietà di privati (eredi del Finocchiaro, nostro illuminato concittadino, imprenditore nella metallurgia, mi pare, che volle finanziarne la costruzione.) che hanno delle aspettative di affitto, piccole o grandi che possano sembrare, decisamente non compatibili con le destinazioni d’uso dello spazio. Non a caso il cinema, gestito mi pare da Siviglia, ha chiuso.

    2. Riprendo Giovanni che, nonostante un nostro fugace incontro, lo ricordo come persona di grande intuito e capacità organizzativa (magari si riprende un caffé da qualche parte). Penso però che sia proprio a partire da questa Palermo che bisognerà inventarsi una maniera di ridare vita al Finocchiaro; insomma, penso a tutte le iniziative di cui anche Rosalio è testimonial: i 1000 LiberiProfessionisti di recente costituzione, o le attività del Riso e di Sant’anna, la vitalità di Palab e del Teatro Libero, penso a soggetti come Carmelo Greco, Beatrice Monroy, Lucia Pierro, Gianfranco Marrone che propongono una immagine “altra” di questa città, o anche alle iniziative “politiche” di Fabrizio Ferrandelli o Mila Spicola. Per il Teatro Finocchiaro bisognerebbe trovare la capacità di movimentare l’attenzione, e non la distrazione, di questa città proprio adesso. La questione riguarda tutti, penso, non solo la famiglia Finocchiaro che, par suo e lo capisco, intende guadagnarci e non specularci (altrimenti sarebbe già stato riadattato a supermercato): ma perché, allora, non renderlo un piccolo teatro del mondo coinvolgendo anche le culture che Palermo ospita? I cinesi, in primis, che sono i nuovi colonizzatori economici, altro che immigrati; gli indiani, poi, che già hanno attivato piccole imprese in città; le comunità dell’est europeo, i rappresentanti del Maghreb, le diverse etnie africane, e via discorrendo. Giovanni, che dici?

    3. Prima di pensare agli spettacoli, visto che i proprietari non effettuano alcuna manutenzione,
      dovrebbe intervenire la Protezione Civile e la Soprintendenza. Il Teatro è in condizioni strutturali preoccupanti e rischia di “pesare” sull’omonimo palazzo adiacente, nonostante le segnalazioni nessuno prende provvedimenti.

    4. Certo il teatro in questione io lo ricordo molto bene da ragazzo, ed ero molto attento quando tra il primo e il secondo tempo si apriva il tetto credetemi era una cosa meravigliosa visto dagli occhi di un ragazzo peccato che e finito cosi speriamo magari qualcuno che amasse veramente la città e il suo contenuto possa veramente dire qualche parola giusta, non so a chi.

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