giovedì 23 nov
  • Riflessioni palermitane: “Vabbe’, chi ci fa…”

    «Vabbe’, chi ci fa…» con tanto di puntini di sospensione, è una di quelle frasi comunemente usate da noi palermitani, si proprio così. «Vabbe’, chi ci fa…» è una via di mezzo tra il tranquillizzare la persona con la quale stiamo interloquendo e il minimizzare – allegramente – l’azione che stiamo compiendo. E come molte espressioni sicule, possiede il dono dell’interpretazione. Dietro al «Vabbe’, chi ci fa…» si nasconde la chiave dei palermitani, quantomeno quella chiave che apre molte serrature. Avendo vissuto la vita fuori dalla nostra cara città, a tal punto da capire quali differenze si celano dietro il nostro modo di vivere e quello dei palermitani, ho analizzato parecchi modi di fare e comunicare che mi hanno regalato molti spunti di riflessione, uno di questi è proprio la frase che dà il titolo a questo post. Il «Vabbe’, chi ci fa…» è una di quelle espressioni che risiede sotto la categoria il Palermitano non va capito, va interpretato. Già, ma magari questa frase l’avrete già sentita o letta da qualche parte, o addirittura pensata. Sicuramente. Però a me piace. Molti di noi ad esempio, quando parlano con persone lontane dalla nostra cultura paleimmitana cercano di dare una spiegazione al proprio modo di vivere, sentendoci spesso additati come la parte della torta venuta male, sentendoci dire che quel modo di fare e comunicare non è esattamente corretto, ricevendo spesso consigli celati da giudizi. Fin da piccolo, avendo due nonni non palermitani ho sempre vissuto il mio modo di essere palermitano come qualcosa da correggere, quando sei un ragazzino di 12/13 anni ed hai paura ad esprimerti e compiere determinati azioni che faranno si che tuo nonno al termine di ogni consiglio aggiunga «non fare il palermitano…» cresci indubbiamente con delle insicurezze, che nel primo momento ti faranno odiare il consiglio dato dal nonno, e in un secondo momento ti chiederei il perché di tutto ciò con susseguente «Vabbe’, chi ci fa…». Eppure allora ero un ragazzino educato, gentile e timido, il massimo della mia palermitanità era quel pizzico di menefreghismo – che poteva essere dettato dall’età – e quel leggero accento perso poi negli anni a venire. Ma per qualcuno non importa, per qualcuno devi correggela, quella palermitanità.
    Cosa c’entra tutto ciò con il «Vabbe’, chi ci fa…»? c’entra. C’entra poiché è una delle tante riflessioni che amo fare quando sono lontano dalla nostra città. Riflessioni che mi portano ad individuare una frase, un’espressione come il «Vabbe’, chi ci fa…», che si nasconde dietro ad un parcheggio in seconda fila, ad esempio, o dietro quel sacchetto della spazzatura appoggiato ad un albero in via Belgio, senza dimenticare quei parcheggi sopra il marciapiede a dieci centimetri dalla persiana della signora Pinuzza, giustificandoci con un «Tantu scapula, signo’…» tranquillizzandola e magari aggiungendo anche un «mi raccomando ad aprire la persiana, la macchina è nuova». E potrei raccontarne tanti e tanti altri di comportamenti che si celano dietro a quel «Vabbe’, chi ci fa…», ma non vorrei fare uno di quei post banali pieni di stereotipi sul modo di fare palermitano, non vorrei essere additato come quello con la risposta in tasca, volevo solo condividere una riflessione, cercando di dare l’ennesima interpretazione al nostro modo di vivere.

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  • 6 commenti a “Riflessioni palermitane: “Vabbe’, chi ci fa…””

    1. e hai fatto bene perché tutto ciò è molto vero specialmente se non fa male a nessuno o non invade lo spazio altrui; meglio non correggerla questa palermitanità, anche perché non penso che qualcuno penserà mai a correggere la milanità, la genovesità, la romanità…..

    2. certi palirmitani sunnu Vastasi….Vabbè, chi ci fa….paliemmu si è allagata….Vabbè chi ci fà…abbiamo una classe politica di farabutti….Vabbè chi ci fà….finiù ù magna magna, arrivanu i scarpi stritti pì tutti! Vabbè ,chi ci fà.ahahah

    3. Una si gira un attimo e trova i tuoi post pure su rosalio… eheh
      Io non sono palermitana e capisco bene quello che hai scritto, perché è una delle cose che fanno più “rabbia”. Il vabbe’ chi ci fa è troppo spesso una risposta che si danno i palermitani per autogiusficarsi di un atteggiamento non esattamente corretto. Come negli esempi che hai fatto tu o in quelli che ha fatto anna, credo che se al “vabbe’ chi ci fa” si aggiunge qualcos’altro tipo “ci fa.. e come” cambierebbero molte cose. Sembra una cavolata, ma non è proprio cosi.
      Ciao Sa

    4. Per alcuni, per molti ragazzi la palermitanità è qualcosa da portare dentro, fieri. La nostra città, le nostre chiese, i nostri monumenti, i nostri quartieri. Sono storia. Altro che munnizza come negli ultimi anni complice un’amministrazione da VABBé CHI CI FA.

    5. Concordo assolutamente con te. Ma non serviva andare fuori, a me ha sempre dato fastidio l’idea che una regola non sia applicata. Faccio parte di una famiglia siciliana strana, che crede neklla correttezza delle istituzioni, ed ogni volta che le istituzioni non corrispondono, ad esempio, mia sorella chiama i carabinieri, o le forze dell’ordine, per cercare di avere ragione delle discrasie insostenibili sul territorio.
      Credo che sia un pun punto di approccio, smetterla di essere accomodanti e pretendere tutto, sempre ed ogni volta.

    6. mi reco spesso, in questo periodo, in un’altra privincia siciliana (non la specifico ad evitare polemiche) e spesso sento pronunciare la frase
      “neeeenti cci fa”. Ben diversa dal nostro punto di domanda che mi porta a pensare che le cose cambieranno in meglio.
      Correggere la mia più che profonda palermitanità?
      non ci penso minimamente e nessuno venga per insegnarmi le buone maniere perchè non lo potrà fare, faccio parte della categoria degli dei.

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