giovedì 23 ott
  • Che cosa voglio io?

    Ho una bambina di due anni, da un po’ di tempo quando vuole ottenere qualcosa mi guarda e mi chiede: «Mamma che cosa voglio io??» ed insiste con la stessa domanda fino a quando non le chiedo: «Che cosa vuoi?», soddisfatta e felice mi indica l’oggetto dei suoi desideri. Capisco che la sua è una tattica per indurmi ad accontentarla, però ogni volta che mi fa questa semplice domanda è come se in me risvegliasse dei sentimenti contrastanti. Rifletto e mi chiedo: «E io che cosa voglio?».
    E pensare che due anni fa il desiderio mio più grande è stato quello di accettare un incarico a Roma, fuori dalla mia Palermo, lontano dalla mia famiglia e soprattutto da mia figlia di soli dieci mesi. Detta così la mia scelta sembrerebbe una mostruosità, ma pensavo che il raggiungimento della felicità fosse un posto nella pubblica amministrazione, come precaria, dandomi una possibilità di realizzazione professionale. Ammetto anche che, in quel periodo, nutrivo un profondo risentimento verso Palermo, perché nonostante le avessi dato molte chance, rifiutandomi di ascoltare tutti coloro che appena laureata mi consigliavano di scappare dalla Sicilia, dopo aver speso cinque anni di vita professionale avevo la sensazione di fare un passo avanti e dieci indietro. La mia vita privata andava alla grande, quindi, perché non tentare?
    Ed ecco che due anni dopo sono ritornata nella mia città a casa, senza lavoro, con una valigia di cartone piena di esperienza, tanto da dire e, soprattutto, con una famiglia che mi aspettava.
    Si dice che si apprezza ciò che si ha quando lo si perde, fortunatamente io non ho perso i miei cari, ma ci sono andata vicina. Sono fuggita, forse dalle responsabilità o dalla monotonia o, semplicemente, perché non stavo bene. Per giustificare la mia scelta ripetevo a me stessa che dovevo tentare il salto, chissà con un po’ di sacrifici avrei avuto il posto fisso, avrei, migliorando la mia vita e quella dei miei cari.
    Però questa esperienza mi ha fatto comprendere che un tentativo di cambiamento basato sulla fuga, sulla ricerca di una soluzione esterna non può essere annoverato come una vera opportunità. Una persona demotivata sarà infelice dovunque. Infatti, a Roma non stavo bene, anche dopo esser riuscita a portare mia figlia a vivere con me, le cose non sono migliorate, anzi, avevo spezzato in due la mia famiglia. Quotidianamente dovevo fare i conti con un bilancio minimo poiché dovevo affrontare spese esorbitanti (affitto, utente, nido, macchina ecc.). Inoltre, avevo appieno la responsabilità di mia figlia, ero sola e per qualsiasi cosa dovevo fare affidamento solo su me stessa, è molto dura!
    La mia vita, qualitativamente era pessima, rapporti umani minimi, le mie giornate si ripetevano sempre uguali, lavoro e casa, e nonostante Roma offra parecchio per il tempo libero dei bambini, le lunghe distanze e la solitudine non mi permettevano di approfittarne.
    I miei colleghi, che conoscevano la mia situazione, non facevano altro che ripetermi chi me lo facesse fare, anzi, una volta una mia collega mi disse: «Ma perché non ritorni giù, qui ormai non si può più vivere è diventato impossibile sia per i costi che per qualità di vita, invece tu hai la fortuna di vivere in una terra bellissima che ti offre buon cibo, il mare, il sole e il tempo è sempre bello. Forse il vero problema siete voi palermitani, che non apprezzate la fortuna che avete, vivere in una terra ricchissima di tesori, che sfruttati potrebbero darvi tanto ed invece preferite dormire».
    Palermo è la mia città, qui ci sono i miei affetti, qui ho costruito la mia vita, ed è da qui che devo ripartire.
    Ho voluto iniziare col raccontare la mia piccola esperienza, perché credo sia buon punto di partenza. Ho messo alla prova me stessa ed ho capito che sono in grado di fare grosse rinunce pur di raggiungere il mio obiettivo, la mia realizzazione professionale. Però tutto questo mi ha riportata sempre al punto di partenza: a quando, cioè, davanti ad un modulo universitario mi chiedevo Cosa Voglio IO? Oggi, più consapevole rispondo < >.
    Tuttavia, perché mi accorgo di essere insoddisfatta, irrequieta, perché alle volte mi ritrovo a cercare quello che mi dia momenti di felicità? Che tipo di benessere cerco? Eppure tutto attorno mi parla del benessere: mia figlia spesso mi dice mamma ti voglio bene, rendendomi estremamente felice; il mio lavoro si fonda sul benessere, infatti, tutti i testi di mia competenza riportano la frase: «Ci si deve impegnare affinché non si attivino risorse atte alla costruzione e la riqualificazione del benessere sia del singolo che della comunità»; ma io come essere umano fino a che punto devo spingermi per trovare il mio momento di felicità. Ogni giorno i media ci fanno vedere persone che passano tutta la sua vita a cercare la felicità, a cercare ciò che gli permetta di vivere bene, aggrappandosi alle cose più disperate.
    Gli ultimi giorni di lavoro a Roma, spesso, i colleghi cercavano di farmi desistere dalla scelta di lasciare un lavoro nel pubblico, precario, ma pur sempre nel pubblico. Con aria affranta mi chiedevano cosa avrei fatto, poiché la situazione lavorativa in Sicilia non è tra le più floride. Per sdrammatizzare chiedevo se a sullo stretto di Messina avessero appeso un qualche cartello con la scritta «A voi che entrate lasciate fuori ogni speranza». A mio avviso si sbagliavano a pensare che non avrei avuto più speranze di lavoro e che qualcosa la mia terra ancora la offre, bisogna solo saperla cercare.
    Steve Jobs, diceva che non bisognava perdere la fiducia in noi e si deve cercare ciò che ci rende felici, senza vivere la vita di qualcun altro, ma semplicemente seguendo il nostro cuore e le nostre intuizioni, perché loro sapranno indirizzarci verso la strada giusta.
    In fondo, desidero la felicità, desidero seguire le mie passioni, desidero guardare la realtà che mi circonda serenamente e con equilibrio per affrontarla con coraggio, senza mai perdere di vista me stessa.
    Forse è proprio questa la chiave di volta che mi permetterà di rispondere alla mia domanda, la strada che devo iniziare a seguire, cioè capire cosa significa per me la felicità, cosa sarei disposta a fare pur di essere felice e migliorare la mia qualità di vita? E sono convinta che la mia ricerca sarà più fruttuosa se ammetto di non riuscirci da sola, non devo più pensare a me come singolo, ma devo avere il coraggio di chiedere aiuto agli altri chiedendogli semplicemente: «Attualmente, in questo momento storico cosa significa “felicità” e in più cosa si è disposti a fare pur di trovarla?».

    Ospiti
  • 17 commenti a “Che cosa voglio io?”

    1. Immagino tu sia molto giovane.
      Se tu non avessi una figlia, avresti continuato il lavoro precario a Roma?
      Se tu non fossi una madre, saresti tornata nella nostra bella, ma sterile di lavoro citta’?
      Perchè hai scelto di diventare madre, se le tue aspirazioni erano altre?
      Adesso dirai che tua figlia non è un ostacolo al raggiungimento della “felicita'” intesa come lavoro stabile!
      Tutto il tuo post parla di questa fantomatica ricerca della felicita’.
      La felicita’ non è una condizione perenne di beatitudine o appagamento in tutti i sensi.
      La felicita’ è fatta di momenti, a volte secondi di gioia. Quindi sono solo piccoli sprazzi di luce regalati dal sorriso di tua figlia. dai suoi abbracci, dal vederla crescere sana e intelligente, dall’amore del tuo uomo, dal sole che si alza ogni giorno, dalla salute che Dio ti dà,eccetera eccetera.
      Sei già felice e non lo sai.
      Ti auguro ti trovare quello che cerchi, ma non sara’ quello la felicita’.

    2. bella domanda, cosa voglio io…a 40 anni ogni mattina me lo chiedo, la risposta non ce l’ho ma vado avanti comunque.
      Ho fatto un percorso piu’ o meno come il tuo , alla fine ho deciso di tornare perche’ qui trovo un po’di sollievo alle mie inquietudini , il futuro e’ incerto , cerchero’ di lottare per trovare quella risposta, in bocca al lupo per la tua vita

    3. Zia io sono molto felice di te e ringrazio il mondo di avermi fatta diventare tua nipote e adoro e amo il cielo per avermi fatta diventare figlia di mia madre(tua sorella)io in certi momenti dico:”perchè mi è capitata questa madre?!…Io ne voglio una più buona perchè non è una mamma è una strega”…Dopo un bel pò ci penso e dico tra me e me:”che cosa stò dicendo io ho una mamma che per me darebbe la vita,che per me attraverserebbe mari e monti,che per me farebbe qualunque cosa e che mia madre guardandomi quand’ero piccola mi ha regalato due bellissime sorelline(giulia e federica)”….Ringrazio il cielo anche per avermi regaalato mio padre che non mi ha alzato mai in vita sua una mano,che lavora un sacco insieme a mia madre per camparci e per farci avere tutto quello che vogliamo…Ringrazio il cielo per avermi dato una nonna materna che ancora e viva(58 anni)è gentilissima è la mia gioia e penso che qualunque bambina vorrebbe una nonna come la mia(penso)…Ringrazio al cielo per un motivo importante per me:”MIO NONNO(MATERNO)ERA UN TESORO,ERA IL NONNO PIU BUONO DEL MONDO è…è…UNA PARTE DEL MIO CORPO CHE ORMAI QUANDO PENSO A LUI MISI RATTRISTA CIOE(IL MIO CUORE).TUTTI PENSANO CHE IO A MIO NONNO NON LO PENSO PIU E CHE SICCOME è MORTO DA TANTO TEMPO IL MIO CUORE NON è TANTO TRISTE INVVECE SI SBAGLIANO TUTTI PERCHE IO A MIO NONNO LO AMAVO DA IMPAZZIRE E LO AMO ANCORE ANCHE SE NON C’è PIU DA 6 ANNI E 3 MESI IO A MIO NONNO LO TENGO NEL MIO CUORE E NON LO ABBANDONERò MAI PENSATE CHE C’è QUANDO IO MI QUIUDO IN UNA STANZA E PIAGO PERCHè FAREI QUALUNQUE COSA PER RIVEDERLO”…RINGRAZIO IL MONDO PER AVERMI DATO ANCHE UNA MIGLIORE AMICA PERFETTA(MARTINA SICURELLO)CHE PER ME è UNA SORELLA E SE LEI FOSSE MIA SORELLA SAREI LA RAGAZZINA PIù FELICE DEL MONDO…IO SENZA LA MIA FAMIGLIA MUOIO E MUOIO ANCHE SENZA MIA CUGINA”VALERIA”E”ALESSANDRA”CHE SONO LE MIE GIOIE SONO LE MIE VITUZZE…
      SCRITTO DA:CLAUDIA ANNA CARDINALE…

    4. La felicità è un delta, una differenza fra due periodi: uno nel passato ed uno nel presente. Se il risultato è negativo, (se ti sembra migliore il passato) allora puoi dire che eri più felice PRIMA. Se invece oggi stai meglio di quanto non lo fossi in passato, vuol dire che sei felice ADESSO. Anche se magari non te ne accorgi.
      Se il passato era pessimo ed il presente lo è altrettanto… non sei felice.

    5. mi sei piaciuta!

    6. Io qundo sono triste penso a quanta strada ho percorso per arrivare ad essere quella che sono oggi…certo, sono la solita “laureata con un lavoro precario” ma sono felice perchè ho accanto una persona splendida che mi ama tantissimo e alle mie spalle una famiglia (mio padre e mia madre) che mi ha dato tutto e che mi ha sempre sostenuto. Riesco ad essere ancora contenta per una giornata di sole e ad emozionarmi per le piccole conquiste di ogni giorno…Ricerco la felicità? Non lo so, ma quello che ho è già tantissimo.

    7. Penso che la felicità sia un illusione, e ciò è forse un vantaggio, perché basta poco per convincersi di essere felice.

      Ti auguro felicità autrice del post, però, una cosa l’hai sbagliata e ti ha segnato la vita.

      Mi riferisco al corso di studi, le lauree triennali sono fucina di disoccupazione e non ha senso risparmiare sul tempo di laurea per poi doversi imbarcare in master post laurea.

      Partire è la sola cosa che questa sicilietta merita, però è difficile farlo con una famiglia già formata. Hai scelto il privato, hai dovuto sceglierlo forse, mi è parsa una scelta inevitabile. Sii felice. Comunque.

    8. Per Xtigre,
      la risposta alle prime due domande è si: attualmente sarei ancora a Roma aspettando la stabilizzazione, io condivido sul fatto il fatto che “ogni lasciata è persa”; inoltre, avrei lottato per il trasferimento. In fondo avrei fatto lo stesso iter di molte persone che attualmente vivono e lavorano negli uffici pubblici di Palermo.
      Per quanto riguarda la terza domanda, posso gararntirti che sia io che il mio compagno l’abbiamo desiderata molto. Se avessi aspettato che la mia situazione si sistemasse avrei dovuto rinunciare a questa gioia molto grande, e chiedo: ne vale la pena?
      Io lo so di essere felice, ma è molto importante considerare il fatto che l’uomo (in generale) vive varie dimensioni: quella familiare-affettiva; professionale; amicale e/o relazionale. Si è sempre alla ricerca di un equilibrio di queste dimensioni per raggiungere il benessere assoluto. Ci sono persone che credono che la felicità vada oltre le dimensioni di “base”, e cerca, cerca, alle volte superando i limiti, altre trovando quello che li soddisfa appieno. Non è il mio caso, ma io rientro tra le categorie che cerca continuamente l’equilibrio e di mantenerlo. Ma, a mio avviso la cosa interessante è il fatto che il terreno di ricerca rende la cosa più difficile. Sappiamo tutti che la Sicilia è una terra difficile e che Palermo riflette tutti gli errori fatti, ma è davvero “sterile”? Davvero ci si deve accontentare di un quarto di benessere? Ciao e grazie

    9. Grazie per avermi risposto. Io non voglio pontificare ma solo capire. Ho 3 nipoti (donne) che amo come figli, le sento inquiete e vorrei aiutarle. Leggere i vostri post mi aiuta a comprendere meglio i giovani ( io comunque ho “solo” 54 anni!) e a confrontare i vostri problemi con quelli che erano le problematiche quando avevo la vostra eta’.
      La nostra terra potrebbe non essere sterile, se curata come merita, da chi sbagliando eleggiamo a prendersene cura!
      E’ giusto non accontentarsi, ma pretendere il meglio e lottare per ottenerlo!
      Ti auguro di esaudire tutti i tuoi desideri e di vivere una vita piena di amore.
      Ciao.

    10. Penso che la felicità nel senso stretto del termine non esiste.
      Posso essere felice di avere una famiglia sana e infelice perchè non ho un lavoro che mi soddisfa, viceversa posso essere felice di avere un lavoro appagante ma infelice perchè non ho una famiglia che mi sostiene nelle scelte.
      Posso ancora essere felice di avere un lavoro ed una famiglia ma essere infelice lo stesso.
      L’uomo felice in assoluto non esiste perchè la vita è piena di momenti tristi (infelici) e gioiosi (felici). Se non fosse così non sarebbe vita!

      Poi leggendo il post ho trovato strano due passaggi, in un primo momento i tuoi colleghi, visto il tuo disagio, ti hanno “spinto” a tornartene nella tua terra natia, e in un secondo momento, quando hai deciso di lasciare il posto fisso, anche se precario, hanno cercato di farti desistere. Che gente strana!!

      Ancora su Steve Jobs, ma dico al mondo quanto gente ha questa botta di c…, se non poche migliaia saranno poche centinaia, a cosa gli è valso raggiungere livelli mondiali, quasi da guru. Sicuramente sarà stato felice di avere raggiunto un successo strepitoso nel mondo lavorativo e di avere avuto una bellissima famiglia.
      Ma pensi che sia stato felice di sapere che tutto questo lo avrebbe perso nell’arco di pochi anni perchè un brutto male se lo sarebbe portato via?
      Non credo proprio!

      Pertanto sii felice di essere sana, di alzarti la mattina e goderti la tua famiglia, anche se non riesci a trovare un lavoro che ti soddisfi, sei già molto fortunata ad avere questo.
      Auguri

    11. La Sicilia ti necessita, credo abbia fatto la scelta giusta. Quelli come te dovrebbero tornare tutti, gli altri meritano di starsene lontani.

    12. Cos’è la felicità? Abbiamo forse un diritto alla felicità nel senso che c’è una controparte che sia obbligata a fornircela e presso cui presentarci per incassarla? Diventando adulti, affronatando la vita che ci siamo scelti o che ci è toccata in sorte, penso che si possa essere felici e in pace con se stessi con quella felicità comunque limitata e intermittente che è concessa ai mortali.

    13. cara zia non ci crederai mai ma io amo te…amo a mia madre,a mio padre,insomma a tutta la mia famiglia infatti quando vi toccano o vi sparlano io impazzisco perchè siete la mia famiglia mi avete insegnato un sacco di cose voi mi avete imparato a vivere anche in mezzo alle perso ne cattive senza ke io diventassi una di lorovoi soltanto no qualcun’altro siete il mio tutto siete la mia meravigliosa famigliola voi mi avete imparato ke cosa significa amore e un’unica persona mi ha insegnato veramente cosa significa amicizia la mia migliore amica(martina sicurello)e(rosy scalia)il nonno pino(tuo padre)mi ha imparato cosa significa la parola nonno e significa questo”essere un 2°padre essere una persona gentile e quando penso a lui piango e piango perchè mi manca un mondo e la nonna(tua madre)mi ha insegnato cosa significa la parola nonna e significa essere una 2°mamma una persona molto importante una persona gentilissima e soltanto un’unica persona(martina sicurello)mi ha insegnato che cosa vuoldire la parola amica e significa una persona a cui vuoi bene a cui ci tieni veramente e a cui se ci tieni veramente non ti fermerai al 1°-2°-3°…ostacolo ma continuerai a superarli insomma amo un sacco la mia famiglia e le mie amiche
      Scritto da:CLAUDIA ANNA CARDINALE

    14. Ti auguro soltanto di non dover mai avere rimpianti per la scelta che hai fatto.
      Sai, i figli a volte possono essere molto ingrati.
      Buona fortuna.

    15. Alla ricerca della felicità, questa è la parte della mia vita che io chiamo riflettere. I sogni sono belli finchè restano tali, quante volte abbiamo inseguito un sogno e quando si è realizzato mi sono reso conto che potevo farne tranquillamente a meno, la verità è che abbiamo bisogno di illusioni sempre diverse sennò la vita sembra non avere senso, ci siamo inventati la religione proprio per colmare questo nostro desiderio e coprire la nostra ignoranza. Il mio sogno? Andare a vivere a Parigi, gioco il super enalotto tutte le settimane, per il resto i sogni li ho tutti realizzati, un lavoro redditizio, una casa, una famiglia, dei figli eccetera uno dopo l’altro.
      Oggi una delle cose che mi da maggior soddisfazione è mangiare le focacce ai funghi di una persona in gamba che per amore della sua famiglia e della sua terra è tornata in sicilia e sopratutto vincere a poker con suo marito.

    16. Claudia Anna Cardinale ti invito a non utilizzare così il maiuscolo (equivale a urlare) e a non utilizzare il blog come un canale di comunicazione privato con i tuoi parenti. Grazie.

    17. Correva l’anno 1994 e quando fui costretto ad emigrare io,skifato dalla sicilia e di ciò che non offriva, tu contestasti il mio sdegno, eppure vedi che tanto torto non ne avevo? Ti auguro tanta fortuna… Tony :-)

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