venerdì 20 ott
  • La bella gente

    Ho smesso di fare la cosiddetta vita mondana da qualche anno, un po’ per sopraggiunti impegni familiari e un po’ per stanchezza dovuta all’età che avanza. Ammettiamolo: vent’anni buoni di sbrio ci bastano. Uno comincia intorno ai diciott’anni e giunto a quaranta un poco si deve siddiare di fare le stesse cose. Ai miei tempi (non c’è niente da fare, mi viene di dirlo “ai miei tempi”) dai sedici ai trent’anni, si usciva il sabato e c’erano le pizzerie, poi sopraggiunsero le paninerie, poi i pub con la musica dal vivo. Un cinema ogni tanto. La discoteca. Le feste. Le benedettissime feste private a cui si scoppava portati da amici di amici. Dai trenta ai quaranta arrivò l’epoca dell’aperitivo, dei ristoranti un po’ più ricercati (che la singletudine ci faceva permettere…). Ora non pretendendo di avere scoperto l’acqua calda, mi pare di avere notato un fenomeno che sicuramente non appartiene solo a Palermo, ma che a Palermo sembra essere legge non scritta. Ora vengo e mi spiego. Anzi no, già sono qua. Quindi mi spiego e basta.

    Nei succitati venti e passa anni di sbrio, ogni tanto, distrattamente, come capita quando vivi le cose e ci sei dentro, mi ponevo qualche domanda sul perché ovunque andassi, incontrassi sempre le stesse persone. Può essere mai? Mi chiedevo? E mi rispondevo pure, è che Palermo pare grande. Ma è un pirtuso. MaiMaria. Niente di più falso. Ci sono persone che non si incontreranno mai. Perché Palermo è divisa in caste. Come quelle dell’India. Sissignori, pensiamoci. Gruppi di persone che si incontrano negli stessi posti (posti che negli anni cambiano, quindi non è che per vent’anni vai sempre nello stesso locale!), fanno le stesse cose, vedono le stesse facce, ogni volta che escono. Una cosa però accomuna tutte le caste. Una ricerca quasi spasmodica: quella della bella gente. Categoria sfumata, quasi evanescente. È più un concetto generico quello della bella gente. Come dev’essere la bella gente? Ricca? Mah…sarebbero troppo pochi. Bella d’aspetto? Certo sarebbe un inizio. Colta? Ho qualche dubbio. Diciamo che la definizione nacque all’inizio degli anni ’90 quando, se andavi in discoteca il sabato c’erano i tasci, se ci andavi di venerdì, invece bella gente. Come dev’essere uno per appartenere alla bella gente, non è che proprio l’ho capito…mi pare che, nel nostro piccolo, tutti ci sentiamo bella gente. Ma andiamo con ordine. Proverò a distinguere tre grandi caste.

    1. Quelli dell’apericena. Altrove ho già inveito contro questo tipo di definizioni. Prima che l’aperitivo attecchisse da noi è stato ampiamente sperimentato in altre città d’Italia. Chi andava a Milano negli anni ‘90 tornava con questa favola dell’aperitivo rinforzato alle 7 di sera. «Compa’, bellissmo! Ti pigli una birra e ti puoi mangiare gratis, la frutta, i finocchi, ma pure la pasta e la pizza al taglio!». Quando ci siamo convinti pure noi, visto che col mangiare non ci babbiamo, per fare capire che non solo si beve, ma soprattutto si mangia ci abbiamo messo il prefisso aperi. Quindi c’è l’aperidinner (che è la stessa cosa ma in inglese pare più fino), l’aperisound, l’aperipizza, l’aperibirra, l’aperipranzo, l’aperinovello. Basta che c’è aperi è tutto a posto. La casta dell’apericena esce il venerdì, il sabato e la domenica verso le 19:30. Arriva, prende posto, fa la ressa intorno al buffet dell’apericena (tanto il mangiare è gratis, paghi solo l’aperi e normalmente con dieci euro te ne esci) due, tre volte e intanto chiacchiera, fuma e cerca la bella gente. Perché chi organizza ci tiene a sottolineare che tali eventi siano frequentati solo da bella gente. Sarà. Ma io ho visto solo frotte di quaranta cristiani che si strafogano pizzette, cous cous sfatto con la rughetta appassita e patate con la maionese per due ore. Le fanciulle, per sentirsi bella gente, indossano jeans skinny (stretti stretti, che se continuano a fottersi tutti sti aperidinner rischiano di spardarsi nel culo) e stivali alti. I maschietti un po’ più casual. Ma nessuno rinuncia ai jeans a vita bassa e un accenno di mutanda che sbuca birichina e si stanno prepotentemente diffondendo le sopracciglia sminnate, a mo’ di cicatrici va. Miccoli docet…e il Palermo piace a tutti si sa. Soprattutto alla bella gente. Spesso gli aperi-cosi sono organizzati in luoghi all’aperto, di solito il “fuori” del locale che, pure se non è contemplato, uno ci mette due, tre tavoli e se lo “piglia”. Certe volte c’è pure il cd di Lady-Gaga in random a scandire l’aperi-comesichiama. Ma sempre bella gente c’è. Che sul tardi si sposta nelle varie discoteche della città. Dove troverà, ovviamente, altra bella gente.
    2. Quelli del club. Non è che chissà quanti ce ne siano a Palermo di club. Però quelli che formano la casta del club, si radunano nel weekend in questi locali esclusivissimi (belli, per carità. Le cose giuste uno deve dire. Di solito ci sono luci soffuse e lampadari coi brindoli giganteschi. I lampadari dico non i brindoli. Che poi, mi chiedo, ‘sti lampadarioni non dovrebbero fare una luce tipo faro? Com’è che c’è sempre scuru?) dove per entrare ci vuole chi ti presenta (ai miei tempi ci voleva la tessera e diecimila lire e ti capitava di sentire suonare Elio e le Storie tese, per esempio), ci devi andare vestito in un certo modo e, soprattutto, devi essere in un certo modo. Cioè bella gente. Intanto se sei femmina e di altezza sicula non puoi pesare più di 45 chili, se no non puoi entrare. Non puoi entrare nel locale e manco nei vestiti nichi nichi che ti servono per essere un minimo bella gente. Grazie alla nanna che ti stanno bene. Sei una gruccia! Da non sottovalutare le borse. Che possono essere grandissime (in questo caso sono comode per infilarci una para di pietre se c’è vento, altrimenti capace che qualcuna di queste vola prima o poi) o piccolissime ma supergriffate. Fondamentali pure le scarpe almeno tacco dodici e col plateau. Se poi hai avuto l’accortezza di farti dare una gonfiatina alle labbra rasenti la perfezione. Se sei maschio, è meglio se sei abbronzato pure il 22 febbraio e se hai fatto la manicure con un filo di smalto trasparente (o almeno le unghie lucidate!), se non hai manco un pelo sul petto e se hai le sopracciglia in ordine che manco Scialpi negli anni ’80. Il cibo non è importante per nessuno. Al limite un boccone di sushi che il pesce crudo non fa ingrassare. E un bicchiere di vino bianco. Che se non costa da dieci euro al bicchiere a salire fa schifo.
    3. Quelli dell’impegno sociale. Non escono se dietro quello che fanno non c’è uno scopo preciso. Fosse anche la raccolta fondi per salvare il pesce muschitta del Rio delle Amazzoni. Manco sparati li convinci a fare altre cose, se non c’è l’impegno! Non si sentono bella gente se non fanno così. E naturalmente organizzano cene di beneficenza, tombolate di beneficenza e via dicendo. Un po’ snobbettini, non danno importanza alle marche dei vestiti, ma sotto il loden un cachemirino lo indossano. Si incontrano pure alle presentazioni dei libri, a teatro o alle mostre. Cose culturali, insomma, dove sicuro bella gente si incontra. La caratteristica di questa casta è che restano uguali uguali ai tempi delle superiori. Stessi vestiti, stessa faccia, spesso con i capelli bianchi, ma li riconosceresti ovunque. Se per caso vuoi entrare a far parte di loro, devi impegnarti nel sociale pure tu. Oppure essere la fidanzata o il fidanzato di uno di loro. Non pare, ma sono selettivissimi! Ci tengono a frequentare bella gente. Del resto, se non sei bella gente, che te ne fotte delle balene?

    Bene, io mi fermo qua, consapevole delle miriadi di sottocaste che mi sfuggono, perché voi, sicuro, uscite più di me. Ma voglio concludere ricordando un aneddoto che risale a una quindicina di anni fa. Frequentavo, per via della radio, le meglio e le peggio discoteche di Palermo e provincia. Il sabato soprattutto provincia e le peggio. Una sera ero a chiacchierare con i d.j. fuori da un posto che aveva fama di ritrovo di fanghi veri (e qui con fanghi veri intendo proprio che dovevi stare accura al portafoglio e, spesso, verso le 4 di mattina c’era più di una macchina “aperta”), quando, bel bello, esce dalla discoteca un tizio che, per l’occasione, si era vestito pulito, infatti aveva il lupetto dentro i jeans, portati a vita alta e coltivava sogni di conquiste. Il suddetto, dopo avere sputato a terra, dice ai suoi amici (tutti maschi) che lo avevano mandato in perlustrazione: «nie’ picciotti, amuni’, su tutti fanghi!». Un dubbio mi tormenta. C’è paura che la bella gente, a Palermo, si sta a casa?

    Palermo
  • 36 commenti a “La bella gente”

    1. Ottima ricostruzione. Li ho conosciuti tutti, in fasi diverse della mia vita. Il termine “bella gente”, secondo me, nasce tra il ‘1995 e il ’96, quando la sera ci si radunava da “robinson vini”, aspettando l’input sulla festa migliore della serata.

    2. Bentornata Maria…i tuoi articoli sempre riescono a comprendere il diciamo “modus vivendi” di chi vive in città a me che non ci sono ne nato ne cresciuto ma che amo alla follia. 🙂

    3. Io ho una sorta di idiosincrasia nei confronti della così detta “bella gente”. Mi viene in mente una canzone di Simone Cristicchi ogni volta che sento questa definizione. L’ho conosciuta “la bella gente”, da ragazzina quando ero studentessa al “Garibaldi” e ho capito già da allora che non potrei mai fare parte di questo genere: preferisco essere una bella persona! Grazie Maria, post stupendo.

    4. ….grande e bentornata Maria!!!! Mi sa che io bella gente sono….ma un si può nesciri chiù….ci vogliono soldi…soldi e soldi….e cu l’avi….baci baci

    5. Maria sei sempre ME-RA-VI-GLIO-SA!!!!!! e come sempre condivido pienamente il tuo pensiero anche se anch’io,causa bimbi, alla vita mondana ho dovuto rinunciare da un pò!!! un bacione enorme e aspetto sempre con ansia l’uscita di un tuo secondo libro…il primo già l’ho letto 3 volte!!! :))

    6. Grazie Maria!perfetto!!

    7. Bentornata Maria, è sempre un piacere leggerti! 😉

    8. Bentornata Maria!

    9. Ho riso molto per la divisione in caste. Però più che vacche sacre ho visto qualche femmina mucca pazza. 😀

    10. Maria intanto grazie per quello che scrivi e per le risate che mi fai fare!! Purtroppo a palermo i tasci ci sono e ci sono sempre stati, ma purtroppo non sono più quelli di una volta…quando io avevo 15/16 anni, li riconoscevi (lupetto, scarpe cult con la suola fosforescente, capello col “carrè” etc etc…) oggi il tascio ha la bmw, il rolex, il gommone, tutta la collezione primavera estate di hogan e prada e così via. Il tascio viaggia, va a new york e quando torna ti dice “niè compà come nei filmm…” anche le varie serate piene di bella gente o di palermo bene (come si è chiamata la bella gente per un periodo)in realtà è piena di tasci, di gente che ti parla solo della serata della sett scorsa e di quella della settimana entrante, insomma del nulla..
      Io aggiungerei la casta di quelli che vanno al centro storico (posto che frequento abitualmente quando torno a palermo), lì c’è la bella gente (quella vera). Che magari i soldi li ha, ma non li ostenta, che parla col tipo della vucciria, ma non lo giudica e che si beve la peroni ghiaceta pur potendo bere il crystal.

    11. Quelli del club a mio avviso sono i più inquietanti di una città (inquietante sotto quest’aspetto) di 800.000 abitanti che ha bisogno di dividersi rinchiudendosi in consorterie. E “bella gente” ne trovo poca in genere, in compenso però tante “belle persone”.

      Maria sei la più simpatica qui.

    12. Alcuni tasci sono quelli riconoscibili già dai tratti somatici…è curioso come certe fisionomie del volto rivelino moltissimo dell’identità di una persona.

    13. Certo che se uno ha il tempo di pensare a ste ca.zzate deve proprio far parte della bella gente

    14. grandissimo Gabriele!!!

    15. La bella gente tanto ostentata e vantata dagli organizzatori sono un mucchio di pidocchi arrinisciuti!

    16. Grande Maria!
      Tutto quello che ho sempre pensato del palermitano tu lo hai scritto !!!
      Si, perché io all’università appartenevo alla casta de “quelli di paese” e quindi per il palermitano della casta non ero “bella gente”!
      Poi al paese magari avrei potuto avere pure una ferrari, soldi a palate e quantaltro… Per il palermitano della casta,per loro, ragazzi cresciuti in appartamento, io ero solo uno di paese!!!

      Adesso che sono sposato, con bimbi e con alle spelle circa 20anni di residenza in questa città e che vivo un po meno lo sbio per impegni lavorativi e di famiglia mi sento sicuramente più integrato di qualche anno fa. Esco e chi vedo??
      Ancora lui o lei. La collega universitaria. Un po’ attempata. Con magari un matrimonio fallito alle spalle e che continua a fare e pensare le stesse cose.
      Arricchita di nuove parole. COOL, Apericena, CLUBBINO etc etc…

      Allora penso FIERO DI ESSERE DI PAESE!!!!

    17. Concordo pure con quello che dice sfincione.

      Tasci=bella gente solo che loro non lo sanno !!!

    18. gabriele, e come darti torto?

    19. brava Maria , leggerti è sempre piacevole 🙂

    20. hai colto tutti i colori della…bella gente panormita…kiss

    21. ma BUONGIORNO!
      La bella gente “nei posti” non esiste, la bella gente è tutta quella che entra in sintonia con te e con qui ci stai bene.

    22. AHHHHHHHH HO SCRITTO qui, niè buongiorno

    23. Ah ah ah bravo Gabriele, ho pensato la stessa cosa!!!!

    24. Per non parlare poi di quegli organizzatori che assicurano “solo gente selezionata”… ma da chi?? Da te organizzatore con l’orecchino finto-brillante e lampada tutto l’anno?? No vabbè… preferisco le serate fra amici, quella si che è una “festa PRIVATA” nel senso che a casa mia non entri se non ti invito!!!

    25. Maria stessa trafila. Ai tempi della mia personale ‘movida’ andavo in centro storico, ai ‘candelai, ai tempi al locale di Piazza Venezia, poi a quello di Largo Cavalieri di Malta. Mentre mi spostavo io, si spostavano le persone che erano simili a me.
      Forse non é casta, forse ci si ritrovava a cercare luoghi condivisi per tipologia di cultura di base. Non ci si metteva d’accordo. Mi spostavo e trovavo le stesse persone nello stesso posto. Chiamala consonanza o comunanza antropologica, casomai, non la definirei casta. Si sceglievano gli stessi posti, fra persone con gusti simili. Si chiama categorie di mercato, questa cosa.
      Mettiamola così. Dipendeva da quello che il luogo ti offriva. certe persone mangiano la pizza a Vergine Maria sia perché è buona, si perché c’é quella diversità originale, che piace ad alcuni e magari detestata da altri.
      L’offerta incontra la domanda. E poi vige o il passa parola, o l’incontro di comuni intenti. Secondo la mia visione, ovviamente.
      Mai sarei andata continuativamente nei locali dei ‘fighetti’ come la tonnara dell’Arenella, perché la noia mi avrebbe sopraffatto, mentre altri potevano trovare l’offerta ‘confortante’. Nè sarei andata nei posti ad alcool 0 lire, dove potevi trovare di tutto, se non per rapide incusioni di curiosità antropologica.
      I commercianti del settore sanno bene che target vogliono attirare, sono i migliori esperti di mercato.
      Mai sarei andata alla champagneria del Massimo, come rito, perché era un posto dozzinale

    26. complimenti a maria cubito! Splendida analisi di chi pensa che per far parte della “bella gente” deve semplicemente accodarsi agli altri! Perché solo poche persone fanno quello che li appaga fregandosene di essere più o meno “bella gente”?

    27. @ares
      Concordo. Mi ha sempre innervosito da morire questa tendenza a identificarsi in una “categoria”, che spinge molti a fare di tutto per farci accettare nel gruppo della “bella gente”. Per ottenere cosa poi? Qualche sorriso e un complimento per le tue Hogan nuove. Poi magari sei un povero fallito che a 30 anni non hai ancora lavorato (e spesso nemmeno studiato) un solo giorno nella tua vita, però il tempo lo passi tra i locali a spendere i soldi di quei poverini dei tuoi genitori…

    28. Ai miei tempi vedevo girare certe comitive di 35-40 enni nullafacenti, studio zero, lavoro zero ma tanti soldi in tasca, atteggiati e vestiti come ragazzini coglioni di 14 anni. Che fine avranno fatto questi esseri? Sono ancora in giro a cazzeggiare con i soldoni di papà? O forse se ne sono stancati e ora sono tutti assunti alla Regione?

    29. Goku alla fine abbiamo detto la stessa cosa. c?é una condivisione di ‘servizi ala divertimento’, che accomuna qualcuno e ne esclude altri.
      Non esiste nessuna bella genta. Esiste un’idea simile di luogo che si trova ‘soddisfacente’. Sono scelte, non di casta, ma di persone accomunate da modi simili di trovare divertimento, accoglienza o meno. Le caste le lascio alla Cubito.

    30. fantastica, come sempre! Tu sei una ‘fotografa’…ti leggo e ho davanti agli occhi pari, pari quello che dici! troppe risate! (nà para di pietre in borsa per non volare è meravigliosa!! :D)

    31. Cara Maria, un giorno, in un futuro remoto, un archeologo internettiano, bis-bis-bisnipote di P3, recupererà i tuoi scritti socio-antropologici e sarà in grado di ricostruire la vita dei 20-40enni made in PA diciamo tra i ’90 e gli anni 2000.
      Dal canto mio, posso solo aggiungere che è tutto vero, anzi più vero del vero, quello che scrivi.
      Saluti leonini.

    32. Diffido da quelli che si sforzano di ignorare il dilagante fenomeno di quell’umanità che appare in una sorta di perenne ricerca della “bella gente” …… dentro la quale ad ogni costo tuffarsi per trarne – come dire – un pò di effimero “elitarismo” …….
      Tuttavia, in antitesi a questa davvero invidiabile pletora di “bella gente”, ……. suggerirei di allargare i confini perimetrali dell’altra umanità irreversibilmente “out”, oltre il per me limitato concetto di “tascio”, su cui trovo accenni nei pregressi commenti.
      Ricordo un pomeriggio di vero siculo “babbìo” tra vecchi amici, alla ricerca delle vere sfumature e differenze tra : “tascio” …. “bardascio” …. “cianè” ….. e “mao-mao”.
      Ancora se ne discute.
      Un caloroso saluto a tutti.
      Carmelo54

    33. Meravigliosa come sempre

    34. Prof, ma all’epoca non c’erano i paninari? ^^

    35. Aspè… ma la bella gente, mi risulta,sta pure alla cubba, al clubbinodelmare o allaurìa… nonché a tutti gli eventi dove riesce a farsi mettere in lista “tramite amicizzie”… la riconosci per quel suo modo di “andare a vedere chi c’è” e, una volta arrivata sul luogo, l’abitudine inveterata di salutarti con uno sterotipato “ciaaaao… comestai? chessidice? ‘ttapposto?” mentre, puntualmente, guarda altrove (e sì, intanto, appunto, vede chi c’è). Un saluto a tutti i palermitani frequentatori di questo sito, e in particolare a me’ frate (facciamo i tasci!).

    36. sarà che un po ho girato (ed in questo momento vi sto scrivendo da Antigua e Barbuda)sarà che vivo a roma dal 98,sarà che ho vissuto e frequentato Milano,ma io sta storia dei fanghi in discoteca,della bella gente,finta o meno finta,dei falsi impegni sociali,li ho vissuti,incontrati e annusati ovunque io sia stato,è la natura dell’uomo.
      Qui ad Antigua c’è un locale molto famoso,Abracadabra,se ci vai il Venerdi trovi bella gente,tutti quelli dei famosi barconi,ancorati nel golfo di English Harbour,se ci vai il sabato invece trovi i local,rasta e neri a bordo pista con occhiali da sole in cerchio che aspettano che il fesso di turno cominci a ballare per prenderlo per il culo con il loro ballo locale,il SOKA…la donna si mette a novanta e l’uomo gli balla stricandosi dietro…e cosi tu ti senti un fesso e tascio,che ancora balli in modo europeo..aspè dimenticavo,il venerdi quelli della bella gente,a mezzanotte sopno già tutti pippati,nmriachi e fumati di erba,vomitano ovunque e sono vestiti con pantaloncini e tappine.
      Tuttu u munnu è paisi

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