giovedì 23 nov
  • Noi, i nostri genitori, i nostri nonni e…”Il Gattopardo”

    Di tanto in tanto mi reco presso la Biblioteca Regionale per effettuare ricerche in merito a circostanze ed eventi accaduti a Palermo nei decenni trascorsi. Sfogliando quotidiani e riviste di settore ho modo di rilevare le voci a caldo e le evoluzioni dei fatti relativi ad un avvenimento di cronaca o ad un’iniziativa del passato. Pagina dopo pagina, cercando le notizie che m’interessano, ho anche l’opportunità di attraversare episodi nettamente diversi dall’obiettivo delle mie osservazioni. Fra un articolo e l’altro sono passato in mezzo a modifiche urbanistiche, novità nei servizi pubblici, provvedimenti per la sanità locale, periodi di vivacità e di declino cittadino. Ma qualcosa non è mai cambiato; qualcosa si trova pressoché immutato nelle cronache attuali così come in quelle degli anni Ottanta, degli anni Settanta… E tutto ciò nell’ininterrotto accompagnamento di proclami volti a risolvere i problemi. Ho così individuato cinque anelli di una catena che Palermo si porta appresso praticamente da sempre, cinque elementi sempre sulle prime pagine dei giornali e costantemente prossimi ad essere sconfitti (nelle intenzioni degli amministratori).

    Il primo di essi è il pizzo, perenne macabra caratteristica della nostra città. Oggi come ieri si incitavano i commercianti a denunciarlo e quando qualcuno di essi opponeva un netto rifiuto al taglieggiamento si parlava di cambiamento nei confronti dell’imposizione mafiosa. I recenti arresti di esponenti malavitosi hanno confermato come buona parte dei negozianti cittadini sia ancora vittima del pizzo. Sappiamo parlarne noi, ce ne raccontano i nostri genitori, lo sanno i nostri nonni.

    Secondo elemento: l’immondizia. I rifiuti hanno costantemente punteggiato lo sfondo dell’ambiente palermitano. Cumuli di sacchetti, ritardi nella raccolta, cassonetti incendiati, discariche abusive, Bellolampo prossimo alla saturazione hanno sovente caratterizzato la cronaca palermitana. Minacce di multe severe, annunci di serrati controlli, comunicati di potenziamento al servizio sono stati sulla bocca di ogni amministrazione. Il risultato è sotto gli occhi nostri, dei nostri papà, dei nostri nonni.

    Il terzo componente immutato sono i parcheggiatori abusivi. Li ricordo da bambino (e ho ormai concluso la fase degli “enta”) e mi chiedono ancora oggi un compenso per il loro servizio (ma quando mi rubarono l’auto davanti allo stadio delle Palme l’abusivo di turno allargò le braccia e verdonianamente rispose pressappoco: «E…lo fanno, lo fanno, lo fanno»). Ogni anno si sente parlare di retate contro di loro, blitz delle forze dell’ordine, identificazione di questi personaggi, ma anche lì…noi, papà, mamma, nonni.

    La quarta scena è il parcheggio in doppia fila. Ho visto foto di una Palermo in bianco e nero, alle soglie del motorismo di massa. Ma anche in esse si poteva scorgere l’immancabile 500 (magari pure a tetto aperto) in placida e incurante seconda fila. «I vigili urbani hanno mandato di escludere ogni forma di tolleranza… Il servizio di rimozione sarà implacabile… Le multe scoraggeranno questa incivile abitudine nel giro di poche settimane». Sì, certo. Io, tu, mio padre, sua madre, tuo nonno…

    Quinta costanza: il randagismo. C’è oggi e c’era ieri, e proprio alcuni giorni fa, passando velocemente in moto per un viuzza del centro, un randagio di candido aspetto e di altrettanto candida dentatura, evidentemente disturbato dalla mia lesta andatura, ha pensato bene di provare a rallentarmi azzannandomi ad un polpaccio. Vie del centro e della periferia palermitana non hanno mai smesso di essere popolati da questi quadrupedi senza fissa dimora. Ma anche in quest’ambito si sono sprecate le trovate, vere o presunte, per arginare il fenomeno.

    Diversi anni fa in un libro venne scritto che in Sicilia tutto cambia per non cambiare nulla. E questo libro l’abbiamo letto noi, i nostri genitori, i nostri nonni…

    Ospiti
  • 4 commenti a “Noi, i nostri genitori, i nostri nonni e…”Il Gattopardo””

    1. Ciao Francesco,
      conosco poco della tua città (ancora e purtroppo…) ma nelle poche volte che l’ho visitata ho potuto notare anch’io parte di ciò che hai scritto.
      Peccato.
      Ciao, Manila.

    2. Un sorriso misto ad amarezza è quello che è nato sulle mie labbra dopo la lettura di questo articolo: cinque anelli di una catena che purtroppo ancora sono saldamente legati uno all’altro…5 anelli assurdi che come nuvoloni neri coprono la nostra davvero splendida città.

    3. C’è un sesto elemento.
      Anzi, è la catena stessa: la rassegnazione….

    4. Come dire l’unico popolo FERMO – in tutti i sensi – tra quelli moderni, tra “i megghiu”.
      Come le pietre, ammesso che le pietre non mutino.
      Solo tristezza e la fortuna di non starci sempre, vivere l’eccitazione del ritorno e delle ripartenze.
      Che noia l’immobilismo! Il lamento ammatula perpetuo.
      Solo una nota: reali tutti i punti, ma per l’ultimo, secondo me necessita una distinzione per me che amo i cani i gatti ed altri animali. L’uomo che chissà per quali ragionamenti contorti del suo cervello si crede superiore agli altri animali chiama randagi i cani che vigliaccamente abbandona. Qui l’unico randagio (dall’intelligenza e la sensibilità), e bastardo – perché incrocio tra umano e malvagio – è solo quel tipo di uomo che abbandona il cane e il gatto scambiandoli per carta da immondizia. Se poi il cane traumatizzato e affamato azzanna qualche uomo…

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