giovedì 17 ago
  • 800A card

    800A card

    L’assioma è questo: la musica piace a tutti ma nessuno compra più i dischi. Sulla soluzione a questo grosso problema si strappano i capelli da qualche anno gli esperti di marketing e i manager delle major multinazionali, ma anche le storiche etichette indipendenti che lottano per la sopravvivenza.

    800A Records è una piccolissima etichetta che con molto artigianato e qualche speranza da tre anni a questa parte produce e supporta alcuni progetti artistici che sono sbocciati dal nulla in questa città. Il Pan del Diavolo ne è l’esempio probabilmente più conosciuto.

    Anche noi soluzioni al problema di cui sopra non ne abbiamo trovate, però abbiamo provato a ribaltare la prospettiva e ci siamo inventati questa “800A Card”, facendo la ripassata alle grandi aziende e alle loro fidelity card.
    Il principio è semplice: versi una quota di adesione e ti arrivano tutti i futuri dischi a marchio 800A Records. La quota di adesione è di 23 euro per il periodo lancio, fino a fine gennaio prossimo, poi 29 euro.

    Inoltre, siccome un pezzo di plastica rettangolare è un oggetto abbastanza triste, abbiamo pensato di affidare il design delle card ad alcuni dei migliori artisti palermitani. La prima serie limitata da 100 pezzi è firmata AA Design, seguiranno quelle di Linda Randazzo, Igor Scalisi Palminteri, Davide Mezzatesta, Roberto Riili e Mariangela Di Domenico.

    C’è un sito dove si spiega anche meglio tutto ciò e dove si può effettuare l’adesione ed è www.800acard.it.
    E allora auguri a tutti e buona musica.

    DISCLAIMER: non è stata corrisposta alcuna somma per questo post.

    Ospiti
  • 7 commenti a “800A card”

    1. 1. Chi scarica, compra di più di chi non lo fa:
      http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_02/pirati_clienti_peer_to_peer_musica_eec48a58-c7b2-11de-ace9-00144f02aabc.shtml

      2. Esistono tattiche commerciali vincenti come quella di far scaricare gratuitamente l’album in digitale e dare la possibilità di acquistarlo in versioni Deluxe, alta qualità (DVD-Audio, Vinile, ecc). Esempio concreto Ghosts I-IV dei Nine Inch Nails o l’omonimo album dei How to Destroy Angels che ti danno la versione digitale 24 bit / 44 Khz + il vinile.

      3. Sfruttare servizi opzionali come il Cloud per riprodurre le canzoni acquistate su qualsiasi dispositivo in modo tale da fidelizzare il cliente.

      4. Sfruttare modalità di pagamento comode ed innovative come Google Wallet con offerte personalizzate.

      5. Ricordarsi di vivere nel 2012 dove ormai si può acquistare comodamente in negozi on-line tedeschi dove si risparmia sulle memorie di massa poiché lì non c’è la stupida tassa Bondi.

      6. Amazon. E non credo di dover spiegare cosa sia.

    2. a proposito di dischi ho visto che il negozio MASTER DISCHI HA CHIUSO.. purtroppo…

    3. e bravi!!! non ci posso credere che ha chiuso MASTERDISCHI|

    4. Carina l’idea del nome 800A, che tutti sappiamo cos’é.

    5. Ma che vi stupite che la gente non compra più dischi con quello che costano!!!Davvero di pessimo gusto la scelta del nome 800A! Non avete speranze…sotto ogni profilo.

    6. Ciao Nexso, conosciamo benissimo tutti i mezzi che hai elencato, però ci andava di fare girare le rotelle e provare a inventarci un modo tutto nostro di rendere partecipi i fruitori e non considerarli soltanto dei potenziali acquirenti. Il digitale in sè non ci piace. Su Amazon anche le realtà più grosse del panorama italiano vendono qualche decina di dischi al mese: tutto quello che elenchi qui in Italia di fatto non funziona, sono bruscolini.
      Dicevo: rendere partecipi per il semplice fatto che essere “abbonato” ad una etichetta ti porta a poter dire, ragazzi l’ultimo disco che avete fatto mi è piaciuto meno. Oppure: sono un vostro abbonato e prima o poi mi piacerebbe che pubblicaste un disco di classica contemporanea. Sono tutti esempi, solo per renderti l’idea su quanto può cambiare il rapporto tra fruitori ed etichetta con questa impostazione.
      Perchè seguire solo strade già battute? Perchè non inventare, nel nostro piccolo?
      Per i detrattori del nome 800A: a Palermo può (e dico, può) essere una volgarità, ma basta uscire fuori dalla città ed è un nome come tutti gli altri. Quella del palermitano non è l’unica prospettiva possibile e non è l’unico mercato culturale a cui ci riferiamo, se è vero che l’80% delle sottoscrizioni della card in queste due settimane provengono da fuori della Sicilia.

    7. A me piace il nome 800A. 🙂

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