venerdì 24 nov
  • Mieli, Mattarella e le classi dirigenti del Sud

    All’apparenza, potrebbe sembrare che non ci fosse alcuna relazione fra la poco felice battuta di Paolo Mieli pronunciata a Cortina sulla necessità di commissariare il Sud e il ricordo della figura di Piersanti Mattarella, ucciso proprio il 6 gennaio dell’ormai lontano 1980 per mano mafiosa. In realtà un nesso, anche stretto, lo si può trovare, riflettendo sul fatto che il presidente della Regione siciliana, ma non fu il solo, nel corso della sia pur breve esistenza, pose, come obiettivo principale della sua azione politica, il rinnovamento della classe politica siciliana e non solo. Mattarella si era infatti reso conto che quella classe politica, il discorso si allargava però anche alle classi dirigenti in genere, era vincolo piuttosto che strumento per il cambiamento di cui la Sicilia e il Mezzogiorno avevano bisogno. Il problema della Sicilia, che è problema dell’intero Mezzogiorno, è stato e continua, infatti, ad essere proprio quello dell’assenza di classi dirigenti responsabili, capaci di governare il presente ma, anche, di guardare avanti e non certamente preoccupate, come purtroppo siamo costretti a registrare, alla meschina gestione dell’esistente. Paolo Mieli, a distanza di trentadue anni dall’assassinio del presidente della Regione siciliana, con la schiettezza e l’autonomia intellettuale che lo contraddistingue, non dice qualcosa di diverso affermando che le attuali classi dirigenti del Meridione d’Italia non siano in grado di costruire un futuro certo per i territori che governano. Le accuse che gli sono state rivolte, accuse di tenere la coda a certo becero leghismo, mi pare dunque che non abbiano alcun fondamento come non ha giustificazione l’indignazione che mostrano parecchi commentatori di casa nostra.
    Quella di Mieli va dunque considerata per quello che è, senza montare castelli dietrologici, senza pensare che quelle parole costituiscano la spia di un malcelato atteggiamento razzistico. Siamo convinti infatti che l’ex direttore del Corriere della Sera, assumendosi la responsabilità di quella battuta, non ha benché minimamente pensato a una sorta di inferiorità culturale dei meridionali, ma che ha espresso con chiarezza quel che molti pensano, a cominciare dagli stessi meridionali di buon senso che soffrono il degrado del loro territorio e lo spreco di quelle risorse che avrebbero dovuto essere utilizzate per costruire un futuro più certo per le giovani generazioni del Sud. Si tratta dunque di una provocazione positiva, una scossa di cui noi meridionali tutti, ma soprattutto le attuali classi dirigenti, dovremmo far tesoro, una provocazione per mettere da parte i piagnistei o i rancorosi risentimenti per ciò che è stato negato e per invece guardare dentro le nostre cose, per sanzionare ciò che non va ed esaltare ciò che invece è ben, per capire, come affermava il compianto Piersanti Mattarella, se la Sicilia, se il Sud, ha “le carte in regola” perché solo quelle “carte in regola” legittimano i siciliani, i meridionali, ad alzare la voce.

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  • 6 commenti a “Mieli, Mattarella e le classi dirigenti del Sud”

    1. Sarebbe una purga necessaria e salutare per la Sicilia.

    2. Anche l’orgoglio siciliansita si è diviso in tante parrocchiette: forse ha ragione Mieli

    3. Con rispetto per chi scrive, però credo che è da generazioni che il Meridione allontana (dall’Italia e non solo dal sud) chiunque abbia voglia di fare. Chi rimane sopravvive in un contesto depresso e sogna e descrive mondi ideali dove possa esistere una classe dirigente responsabile e capace di guidare la crescita di una parte del paese. Le ultime generazioni desiderose di esprimersi professionalmente hanno abbandonato il Meridione in balia di una realtà assuefatta. Solo il rientro in massa di chi lavora seriamente altrove e che ha ancora a cuore il destino della propria terra può essere la svolta decisiva e la vera occasione per dare vita ad una classe dirigente cosciente del proprio ruolo.

    4. Gentile UMA, forse sconosce che esiste una pubblicistica non britannica, che prima della Riall, mia cara amica, ci sono stati fior di studiosi siciliani che hanno affrontato questi argomenti. Mi metto, con a modestia dovuta, anch’io fra questi. Al di la di Norwich, le consiglierei di leggere il mio “L’invenzione del regno dalla conquista normanna alla fondazione del Regnim Siciliae 1061/11154 ” o “Adelasia del Vasto regina di Gerusalemme” mentre sul contemporaneo””Breve storia della Societa siciliana 1780/1990″ Sellerio editore. Su Mattarella, mio amico e maestro, dico che le dietrologie, tipiche della cultura nazionale, andrebbero accantonate di fronte a verità palesi che riassumo in due battute, la prima la necessita di guradrci dentro e mettere a posto le nostre carte prima di alzare la voce e PDI pretendere diritti, secondo creare una classe dirigentevadeguata a guidare questa nostra regione, una classe dirigente non soltanto politica. Alla signora palermitana che vive a Milano, rispondo che comprendo la sua amarezza ed anche a lei consiglio il mio volume sulla storia siciliana dal 1780 al1990, dove cerco di dare una spiegazione perché una terra così ricca di risorse come la nostra isola non sia poi in grado di dare felicita alle due genti.

    5. La penso come una palermitana a Palermo. Anche se riuscissimo a unirci tutti da soli non ce la possiamo fare.

    6. Non ringrazierò mai abbastanza Rosalio per aver annoverato Hamel tra i suoi autori. Vox clamans in deserto.

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