domenica 19 nov
  • Primo tra i cittadini, ultimo tra i sindaci

    Un’impietosa classifica de Il Sole 24 Ore ha posto il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, in fondo alla classifica per gradimento dei cittadini nello stesso giorno in cui annunciava, in conferenza stampa, le sue dimissioni.

    Insuperati campioni del correre in soccorso dei vincitori, memorabile il 61 a 0 delle elezioni politiche del 2001, siciliani e palermitani non mancheranno di infierire sull’uomo (politicamente) morto, dimenticando come la sua elezione non sia stata proprio un incidente di percorso, avendolo rieletto una seconda volta nonostante l’imbarazzante declino in cui si era ridotta la città, sicuramente una delle più affascinanti d’Italia.

    Più utile è chiedersi oggi come si sia potuto arrivare a pagare il prezzo di 10 anni di questa gestione legata a filo doppio con l’epopea berlusconiana di cui Cammarata ben rappresentava il look, l’immagine di una politica giovane e dinamica. Immagine, appunto.

    Se il metodo democratico non aiuta a selezionare i migliori, ma è così influenzabile dall’immagine, dal marketing, dalla costruzione del consenso, un problema democratico c’è perché un tale consenso raccolto, anche a voler pensare male per pregiudizio ideologico, non è certo ottenibile neanche investendo politicamente nel voto di scambio.

    La cosa paradossale è che la situazione dei conti pubblici della città di Palermo è così drammatica che, in vista delle prossime amministrative, dovremmo assistere alla latitanza di candidature invece che al loro continuo fiorire. Questo perché la politica viene intesa come carriera in cui bisogna attendere pazientemente il proprio turno, visto che non sempre c’è un’onesta occupazione cui tornare dopo aver prestato il proprio temporaneo servizio pubblico.

    E poi c’è il miraggio dei personaggi simbolici o di buona immagine, oggi rappresentati nello scontro tra le candidature di Leoluca Orlando e Rita Borsellino che, secondo me, avrebbero dovuto più responsabilmente sponsorizzare qualche più giovane promessa invece di candidarsi in prima persona.

    Mi chiedo: ma tra tutti i ragazzi che abbiamo mandato fuori a studiare e ad affermarsi, bocconiani e non, non ci sarà un quarantenne da distogliere temporaneamente da un’azienda, da un ruolo dirigenziale o da un’attività professionale per rimettere in moto, con maggiore capacità di visione e di razionalità, una città come Palermo?

    Perché la selezione della classe politica deve obbedire alle carriere o alle lotte interne ai partiti o al potere della comunicazione e della creazione dell’immagine e mai alla razionalità di una selezione per capacità e competenze?

    (in collaborazione con il Fatto Quotidiano)

    Palermo
  • 13 commenti a “Primo tra i cittadini, ultimo tra i sindaci”

    1. Lei fa un’analisi corretta ma che alla fine non ha il coraggio di portare fino in fondo.
      Il problema della democrazia (e non solo italiana, ahimè) è diventata la sua commercializzazione. Il ragazzino 18enne che non sa neppure chi sia Napolitano o la Merkel e che aspira al Grande Fratello, ha un peso alle urne pari al suo o al mio. Anzi, poichè le classi colte in uno stato sono di mumero assai inferiori a quelle meno colte, il suo voto diviene ancora meno influente.
      Come ha detto lei, il politico, chiunque esso sia, dovendo spendere non pochi soldi per la campagna elettorale, affronta il problema non nell’ottica di cosa sia giusto fare ma di come influenzare l’elettorato (Berlusconi docet). Ecco quindi che puntare su un giovane manager quarantenne (ma perchè deve venire da fuori? i quarantenni locali secondo lei non valgono?), diventa sconveniente perchè non hanno alcuna immagine pubblica.
      La soluzione: eliminare il suffraggio universale.
      Il voto viene garantito solo a chi ne fa espressa domanda (“io voglio votare”) e passa un esame *elementare* di conoscenza della situazione socio-politica italo-mondiale (“e so, per grandi linee, cosa sia meglio per l’Italia”). A questo punto anche i nostri politici dovrebbero adattarsi in quanto gli slogan non avrebbero più effetto.
      Diventerebbe forse una oligarchia, ma almeno lo sarebbe alla luce del sole e non mascherata da democrazia come è adesso.
      Ovviamente è pura utopia.

    2. Sono anche io un giovane, ma mi sono stancato di questo mast, che va di moda a Palermo, secondo il quale sarebbe stato meglio avere un candidato giovane. Orlando e la Borsellino, chi dovevano sponsorizzare? quei due baldi giovani che per ora mostrano le loro velleità da primo cittadino a forza di manifesti elettorali talvolta, anzi spesso, abusivi e che sembrano fatti con lo stampino….(il colore predominante è in entrambi l’arancione) Questi due baldi giovani cosa hanno fatto in tanti anni d’opposizione al comune di Palermo? Nulla di nulla, tranne che crearsi una vetrina per ambire a posti migliori….entrambi nel 2008, dopo appena un anno di consiliatura, si candidarono alle elezioni regionali uno riuscì ad essere eletto raggiungendo i 18.000 euro al mese, l’altro non riuscì nel suo obiettivo. L’amore per Palermo si dimostra in questo modo?Cercando, alla prima occasione, di “emigrare” verso poltrone più remunerative….Non si capisce o si fa finta di non capire che i consiglieri comunali devono essere ONORATI del loro titolo politico, quale maggiore SODDISFAZIONE che essere amministratore della città in cui si è nati, quale maggior SODDISFAZIONE che potere aiutare Palermo a migliorare….ripeto, trovo per entrambi scandaloso aver tentato di “fuggire” dal comune e, per questo motivo, non si meritano il mio voto, da giovane preferisco i capelli bianchi di Orlando, cosi come a Milano hanno preferito i capelli bianchi di Pisapia.

    3. @Kersal,leggi bene: non ho scritto che debba essere preso da fuori
      @Giuseppe Tucci, il ricambio è l’essenza stessa della vita… tranne che in politica: non mi riferivo a politici di professione quali quelli da te sottintesi.
      Consiglio a tutti la visione del video linkato nel post, per un’opportuna riflessione.

    4. @kersal, Mi chiedo:se per votare occorre superare un esame elementare, per fare i parlamentari o i sindaci di grandi città come la nostra cosa occorre? Sicuramente non è sufficiente essere laureati ne’ avvocati.

    5. @Ciro:
      assolutamente nulla.
      La filosofia base del sistema democratico, dall’antica grecia ad oggi, è stata quella che chiunque possa governare in quanto sarà il sistema stesso a scegliere il candidato migliore. Per anni è stato così, immagina ad esempio il dopoguerra e le figure politiche e carismatiche che lo hanno contraddistinto.
      Oggi qualcosa è cambiato: il governante lo sceglie il mercato. E’ un cambiamente epocale e decisamente (a mio avviso) negativo. Lo slogan è molto più efficace dell’idea. Lo spettacolo fa più presa del bel discorso. E con l’attuale sistema non è pensabile altro. L’unica soluzione è cambiare le regole: se a votare siamo in pochi saremo molto più esigenti. Io (e immagino anche tu o il sig. Didonna) non posso essere comprato con uno slogan nè con la promessa di un posto di lavoro. Io sono consapevole che se i politici lavorano bene avrò sempre un buon lavoro e vivrò bene. A prescindere se qualcuno si occupa di me nello specifico o no.
      Sono cose non da poco che nel caso della democrazia allargata (suffraggio universale) non sono più attuabili.
      @Didonna:
      mi dispiace che di tutto il mio discorso Lei abbia preso solo la battuta ironica…

    6. Il grande problema della nostra politica e’ che oggi chi ci rappresenta non vive per la politica, ma di politica. Questo cambia totalmente lo scenario, le scelte, le alleanze, perché l’importante e’ riuscire ad avere quel posto al sole che ci “assicuri e rassicuri” per la vita. I quarantenni preparati, appassionati e visionari nel senso nobile del termine (che vedono il territorio politico come luogo di valori e di ideali da difendere) non vengono presi in considerazione perché elementi “non corrotti e non corruttibili” e perché i seniores non intendono fare un passo indietro. Il nuovo porta sempre una ventata di aria fresca, ma all’Italia e alla nostra Sicilia piace l’aria rifritta!!!

    7. Non credo che candidati esterni ai partiti riuscirebbero a combinare granchè alle prossime elezioni. Il meno peggio possibile è probabilmente chiedere ai candidati in quale modo concreto intendono risolvere i grandi problemi della città. Ad oggi, non mi sembra che nessuno di quelli che Rosalio include nel suo grande sindachello sappia nemmeno da dove iniziare, specialmente gli “uomini nuovi” che vengono a scrivere fesserie su questo blog per farsi pubblicità e svaniscono nel nulla alla prima domanda.

    8. Perché la selezione della classe politica deve obbedire alle carriere o alle lotte interne ai partiti o al potere della comunicazione e della creazione dell’immagine e mai alla razionalità di una selezione per capacità e competenze? Semplice! perchè a Palermo e in Sicilia (e più generalmente in tanta parte di questo paese) non esiste una cultura civica!

    9. Caro Donato, ma non c’è bastato Berlusconi per capire che le competenze aziendali non c’entrano niente con la politica?

    10. Didonna vota TOMMASO DRAGOTTO, che propone un’idea nuova e mai pensata in Italia: quella dell’imprenditore prestato alla politica! 🙂

    11. @giuseppe tucci: la domanda sorge spontanea, cosa diamine è un “mast”?!?

    12. @saverio miiiii che sei pignolo….ho sbagliato…..intendevo “must” chiedo venia 🙂 scrivendo di corsa qualche errore è comprensibile….e poi qui siamo tra amici…

    13. un sogno : impedire le elezioni per 4 anni;
      un commissario di nazionalita’ islandese ed un pool di esperti (in rianimazione) che non abbiano legame alcuno con questa città ed i suoi abitanti…
      in alternativa vi imploro : non votate , non siete in grado di decidere…. politica e religione non son fatte per chi si fa corrompere da uno slogan o da un cocktail “rinforzato” o da 50 (cinquanta) euro

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